Ennio Brilli
L'obiettivo mobile

È nato nel '51, mille anni fa, letteralmente in mezzo a un campo, nel grembo di una vallata giusta di misura. Il padre era mezzadro, la famiglia contava una dozzina di persone. C'erano i nonni e lo zio, che aveva fatto la prigionia in Germania, con la moglie e i figli (i cugini si chiamavano fratelli cugini). Un altro zio, il primo, era morto disperso sul fronte greco, forse in Albania, si diceva, e non l'ha mai conosciuto se non in fotografia, una vecchia fotografia che ha conservato, dove lui è in divisa, in piedi, che solleva un grosso masso di pietra. La casa era a cento metri da un torrente, di fianco un altro piccolo fossato che scendeva giù dalla collina. Non c'erano strade, non servivano. Le scuole elementari le ha fatte in una chiesa che risaliva all'anno 1000, una chiesa fra i campi con un paio di case addossate, dove la domenica il prete ci diceva ancora la messa. A scuola, d'inverno, ci andava con gli stivali perché bisognava fare alcuni chilometri nella neve e nel fango. L'altro mondo l'ha visto per la prima volta a dodici anni, quando il padre lo accompagnò con la corriera a San Benedetto per una visita oculistica. Era estate e vide per la prima volta il mare e la gente che faceva il bagno, i bar con i juke-box e le automobili. Il padre gli comprò un pezzo di pizza con la mozzarella che filava. Poi è successo tutto: c’è stato il '68 e molto, molto di più. Se n’è andato e ha viaggiato nello spazio e nel tempo. Ha recuperato mille anni senza mai dimenticare il punto di partenza, dove prima o poi tornerà, chiudendo il cerchio. Cosa ha fatto nel frattempo? Il nomade, il nomade con la macchina fotografica. Continua ancora a farlo: la macchina fotografica serve, gli è sempre servita, per giustificarsi.

 

Ama gli spazi senza confini, l’umanità che non ha perso l’umanità, l’odore della foresta dopo la pioggia.

Odia i politici di professione, quelli che “lo ha detto la televisione”, quelli che hanno bisogno che gli venga indicata la direzione e hanno paura della libertà. 

La sua keyword è r-esistenza.

Il suo sogno è continuare a sognare.

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