Giacomo Faramelli
Il pessimista fiducioso

Giacomo è nato a Gubbio, che è sull’Appennino umbro, nel 1984. Quando era ancora nella placenta c’è stato un terremoto, di quelli forti, e da allora è sempre stato parecchio scosso. Ha trascorso un’infanzia serena ma spesso piangeva perché era (ed è) un pelo troppo emotivo (e si chiedeva perché tutti gli altri avessero due occhi, invece di tre oppure quattro, o perché avessero le dita, perché fossero tutti diversi, eccetera eccetera…). È stato un ragazzino grassottello, timido e impacciato. A scuola era bravino ma non è che avesse tutta ‘sta voglia, ecco. Poi ha scoperto la birra, il rugby, la poesia e le donne, ma non in quest’ordine. Si è iscritto a un’università prestigiosa, perché era un periodo che si sentiva figo, ma dopo qualche anno ha capito che aveva allegramente sbagliato (quasi) tutto e ha lasciato perdere. Ha sofferto molto per amore, e l’amore ha sofferto molto per lui. Ha camminato per un anno intero in mezzo ai boschi. Poi è tornato, e non sapeva bene cosa fare. Allora ha iniziato a coltivare luppolo, e ha pure ricominciato a scrivere, che poi è quello che vorrebbe fare nella vita, anche se poi non lo sa se andrà bene oppure no. Vive con la sua compagna nella casa che fu di suo nonno e di suo padre prima di lui. A volte è felice e altre è stracolmo d’ansia. Tutto nella norma.

 

Ama lei, gli amici, i buoni libri, le birre stile India Pale Ale, i boschi, l’Appennino, il rugby, il rock, le serie tv. 

Odia gli intolleranti, i pettegoli, gli odiatori professionisti, i saccenti, i fomentatori, i cattivi, i vigliacchi.

La sua keyword è daje!

Il suo sogno è essere sereno.

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