Daniele Pasquini
Il narratore da bar

Nato nel 1988 in provincia di Firenze, in una valle sistemata tra le colline e la confluenza dell’Arno e la Sieve (se vi tuffate da Ponte Vecchio e nuotate controcorrente per 12 chilometri ci siete), durante la preadolescenza Daniele aveva stabilito con convinzione che sarebbe diventato un chitarrista. Ha rinnegato se stesso prima dei diciassette anni, quando ha puntato senza troppa convinzione sulle storie e sulle parole. Oggi campa come giornalista, addetto stampa, social media manager, comunicatore culturale, scrittore. Ha pubblicato un romanzo, un romanzo breve, dei racconti lunghi, dei racconti brevi e millanta notizie di cronaca su giornali, siti e tv. La sua macchia resterà per sempre il servizio su un barboncino agli arresti domiciliari. È un patito di calcio: tifa Fiorentina, ha venerato Batistuta ed è convinto che Borja Valero sia il maggior poeta vivente. Ha un cane chiamato Dante Foster Pasquini, che sa rispondere a circa venticinque diversi richiami, anche se ha ancora delle difficoltà a distinguere pollo e palla. Si innamora ogni cinque minuti, ma lo ammette molto di rado. 

 

Ama il rock di ogni genere, la birra fredda, i passaggi in profondità e i lanci a tagliare il campo, le storie raccontate bene, le notizie date nel modo giusto.

Odia le verdure (quasi tutte), le discoteche, quelli che dicono “c’avrei un progetto”, i tic linguistici della comunicazione.

La sua keyword è entropia.

Il suo sogno è vivere nella città vecchia di Gerusalemme, e raccontare storie da lì.

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