Roberto Tossani
Il parolaio incantato*

*incantato nel senso di ti ringrazio per avermi stupito (Francesco De Gregori) e in quello di inceppato, ripetitivo (tipico dei dischi in vinile)

 

Roberto nasce a Bologna nel 1960, 4 chili e 4 etti rosa pesca: la fatica di venire alla luce la lascia tutta alla madre. A 4 anni impara a leggere e scrivere, guardando in tv la trasmissione Non è mai troppo tardi. Da quel momento in poi, fino al 2008, legge di tutto (fumetti, saggi sulla trascendenza ontologica dell’essere, libri di poesia, ogni genere di romanzo, istruzioni del robot tritatutto) e scrive di conseguenza. Nel 1968, con il padre medico e la madre maestra, si trasferisce dall’ombra delle due torri all’ombra dei vitigni di Prosecco: prende il via la sua assenza di radici univoche. Mentre continua a leggere e scrivere, vive la sua vita di eterna promessa in diversi campi che, essendo eterna, rimane tale. Tra il 1989 e il 1995 la parabola esistenziale si impenna: laurea in filosofia, patente, lavoro nel campo della comunicazione, matrimonio. Arriva a scrivere il suo primo romanzo e a mettere al mondo una figlia (più che altro lo fa sua moglie). Proprio grazie al lavoro della moglie, si trasferiscono per 2 anni a Torino e per 5 assume il ruolo di responsabile della comunicazione di un rilevante gruppo fiscale-legale-finanziario milanese. Rientrato a Valdobbiadene, comincia la parabola discendente. Nel 2009 decide che è arrivato il momento di leggere e scrivere il meno possibile. Il meno è ancor oggi piuttosto accentuato. Il possibile, un orizzonte vastissimo.

 

Ama le donne forti con tutte le loro fragilità, gli istanti in cui riesce a provare la felicità completa, la prima sigaretta del mattino dopo il caffè.

Odia l’intolleranza e l’arroganza, il senso di solitudine, l’anguria.

La sua keyword è dis–equilibrio.

Il suo sogno è non sognare più: la realtà lo fa star bene così.

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