Andrea Gallo
Il sacerdote fuori dagli schemi
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READ SOULTALE / Osare la speranza

Lo vedete come sta male questo mondo? Io, il suo dolore, lo ascolto ogni giorno. Soffre perché è drogato e la droga fa male. Non sto parlando di cocaina ed eroina, anche se di denti marci e neuroni bruciati in vita mia ne ho visti a bizzeffe. Ma proprio stando in mezzo ai disperati ho imparato che ci sono droghe ben peggiori, quelle che obnubilano la capacità di amare: il potere, l'individualismo, l'egoismo. Ecco, il mondo è drogato di ego.

Per questa dipendenza non abbiamo centri di recupero o antidoti risolutivi, ma possiamo creare un ponte verso il futuro, verso un tempo possibile nel quale la scienza e l'arte saranno progredite e ci avranno aiutato a sconfiggere moralismo e pregiudizio. Il nome di questo ponte è comunità. Uomini, donne, gay, etero, sani, malati, credenti e atei: siamo tutti espressione dell'energia. Costruiamo una società aperta, dove veniamo accolti e amati per quello che siamo, in cui ognuno è libero di vivere le proprie esperienze nel rispetto di quelle altrui: una terra a immagine e somiglianza dell'uomo. Per il momento questo basterebbe, sarebbe già una rivoluzione.

Non è facile, lo so. Ma io ve lo devo chiedere, perché nella vita non bisogna dire quello che conviene ma quello che si ha nel cuore: osate la speranza. Agitatevi, stimolate gli indifferenti, cercate ogni giorno di scoprire i vostri talenti. Abbiamo bisogno della vostra forza e della vostra intelligenza. Il cammino è lungo ma - vi prego - abbiate fiducia in voi stessi. Procedete danzando, cantando e sorridendo alla vita, senza fermarvi mai. Sono sicuro che ce la farete.

ABOUT / Andrea Gallo
Creative Commons. Author: Filippo Caranti.

Don Andrea Gallo (Genova, 18 luglio 1928 – 22 maggio 2013) è stato un sacerdote e partigiano italiano. Di fede cattolica e ideali comunisti, anarco-cristiani e pacifisti, è un prete che ha vissuto le strade di Genova come terra di missione e proprio nella sua città ha fondato la comunità di San Benedetto al Porto, dove ha vissuto fino alla sua morte. È stato un caro amico di Fabrizio De Andrè.

Elena Cornaro Piscopia
La donna che si nutriva di conoscenza
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READ SOULTALE / Nel silenzio delle mie stanze

Ho preso le forbici e ho tagliato. Ho deciso di scaricare i sassi e viaggiare leggera. Tutti gli sguardi, i giudizi, le attese che fino a quel momento avevano definito ogni istante della mia vita sono improvvisamente svaniti.
Non sentivo più peso e finalmente sapevo di potermi prendere quello che mi spettava: la libertà. 

Ho studiato senza sentire la fatica e ho ascoltato il silenzio delle mie stanze e dei miei pensieri.
Ho sfidato il pregiudizio e la paura degli uomini per le rivoluzioni, per l’ignoto che sembra pericoloso e incontrollabile ma che, in verità, rappresenta solo una grande opportunità. 

Uno sproposito dottorar una donna, mi dissero. Non m’importava quel che si diceva. Io avrei continuato a studiare e a nutrirmi di conoscenza. Per elevare il mio spirito e la mia anima, per sentirmi viva superando i miei limiti. Per imparare a sentirmi forte e al sicuro, anche sconfinando verso territori nuovi e sconosciuti.

C’è sempre un’origine e un inizio per ogni cosa, per ogni rivoluzione. Tenetelo bene a mente. L’importante è perseverare e aggredire le sfide. Il motore del cambiamento si accende con l’esempio e la volontà di un singolo. Restare immobili a osservare la vita degli altri non vi renderà liberi.

ABOUT / Elena Cornaro Piscopia
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Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (Venezia, 5 giugno 1646 – Padova, 26 luglio 1684) fu una filosofa italiana, ricordata come la prima donna laureata al mondo. Nel 1665 si fece oblata benedettina e condusse un'esistenza appartata. Il padre Giovan Battista Cornaro chiese che l’università padovana assegnasse alla figlia la laurea in teologia, ma a questa richiesta si oppose il vescovo di Padova, il cardinale Gregorio Barbarigo, sostenendo che fosse uno sproposito dottorar una donna. I due giunsero a un compromesso ed Elena nel 1678 ottenne la laurea in Filosofia. In vita pubblicò soltanto, nel 1669, una traduzione dallo spagnolo di un opuscolo spirituale di Giovanni Lanspergio, il Colloquio di Cristo all'anima devota.

Davide Ancilotto
Il campione di basket che ha vissuto intensamente
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READ SOULTALE / L'istante è un secondo

Manca un inizio e manca una fine quassù.

Vale anche per il basket. Se resti in questo eterno presente sei sempre puntuale, mentre gli altri sono sempre in ritardo. E il canestro è sempre libero, lì davanti a te. È così che sono diventato bravo. Qualcuno mi ha chiamato persino un Gesù dello sport. Non ambivo a tanto ma, come Cristo, sapevo che le esperienze che dobbiamo vivere quando veniamo al mondo, se non sono sempre piacevoli, sono comunque utili a realizzare qualcos'altro.
Io, ad esempio, ho dovuto lasciare la mia famiglia quando avevo solo 23 anni. Mi sono sentito male durante una partita di pallacanestro e – puff – sono tornato da dove ero arrivato. Quando giacevo in coma all'ospedale, mio padre, i miei amici e i tifosi della mia squadra pregavano perché la morte non mi prendesse. Dicevano che era un'ingiustizia, un sacrificio inutile. Una donna bionda e dagli occhi trasparenti invece aveva capito tutto. Nonostante la mia giovane età, avevo vissuto così intensamente che non c'era più nulla da fare. Sarei ripartito e lei era l'unica persona pronta a lasciarmi andare.

Per chi come me ha avuto la fortuna di sapersi riconoscere nell'istante, 23 anni in fondo non sono pochi. L'istante è un secondo. Ma quale? Il secondo della zanzara ad esempio è lunghissimo perché la sua vita dura poco. Dunque, io avevo vissuto.

ABOUT / Davide Ancilotto

Davide Ancilotto (Venezia, 3 gennaio 1974 – Roma, 24 agosto 1997) è stato un cestista italiano. Iniziò a giocare a basket sperimentando vari ruoli, per poi diventare guardia, nonostante i 201 centimetri di altezza. E proprio la sua altezza lo rese un giocatore atipico per il suo ruolo. In serie A ha disputato 178 partite, mettendo a segno 1890 punti. Durante una gara estiva amichevole a Gubbio, si accasciò a terra all'improvviso, vittima della rottura di un aneurisma cerebrale.

Thomas Stearns Eliot
Il poeta modernista del rifiuto al passato
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READ SOULTALE / Ricordi al passato, occhi al futuro

Ti ho lasciata andare ed era come un labirinto troppo complicato.
Mai nessun filo logico ma, Vivienne, ti ho amato davvero.
È soprattutto alla sera che ti penso, quell’attimo prima di addormentarmi.
Ripenso a quando ti ho incontrato, alla tua bellezza e alla tua poca borghesia.
Tutti mi dicevano: È volgare. Ma io rispondevo: È un’eccezione.
Forse eri troppo eccezionale Vivienne e io ingenuamente non potevo sospettare della forza che avresti sprigionato.
La nostra relazione è stata un ring quotidiano con i tuoi eccessi, i tuoi sfoghi, le tue manie.
E io dov’ero Vivienne? Dietro ai tuoi squilibri, a scrivere poesie.
Mi hai incontrato uomo e mi hai lasciato poeta. Mi ripeto continuamente se potrò perdonarmi e lasciarmi alle spalle quel peso, il senso di non aver fatto abbastanza, la paura di non averti saputo ascoltare. Ti ho sposata e tu eri follemente presa da me, anche quando mi sono lasciato sconfiggere dalle tue instabilità.
Non importa più, Vivienne.
Quando ho deciso di separarmi da te, io sono andato avanti mentre tu ti sei chiusa nella tua gabbia, in quell’ospedale, tra ricordi passati e dubbi irrisolti.
Io ho guardato di nuovo in faccia l’amore, tu ti sei sepolta sotto devastanti pulsioni di morte.
E la colpa per la tua perdita mi accompagna e non mi lascia andare.
Un’ombra che ti insegue.
Sei tu, Vivienne.

ABOUT / Thomas Stearns Eliot

Thomas Stearns Eliot (Saint Louis, 26 Settembre 1888 – Londra, 4 gennaio 1965) è stato un poeta, saggista, critico letterario e drammaturgo statunitense naturalizzato britannico. Premiato nel 1948 con il Nobel per la letteratura, è stato autore di diversi poemi, alcuni dei quali destinati al teatro. Tra le sue opere ricordiamo La terra desolata, Quattro quartetti, Assassinio nella cattedrale, Cocktail Party. Uno dei fatti che ha caratterizzato la sua vita è la separazione dalla prima moglie Vivienne Haigh-Wood nel 1927. La donna, una ballerina che già soffriva di problemi mentali, venne ricoverata in un istituto dove morì nel 1947. La sua morte lasciò per sempre un senso di colpa nell'animo del poeta, anche se si risposò nel 1957. L’opera di Eliot appartiene al contesto del cosiddetto modernismo, movimento che si è sviluppato dal 1912 alla seconda guerra mondiale, che denuncia la crisi della cultura occidentale, l’alienazione, il senso di solitudine dell’artista in un mondo scientifico, il rifiuto del passato e la rottura della tradizione.

Hayao Miyazaki
Il disegnatore di favole moderne
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READ SOULTALE / Dove le foglie diventano nuvole

Nel bosco Tsuka c'è un gigantesco e meraviglioso albero di canfora. È così alto che la sua chioma tocca il cielo e le foglie si mescolano con le nuvole. Le sue enormi radici creano labirinti sotterranei che si snodano fino a raggiungere il villaggio. È un albero secolare che vive nella foresta Tsuka da tempi antichi, da quando alberi e uomini erano amici. Quest'albero è la casa delle creature del bosco, un rifugio per animaletti e farfalle, un punto di riferimento per i viandanti, come la luce del faro per i pescatori in mare aperto. 

Mio padre mi aveva insegnato una breve preghiera per ringraziare gli alberi, i fiumi, la pioggia e il sole ogni qualvolta mi fossi accorto che nell'orto spuntavano nuovi germogli. Perché un fiore non è semplicemente un fiore.

Quando giocavo nel bosco mi nascondevo, desiderando che nessuno mi trovasse. Poi, quando dovevo andarmene, mio padre mi prendeva per mano e assieme salutavamo il bosco con un leggero inchino, ringraziandolo per averci ospitati e per la cura che ci aveva dato, pregandolo di averne anche in futuro. 

Da piccolo immaginavo che un giorno avrei costruito la mia casa vicino al bosco Tsuka per vedere tutti i giorni quell'albero di canfora. Ma la vita si è fatta complessa, con i problemi, gli impegni, il lavoro e la frenesia di tutti i giorni, mentre il bosco Tsuka è diventato un luogo sempre più lontano. Lontano, ma non dimenticato. Posso ritrovarlo in tutte le mie giornate. Spesso bastano fantasia e cuore per incontrare nella quotidianità ciò che non siamo più in grado di vedere con gli occhi, quando il sentimento cede il passo al disincanto.  

Lo sguardo di un bambino è privilegiato perché riesce a percepire lo spirito degli esseri animati e inanimati. È proprio grazie a questo sguardo che è possibile ricongiungersi al rispetto, alla riconoscenza, alla lealtà e al coraggio. Valori ormai relegati ad antiche virtù. Un consiglio? Non lasciate che lo sdegno infeltrisca il vostro spirito, mantenete la capacità di meravigliarvi. Imparate dalla natura, spesso una piccolezza può diventare una scoperta straordinaria.

ABOUT / Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki (Tokyo, 5 gennaio 1941) è un fumettista, animatore, sceneggiatore, regista e produttore giapponese di anime di fama internazionale. Appassionato disegnatore e abile mangaka, i suoi disegni si caratterizzano per un tratto pulito ed essenziale. Con ricchezza di particolari minuziosi dipinge un mondo magico, talvolta inserito in situazioni comuni. Attraverso la sua arte fa vivere meravigliosi sogni allo spettatore, che riscopre con semplicità la magia delle piccole cose e l'importanza di valori spesso trascurati. I temi ricorrenti nelle sue opere sono l'ecologia, l'infanzia, l'educazione, il pacifismo, la critica al capitalismo e alla globalizzazione, la passione per il volo, il potere dell'amore. Nel 1985 fonda lo Studio Ghibli, uno studio cinematografico di film di animazione giapponese. È stato insignito di numerosi premi tra cui l'Orso d'oro nel 2002 per La città incantata, il premio Oscar per il miglior film d'animazione e il Leone d'oro alla carriera alla 62ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Giovanna d'Arco
L'eroina che ribaltò il corso degli eventi
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READ SOULTALE / La vocazione al coraggio e alla paura

Da quella piccola fessura entra la luce e questa piccola cella buia sembra che sia illuminata da quel raggio.

Che meraviglia sentire il mio cuore sereno e pacificato. Santa Caterina e Santa Margherita mi hanno parlato di nuovo stanotte. Mi hanno fatto capire che l’abiura, con la quale mi sono impegnata a non portare gli abiti maschili o i capelli corti e a non riprendere le armi, è ridicola. È soltanto frutto della paura. Ho ceduto di fronte alla stanchezza, dopo un anno di prigionia. Mi avevano costretta a dormire legata al letto, mentre di giorno mi tenevano serrati piedi e mani con ceppi di ferro. Pulzella cara, mi ha detto Santa Margherita, segui il tuo cuore, anche se questo significa andare contro a quanti ti dicono che è sbagliato ciò che fai e ciò che sei, perché non è quello che tutti fanno, pensano o dicono. La coscienza parla a tutti. Eppure alcuni preferiscono ucciderla, pur di essere accettati. A sentire queste parole la mia angoscia si è subito dileguata. Sentivo solo il mio cuore e, all'improvviso, sono scoppiata a ridere. Era questa la follia? La follia è dunque il fare azioni diverse da tutti gli altri? Pensai allora alla mia abiura. Avevo firmato perché ero stanca di combattere per essere accettata, per essere capita e per non vedermi arsa viva. Volevo apparire come tutti gli altri. Sarebbe stato più facile per me andare avanti. Ma una volta che con coraggio butti il cuore davanti a te, davanti ai tuoi passi, non puoi battere la ritirata. Significa trovare la morte.

Mi hanno lasciato gli abiti maschili nella cella, li indosserò e aspetterò gli inquisitori. Quando entreranno, lascerò loro il tempo di guardarmi per bene prima di dichiarare quella che sarà la mia condanna al rogo. Accettando di ritrattare tutto per paura della morte, ho commesso un tradimento imperdonabile.

Volendo salvarmi, stavo per dannarmi l'anima.

ABOUT / Giovanna d'Arco
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Giovanna d'Arco (Domrémy 6 gennaio1412 – Rouen 30 maggio 1431) è stata un'eroina nazionale francese, conosciuta anche come la pulzella d’Orleans. Venerata come santa dalla Chiesa Cattolica, all’età di tredici anni iniziò a udire voci celestiali, spesso accompagnate da visioni di Santa Caterina, Santa Margherita e dell’Arcangelo Michele. Decise di consacrarsi a Dio facendo voto di castità. Riunì alla Francia parte del territorio che era caduto in mano inglese, contribuendo a risollevare le sorti della guerra dei Cent’anni. Guidò infatti vittoriosamente le armate francesi. Catturata dai Borgognoni nel 1430, fu venduta agli inglesi che la sottoposero a un processo per eresia. Il 24 maggio 1431 Giovanna firmò l’abiura con la quale si impegnava a non riprendere le armi, né a portare abiti maschili e capelli corti. Il 27 maggio 1431 ritrattò. Dopo pochi giorni fu condannata al rogo e arsa viva. Nel 1456 papa Callisto III, al termine di una seconda inchiesta, dichiarò la nullità di tale processo. Fu beatificata nel 1909 da Pio X e canonizzata nel 1920 da Benedetto XV. Fu proclamata patrona di Francia.

 

Camilo Cienfuegos
Il rivoluzionario doc
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READ SOULTALE / Un fiore per Camilo

Non c’è casa, scuola, edificio o calle che non porti il mio nome. Rabbrividisco ancora quando ci ripenso. L’educazione anti-impero segnò il mio percorso da quando stavo lì dentro. Potevo percepire l’odore della rivoluzione da quel posto lì, quasi come stare a Jesús del Monte. Mia madre mi cullò col sorriso, mentre mio padre Ramón era impegnato come attivista sindacale. Eravamo gli Habaneros d’Europa. Dopo 24 anni salii su quella nave per guidare la rivoluzione del più grande rivoluzionario di sempre e mi trovai a guardare oltre. Quella nave, che poi diede il nome al PPC, la chiamavano Granma.

Il mio cane Fulgencio mi seguiva ovunque allora e in quell’anno, il ’56, mi resi conto che i soprusi erano così pesanti da non poter stare con le mani in mano. Chiunque avesse respirato un tale disordine avrebbe potuto fare la stessa cosa. Così, due anni dopo, entrai a far parte dell’esercito ribelle a fianco del Che. Ero un volontario. Mio padre un giorno mi bendò una ferita e parlò a tutti del sangue di suo figlio. Era sangue rivoluzionario.
Vinsi la dittatura ma non posso dire che la dittatura mi raggiunse, nemmeno quando ero in volo verso la mia patria di ritorno da Camagüey. E adesso resto qui, nell’acqua liscia del Río Cauto, immaginando la mia figura umile di eroe sorridente, come se dall’acqua rinascessi per riempire le mani di quei bambini che mi gettano in mare con in mano un fiore.

Per ricordarmi oggi, 28 ottobre 2014.

ABOUT / Camilo Cienfuegos
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Camilo Cienfuegos Gorriarán (L'Avana, 6 febbraio 1932 – Oceano Atlantico, 28 ottobre 1959) è stato un rivoluzionario cubano. Fu uno degli artefici, insieme a Fidel Castro, Raúl Castro ed Ernesto Guevara, della rivoluzione del 1956-1959. Figlio di rifugiati spagnoli anarchici, giunse in Messico nel ’56 per unirsi ai ribelli di Fidel. Dopo l’entrata di Castro all’Avana, assunse il comando delle forze armate cubane. Morì a causa di un incidente aereo, il 28 ottobre 1959.

Stephen Hawking
Il signore dei buchi neri
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READ SOULTALE / Senza confini

Ho settant’anni, una cattedra a Cambridge e una frequenza comunicativa di 15 parole al minuto. // Esatto. Significa parlare davvero lentamente. Ma è tutto quello che posso permettermi, quindi dovrete accontentarvi. // Parlavo un bellissimo inglese, quello di Oxford avete presente? Ora invece ho un inconfondibile accento californiano. // È colpa del software di sintetizzazione vocale che mi permette di comunicare. Viene dagli Usa. // Per usarlo basta un piccolo movimento della guancia. Attualmente l’unico che riesco ancora a compiere. // Rido, perché trent’anni fa i medici mi avevano dato per spacciato. Invece sono ancora qui. // Trent’anni sono un tempo infinito per chi crede di dover morire da un momento all’altro. // Perfino con un corpo immobile, puoi usare quel tempo per fare un sacco di cose. // Non potrai ballare il twist, ma puoi avere una famiglia e puoi sviluppare teorie sull’origine dell’universo. // Del resto, quello che distingue un essere umano dall’altro è proprio la capacità di creare. // La mente umana è divina, può spingersi ovunque nel tempo e nello spazio, senza confini. // Mi ricorda l’interno di un buco nero dove le leggi della fisica non valgono più. // Si chiama singolarità, il punto in cui spazio e tempo collassano e dove tutto è possibile. // Perfino la nascita di un universo. E cosa c’è di più singolare o di più eccezionale? // Ai margini di un buco nero, invece, il tempo si ferma e tutto rimane pietrificato per l’eternità. // Perché solo se ci si pongono limiti e confini, si resta paralizzati. Ai margini del possibile.

ABOUT / Stephen Hawking
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Stephen William Hawking (Oxford, 8 gennaio 1942) è un matematico, cosmologo e astrofisico britannico. È titolare della cattedra lucasiana di matematica a Cambridge, la stessa che un tempo occupò Newton. Autore del libro di divulgazione scientifica più venduto al mondo Dal Big Bang ai buchi neri, è noto come il signore dei buchi neri perché fu il primo a teorizzarne la dinamica. Affetto dalla SLA, è su una sedia a rotelle da quasi mezzo secolo e dal 1985 ha perso completamente la capacità di parlare, oltre a ogni altra capacità motoria. La malattia non gli ha impedito negli anni di definire nuove teorie dell’universo, di compiere un viaggio interstellare ospite dell’Enterprise, di cantare con i Pink Floyd, di comparire come cartoon ne I Simpson e ne I Griffin.

Rigoberta Menchú Tum
L'attivista per i diritti delle popolazioni indigene
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READ SOULTALE / L'unica lotta che si perde è quella che si abbandona

I colori della mia terra, il Guatemala, sono il giallo e il rosso del sole. Spesso mi vesto con gli stessi colori, con abiti tessuti a mano dalla mia gente, gli Indios. Giallo è il colore del nostro dio, il Sole, e anche del mais che coltiviamo con grande fatica. Si dice che gli antichi Maya, popolo dal quale noi discendiamo, siano nati da palline di mais e acqua.

Ho iniziato presto a lavorare nelle piantagioni di mais con la mia famiglia. Una vita difficile, di lavoro e di stenti, un’esistenza di grande povertà ma ricca di valori. Da sempre noi Indios crediamo nel rispetto della natura e nella condivisione. Le nostre case sono fatte di arbusti e vegetali e gli animali sono considerati componenti della famiglia. Nei lunghi giorni trascorsi nella piantagione ho sperimentato sulla mia pelle la malnutrizione, le sofferenze, i soprusi e le violenze, il dolore vero. Da questa tragedia ho capito che dobbiamo restare uniti, lottare, lavorare e combattere contro l’impunità. Una lotta particolare e universale, per la tolleranza e il rispetto di ogni individuo, di ogni cultura, di ogni popolo. Rompere il silenzio, questa è la mia causa. Far sentire la nostra voce e chiedere rispetto.  

Chi sono io? Una donna semplice, che si batte e lavora, spinta dalla volontà di riscatto dai soprusi subiti per anni dalla mia gente. Una donna che ha scelto la non violenza come arma. Si sa che noi donne abbiamo sempre avuto più difficoltà, ma io sono una dei pochi Indios sopravvissuti al genocidio e in me conservo sia la memoria dei miei morti che quella della vita che devo difendere. 

Quando avevo vent'anni, ho visto morire i miei fratelli e poi i miei genitori. Per sfuggire allo sterminio, ho lasciato la mia terra e mi sono rifugiata in Mexico. Ma ho sempre continuato a lottare. Perché l’unica lotta che si perde è quella che si abbandona.

ABOUT / Rigoberta Menchú Tum

Rigoberta Menchú Tum (Uspatán, 9 gennaio 1959) è una pacifista guatemalteca. Esponente del movimento di liberazione degli Indios del Guatemala, riceve il premio Nobel per la pace nel 1992 per il suo impegno a favore della giustizia sociale e per il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene. Nata in una famiglia di contadini, si è battuta per porre fine alla guerra civile che ha distrutto il Guatemala per 36 anni. Costretta all’esilio in Messico, è rientrata infine nel suo Paese, dopo aver portato la propria causa in giro per il mondo, arrivando fino al Consiglio Generale delle Nazioni Unite. Ha pubblicato molti libri tra i quali, nel 1983, un'autobiografia scritta con l’antropologa Elisabeth Burgos, dal titolo Mi chiamo Rigoberta Menchú, e una raccolta di antiche fiabe Maya, La bambina di Chimel.

Coco Chanel
La stilista che ha riabilitato il corpo femminile
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READ SOULTALE / Mai lavare separatamente

Se hai diciotto anni e un cervello che funziona, se sei stata cresciuta in un orfanotrofio o in qualsiasi altro luogo troppo stretto per te, quello che vuoi è muoverti. Muoverti liberamente nella vita.

Vuoi cantare, anche se sei stonata, fino a farti affibbiare il tremendo soprannome di Coco, solo perché quella è la canzoncina che cantavi mentre provavi a succhiare aria al mondo, per volare più in alto. Un piccolo compromesso che si può anche accettare. 

Ma quando si presenta l'occasione, cominci a slegare le scarpe, a proseguire a piedi nudi e a togliere peso dai cappelli che metti in testa alle donne dell’alta società, perché possano alzare lo sguardo. Non è il modo più veloce per farsi accettare nel mondo al quale vorresti appartenere, quello di sconvolgerne le regole, ma tu ci vuoi entrare a modo tuo. Con i tuoi vestiti da maschio – Sembri travestita da ragazzo, ti dicevano – e con le maglie a righe dei pescatori. Gente che va per mare, che guarda sott’acqua, tiene d’occhio la terra e ascolta l’aria.
Prima allentare i corsetti a se stesse e poi a tutte le altre donne. Respirare a pieni polmoni e buttare crinoline o fasce.

Hai cucito un sogno fatto di jersey che ti scivola addosso e ti permette di agitarti, perché si sa che ogni donna, dentro, si agita. Così sei più comoda e più elegante. Sei vestita e non travestita.
Togliere è un segreto per andare lontano.
Quando sarai arrivata dove volevi, solo allora, sarà il tempo dei gioielli e, forse, degli orpelli.

ABOUT / Coco Chanel

Gabrielle Bonheur Chanel (Saumur, 19 agosto 1883 – Parigi, 10 gennaio 1971), meglio nota come Coco Chanel, è stata una celebre stilista francese. Con la sua opera ha rivoluzionato il concetto di femminilità, imponendosi come figura fondamentale del fashion design della cultura popolare del XX secolo. Per cui, anche se non ti piacciono i vestiti che vedi in passerella o le boutique Chanel asettiche e tutte uguali che vedi in ogni città, sappi che qualcosa del modo in cui ti vesti oggi lo devi a questa bambina abbandonata, a questa piccola cantante riottosa, a questa amazzone improvvisata, a questa amante inconsolabile, a questa donna sola, a questa insolita mecenate, a questa stilista che non disegnava, a questa lavoratrice instancabile.

Fabrizio De Andrè
Il cantautore che ha rischiato la libertà
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READ SOULTALE / La mia parola è libertà

Vivo di parole. Le scelgo con cura, le penso con amore e precisione.
Le parole sono uno strumento potente di creazione. Danno un’identità al mondo in cui vivo, un mondo fluido, magmatico e imprendibile. Quello che desidero è esprimere, attraverso le parole, realtà ambigue, contraddittorie, impossibili da sovrapporre dentro e fuori di noi. Dentro e fuori di me.

Non mi piace essere definito poeta. Non approvo una vita relegata nei confini fittizi di qualsiasi definizione.
Non mi piacciono le recinzioni, le prigioni e le esclusioni. Voglio conoscere il mondo, tutto, voglio entrarci per liberare e per liberarmi. Accosto le parole alla musica per raccontarlo, questo mondo. L'unico possibile, l'unico cantabile e l'unico narrabile. 

Sono un cantastorie con le corde della chitarra a farmi da dita e le ali dell'immaginazione per volare sull'altalena del mondo. Con Nina. Con tutte le donne che hanno occhi per vedere e sguardi da catturare.
Canto quello che vivo, vivo quello che vedo e quello che leggo. Canto un mondo che esiste quasi nascosto, popolato da persone pragmatiche, rappresentative delle categorie escluse dai benpensanti moralisti e dai borghesi. Racconto gli altri e racconto me.

Anime salve, prestatemi le vostre vite in bilico alla periferia della cosiddetta società civile. Regalatemi il vostro sguardo sghembo che trafigge la vita di striscio.
Sono il cantastorie che vi sposterà dalle quinte al centro di questo palcoscenico.
La vostra verità non è meno reale della mia.
La vostra verità è il mondo. Questo mondo.

ABOUT / Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andrè (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999) è stato un cantautore italiano. Ha cantato rischiando libertà strada per strada e scordandosi quella verso casa. Ha gioito, pianto, bevuto da solo e in compagnia, finendo con l'evaporare in nubi rosse e centrando le feritoie della notte o del giorno. Ha amato donne che sono passate e altre che sono rimaste, ha lavorato la terra e ha coltivato passioni. Ha scritto la meraviglia in parole e in musica. Di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste, è stato anche uno degli artisti che maggiormente ha valorizzato la lingua ligure e altri idiomi come il gallurese e il napoletano.

Murakami Haruki
Lo scrittore dai viaggi interstellari
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READ SOULTALE / Abbracciare l'ombra nascosta

La notte è magica e silenziosa: l’intensità del manto divino che protegge e abbraccia il mondo elettrizza ogni cellula del mio corpo. Con occhi curiosi e vivaci, scruto quella mappa luminosa, piena di punti e di indicazioni brillanti, fino a raggiungere la meta, il luogo in cui è nascosto il tesoro. È la luna, tondeggiante e limpida. Questo corpo celeste, tuttavia, sembra essere diverso dal solito, strano, opaco: sembra una sagoma ritagliata su carta. La luna del mio mondo è di carta.

Forse anch’io vivo in una realtà costruita da altrui mano? Mi perdo negli universi paralleli che creo: la Terra stessa è solo uno dei mondi possibili. Questo è assodato. Non siamo soli e non siamo sicuri di nulla, nemmeno di ciò che siamo. Scrivo per cercare la mia identità e non posso trovarla in un ambiente sconosciuto, poiché le incognite sarebbero troppe. Compio dunque un esperimento con dati certi, costruisco una realtà secondo le mie regole per comprendere le reazioni dell’io. Ogni individuo cova in sé delle ombre che sono il lato oscuro della coscienza e questa venatura cupa nel cuore non deve essere soppressa, ma portata alla luce. Sì, anche le tenebre meritano la luce.

Solo nel mondo con la luna di carta riesco a osservare con lucidità i comportamenti umani: solo nella finzione posso comprendere appieno la realtà. Si deve avere fiducia nella finzione. Il cielo da ammirare è pieno di suggestioni, sollecita ricordi e memorie passate, scatena sentimenti contrastanti. Sapere che qualcun altro sta osservando la medesima porzione di infinito riesce a far sentire meno soli. Anche questo cercano le mie creature nei loro mondi: sono tutte proiezioni del mio io, bramose di trovare una soluzione alla loro esistenza, asfissiate da un amore non ancora perpetrato. L'amore, unione mistica e spirituale, apre nuove possibilità, non è solo un semplice atto fisico: Tengo è giunto ad Aomame grazie all'amore. Una stretta di mano tra due ragazzini, un gesto minimo che il tempo ha deciso di incorniciare e proteggere dalla sua usura: nemmeno un graffio è arrivato a scalfire un ricordo protetto nel profondo della coscienza. Proprio quell’azione può garantire la salvezza di un individuo che può ancorarsi a un passato ben custodito per sopravvivere al naufragio dell’esistenza.

Dobbiamo accettare che il mare ci urti, ci metta in difficoltà, ma dobbiamo ricordare che anche noi siamo costituiti d’acqua, siamo parte di quel caos che temiamo di affrontare poiché non conosciamo.
Ritagliamo una luna di carta, contempliamo e abbracciamo le nostre ombre.

ABOUT / Murakami Haruki

Murakami Haruki (Kyoto, 12 gennaio 1949) è uno scrittore, traduttore, saggista e maratoneta giapponese. Pur avendo come passioni la musica e la letteratura, inizialmente aprì un bar, il Peter Cat, insieme alla moglie, sposata prima di terminare gli studi universitari a Tokyo. Esordì nel ’74 con l’opera Ascolta la canzone nel vento. Abbandonò in seguito la gestione del locale per dedicarsi completamente alla professione di scrittore. Tra i suoi più celebri romanzi si ricordano Norwegian wood del 1987; Kafka sulla spiaggia del 2002; 1Q84 del 2009 che riprende l’opera 1984 di George Orwell e ha come protagonisti una ragazza e un ragazzo, Aomame Masami e Kawana Tengo.

James Joyce
L'esule astuto
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READ SOULTALE / Via da Dublino

Nora. La conosco appena e ora siamo in viaggio insieme. Nel suo grembo forse c'è mio figlio. O mia figlia. Forse ha solo fatto male i conti. Preferirei un maschietto. Gli insegnerei a cantare. A leggere il francese.

A Zurigo parlano tedesco. Ho scritto al direttore della Berlitz che parlo tedesco: ho mentito. Mi licenzieranno? Prima di cominciare? Dirò che Nora è incinta, anche se non lo è. Avranno pietà di me.

Quella volta che mi ha fatto entrare al Finn's Hotel dalla porta sul retro e ci siamo infilati nella suite. Forse è stato allora. Quanti giorni sono passati? Non avevo mai dormito in una suite. Le tende erano chiuse, le precauzioni sono importanti, potevano vederci dalle finestre in corridoio. Era buio. Era giorno ma era come se fosse notte. Ora è notte e Dublino è sempre più lontana. La puzza del porto è svanita. Vedo poche luci. Dublino è mal illuminata, peggio di Parigi. Pochi lampioni. Quanti lampioni ci saranno a Zurigo.

Mi piace viaggiare in nave perché mi culla, sono di nuovo un bambino. Chiudo gli occhi, li riapro ma non resisto a lungo. Li richiudo. È bello. Nora russa: non ho mai dormito con una donna che russa. Forse è il raffreddore. Forse è incinta. Se una donna è incinta russa?

La grammatica tedesca non è difficile, ma le parole sono lunghe, davvero lunghe. Sono luuunghe. Le parole tedesche. Sono difficili da pronunciare tutte d'un fiato, devi controllare la respirazione, è più facile cantarle gli insegnerò arie di Mozart e Rossini imparerà anche l'italiano apriremo tutte le tende della casa lasceremo entrare il sole e far uscire le nostre voci i lampioni illumineranno la città a giorno e questo mare scuro e il mio cuore che batte saranno solo un ricordo.

ABOUT / James Joyce
Public domain.

James Joyce (Rathgar, 2 febbraio 1882 – Zurigo, 13 gennaio 1941) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Tutte le sue opere sono accomunate da due elementi: Dublino, dove è nato e cresciuto, e l'esplorazione delle possibilità del linguaggio. Nel 1904 Joyce lascia la capitale irlandese con la futura moglie Nora, imponendosi un volontario esilio da un ambiente che considera gretto e meschino; per il resto della vita sarà sempre in viaggio, eppure tutte le storie che scriverà saranno ambientate a Dublino. Fra le sue opere più note i romanzi Ritratto dell'artista da giovane e Ulisse, che si conclude con un lungo monologo interiore.

Anaïs Nin
La scrittrice con un istinto profondo
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READ SOULTALE / Io amo scrivere

Osservo e ascolto da sempre, sono i miei tesori. L’altro giorno ero seduta su una panchina e scrivevo. Un ragazzo si è avvicinato e mi ha chiesto che cosa facevo.
Aveva un enorme berretto scuro, quasi calcato a forza sulla testa. Aveva anche una guancia arrossata. Forse era stato schiaffeggiato. Comunque, gli ho risposto che mi stavo riposando. Aveva un bel sorriso e labbra sottili.
Dovrebbe andare a casa, starà più comoda, ha commentato.
A quelle parole non ho resistito. Era come tutti quegli occhi che mi fissavano la notte in costume, al ristorante Angelo.
Non si scrive per comodità. Io amo scrivere, gli ho detto.
E lui, Io invece vado a pesca.
Se è qualcosa che ama davvero fare, ne ricaverà del piacere. O sbaglio? A me succede scrivendo.
E sono certa che abbia capito quello che intendevo dire.
Poi qualcuno l’ha chiamato, dall’altra parte del marciapiede. Non sono riuscita a capire se era il suo nome che aveva attraversato la strada e ci rimbalzava addosso o uno di quei banali richiami, come si fa con gli animali. Il ragazzo poteva essere un futuro giovane scrittore. Aveva quella curiosità tipica per le cose, gliel’ho letto in faccia. Ma non ho fatto in tempo a chiedergli altro, è sparito dopo un cenno col mento.

Per strada, si dovrebbero negare i nostri io quotidiani e ballare a piedi nudi. Per strada, e ovunque, bisognerebbe ascoltare le cose e cedere alla loro bellezza, a tutto ciò che ci fa stare bene, dentro e fuori. Per strada, lasciamo ogni possibile traccia di noi.

ABOUT / Anaïs Nin
Creative Commons. Author: Elsa Dorfman.

Anaïs Nin (Neuilly-sur-Seine, 21 febbraio 1903 – Los Angeles, 14 gennaio 1977) è stata una scrittrice statunitense, ma francese di nascita. Tra le più controverse del ’900, sposò il bancario Guiler, porto sicuro che non lasciò mai, ma tradì spesso. La relazione più importante e complessa fu con l’artista Henry Miller e la moglie June. Contraddittoria, fragile, empatica, visionaria, affamata di scoperte e conoscenze, amava circondarsi di menti acute. Donna affascinante e cosmopolita, destò scalpore nell'ambiente letterario con la pubblicazione dei suoi racconti a contenuto erotico. La sua opera maggiormente conosciuta è probabilmente il Diario, una raccolta di scritti autobiografici in forma, appunto, di diario iniziata nel 1931 (e aggiornata fino alla morte), che è stata pubblicata a partire dal 1966.

Loïe Fuller
La danzatrice che incantò le folle
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READ SOULTALE / Illusioni

Sono proprio io quella sul cartellone de Les Folies-Bergère. Giovane, bella e avvolta in quelle sete morbide con cui creavo un mondo.

Ora, da questo letto, quasi alla fine dei miei giorni, guardo fuori. Nella mia Parigi vedo la rivoluzione dei costumi e delle usanze. Quella libertà di essere quel che si è senza paure, proprio come ho fatto io. Forse bisognerebbe essere un po’ modesti negli ultimi istanti di vita. Non ci riesco purtroppo. Mi sento ancora abbagliata da quegli sfavillii di luci e colori che creavo, che mi rendevano regina tra le regine, che mi hanno fatto ritrarre da Toulouse-Lautrec ed essere desiderata da tutti in Francia e in Europa.

Il mio è stato un colpo di genio: capire che la danza non può essere fatta solo di corpo puro e semplice. Quando sei su un palcoscenico devi incantare lo spettatore, fargli dimenticare tutto e farlo innamorare di te. Allora nulla più di uno sfavillio può trascinarlo sino a questa estasi della messinscena. E quei serpenti di stoffa e di luce che creavo attorno a me erano un vortice di sensualità con cui illudevo ogni uomo in sala.

Camminavo nei giardini parigini e studiavo il movimento dei corpi, quello dei bambini condotti passo dopo passo dalle madri, quello dei damerini di bell’aspetto che andavano avanti impettiti e quello delle foglie che turbinavano con il vento attorno a loro. Questo è quello che volevo riprodurre durante uno spettacolo: la vita. Non mi sono mai interessate le sfumature grigie, volevo e voglio solo la luminescenza.

Così me ne vado, avvolta dai colori, dal calore dei corpi, dalla morbidezza dei vestiti e dall'intensità della luce che solo in scena ti protegge dal tuo pubblico e ora mi conduce altrove.

ABOUT / Loïe Fuller
Public domain.

Loïe Fuller, nome d'arte di Mary-Louise Fuller (Fullersburg, 15 gennaio 1862 – Parigi, 1 gennaio 1928) è stata una danzatrice e attrice teatrale statunitense. Nella vita non ha mai studiato danza, ma è diventata con Isadora Duncan una delle pioniere del balletto moderno, ideando nuove forme di danza legate, più che alla tecnica, agli effetti che il movimento del corpo aveva con stoffe e luci colorate, da lei stessa ideate e prodotte. Apertamente omosessuale, nel 1892 fu scritturata alle Folies-Bergère, dove incantò artisti famosi e spettatori qualunque. Fu ritratta da Henri de Toulouse-Lautrec che la rese icona delle sue opere. Influenzò tutto il movimento liberty.

Susan Sontag
L'intellettuale a tutto campo
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READ SOULTALE / Rette tangenti

Ora potrei raccogliere quel mozzicone da terra e fumarlo solo per trovare poi sette parole che descrivano esattamente di che cosa sa. Quale sia il suo sapore. L’analisi mi riesce piuttosto bene. Ma la settima parola mi mancherebbe. L’ultima parola manca sempre: chi ricorda tutti e sette i re di Roma, i sette vizi capitali o i sette nani?

Trova sette parole per me. Sforzati. Ti mancherà sempre l’ultima parola. Meglio non avere l’ultima parola sulle vite degli altri. Non cercare a ogni costo di ridurmi a un poligono regolare.
Non inscrivermi in una circonferenza. Lascia stare le figure perfette. Che abbiano spigoli o no, sono semplicemente troppo distanti dalla realtà.
Prova con le tangenti. Se solo il mondo mi toccasse con le sue mani grandi nei punti che contano.
Ti prego.
Toccami all’ombra, nel punto dove sono qualcosa di mancato.
Toccami al sole, lì dove sono palese.
Toccami dove rido, all’angolo della bocca.
Toccami dove scrivo, nel punto esatto tra l’indice compresso e la frase successiva.
Toccami nella scintilla che si accende tra i pensieri tetri quando sento di essere quella che sono.
Toccami dove godo, se sai come fare.
Toccami…

E cerca sempre le cose che non ti bastano mai. Cerca le parole giuste. Sappi che esistono solo le parole e le cose giuste per te. E sappi che sette parole non bastano mai.

ABOUT / Susan Sontag

Susan Sontag (New York, 16 gennaio 1933 – 28 dicembre 2004) è stata una scrittrice e intellettuale statunitense. Nonostante un matrimonio a soli diciassette anni, un figlio e un divorzio, verso la fine degli anni Ottanta la Sontag iniziò una relazione con la fotografa Annie Leibovitz, durata fino alla sua morte. Nel 1992 pubblicò il romanzo storico L'amante del vulcano, ispirato al triangolo amoroso composto da lady Emma Hamilton, sir William Hamilton e Horatio Nelson, riscuotendo un notevole successo. Scriveva di sé: La paura di invecchiare viene nel momento in cui si riconosce di non vivere la vita che si desidera. Equivale alla sensazione di abusare del presente. Se sai e scrivi questo, sai molto di te. Se sai molto di te, hai percorso strade e sei disposta a percorrerne molte altre. Sei ancora in gioco. Sei una dose massiccia di presente e non ne stai abusando.

Muhammad Ali
Il pugile che volava come una farfalla
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READ SOULTALE / La danza del ring

Quando sarò sul ring di Kinshasa, capitale dello Zaire nel cuore dell’Africa nera, combatterò contro George Foreman. Lui è campione del mondo dei pesi massimi. Un titolo che di certo non gli appartiene.  Quel titolo è mio. Solo io posso possederlo. Solo io sono il più grande. 

Mi riprenderò la corona di campione del mondo dei pesi massimi. Non per il prestigio, ma per migliorare la vita dei miei fratelli più poveri che vivono come sbandati per le strade d’America. Combatto e vinco solo per questo motivo. Perché i neri, purtroppo, vivono di aiuti, di sussidi e senza un futuro. Non combatto in Vietnam, perché nessun Viet Cong mi ha mai chiamato sporco negro. Loro non mi hanno fatto niente e io non farò nulla a loro. 

Io sono il più grande. Ho reso il pugilato un’arte. L’arte della parola, del balletto, della poesia, perfino dell’assenza di gravità, tale è la mia velocità. 

Salirò sul ring e ballerò, girerò attorno a George Foreman e lui non sarà nemmeno in grado di sfiorarmi. Sarò come un torero nell’arena. Ma non lo ucciderò, lo prenderò in giro, lo deriderò, fino a metterlo k.o. Un jab... bim... un gangio... boom... un montante... bang... e George sarà al tappeto. 

Sono il più grande, sono Muhammad Alì.

ABOUT / Muhammad Ali
Public domain.

Muhammad Ali (Louisville, 17 gennaio 1942), nato Cassius Marcellus Clay Jr., è un ex pugile statunitense, tra i più famosi e apprezzati sportivi della storia. Si avvicina fin da ragazzo al pugilato vincendo anche il Guantone d’oro, importantissima selezione per giovani pugili. Nel 1960 vince la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Roma nella categoria dei pesi mediomassimi. Passato al professionismo, diventa campione del mondo nella categoria dei massimi nel 1964 battendo Sonny Liston. Si converte alla religione musulmana abbracciando la causa dei Musulmani Neri e assumendo il nome di Muhammad Ali. Da circa trent’anni è afflitto dal morbo di Parkinson.

Irena Sendler
La partigiana che salvò 2.500 bambini
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READ SOULTALE / La vita, la memoria

Jolanta era il mio nome di battaglia negli anni della Resistenza, a Varsavia.

Da molti anni però nessuno se lo ricordava più. Nessuno ricordava più nemmeno i nostri 2.500 bambini del ghetto, i miei bambini. La storia fa paura, a quanto pare: meglio dimenticare.

Ma la Memoria compie strani viaggi. Avevo quasi novant’anni, era già il 1999, quando un bel giorno arrivò una lettera dall’America. La prima di una lunga serie. La firmavano quattro ragazze di un villaggio nel Kansas: Megan, Elizabeth, Jessica e Sabrina. A scuola, nelle loro ricerche di storia, avevano trovato una flebile traccia di Jolanta e dei 2.500 bambini ebrei salvati dal ghetto di Varsavia. Era vero?, mi chiedevano. E perché i libri di storia non ne parlavano?

Raccontai loro di quegli anni terribili. Di come la cosa più difficile fosse convincere le mamme a dare a noi i loro bambini. Li portavamo fuori dal ghetto uno per uno, perché non finissero anche loro in cenere a Treblinka. Li nascondevamo dentro ai sacchi, sotto le barelle, nelle valigie. Gli davamo nomi cattolici, una nuova famiglia, una speranza di futuro. Raccontai loro dei barattoli da marmellata in cui nascondevo le liste dei nomi veri con accanto i nomi falsi perché, finita quella follia, si potesse recuperare il passato e rimarginare qualche ferita. Seppellivo i barattoli in giardino sotto l’albero di mele, al sicuro. Raccontai loro del piccolo Joshua dagli occhi grandi che, senza una lacrima, aveva messo nella mano della mamma un bottone rosso, il suo più grande tesoro, ed era venuto via con me, nascosto in un sacco. E raccontai di molti altri piccoli Joshua.

Ragazze, figlie mie, avevate quindici anni, non capivate una parola della mia lingua, vivevate in un altrove lontanissimo. Ma volevate sapere e capire. È grazie a voi, e a voi soltanto, se questo frammento di verità e vita è tornato nei libri, sui giornali, in tivù e nei teatri. Il mio cuore è pieno di riconoscenza.

ABOUT / Irena Sendler
Creative Commons. Author: Mariusz Kubik.

Irena Sendler (Varsavia, 15 febbraio 1910 – 12 maggio 2008) è stata un'infermiera e assistente sociale polacca. Sin dall’occupazione nazista della Polonia (1939) si prodiga per salvare le famiglie ebree dalla persecuzione. Nel 1942 entra a far parte della Resistenza polacca e, con altre persone, viene incaricata di salvare i bambini del Ghetto di Varsavia. Arrestata, torturata e condannata a morte, viene fortunatamente salvata dalla rete di resistenza. Grazie ai nomi nascosti nei barattoli furono rintracciati circa 2.000 bambini. Quasi nessuna delle loro famiglie sopravvisse alla Shoah. Di sé diceva sempre: Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai.

Osho Rajneesh
Il maestro spirituale del quotidiano
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READ SOULTALE / Tutto ciò che serve

Da giovane anch’io, come molti, ero profondamente disilluso. Mi consideravo molto saggio perché credevo di aver abbattuto tutte le illusioni riguardo a Dio, riguardo alla politica e all’economia. Ma non ero affatto felice. Il mondo era un nemico da combattere, una forza avversa contro cui lottare ogni giorno. Ero arrabbiato per le ingiustizie sociali, per l’ottusità di certe persone che mi circondavano e che credevano che ci fosse qualcuno lassù che avrebbe provveduto. Non riuscivo a comprendere perché nel mondo ci fosse tanta sofferenza e ingiustizia. 

Come avrei potuto sperare di cambiare le cose? Fu allora che compresi.

Non si trattava di cambiare ciò che stava fuori, ma era nel mio cuore che doveva avvenire la trasformazione. Compresi che, per quanto gli uomini siano degli individui, appartengono a un’unica specie e il mondo in cui viviamo è stato costruito da noi, rispecchia ciò che abbiamo nel nostro cuore. Tutta la sofferenza, l’ingiustizia e la confusione riscontrabili sono le stesse che albergano nei nostri cuori. È un circolo e il mondo ci restituisce ciò che noi gli diamo. Se cambiamo nel nostro cuore, allora cambierà anche il nostro mondo. 

Da quando compresi questo, iniziai a insegnarlo agli altri. Volevo raggiungere più persone possibili, anche in Occidente. Gli uomini lì non hanno difese contro la disperazione in cui vivono, possono solo infuriarsi e combattere perché è ciò che hanno sempre fatto in tutta la loro storia. Elaborai una serie di meditazioni che si adattassero alla loro mente iperattiva, che dessero loro la possibilità di placarsi e di raggiungere quella pace che deriva dal distacco o dalla perdita di attaccamento verso i presunti problemi quotidiani.  

Purtroppo non tutti sono in grado di comprendere la necessità della trasformazione. Molti sono talmente assuefatti alle emozioni negative che, se queste gli fossero tolte, non sarebbero che gusci vuoti. Alcuni fanno il grave errore di pensare che la sofferenza sia parte naturale della vita. In un certo senso hanno ragione, ma non si tratta della sofferenza dovuta alla paura e alla rabbia, ma di una sofferenza volontaria, subita per propria volontà di migliorare noi stessi. La vera natura dell’uomo è nella pace, interiore ed esteriore. Se l’uomo non saprà trovare pace in sé stesso, non saprà trovarla nemmeno fuori.

ABOUT / Osho Rajneesh

Osho Rajneesh (Kuchwada, 11 dicembre 1931 – Pune, 19 gennaio 1990) è stato un mistico e maestro spirituale indiano. All'età di ventun anni, dopo un intenso periodo, ebbe l'esperienza dell'illuminazione. Convinto dell'importanza di ciò che aveva acquisito, da allora volle invitare ogni individuo a condividere la sua esperienza. Nel 1974 si trasferì a Pune dove fondò il suo ashram, centro di comunità spirituale, e dove intensificò i discorsi. Qui il flusso di visitatori divenne inarrestabile. Nell'estate del 1981 l'esperimento comunitario venne trasferito in America, dove ebbe modo di affermarsi nel mondo occidentale, fondando una comune nello stato dell'Oregon chiamata Rajneeshpuram. Questa in seguito entrò in contrasto con le autorità locali e Osho fu espulso dagli Stati Uniti. Ritornò in India e, stabilitosi di nuovo a Pune, nel vecchio ashram noto oggi con il nome di Osho International Meditation Resort, continuò a diffondere i suoi insegnamenti.

David Keith Lynch
Il regista che cammina in acque profonde
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READ SOULTALE / Dentro e fuori la stanza

Pensa. Non farlo con parole e concetti, lascia andare le immagini. Ecco, ci sei: è una stanza. Il mondo è pieno di stanze, il mondo è una stanza. Sei dentro. Ti dici: Non so cosa ci faccio qui, ma nessuno in fondo lo sa, nessuno alla fine è mai qui. Di fronte a te una parete nuda. Ai lati, finestre oscurate da pesanti tende rosse. E dietro di te?
C’è un odore che ti piace, una musica che ti piace. Ti giri: una porta. La apri, entri in una stanza identica alla prima. Continui ad aprire porte, a guardare le tende rosse di fianco. Dopo 7 stanze nessuna porta di fronte a te: c’è una parete nuda come all’inizio. L’odore che ti piace si è fatto più forte, più forte la musica. Ti giri.
La porta da cui sei appena entrato si è richiusa. È come se fossi immerso in un sogno bellissimo e allo stesso tempo in un terribile incubo. Apri la porta, entri nella stanza di prima. Ancora porte da aprire, ancora tende rosse, finestre chiuse. Dopo 7 stanze ecco la parete nuda che hai visto all’inizio. L’odore che ti piace è fortissimo, così la musica. Che farai adesso? Ti volterai? Ricomincerai da capo?
Non capisci, hai paura. La gente ha paura di ciò che non riesce a capire, ma tu non sei la gente: sei tu. Guarda, respira, ascolta. Da dove viene l’odore, da dove viene la musica?
Ecco, ci sei: sorridi. Ti avvicini alle tende rosse pesanti, le scosti, apri una finestra, la scavalchi, ti lasci andare. Sei fuori. Pensa.

ABOUT / David Keith Lynch
Creative Commons. Author: Alan Light.

David Keith Lynch (Missoula, 20 gennaio 1946) è un regista (e molto altro) statunitense. Celebre per aver ideato la mitica serie televisiva Twin Peaks, Lynch ha saputo creare un nuovo stile cinematografico: i suoi film sono del tutto suoi, riconoscibili per la forte componente surrealista, le sequenze angosciose e oniriche, le immagini crude, il sonoro estremamente suggestivo. Dal 1973 esercita la meditazione trascendentale due volte al giorno per 20 minuti. Ha raccontato l'importanza di questa esperienza nel saggio In acque profonde. Meditazione e creatività e promuove la pratica attraverso la David Lynch Foundation For Consciousness-Based Education and Peace.

 

George Orwell
Lo scrittore contro ogni totalitarismo
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READ SOULTALE / Human Farm

2+2 è uguale a 5. Così finisce il mio ultimo lavoro, il mio lascito all’umanità che ho cercato di risvegliare, abbagliata nel XX secolo da sogni di rivoluzioni e ferita da continue guerre. Ho scritto del peggior esempio umano, ho guardato dentro l’animo così in profondità che mi sono sentito in dovere di avvertire l’uomo e di suonare un campanello d’allarme alla sua coscienza. 

Noi tutti abbiamo combattuto l’oppressione, sfidato quotidianamente il giogo dei potenti, visto affievolirsi i nostri diritti e le nostre stesse vite, senza comprendere appieno quanto l’uomo possa essere tentato dalla cattiveria e dalla bramosia di potere. Ho visto quello che l’uomo potrebbe fare lasciandosi andare, ho visto società totalitarie e padroni che riducono l’uomo a un animale.

La mia società ideale invece si ispira a un primato morale, nel quale si esalta la tolleranza e il rispetto assoluto verso ogni essere umano.

Vorrei che questa mia utopia non si limitasse a una semplice idea ma che potesse tramutarsi in realtà, in un futuro non troppo lontano, quando ci sarà un sentimento comune, quando ciò che collegherà tutte le anime nel mondo sarà una solidarietà vera e sentita tra gli uomini, una compassione priva di ogni forma di egoismo che ci porterà a essere cittadini migliori, parti di una società migliore ed esseri umani migliori capaci di amare, pensare, sbagliare, piangere e vivere con il sapore della verità tra le labbra.

Per questo l’uomo non deve mai snaturarsi e dimenticare la propria essenza. Non deve perdere la fiducia negli altri e l'amore. Sentimenti che possono davvero renderlo libero, che nessuno Stato può rubare, che nessuna società totalitaria può limitare e che non si possono impartire in artificiosi libretti propagandistici. È questa la vera libertà di essere se stessi, di esprimere se stessi, di ricordare se stessi e di comprendere che 2+2 è uguale a 4.

ABOUT / George Orwell

George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950) è stato un giornalista, saggista, scrittore e attivista britannico. Nato in India, dove il padre ricopriva la carica di funzionario dell'amministrazione britannica, decise in giovane età di seguire le orme paterne. Arruolatosi nella Polizia Imperiale in Birmania, scoprì presto il proprio disgusto verso la repressività del potere e l’arroganza imperialista. Si dimise e tornò in Europa per andare a scoprire con i propri occhi i bassifondi di alcune città. Nel frattempo cominciò a scrivere qualche articolo, per proseguire poi l'attività letteraria in Inghilterra. Scoppiata la guerra civile in Spagna, entrò a far parte dell’esercito contro Francisco Franco e, tornato in patria, inizia a scrivere La fattoria degli animali in cui denuncia il sistema politico stalinista. Affetto da tubercolosi, negli ultimi anni di vita si dedicò alla stesura del suo capolavoro, 1984, edito nel 1948.

Heath Ledger
L'attore che impersonò il folle Joker
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READ SOULTALE / Al di là del bene e del male

Sono morto. Sono morto e ce l’ho fatta. Ho vinto l’Oscar e sono entrato nell’olimpo dei grandi attori.
Di questo poco mi importa, non ho mai recitato né per i premi né per i riconoscimenti. Ho iniziato perché avevo talento e perché volevo affrontare le mie insicurezze, rischiare tutto per l’arte e per la mia passione. Sacrificare tutto per la propria passione, anche la vita. Per me è stato sin dall’inizio un credo. Lasciare il liceo, la propria famiglia a sedici anni per cercare fortuna a Sidney, attraversando in tutta la sua lunghezza la mia l’Australia, per poi volare fino a dove i sogni diventano realtà, a Hollywood, senza alcuna certezza di farcela. E per cosa? Per sognare a occhi aperti, per sentirsi finalmente vivi e per divorare con gli occhi tutto ciò che mi stava attorno. Mi rendo conto solo ora di come tutte le scelte che ho fatto, tutti i ruoli rivelatisi fallimentari, anche il mio senso di inadeguatezza per certi aspetti della vita, mi hanno portato, quasi preparato, al momento più importante del mio percorso artistico. Quello in cui ricevetti la telefonata che mi assegnava il ruolo di Joker, il primo da cattivo.

Ho capito allora che le parti da bravo ragazzo erano finite, che dovevo sperimentare ed evolvermi come attore, scavare fino ai confini più tenebrosi della mia anima. Ho sentito che dovevo alzare l’asticella delle mie sfide precedenti, senza trascurare il mio maniacale studio del personaggio. Così mi sono chiuso in una camera d’albergo per sei settimane con un diario su cui appuntarmi le idee. Ho cercato ispirazione da qualsiasi aspetto del mio vissuto e della mia immaginazione. Ho dato vita a un personaggio folgorante, moralmente indecente, assurdo, quasi inesplicabile e inaccettabile nei suoi comportamenti. Eppure unico, privo di qualsiasi legame con qualcosa di già visto. Ho unito punk, anarchia, violenza a sangue freddo e totale follia. Davanti alla macchina da presa ne ho liberato il potenziale, accrescendo anche la consapevolezza di ciò che sono e che posso fare come attore, come costruttore di identità, come costumista di anime, come artigiano di personalità. Il mio sogno si è realizzato: creare arte di fronte a una cinepresa e donare al pubblico grandi personaggi, liberi dal concetto manicheista del bene e del male. Si è realizzato accettando le sfide, nutrendomi della novità e dell’inesplorato, l’unica via che permette all’attore, ma anche all’uomo, di evolversi.

ABOUT / Heath Ledger

Heathcliff Andrew Ledger (Perth, 4 aprile 1979 – New York, 22 gennaio 2008) è stato un attore e regista australiano. Talento del cinema, si è affermato per il ruolo del cowboy omosessuale in Brokeback Mountain e, soprattutto, per quello dell’iconico Joker de Il Cavaliere Oscuro. E' morto all’età di 28 anni, solo, nel suo appartamento a Soho, quartiere lussuoso di New York, a causa di un avvelenamento causato dagli effetti combinati di sonniferi e ansiolitici. Lascia una figlia a cui aveva dato il nome Matilda, ispirandosi a una nota canzone folk della sua terra d'origine, Waltzing Matilda.

Ryszard Kapuściński
Il reporter che vide 27 rivoluzioni
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READ SOULTALE / Walk a mile in their shoes

Il modo migliore per parlare di me è parlare del mio mestiere. In poche parole direi che ho incontrato persone, e ho camminato tanto per andarle a trovare. Eppure non mi hanno mai fatto male i piedi. 

Ho calpestato le steppe del Caucaso, le terre rosse dell’India, la polvere ribelle dell’Iran. Ho affondato i sandali nella sabbia infuocata del deserto africano e ho patito il freddo tra i ghiacci siberiani. Ho calciato un pallone su un prato spelacchiato con dei bambini cileni e mi sono accucciato tra i container per non finire nelle mani insanguinate dei ribelli ugandesi. 

Sono stato un insider per tutta la mia vita, un grande infiltrato nelle storie degli altri. Volevo conoscerli, carpirne i segreti, ammirarne le diversità, riempirmi dei loro mondi e raccontarli a noi, bianchi ed europei, che abbiamo conquistato il mondo, spesso senza conoscerlo.

Sono partito sempre dal basso per raccontare le storie degli altri e dei loro paesi: i piedi, i poveri, la sporcizia, la terra, l’umiltà. Ho voluto condividere tutto con loro, anche la fame e la guerra, con cui avevo convissuto fin da bambino nella mia Polonia.

Sulle tracce di Erodoto, il grande storico greco, ho viaggiato sempre per conoscere. Scrivere degli altri non è un lavoro per niente facile. Ci vuole arte nel comunicare e una grande dose di empatia. Bisogna abbassarsi, calpestare nuove terre e infilare i piedi nelle scarpe altrui. Solo così si può vedere e raccontare il mondo attraverso altri occhi.

ABOUT / Ryszard Kapuściński

Ryszard Kapuściński (Pinsk, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007) è stato un giornalista e uno scrittore polacco. Ha esordito come poeta e successivamente è diventato uno dei più grandi reporter europei in molti territori caldi dell’Africa, terra che ha tanto amato, dell’America Latina e dell’Asia. Ha assistito a 27 rivoluzioni ed è stato 40 volte in prigione. Con i suoi scritti, di alto valore letterario, ha fatto diventare Storia le infinite storie minori degli ultimi e dei poveri della terra. Il suo nome viene ricordato spesso a fianco a quello di Tiziano Terzani.

Amedeo Modigliani
L'artista maudit che spogliava l'anima
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READ SOULTALE / Una ventata a Livorno

Com'è fatta l'anima, alla gente, non c'è mica verso di dirglielo. 

Si fa prima a fargliela vedere su una tela. Su una pietra viene anche meglio. I primitivi la vedevano bene, l'anima della gente. Altro che i cubi, l'arte africana o cambogiana ci arrivava subito, all'essenza. E la gente se n'accorge quando gli guardi l'anima. Le donne, poi, prima di tutti. Certo che nella vita ti piglia l'angoscia, ti ammali, sei senza soldi e le cose importanti sfuggono. Allora mi ci volevano l'oppio o l'hashish. Ma bastava anche andare a bere con l'Utrillo, il paesaggista. Litrillo, lo chiamavo io. A volte con le modelle cominciavo il ritratto e, dopo un po', ci si ritrovava tutti ignudi a ballare nel cortile. Quando l'anima viene fuori, succede. 

Però, gente che mi desse soldi, in cambio di ritratti e sculture, solo a Montmartre la potevo trovare. Lì c'erano begli intellettuali che ragionavano tanto: Picasso, Hemingway e Lenin che ci veniva a leggere il giornale. Una volta gli detti anche fuoco al giornale di Lenin. Perché in realtà era a loro che gli andava spiegato più a modo, cos'era l'anima. Si vede che non c'erano punto abituati, sicché i miei quadri gli facevano effetto.

Però quella vita lì non la reggevo mica. Via via bisognava che tornassi a casa mia a Livorno. Lì di sicuro non è gente che dà retta alle avanguardie letterarie e ai discorsi del Picasso. È un mondo essenziale, dove si piglia il pesce al mercato coi figlioli, si fa all'amore sul mare, si vive a modo e senza la furia che hanno a Parigi. E io lì non ero nessuno e non potevo fare l'artista. Però ci arrivavo ammalato e, dopo una settimana, ristavo benone e rivedevo le cose rosse, gialle, mica sbiadite come a Parigi.

Non si può mica vivere senza queste sensazioni di vita e di purezza. Ognuno ha la sua maniera di ricercarle: la mia era con l'assenzio e il vino. Le trovavo brindando così: a Livorno!

ABOUT / Amedeo Modigliani

Amedeo Clemente Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920) è stato un pittore e scultore italiano. Con la salute segnata dalla tisi, ha vissuto nella Parigi di Cezanne, Apollinaire e Picasso. Una vita dissipata che l'ha portato a essere soprannominato Modì. I suoi frequenti sfoghi nei locali di Montmartre erano chiamati ventate. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita con la pittrice Jeanne Hébuterne, che la notte successiva alla morte, a 35 anni, di Modigliani, si è gettata dal quinto piano del suo palazzo, mentre era al nono mese di gravidanza.

Virginia Woolf
La scrittrice dell'intimo
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READ SOULTALE / Escursione al lago

Bello questo lago, sembra uno specchio. Si vedono riflessi i monti, il sole, gli abeti, i sentieri. Riesco a vedere ciò che è lontano e ciò che è vicino. È davvero affascinante osservare il mondo contenuto, metaforicamente, in una pozza!

Riflettevo tra me e me mentre passeggiavo attorno al lago in una vacanza estiva che, stranamente, avevo scelto di vivere in mezzo alla natura. Non ero mai stata in montagna, preferivo le città dove potevo visitare musei, chiese, monumenti, mostre, luoghi intrisi d’arte e storia. Ero assetata di cultura, leggevo, studiavo, approfondivo ogni argomento che mi stuzzicasse l’interiorità e mi sembrava potesse costituire un argomento nuovo e interessante. Quell’estate, però, avevo la necessità di riflettere. Ecco perché avevo scelto un rifugio in mezzo ai monti, facilmente accessibile ma, in ogni caso, ben isolato. Quel giorno avevo optato per un’escursione al lago. Un lago di origine glaciale che avevo raggiunto seguendo il sentiero 512. Ero partita presto, il gestore del rifugio mi aveva lasciato le chiavi, avevo richiuso dietro di me la porta di legno massiccio del locale ed ero partita, senza nemmeno fare colazione. Ma questo non mi turbava, tutto ciò che desideravo era immergermi nella natura e viverla in tutta la sua essenza. Volevo percepirla attraverso i cinque sensi. Osservavo il luogo rubandolo con gli occhi per farlo mio, odoravo i leggeri profumi che inebriavano l’aria fresca della mattina, ascoltavo i rumori e i suoni che caratterizzavano la natura, toccavo con mani curiose ogni cosa mi sembrasse opportuno conoscere meglio. Non avevo trovato ancora nulla da assaporare, ma avevo raccolto dei funghi. Me li sarei gustati la sera, chiedendo al gestore di cucinarmeli.

Basta una scheggia di vetro per cogliere un riflesso e un’immagine lontana, pensavo mentre ero seduta su una roccia in riva al lago in un momento di riposo. Lo avevo sperimentato con i miei occhi molto tempo prima, al museo della scienza e della tecnica della mia città. Questo lago è molto più grande di una scheggia. Osservare la sua superficie mi permette di vedere il paesaggio a tutto tondo. Anzi, ci sono anch’io nel paesaggio, quel riflesso è proprio il mio, mi appartiene, è parte di me. E continuavo a osservarmi. Era come un gioco, anche se gradualmente iniziai ad accorgermi che non era solo un gioco. Più mi vedevo, più riuscivo a osservarmi dentro, a cogliere il mio io e la sua essenza che, in quel momento, sentivo essere la negazione della mia esistenza quotidiana. Io così attenta, curiosa, veloce e attiva mi vedevo ora calma, rilassata e meditativa. Sì, quell’immagine riflessa nell’acqua costituiva proprio un alter ego della mia personalità quotidiana che incarnavo ogni giorno nella mia Milano. Ciò un po’ mi spaventava, ma rimasi comunque a fissarmi perché sentivo che mi stavo riconoscendo.
Tesi – antitesi – sintesi, sussurrai rivolgendomi alla mia anima. Certo, Hegel aveva ragione. Ciò che cerco è proprio la sintesi di me stessa, un superamento, un andare oltre a ciò che sono per diventare una donna ancor più ricca.

Le cose cambiano nella vita giorno dopo giorno. Il cammino che ogni individuo percorre è fatto a tappe che a volte sono dei sentieri in discesa, altre degli ostacoli da superare. Ogni tappa serba qualcosa che, se colta positivamente, permette all’individuo di andare oltre, oltre e ancora oltre, offrendogli la possibilità di armonizzarsi con il mondo che lo ospita. È necessario, però, guardarsi in profondità.

ABOUT / Virginia Woolf
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Adelina Virginia Woolf, nata Stephen (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941), è stata una scrittrice, saggista e attivista britannica. Fin da bambina fu resa partecipe di un clima culturale elevato che la marchiò positivamente per tutta la vita. Sempre anticonformista, soffrì di crisi depressive che non intaccarono tuttavia la sua bravura, che espresse non solo nella scrittura creativa, ma anche in quella saggistica. Nei suoi testi fa emergere molto di se stessa e delle sue sofferenze che erano le stesse sofferenze di molte altre donne del tempo.

 

Jeremy Rifkin
L'economista attivista dell'empatia
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READ SOULTALE / La società moderna del sentire

Ci sono tre argomenti particolari che mi chiedono spesso quando intervengo ai convegni e sono concetti che non mi stancherò mai di chiarire.

Prima di tutto, l'empatia che ha dato un vantaggio evolutivo all'uomo ed è importante nella società moderna. L'essere umano prova empatia per i propri simili perché è consapevole che ognuno di loro è unico e mortale, fragile, vulnerabile e in grado di provare sentimenti che sono comuni e universali. Se dovessi scegliere un unico individuo come esemplare incarnazione della sensibilità empatica universale, sceglierei Goethe come uomo di tutte le epoche perché guardava al mondo, alla natura e all'uomo come se stesse vivendo nel nostro secolo. Il solo grande rischio legato all'empatia è che richiede un maggior sfruttamento delle risorse, provocando un aumento di entropia che potrebbe portare a un punto di non ritorno.

Collegato al concetto di empatia c'è quello dei diritti degli animali. Infatti proviamo empatia anche verso di loro e sarebbe opportuno trattarli in modo più umano. Il concetto chiave è il seguente: tratta gli animali con lo stesso rispetto con cui vorresti essere trattato tu. Questa idea, secondo me, è genuinamente rivoluzionaria. Anche gli animali hanno dei diritti e nel futuro sarà considerata sempre più barbara l'usanza di nutrirsi della loro carne.

Infine, come racconto nel mio ultimo libro La terza rivoluzione industriale, grazie ad internet si potrà gestire il fabbisogno energetico di una società globale complessa e ricavare energia da fonti rinnovabili. Vorremmo poter trasformare 190 milioni di edifici europei in mini impianti di generazione, sfruttando risorse gratuite come sole, vento e calore geotermico e l’idrogeno come serbatoio. Sovvertire l’economia globale mettendo da parte i combustibili tradizionali come gas naturale e petrolio, dai maggiori costi e altamente inquinanti, è del tutto possibile. Sarà un cambiamento epocale, in particolar modo per me che ho quasi settant'anni, ma in questo mondo del futuro mi piacerebbe tanto vivere.

ABOUT / Jeremy Rifkin

Jeremy Rifkin (Denver, 26 gennaio 1945) è un economista, attivista e saggista statunitense. Laureato in Economia e affari internazionali, si è impegnato attivamente negli Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta per promuovere politiche governative responsabili nell'ambito della scienza, dell'ambiente e della tecnologia. Ha scritto numerosi libri, denunciando l'impatto che i cambiamenti scientifico-tecnologici hanno su economia, lavoro e società. È attivo anche in Europa come consigliere di statisti e capi di governo sulle questioni energetiche e ambientali. Tra i suoi libri: Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne (2001); La civiltà dell'empatia. La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi (2010) e La terza rivoluzione industriale. Come il potere laterale sta trasformando l'energia, l'economia e il mondo (2011).

Mairead Corrigan
La pacifista in marcia
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READ SOULTALE / La pace delle donne

Joanne, John, Andrew. Avevano otto, due e sei anni. Erano meravigliosi i miei nipoti. Joanne era intelligente, sveglia. John e Andrew due maschietti di Belfast vispi, sorridenti, sempre pronti ad accapigliarsi con qualche coetaneo, sempre lesti a fare la voce grossa.
Quel giorno l’auto arrivò da dietro l’angolo. Quando Betty venne da me e la notizia divise per sempre in due parti distinte la mia vita, pensai a un altro sporco ubriacone uscito malconcio da un pub già alle dieci di mattina. Dentro a quell’auto maledetta, che si portò via i miei nipoti, falciandoli come spighe di avena, c’era Danny Lennon, un nome come un altro a Belfast. Non potevo sapere, quel giorno, quando le ginocchia cedettero, le gambe andarono in frantumi e la vita rifluì lontano, come un onda di risacca dell’oceano, che Lennon era un membro dell’Ira. Guidava senza lucidità, i riflessi ottenebrati dalle ferite procurategli da un poliziotto britannico in uno scontro a fuoco.
Quelle pallottole, quella guerra strisciante come un serpente velenoso, che dagli anni sessanta si prese più di tremila vite irlandesi e inglesi, cattoliche e atee e protestanti, che continuò per trent’anni, si prese anche i miei nipoti.
Dovetti continuare, anzi, cominciare a camminare di nuovo.
E marciai.
Marciai per la pace con altre donne, bambini, uomini.
Eravamo diecimila persone in quella radiosa giornata di dolore e speranza.
Marciammo a Belfast, marciammo nel mondo, e continueremo a farlo, perché la pace, così come la vita, è donna e a noi spetta il compito di difenderla, nutrirla, da sempre e per sempre.

ABOUT / Mairead Corrigan

Mairead Corrigan, conosciuta anche come Mairead Corrigan-Maguire (Belfast, 27 gennaio 1944), è una pacifista nord-irlandese. In seguito alla tragica morte dei suoi tre nipoti, travolti da un’auto guidata da un militante dell’Ira ferito in uno scontro a fuoco con poliziotti inglesi, ha deciso insieme all’amica Betty Williams di dare vita a una petizione e una marcia per la pace, cui hanno partecipato diecimila persone, soprattutto donne, cattoliche e protestanti. Ha dedicato il resto della vita alla causa pacifista in Irlanda del Nord e in tutto il mondo. Ha vinto, insieme alla sua compagna Betty Williams, il premio Nobel per la pace nel 1976.

Jackson Pollock
Il pittore soprannominato Jack The Dripper
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READ SOULTALE / I disegni psicanalitici

Per fare un racconto ci vogliono frasi, parole, lettere. Ne bastano ventuno, di lettere.
Per fare un quadro ci vogliono i colori, ne bastano sette, di colori. Ma anche uno.
Per creare le cose belle, occorre poco.
Poi ci sono i pensieri, le visioni, le interpretazioni, le contaminazioni.
Queste cose ci sono e basta, non si possono creare.
Gli occhi scelgono cosa guardare e il cuore decide se ciò che vede esiste o muore.
Io non sono abituato a guardare le cose in un unico modo.
Non c'è un dritto o un rovescio, non c'è una linea che collega le lettere, i colori o i pensieri.
E non ci sono parole che possono raccontarmi. C’è quello che vedi.
Mi chiedo, anzi, vi chiedo se sia meglio una tavola apparecchiata: bianca, con una fila di piattini, caraffe e bicchieri di cristallo disposti come natura morta in un momento conviviale. Oppure una tavolozza sul pavimento, con forme geniali e colori mischiati: rosso fragola con giallo zafferano, verde pistacchio con marrone cioccolata, rosso color del vino con rosé d’annata.
Scene di spadaccini con forchette e coltello o soldatini in riga in attesa del comando?
Crach. Rumore. Silenzio. Buio.

ABOUT / Jackson Pollock

Paul Jackson Pollock (Cody, 28 gennaio 1912 – Long Island, 11 agosto 1956) è stato un pittore statunitense. Considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’Espressionismo astratto è il padre del dripping. Si è distaccato completamente dall'arte figurativa andando contro la tradizione di usare pennello e cavalletto. Per dipingere infatti utilizzava non solo la sua mano ma tutto il corpo. La rivista TIME iniziò così a soprannominarlo Jack the Dripper. È morto a 44 anni in un incidente stradale, ubriaco al volante della sua auto, in compagnia di due donne.

 

Janet Frame
La scrittrice salvata dalle parole
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READ SOULTALE / Il viaggio da allora ad adesso

Da giovane sono stata richiusa perché ero fuori. Fuori rispetto a una convenzione, a un canone di inclusione e di normalità.
Dopo la pubblicazione e la popolarità di Outsiders di Colin Wilson, essere out, fuori, era diventato in qualche modo prestigioso. Una situazione diversa da quella che avevo vissuto in Nuova Zelanda, dove il prestigio consisteva nell’essere dentro sebbene, quando si gode il prestigio di essere fuori, si è dentro il fuori.
Questa schizofrenia di spazi mi ha portato a creare, da adulta, la mia città degli specchi. Dentro quegli specchi io e me ci guardavamo, vicine come gemelle e lontane come orizzonti. Da piccola, tra un trasloco e l’altro da una povertà a una miseria, ho cercato un posto mio, segreto, il mio cerchio chiuso con me al centro. Ero sopraffatta da una deliziosa sensazione di scoperta, di gratitudine e di possesso.
Sapevo che quel posto era tutto mio. Miei il muschio, il ruscello, il ceppo e soprattutto la segretezza.

Il mio dentro, adesso, è una scrittura che mi parla e mi riflette, trovandomi al di fuori del tempo.
Il futuro si accumula come un peso sul passato. Il peso accumulato sui primi anni è facile da rimuovere, per consentire al tempo di rialzarsi elastico come fuscelli di erba schiacciata. Gli anni che seguono quelli dell’infanzia sono saldati al futuro, che grava come una pietra, e spesso il tempo che sta sotto non può ricominciare a crescere come l’erba. Giace scolorito in una nuova forma con quei fragili germogli esangui di un altro tempo, ignoto, avvinghiati gli uni agli altri sotto la pietra. L’incursione nel futuro è inevitabile quando si scrive un’autobiografia, soprattutto dopo che si è lasciata l’infanzia e il cerchio dell’essere riempie il tempo e lo spazio e la vita degli altri, ormai separati da noi e chiaramente visibili.

Il mio scrivere è un viaggiare da Allora ad Adesso, con diramazioni nel deserto circostante. Ma la forma vera, la prima forma, è sempre un cerchio formato solo per essere infranto e riformato, all’infinito.

ABOUT / Janet Frame

Janet Frame (Dunedin, 28 agosto 1924 – 29 gennaio 2004) è una scrittrice neozelandese. Timida, riservata e sensibile, subì una diagnosi di schizofrenia e fu internata per otto anni in manicomio dove fu sottoposta a numerosi trattamenti di elettro-shock. Fu poi salvata dalla lobotomizzazione grazie alla pubblicazione di alcuni suoi versi. Grata alle parole che raccontano il dolore vestendolo di suoni, continuò fino alla sua ultima ora leucemica a tessere il linguaggio in arazzi di rara bellezza. Fu autrice di poesie, di racconti e di tre romanzi autobiografici da uno dei quali è stato tratto il film Un angelo alla mia tavola di Jane Champion, vincitrice del premio speciale della giuria alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel 1990. È stata candidata due volte al premio Nobel per la letteratura.

Steve McCurry
Il fotografo che ha immortalato gli occhi del mondo
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READ SOULTALE / Ogni cosa è nuda

Ogni cosa è nuda. Ogni cosa, di fronte all’obbiettivo, perde la propria necessità di spazio e di silenzio.
La prossemica si lascia annientare. Un volto fa trasparire il punto da cui l’anima prende la parola. Un paesaggio rincorre la sua luce migliore per raccontare quanti passi lo hanno solcato.
Il segreto non è mai lontano in una fotografia.
Sta tutto qui, in questo delegare al tempo l’occasione unica e irripetibile di cogliere la vita inosservata e di tastarne le pieghe, senza l’uso comune dell’alfabeto. Una vita inosservata che è di fronte alla tua macchina fotografica, che non si può pianificare, ma soltanto catturare con l’intuizione e un pizzico di fortuna.
Il momento dello scatto non lo si cerca, avviene e basta.
E tu devi essere lì, pronto a riconoscerlo proprio quando la meraviglia ti invade gli occhi e l’ardore della scintilla ti accomuna allo scalatore e alla sua vetta. Intaccare un limite, andare oltre e arrivare.
Con il senso dell’approdo e della finitudine. Con il senso di quell’attimo che dentro di te possiede tutto il non detto, mentre i tuoi polmoni sono stretti nel respiro breve del polpastrello che preme un pulsante.
Nella tua testa c’è soltanto la voglia di superare il visibile, di offrire una lettura inaspettata di quanto ti circonda, senza viverla come un tributo da lasciare sulla strada dei giorni o un debito da saldare con l’importanza della memoria.
No, la fotografia è sempre qualcosa d’altro, qualcosa al di là di quello di cui tu hai bisogno.
Non crea nulla di nuovo, però ha il dono di riproporre la realtà in maniera diversamente percettibile.
La fotografia risponde sempre a una propria coscienza e a una propria sensibilità.
Sta a te decidere se abbandonarti o meno alla sua voce.
Sta soltanto a te, crederci.

ABOUT / Steve McCurry

Steve McCurry (Pennsylvania, 24 febbraio 1950) è un fotoreporter statunitense. Dopo una piccola parentesi in un giornale locale, inizia la sua carriera da fotografo freelance, viaggiando attraverso i Paesi del Medio Oriente. Lo si ricorda per la famosa copertina del National Geographic Magazine pubblicata nel 1985, ritraente il volto magnetico di un’anonima ragazza afgana. Da sempre guidato da una curiosità innata e dal senso di meraviglia circa il mondo e tutti coloro che lo abitano, con i suoi numerosissimi riconoscimenti a livello internazionale, McCurry ci dimostra la sua straordinaria capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare storie di esperienza umana.

Giorgio Perlasca
Il commerciante che non distolse lo sguardo
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READ SOULTALE / Cos'altro si poteva fare?

La gioventù è l’età della lotta. Quando si è ragazzi si vuole battersi per qualcosa, ci si aggrappa a dei valori, si cercano dei condottieri dietro ai quali marciare. Il partito fascista ci aveva dato tutto questo, una bandiera e un uomo di potere sotto i quali schierarci. 

Ma il nazismo era tutta un’altra cosa. Quando cominciarono le deportazioni anche in Italia, compresi che i condottieri possono essere comprati. Ero in Jugoslavia quando, nel 1943, rifiutai di aderire alla Repubblica di Salò e diventai un ricercato. Trovai asilo nell’ambasciata spagnola. Là, siccome da ragazzo avevo combattuto volontario per i franchisti, mi conferirono una cittadinanza e un passaporto fittizi. Divenni così Jorge Perlasca. Conobbi Sanz Briz, ambasciatore spagnolo di Budapest, impegnato insieme ai diplomatici di altre nazioni, a contrastare le deportazioni degli ebrei ungheresi con il rilascio di salvacondotti. Lavorai al suo fianco fino al 1944, quando le Croci Frecciate presero il potere in Ungheria. Sanz Briz lasciò il paese per non riconoscere il governo filonazista. Sembrava che fosse tutto finito. 

Eppure, se c’era una cosa che avevo imparato in tutti quegli anni, era che gli uomini di potere diventano tali non perché ne hanno le qualità, ma perché abbastanza gente ci crede. Io non ero un uomo di potere, ma sapevo come diventarlo. 

Falsificai dei documenti che mi attestavano come “facente funzioni” dell’ambasciatore Sanz Briz. Cosa che mi dava la possibilità di continuare a firmare salvacondotti per gli ebrei. Certamente era tutto falso. Se mi avessero scoperto mi avrebbero fucilato. Ma che altro potevo fare? La vita ci pone di fronte a delle scelte cui non possiamo sottrarci. Paura o non paura, il punto è fare la cosa giusta, nonostante il terrore schiacciante. Per la mia coscienza nessun peso sarebbe stato più opprimente delle migliaia di vite che avrei potuto salvare. Se dovevo morire, pazienza. Almeno, finché non mi avessero stanato, avrei salvato tutti quelli che potevo.

Per qualche insperata benedizione, non mi scoprirono mai.

ABOUT / Giorgio Perlasca

Giorgio Perlasca (Como, 31 gennaio 1910 – Padova, 15 agosto 1992) è stato un funzionario e commerciante italiano. Aderì al Partito Fascista e prese parte, come volontario, prima alla guerra d'Etiopia e poi alla guerra civile di Spagna, nel Corpo Truppe Volontarie a fianco dei nazionalisti del generale Francisco Franco. Al principio della seconda guerra mondiale, Perlasca si ritrovò a lavorare in Jugoslavia e, dal 1942, in Ungheria in qualità di agente per una ditta di Trieste. E proprio qui, nell'inverno del 1944, fingendosi console spagnolo, salvò la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi, strappandoli alla deportazione e all'Olocausto. La vicenda non ebbe alcuna attenzione per molto tempo finché, nel 1987, alcuni Ebrei ungheresi residenti in Israele lo rintracciarono, divulgando la sua storia di coraggio e solidarietà. È stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni.

Wisława Szymborska
La poetessa che scriveva per gratitudine
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READ SOULTALE / Chiedo scusa al cosmo

Fui anche comunista. Ebbi pure questa “vergogna”, oltre a quella di essere poeta: tra le più dolci della vita. A casa mia tenevo un mucchio di libri, tanti di cucina: mi piaceva far versi, come zuppe di rapa e cavolfiori… Mi hanno dato persino il Nobel per la letteratura: pensa che roba, alla mia età, sfoggiarlo con le mie amiche del ricamo!

Ero polacca – quando fummo invasi dai nazisti, eppure arrivai a vedere il secolo XXI: questo qui! In mezzo son successe tante cose, tra belle e brutte: tutte necessarie a capire, o anche no, dove mai vogliamo andare…

La vita mi è piaciuta proprio tanto, per la sua tenerezza così prodiga di sorrisi: spero d’esserle assomigliata e di averne lasciata qualche traccia nei versi. Ho sempre scritto per gratitudine – ecco chi sono: Wisława Szymborska!

Mi sono sempre chiesta come suoni la poesia in altra lingua – la mia, parrebbe, bene: la capiscono tutti, o quasi. Questo potrebbe non andare a mio merito, per alcuni: a me basta che mi comprenda la mia gente, il mio tempo – forse. Ma poi, che cos’è mai il tempo di fronte ad una eternità o all’attimo presente (è uguale)? Io non lo so, però lo sento

Bene, è ora di andare: è stato bello conoscervi, tornate a trovarmi – sapete, ormai, dove abito: ovunque… Scherzo!

ABOUT / Wisława Szymborska

Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 - Cracovia, 1 febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca. Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmente considerata la più importante degli ultimi anni. In Polonia, i suoi volumi raggiungono cifre di vendita che rivaleggiano con quelle dei più notevoli autori di prosa, nonostante la Szymborska abbia ironicamente osservato, nel componimento intitolato Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

Bertrand Russell
Il filosofo creativo e razionale
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READ SOULTALE / La conquista della felicità

Io non sono nato felice. Io, da piccolo, la mia unica gioia era la matematica. A cinque anni mi dissi che, se dovevo vivere fino ai settanta, avevo sopportato soltanto, fino a quel momento, la quattordicesima parte di tutta la mia vita e il tedio che intravedevo, su un cammino così lungo, lo giudicai insopportabile. Durante l'adolescenza pensavo anche al suicidio, proposito tenuto a freno dal desiderio di approfondire la conoscenza della matematica.

Quindi, credetemi, io, da piccolo, la mia unica gioia era la matematica. Non possiede soltanto la verità, ma anche la bellezza suprema, una bellezza fredda e austera, come quella della scultura. A quindici anni ho iniziato ad appassionarmi anche di filosofia e così l'ho studiata, insieme alla logica, all'università di Cambridge. Sono stato persino un pacifista convinto e, allo scoppio della prima guerra mondiale, le mie idee, raccolte nel 1916 nei Principi di riforma sociale, mi sono costate l'allontanamento dall'insegnamento e la rottura del contratto con il Trinity College. Poi, sempre a causa di un articolo pacifista scritto nel 1918, sono stato sei mesi in carcere dove ho scritto l'Introduzione alla filosofia matematica.

Ma non mi pento di niente. Non si possono cambiare le proprie idee, sono nostre, sono forse l’unica cosa che ci appartiene veramente e completamente. Ho prodotto testi divulgativi su fisica, etica e pedagogia, con la mia seconda moglie ho fondato la scuola sperimentale per bambini e bambine di Beacon Hill, mi sono salvato a nuoto da un incidente aereo, ho scritto un'autobiografia in tre volumi, mi sono occupato di morale e di etica, ho preso posizione contro le armi nucleari e contro la guerra degli USA in Vietnam e sono stato premio Nobel per la letteratura. Sono tante le cose che ho fatto e lunga è stata la mia vita, ma in fondo sono sempre stato convinto di essere solo un uomo.

Tre passioni, semplici ma irresistibili, mi hanno guidato: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente compassione per le sofferenze dell’umanità.
Sono stato quindi solo, e semplicemente, un uomo.

ABOUT / Bertrand Russell

Bertrand Arthur William Russell, III conte Russell di Bedford (Trellech, 18 maggio 1872 – Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970) è stato un filosofo, logico, matematico, attivista e saggista gallese. Autorevole esponente del movimento pacifista, è generalmente considerato uno dei fondatori della filosofia analitica. Fu maestro di Ludwig Wittgenstein tra il 1911 e il 1914 e lo aiutò a trovare un editore per la pubblicazione del Tractatus logico-philosophicus, oltre a garantirgli un incarico all'università di Cambridge. Morto per una bronchite acuta a quasi 98 anni, come da sua volontà, non fu celebrato alcun funerale e le sue ceneri furono disperse sulle colline del Galles.

Gertrude Stein
La scrittrice amica degli artisti
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READ SOULTALE / Per mia fortuna sono nata marito

Eravamo arrivate a Fiesole da pochi giorni. Quell'anno avevo deciso di portare la mia Alice in villeggiatura lì. Amavamo la Toscana e le sue terre incontaminate. Avevo deciso anche che sarebbe stato un soggiorno che la mia Alice non avrebbe più dimenticato. E, nei giorni precedenti la partenza, pensavo in maniera ossessiva a quel momento. Lo immaginavo e lo declamavo nella mia testa, ritmicamente. Come la più bella poesia che avessi ricevuto in dono.

Ci stavamo dirigendo verso Settignano, facendo una lunga camminata. Di quelle che ci piacevano tanto. Faceva un gran caldo e fu allora, senza fiato e con i sandali in mano, che chiesi alla mia Alice di sposarmi. Sì, di essere mia moglie, di prendersi cura di me con fedeltà e tenerezza. Di condividere la vita di tutti i giorni, le avversità e i successi, le passioni e le scelte. Poi, tirai fuori dalla tasca della camicia un anello che avevo comprato a Parigi. Era grande, con rosette di brillanti, spesso e sporgente. Lo avevo cercato proprio di quella fattura, così gli uomini che le avrebbero fatto il baciamano non avrebbero potuto sfiorarle la pelle con le labbra. Lo tirai fuori, sulla strada sterrata, e glielo infilai al dito. La mia Alice mi guardava con insolita tenerezza. Era così emozionata e sconvolta che scoppiò a piangere e seguitò a farlo per tre lunghi giorni.

Era il 1910. Quella mattina ci giurammo fedeltà eterna. E tutti, da quel preciso istante, avrebbero saputo che sono una donna felice di essere nata marito.

ABOUT / Gertrude Stein

Gertrude Stein (Allegheny, 3 febbraio 1874 – Neuilly-sur-Sein, 27 luglio 1946) è stata una scrittrice e poetessa  statunitense. È famosa per aver contribuito a dare un forte impulso allo sviluppo dell'arte moderna e alla letteratura modernista con la sua attività. Musa della Lost Generation e intellighenzia americana di Parigi, amava definirsi “grassa e baffuta come un caporale degli alpini”. Orgogliosamente lesbica e genuinamente incline al tradimento, la sua relazione matrimoniale con Alice Toklas è una delle più celebri della storia LGTB.

Mark Elliott Zuckerberg
Il re dei social network
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READ SOULTALE / Ti piace? Condividi

Mark Elliott Zuckerberg (White Plains, 14 maggio 1984) è un dirigente d'azienda e un imprenditore statunitense, fondatore di Facebook.

Volendo ci si potrebbe fermare qui. Dirigente d'azienda. Imprenditore. Fondatore di Facebook.
Inutile dire quanto possa cambiare la vita Facebook: cambia la vostra, figuriamoci quanto abbia potuto cambiare la mia. Tutti dovrebbero provare a cambiare la propria vita. Cercare idee o farsi trovare dalle idee che vanno a stanare le persone mentre sono sole nella loro stanza o distrutte davanti alla specchiera del bagno o davanti a una birra al bar. Quando sono al cinema o camminano su un marciapiede.

Io, a dire la verità, avevo solo pensato di farmi notare dai circoli studenteschi. Volevo solo fare qualcosa di figo e gettare sul web la vita sociale dell'università. Insomma, volevo che la gente dicesse: sì, questo mi piace! Volevo che le persone vedessero qualcosa di un loro compagno di università e dicessero: sì, vero, scèralo! Volevo che le feste diventassero più grandi e, chi non fosse stato presente, avesse comunque la possibilità di vedere e di commentare. Volevo che la gente si conoscesse, volevo che delle ragazze, a essere sinceri, si sapesse la situazione sentimentale. Diamine, questa sì che è una cosa che smuove.

Volevo gente che conoscesse altra gente per conoscerne altra ancora. Sapere tutto degli altri. Avere un sacco di amici. Amici per come li intendo io, amici per quello che poteva passarmi per la testa. E poi amici per quello che significa oggi nella nuova accezione e nel suo significato più ampio. Le idee fanno crescere anche i vocabolari. Ne avete una? Perché non la condividete anche su Facebook? Magari funziona. Può essere un'idea? Vi piace?

ABOUT / Mark Elliott Zuckerberg
Creative Commons. Author: Guillaume Paumier, CC-BY.

Mark Elliott Zuckerberg (White Plains, 14 maggio 1984) è un informatico, programmatore e imprenditore statunitense, co-fondatore di Facebook. Nel 2008 la rivista statunitense Forbes lo ha nominato il più giovane miliardario al mondo. Nel 2011 aveva un patrimonio netto di 17,5 miliardi di dollari, sceso a 10,2 miliardi nel 2012 a causa del crollo in borsa di Facebook di cui possiede il 24% delle azioni. Voi non sapete molto di lui? Lui, in un certo senso, sa tutto di voi.

Violeta Parra
L'artista del folclore vivo
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READ SOULTALE / Il mio grazie alla vita

Poi un rumore sordo, il 5 febbraio.
Me fui a los cielos.

Assieme a quella chitarra e alla lavagna di lui. Ancora fermo immagine davanti ai miei occhi. Mi imprigionano chitarre e lavagne e poi banchi e bicchieri rotti, insieme all’alcol che sfuma i contorni. Ma i ricordi rimangono impressi.
E allora cresco nella terra del campo, con i miei amori e i miei figli, un po’ confusa, ma con coraggio guardo avanti.
Riscatto il mio primo personaggio con le canzoni e la pittura. Il folclore cileno è la mia linfa, il colore vivo dei miei quadri che sembrano muoversi e parlare. Ritraggo il mio paese perché è quanto ho di più caro. Mi appassiono e lucho. Con coraggio espongo al Louvre per comunicare il mio dissenso, per far sì che le mie parole, così semplici, si accompagnino a immagini e tutti possano sentirle.
Sotto la mia tenda oggi restano tutte le voci e i passi battuti su quella terra chiara, a ritmo di danza popolare, e i giorni passati in compagnia di quei pochi amici fedeli.
Nella mia barca di amori e in quei giardini umani scorgo ancora il mio paese.

Gracias a la vida que me ha dado tanto.

ABOUT / Violeta Parra

Violeta del Carmen Parra Sandoval (San Carlos, 4 ottobre 1917 – Santiago del Cile, 5 febbraio 1967) è stata una cantautrice, poetessa e pittrice cilena. Figlia di un professore di musica, dopo un’infanzia tormentata iniziò a ricercare le tradizioni popolari del suo paese. La cambiò profondamente l’incontro con colui che diventerà l’amore della sua vita, il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favré. Espose al Louvre e al ritorno da Parigi installò una grande tenda. Ne avrebbe voluto fare un centro culturale cileno ma l’idea non incontrò l’interesse della collettività. Sofferente ormai da anni per una grave forma di depressione, si lasciò andare alla morte, mettendo lei stessa fine alla sua vita. Numerose le interpretazioni del suo testamento spirituale Gracias a la vida.

Bob Marley
L'artista che cantò l'emancipazione
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READ SOULTALE / Get up stand up, get up for your rights!

Mio padre era bianco, mia madre era nera. Per questo sono chiamato mezzosangue. Non permettere che ti addestrino alla disuguaglianza. Sto lavorando perché la musica reggae e la filosofia rasta si diffondano sempre più nel mondo, nel sistema, nella società e in quella Babilonia dove fare soldi è diventato una religione. Ascoltami con attenzione. I soldi non sono importanti. Quello che è importante è Dio, è il cielo e la terra, è il sole e la luna, la natura, l’amore e la vita. Guarda bene i soldi. Non ti rendi conto che sono solo un banale pezzo di carta che ti condiziona l'esistenza e che ti rende schiavo? Devi essere libero, basta così poco per essere felici. 

Ricordati sempre che, anche se oggi vivi alla grande, domani sarai sepolto in una cassa. 

Evita l’odio, il male e la gelosia. Non seppellire le tue idee, trasformale in realtà. La maggior parte della gente pensa che il bene scenderà dal cielo e, portando via ogni cosa, renderà tutti appagati e contenti. 

Se tu capissi veramente, in profondità, quanto vale la vita ed essere vivi, ti prenderesti finalmente cura di te stesso e non aspetteresti che la felicità ti cada addosso dal cielo.

Ci sono così tanti problemi ora nel mondo e parecchi uomini decidono di salpare sulla rotta di viaggi egoistici, vivendo come se fossero seduti sopra una bomba inesplosa. La Vita forse non conta niente per loro. E per te? 

Apri gli occhi e guardati intorno, sei soddisfatto della vita che stai facendo? Se la risposta è no, cambiala. 

Il Cambiamento è nelle tue mani e don’t worry about the things, ‘cause every little thing is gonna be alright.

ABOUT / Bob Marley

Robert Nesta Marley, detto Bob (Nine Mile, 6 febbraio 1945 – Miami, 11 maggio 1981), è stato un cantautore, chitarrista e attivista giamaicano. Figlio di una giamaicana e di un inglese, da giovane fu vittima di pregiudizi razziali e affrontò la questione della propria identità durante tutta la vita. Ha avuto il merito di portare alla ribalta planetaria il reggae, genere musicale nato dal miscuglio tra ska (originario dell’isola caraibica) e musica africana. L'aspetto politico della sua vita è stato molto più importante di quello artistico, consacrandolo a leader carismatico. Nel 1978 gli fu assegnata, a nome di 500 milioni di africani, la medaglia di pace dalle Nazioni Unite. Alla morte ricevette i funerali di stato in Giamaica e, un mese dopo, gli fu conferito l'Ordine di Merito della Giamaica (Jamaica Order Of Merit), la terza più grande onorificienza della nazione.

Leonard Matlovich
Il gay veterano del Vietnam
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READ SOULTALE / Il soldato che sfidò l'esercito

Non sono le ferite, quelle causate dalle schegge di mortaio dei VietCong, ricucite alla meno peggio in un ospedale da campo nella giungla, che mi procurano dolore. Quelle al massimo prudono, come prude tutto il mio corpo da quando l’AIDS si è fatta più cattiva, più forte dentro di me. E non fanno male gli amori naufragati, la nostalgia dei corpi, le ansie per le emozioni che ancora non sono nate.

A distanza di anni fa male quel licenziamento. Dopo dodici, dico dodici anni di onorato servizio nell’esercito, una bronze star e un purple hearth, l’Air Force mi ha licenziato perché sono gay. Non deve essergli piaciuta la copertina del Times. Io con la divisa, ordinato, i baffi tagliati di fresco, insomma la mia faccia con su scritto sono gay. Che colpo che dev’essergli preso a quelli lì. Eppure sono ancora vivo, dimostro ogni giorno che gay non vuol dire essere malato, ma vuol dire essere uomo, cittadino e soldato del proprio paese. È una cosa che riguarda me e me soltanto, e anche se non mi riammetteranno mai nelle fila dell’aviazione, so che devo andare avanti, per me e per tutti gli altri veterani che non hanno avuto l’occasione o il coraggio di dichiarare d’essere gay.

Arriverà un giorno in cui sarà possibile servire il proprio paese e amare una persona del tuo stesso sesso, ne sono sicuro. Fino a quel giorno andrò avanti, a testa bassa, manifestando, sostenendo amici e sconosciuti nella loro battaglia per i diritti di uomini e donne, omosessuali e lesbiche, e anche per i diritti a cure mediche e farmaci che ci vengono preclusi. So che un giorno l’Aids mi scaverà una fossa, ma fino all’ultimo combatterò. Dopotutto sono e sarò sempre un soldato.

ABOUT / Leonard Matlovich

Leonard P. Matlovich (Savannah, 6 luglio 1943 – West Hollywood, 22 giugno 1988) è stato un attivista e militare statunitense. Dopo aver servito per dodici anni nell’aviazione con i gradi di sergente, aver ottenuto diverse onorificenze ed essere stato ferito in battaglia, venne licenziato perché gay. Nella sua battaglia per rimanere nell’esercito finì sulla copertina del Times, diventando il primo gay dichiarato ad apparire sulla famosa pagina del magazine americano. Nonostante l’Aids, Matlovich continuò a combattere per i diritti delle persone della comunità LGBT fino a sei settimane prima della morte, quando tenne l'ultimo discorso pubblico. È stato sepolto, con gli onori militari, al cimitero del Congresso degli Stati Uniti.

Bethany Hamilton
La surfista che aggredisce e accarezza le onde
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READ SOULTALE / Sapone e sale

Ho fatto un sogno.
Sono sott’acqua e posso respirare.
Sono leggera, a mio agio come un pesce, ma mi muovo in verticale.
Vado su e giù.
Scendo, tocco il fondo e poi spingo con forza verso l’alto, perforando l’acqua tiepida che mi avvolge, senza trattenermi, e mi tiene al caldo, come una morbida coperta.
Scendo e risalgo, armonicamente e senza sforzo.
Una volta raggiunta la superficie spalanco gli occhi guardando il sole. Mi si annebbia la vista e, d’un tratto, inizio a salire e scendere attraversando l’aria.
Sono leggera, a mio agio come un uccello, ma ancora mi muovo in verticale. 

Stamattina è stato il sole caldo a svegliarmi e ha accarezzato la mia pelle liscia che profuma di sale. Di sapone e sale. Ha sfiorato, lentamente, ogni centimetro del mio corpo, fino ad arrivare a toccare quella cicatrice che, ormai, non fa più paura perché fa parte di me.
Provo l’istinto di spingere verso l’alto tutti i giorni. Non solo nel sonno. Salto, quando mi va, non mi trattengo. Faccio esplodere l’energia nella solitudine della mia casa, mentre cammino per strada e quando sono sulla tavola da surf. Aggredisco le onde, accetto la loro sfida.

Questa mattina, all’alba, ho saltato, poi ho aperto la porta con un gesto deciso affinché il profumo del mare mi potesse travolgere e stordire con uno schiaffo d’amore. Ho riconosciuto quel profumo e l’ho confuso con il mio. Ho osservato i salti delle onde, ho socchiuso gli occhi e ringraziato Dio.
Sono una persona felice.

ABOUT / Bethany Hamilton

Bethany Hamilton (Lihue, Hawaii, 8 febbraio 1990) è una surfista statunitense. È sopravvissuta all’attacco di uno squalo, ma ha perso un braccio. Grazie a una grande forza di volontà e a una profonda fede in Dio, è riuscita a tornare sulla tavola da surf e a diventare, in breve tempo, surfista professionista. Nel 2004, ha vinto l'ESPY Award nella categoria Best Comeback Athlete. La tavola che stava usando il giorno dell'incidente è conservata al California Surf Museum.

Beppino Englaro
Il padre che ha lottato per la dignità della figlia
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READ SOULTALE / Non a me

Di quel dolore che avrebbe dovuto distruggere il mio cuore e la mia ragione, ho fatto la mia forza. Ho iniziato il mio cammino armato di quel nero pece che veste le tue ossa e fiacca il senso del tuo essere padre, perché questo accade quando tua figlia smette di esistere. A volte è stata commozione immensa, spesso è stata battaglia atroce. Le fila dell’ipocrisia sono ingrassate da tanti volti senza espressione, cuori senza sostanza, anime scarne senza il rosso vivo dei graffi dell’esperienza. La mia forma d’amore è sconosciuta a molti. Ma, se guardo negli occhi di chi ha amato con forza le proprie creature, trovo risposta e assenso, tacito o gridato che sia. E, seppur da solo in questo cammino così straziante, sono arrivato là dove mia figlia mi indicò di andare quando il suo volto era ancora presente a se stesso. Quando quella che lei viveva era la vita in cui tutti siamo fratelli. Ho amato la mia Eluana più di quanto possano raccontare le mille interviste che hanno documentato il mio percorso, spesso ostacolato con una perseveranza miserabile e fortissima.

Ora la mano di mia moglie Saturna stringe la mia, mentre l’altra si tende con forza verso la nostra bambina. Con passo lento e deciso supero i diciassette anni che hanno separato la mia Eluana dalla sua fame di libertà, spezzo le sbarre di quella gabbia snaturata e crudele. Poi, la lascio andare. Rispondo alla sua chiamata, a quel non a me pronunciato vent’anni fa, quando con i suoi occhi luminosi e presenti vide la morte prendere un amico e trascinarlo fino alla linea di confine con la vita, là dove lo abbandonò perché scivolasse lentamente nel nulla. Penso a mia figlia e alla fine di questo percorso, condotto senza fermarmi mai. E finalmente piango. Piango mille lacrime di sollievo, di amarezza, di dolore sanato e pronto a trasformarsi in risposta.

La risposta a tutto quello che c’è stato, il nuovo sole, sorto all’alba della fine di questa guerra, la più lunga di tutta la mia vita.

ABOUT / Beppino Englaro

Beppino Englaro (Paluzza 1941) è stato il padre di Eluana Englaro, vittima di un incidente stradale che l'ha costretta a 17 anni di stato vegetativo. Instancabile nella sua battaglia per tutelare la dignità della figlia, non ha smesso di lottare nemmeno quando la moglie Saturna si ammalò di cancro. Una vita difficile per un uomo dotato di incredibile determinazione, spinto dalla forza del suo essere padre e guidato da una dignitosa forma di amore, estremamente rara. Ha dichiarato di amare molto sciare e che, dai mille e mille chilometri che ha macinato girando l’Italia per le sue battaglie, è riuscito a ricavare dei momenti di profonda riflessione, chiuso nella sua macchina con il freddo nel cuore e il fuoco nell’anima. Dopo interminabili processi giudiziari, Beppino Englaro ottenne, nel 2009, l'interruzione dell'alimentazione artificiale che teneva in vita il corpo della figlia.

Epicuro
Il filosofo della felicità e del piacere umano
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READ SOULTALE / La pienezza del presente

La luce che entra dalla finestra invade la stanza. Al di là della luce si intravede il giardino. Ma la luce mi riempie gli occhi. Pervade, inonda, allaga. Tendo le dita a sfiorare il legno del ripiano accanto. Quante volte ho compiuto questo gesto nella vita? Quante volte, nel corso degli anni in cui queste dita hanno cambiato forma, si sono riempite di pieghe, si sono accartocciate, distese, rinchiuse, protette? Ho sempre lasciato che fosse importante, come lo è in questo momento? Il pensiero mi fa sorridere.

È qui, non altrove. Qui, in questa stanza, la punta delle mie dita secche è a contatto con i nodi di questo legno. Io sono qui, sdraiato, mentre il mio corpo, invaso dalla luce, è teso alla percezione della punta delle dita. Sui millimetri della mia pelle si disegna il ruvido sfregare del legno, delle sue imperfezioni, della sua brusca e grezza consistenza. È un incontro, è una scoperta.

È adesso, non prima, non dopo. È ora, proprio ora. Proprio quest’istante in cui le mie dita si sporgono attraverso gli spessi e densi strati d’aria luminosa per conoscere, forse per la decima, la millesima, la milionesima, ma di nuovo per la prima volta, lo stupore della pelle contro il legno.

La luce entra. Attraversa l’aria e gonfia il respiro della camera, in quest’ora quieta e pacata in cui posso ascoltare il silenzio. L’aria non fa rumore, le mie dita nemmeno. Lascio che la luce, il legno, il silenzio mi pervadano. Lascio che la tenue pace dell’ora e del qui mi appaghino. Non ho timore. Mi sono concesso la libertà di scegliere di vivere, ogni istante, in ogni istante. Mi sono concesso di abbattere la paura a colpi di intensità. Inspiro. Espiro. La luce galleggia. Il silenzio bisbiglia. Le mia dita si arrestano. L’istante dell’inizio del nulla avrà altrettanto valore di tutti i precedenti.

ABOUT / Epicuro

Epicuro (Samo, 10 febbraio 341 a. C - Atene, 271 a. C.) è stato un filosofo greco antico. Vissuto a cavallo tra il III e il II secolo a. C., fu il primo grande pensatore a spostare la riflessione filosofica dalla speculazione sulla finalità e il senso del cosmo e dell’uomo al principio etico del diritto e dovere filosofico alla felicità e al piacere umani. Fu il fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell'età ellenistica e romana, l'epicureismo, che si diffuse dal IV secolo d. C. fino al II d. C.

Mary Quant
La sacerdotessa della moda anni '60
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READ SOULTALE / La libertà in una minigonna

In fondo tutto durante gli anni Sessanta significava rivoluzione. Ci preparavamo a bombardare le fondamenta di quello che non era concesso, volevamo urlare contro le gerarchie costituite, volevamo sentirci giovani e volevamo farlo senza procedure codificate. Accorciare le gonne non è stata che una diretta conseguenza a questa voce strozzata che diceva: “Guardatemi, io sono e posso quello che voglio”.
E allora ZAC e tutto cambia. Una risposta naturale a un bisogno di evasione portato all'estremo, una specie di codice che significava libertà, ma anche tolleranza e democrazia. Insomma, per la prima volta, la storia ha sentito distintamente una voce giovane rivendicare qualcosa che altro non era che un bisogno di farsi sentire, di farsi sentire come uomo, come donna, come persona. E poi diciamolo, eravamo in una Londra frizzante che aspettava solo di essere rivestita, scoperta e finalmente liberata da stecche, pizzi e merletti. La verità è che la minigonna non l'ho inventata io ma è stata creata dalla voglia di libertà delle ragazze che l'hanno indossata.

ABOUT / Mary Quant

Mary Quant (Blackheart, 11 febbraio 1934) è una stilista inglese nota per aver inventato la minigonna. Nasce in un sobborgo londinese da una coppia di insegnati gallesi e frequenta il Goldsmith College ma, a sedici anni, scappa di casa per intraprendere la carriera di stilista. Conosce Alexander Plunket Greene, suo futuro marito, col quale vive la boheme della metropoli d'oltremanica. Nel 1955 apre la sua prima boutique che inizialmente diverte e poi conquista il pubblico della Londra anni '60. Icona di quel periodo storico, Mary Quant si rivela anche abile imprenditrice, diventando famosa pure negli Stati Uniti e ricevendo nel 1966 l'onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica.

Charles Darwin
Il naturalista dell'origine della specie
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READ SOULTALE / Un inconfessabile assassinio

Forse qualcuno avrà letto la lettera che mandai al dottor Hooker nel gennaio del 1844. Hooker era stato aiuto chirurgo sulla nave Erebus e botanico della spedizione antartica guidata da James Clark Ross. Il fatto che abbia preso parte a quella spedizione non è di per sé rilevante, ma è probabile che abbia riconosciuto in lui, all’epoca, un medesimo desiderio di indagare i confini del mondo che fino ad allora erano stati tracciati nella mappa delle nostre conoscenze. Una mappa che appariva immutabile, in cui gli esseri umani e viventi comparivano come pedine, governata da leggi altrettanto stabili, eternamente fissate nella loro determinazione imperscrutabile.

Il mio viaggio sul Beagle comandato dal capitano Fitz Roy risaliva a qualche anno prima. Partii nel 1831 e niente mi avrebbe fatto immaginare ciò che avrei intuito. Un fardello che, al ritorno, divenne sempre più grave e sempre più entusiasmante. Ero divorato dalla necessità di riannodare i fili di una trama che andava dipanandosi sotto i miei occhi, mano a mano che raccoglievo prove e leggevo, consumando le mie ore e la mia salute. La chiave inconfessabile di un mistero che nessuno fino a quel momento aveva indagato emergeva con una scintillante chiarezza, che Dio sembrava aver nascosto proprio all’interno del quadro della Creazione. Il Creato, nella sua evoluzione, è indipendente dalla volontà del Creatore. Ed è così che scrissi al dottor Hooker: Ho letto pile di libri di orticoltura e agricoltura e non mai cessato di raccogliere fatti. Infine è giunto qualche barlume di luce e sono quasi convinto, in totale contrasto con la mia opinione iniziale, che le specie non sono (è come confessare un assassinio) immutabili.

Potrete mai concedermi la grazia di avervi rivelato la vostra indipendenza?

ABOUT / Charles Darwin
Public domain.

Charles Robert Darwin (Shrewsbury, 12 febbraio 1809 – Londra, 19 aprile 1882) è stato un naturalista e geologo britannico, celebre per aver formulato la teoria dell'evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale agente sulla variabilità dei caratteri ereditari e della loro diversificazione e moltiplicazione per discendenza da un antenato comune. Pubblicò la sua teoria nel libro L'origine della specie (1859), che è il suo lavoro più noto. Raccolse molti dei dati su cui basò la sua teoria durante un viaggio intorno al mondo sulla nave HMS Beagle e, in particolare, durante la sua sosta alle isole Galápagos.

David Kato
L'attivista per i diritti LGTB in Uganda
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READ SOULTALE / La bellezza delle differenze

Chi sono? Guardandomi allo specchio non trovo una risposta precisa. So però chi sono gli invisibili, persone che restano nell’ombra. Costrette a farlo. Sono coloro che questa società cieca e bieca fa finta di non vedere.
E se li vede, li ammazza.
Non sono mai stato amante delle classificazioni e non mi piace nemmeno pensare di poter essere in grado di etichettare le persone. Cosa sono un trans, un omosessuale o un bisessuale? Persone. Ecco, cosa sono. Questa è l’unica etichetta che potrei appiccicargli in fronte. A loro come al resto della popolazione mondiale.

Qualche giorno fa ho conosciuto Dembe, un omosessuale di 24 anni. Il suo nome significa pace, eppure lui, come uomo, di pace ne ha conosciuta poca. Mi ha raccontato del giorno in cui ha visto per l’ultima volta sua madre, il giorno in cui ha rivelato quale fosse la sua vera natura. Le risposte sono state tre: il silenzio, una valigia e una porta in faccia. In poco tempo si è sparsa la voce. L’hanno picchiato, massacrato, quasi ucciso. Solo perché ha rivelato di essere diverso. Ma diverso da chi?

Amo l’Uganda, mia terra natale, ma odio l’odio e detesto chi sa odiare. Chi si elegge a custode dell’unica verità possibile e la impone sugli altri. La bellezza del mondo sta nella diversità. E nella libertà. Mi piacciono le foglie che oscillano al vento, i bambini che corrono e le persone che possono essere esattamente come vogliono.
Ciò che chiedo a questo paese è di comprendere che non c’è niente di vergognoso nel concedere a una persona di cambiare se stessa o a due persone dello stesso sesso di amarsi. Io lotterò, urlerò con tutto il fiato che ho in gola per difenderli. Potrete anche cucirmi le labbra o uccidermi, ma l’eco delle mie parole lo sentirete per sempre.

ABOUT / David Kato

David Kato Kinsule (Nakawala, 15 febbraio 1964 – Bukusa, 26 gennaio 2011) è stato un insegnante e attivista ugandese, considerato uno dei padri del movimento LGBT in Uganda. Nell’ottobre 2010 alcune sue immagini sono state pubblicate dal tabloid ugandese Rolling Stone che lo dichiarava omosessuale e ne chiedeva l’esecuzione. Il 26 gennaio 2011 è stato assassinato.

Eve Ensler
La drammaturga della lotta contro gli abusi
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READ SOULTALE / Omaggio alla vagina

Vagina, vagina, vagina. Fa paura pronunciare la parola vagina. All'inizio hai l'impressione di sfondare un muro invisibile. Ti senti a disagio. Dopo che l'hai detta per la centesima, millesima volta, ti viene in mente che è la  tua  parola, il  tuo  corpo, la  tua  parte più essenziale. All'improvviso ti rendi conto che la vergogna e l'imbarazzo che provavi a pronunciarla, miravano a mettere a tacere il tuo desiderio e a farti sentire in colpa perché sei nata donna, perché provi pulsioni, passioni, voglie. Ho la vagina, amo la mia vagina, sono la mia vagina. 

Non è colpa mia se sono stata violentata. Non è colpa della mia vagina se sono stata violentata. 

Non è colpa mia se una sera, al buio, mi sono svegliata perché ho sentito delle mani toccarmi, delle labbra baciarmi e mio padre che mi infilava nella vagina il suo pene duro, sfondandomela. Ho gridato, ma nessuno è arrivato, nemmeno mia madre. Bum, bum, bum. Più mi divincolavo e più lui si eccitava. Alla fine ha goduto e mi ha detto: sei la mia principessa. Non è stata l’unica visita. Il mio principe azzurro mi è venuto a trovare molte notti e mia madre non ha fatto nulla. Non ha detto né fatto nulla. 

Niente è più importante per me del porre fine alla violenza sulle donne. Nessuna deve subire uno stupro, come è successo a me. Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l'energia essenziale della vita su questo pianeta. Amarci e amare le nostre vagine significa conoscerle, toccarle, avere familiarità con noi stesse, sapere chi siamo e di che cosa abbiamo bisogno. Soddisfarci da sole, insegnare ai nostri amanti a soddisfarci, perché anche noi abbiamo diritto a godere, significa essere presenti nelle nostre vagine. Bisogna parlarne a voce alta, in modo che non possano più venire violate impunemente nel buio di una stanza, di un sottoscala, di un parcheggio o di una strada. Rendiamo le nostre vagine visibili e il nostro centro, il nostro motore, non sarà più mutilato, paralizzato e coperto di vergogna. Smettiamola di accettare che venga chiamata con qualsiasi nomignolo. Ha un nome: vagina. Rompiamo la catena perpetrata dalla nostra genealogia femminile che non ci ha insegnato a pronunciare il suo nome per vergogna. Vagina è colei che non deve essere nominata, né tanto meno sentita. 

Vagina, vagina, vagina. Sentitene invece il suono e la fierezza. Spezzate una volta per tutte la catena.

ABOUT / Eve Ensler

Eve Ensler (New York, 25 maggio 1953) è una drammaturga statunitense. Ha avuto un’infanzia segnata dagli abusi perpetrati dal padre e dal silenzio della madre sulla vicenda. Situazione che l'ha spinta a scappare più volte di casa e a impegnarsi nella lotta contro gli abusi e la violenza sulle donne. Nel 1996 ha scritto il libro I monologhi della vagina, tradotto in 48 lingue e portato in scena in 120 paesi tra gli U.S.A. e l’Europa. Da questa pièce teatrale è nato il V-Day, movimento contro la violenza sulle donne.

Galileo Galilei
L'astronomo della vita sperimentale
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READ SOULTALE / Una vita da risolvere scientificamente

Si nota come i più tendano a sprovvedute formulazioni di ipotesi su dati irreali. Anzi, si nota come spesso la ragione s’inganni nel cercare soluzioni a problemi fittizi, senza realmente conoscerli. E se invece si procedesse con ordine? L’ordine dovrebbe essere una regola da applicare con la propria donna o col passante incontrato per strada, al quale si potrebbe chiedere: cos’è che ti tormenta in questo momento?

La vita bisognerebbe affrontarla scientificamente. Applicare il metodo sperimentale a ogni suo problema, coi dovuti distinguo, sia chiaro, e con una certa elasticità. Ricordo un uomo che s'arrovellava il cervello per un presunto tradimento di una donna che era sposata con un altro uomo. L’amore di questo uomo, quello che s’arrovellava il cervello dico, era un amore puro, per carità, ma era un amore solo suo. La donna era una donna fedele che, una volta saputo il fatto, aveva ribadito la propria fedeltà al marito.

A chi dovesse avere presunti problemi di presunte gelosie su presunti amori o qualsiasi altro presunto problema di diversa natura, vorrei dare le seguenti indicazioni.
Osservare il fenomeno e chiedersi se esiste davvero.
Scegliere delle grandezze fisiche per capire se si possono individuare caratteristiche misurabili.
Formulare le ipotesi più rischiose.
Sperimentare in modo controllato la verifica delle ipotesi. Ossia, fare il vuoto nella propria mente ed eliminare le resistenze.
Formulare la legge sperimentale e prestare attenzione, nel caso qualcuno dei punti sopra indicati mancasse, ai processi di generalizzazione e di induzione.

Misurate, gente. Misurate.
Solo questo sento di dirvi.

ABOUT / Galileo Galilei
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Galileo Galilei (Pisa, 15 febbraio 1564 – Arcetri, 8 gennaio 1642) è stato un fisico, filosofo, astronomo e matematico italiano. Considerato il padre della scienza moderna, il suo nome è associato a importanti contributi in dinamica e in astronomia, nonché all'introduzione del metodo scientifico, detto spesso metodo galileiano o metodo scientifico sperimentale. Sospettato di eresia, Galileo fu processato e condannato dal Sant'Uffizio. Il 22 giugno 1633, fu costretto all'abiura delle sue concezioni astronomiche e al confino nella propria villa di Arcetri.

Keith Haring
L'artista dei colori e della tolleranza
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READ SOULTALE / L'energia che dà pace interiore

Ho rivestito il ruolo dell'eterno Peter Pan. Il mio entusiasmo si è sempre contrapposto al materialismo di un'epoca di grande cinismo, dove il mondo artistico sembrava aver perso la sua strada.

Ho amato e la mia arte ha parlato d'amore. Ho tollerato e la mia arte ha lottato contro l'intolleranza. Ho provato angoscia e la mia arte ha condiviso l'angoscia della nostra generazione. Ho unito la cultura della strada all'arte nobile, ampliando l'eredità della Pop Art. Walt Disney mi ha aiutato a crescere e a ideare, mentre Paul Klee è stato una luce nel tunnel. Sono diventato Keith Haring, con i miei video games e robot, disegni e rap, sesso e droga, viaggi nello spazio e incidenti nucleari.

E l'unico momento in cui sono felice è quando lavoro. Inventare, scoprire e cercare mi caricano, facendomi diventare il giocattolo che non ha bisogno del telecomando e delle batterie. L'energia intorno ai miei omini è tanta. L'ho caricata di piccoli segni, come quelli che circondano la bocca dei miei cani. Loro stanno abbaiando, non sono silenziosi. C'è energia anche nel sesso. Le mie figure seguono un moto incessante ed eseguono acrobazie. Come quelle che ho cercato di fare io, ballando la Go-go dance, festeggiando al Club 57 e venendo assalito da milioni di domande quando leggevo le mie poesie più assurde. Grazie a una di quelle ho conosciuto Ann Magnuson. Avevamo la stessa energia e così l'ho resa parte della mia famiglia di artisti. Mi diceva che ero capace di farla sentire bene con se stessa.

Era proprio quello che volevo.
I miei bottoni, gli Swatches, le magliette, le sculture, i magneti per i frigoriferi, i miei dipinti e io stavamo bene con noi stessi.
I miei dipinti e io. Io sono i miei dipinti.

ABOUT / Keith Haring

Keith Haring (Reading, 4 maggio 1958 – New York, 16 febbraio 1990) è stato un pittore e writer statunitense. Ha coinvolto giovani americani nel suo turbine di energia artistica. Si è dibattuto per la tolleranza sessuale, nella vita e con la sua arte. Ha amato il rosso, il nero, il giallo e il blu, il tratto fumettistico deciso. Non ha mai disdegnato le feste e gli ambienti dove circolava droga, sapeva stare con tutti e soprattutto coinvolgere tutti. Ha scritto e urlato le sue poesie al Club 57 di New York. È morto di Aids a soli 31 anni, ma la sua arte non morirà mai.

Giordano Bruno
Il filosofo dell'universo infinito
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READ SOULTALE / La fiamma della verità

Non il carcere, non la vostra assenza di coraggio e la feroce condanna, non la nudità pubblica, non la lingua inchiodata a questo pezzo di legno metteranno a tacere la mia voce che sentenzia la morte del falso.

Non sarà questo rogo, che consumerà la mia carne, a fermare il ritorno di quest’anima che ha visto per un istante il Reale, non la distruzione del corpo a limitare la diffusione delle idee.

Il vostro mondo piccolo, genuflesso su se stesso, s’accorgerà un giorno d’essere stato inghiottito da un universo infinito, in costante mutamento, in cui ogni uomo si riscoprirà parte della stessa materia dell’altro, in cui le mani e il proprio operato saranno la via dell’evoluzione.

Un universo in cui ciascuno potrà fare esperienza diretta del divino, senza la mediazione delle regole di voi pochi.

Nella realtà della materia infinita, tutto si rivelerà come possibile e unico.

Non siete voi dunque a privarmi della vita. Sono io che mi faccio dono della morte per impedirvi di dominare il Pensiero.

Ricordate: le fiamme che accenderete oggi saranno solo una luce più forte che accenderete sulla Verità.

ABOUT / Giordano Bruno

Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), nato Filippo Bruno, è stato un filosofo, scrittore e frate domenicano italiano. Grande innovatore del pensiero, teorizzò l’infinità dell’universo, l’unicità della sostanza che compone i corpi e la metempsicosi. Viaggiò in tutta Europa e si occupò anche di arte e di teatro. Fu accusato di eresia e condannato a morire sul rogo. Sentita la sentenza, si rivolse ai giudici con le famose parole: Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla.

Alessandro Del Piero
Il calciatore che ha fatto goal in ricordo del padre
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READ SOULTALE / Da grande farò il calciatore

Vedo tutto ancora nitidamente, come fosse successo ieri. Mio padre che libera il garage per farmi spazio, parcheggiando fuori la nostra 127 color giallo crema, io che preparo per terra la pallina da tennis, mentre inquadro già l’interruttore della luce. Mensole zeppe di attrezzi e di materiale elettrico mi circondano, diventando gli spalti gremiti del mio stadio. Il pavimento freddo e duro della stanza si trasforma, come per magia, in un manto d’erba morbida, che invita alla corsa a perdifiato. L’interruttore è l’obbiettivo, il centro del mio desiderio. L’interruttore è la porta. Se lo colpisco, faccio goal. Se lo colpisco, si accendono le luci dello stadio.

Mi volto un attimo indietro. Vedo mio padre che mi osserva in silenzio e mi sorride vicino alla basculante aperta. Sta aspettando che tiri, che gli faccia vedere quanto sono bravo. Così mi giro di nuovo verso l’interruttore. Faccio entrare nei polmoni tutta l’aria possibile con un respiro profondo. E inizio a correre, lasciando da parte ogni preoccupazione e ogni paura. Copro il campo a rapide falcate ed entro in area. Un difensore cerca di opporsi, sbarrandomi la strada. Fingo per un attimo di sterzare bruscamente e di portarmi la palla sul piede destro per una delle mie solite conclusioni a giro, sul palo più lontano. Poi, riprendo subito la corsa lungo la mia linea, superando di slancio l’avversario e ritrovandomi a tu per tu con il portiere in uscita.

Il fiato di mio padre adesso è sospeso, insieme al mio. Basta poco per accendere quell’interruttore e per dare nuova luce al giorno. È il momento del tiro. La gamba sinistra compie un movimento dolce e lo scarpino accarezza il pallone, imprimendogli una traiettoria chirurgica e imparabile, che scavalca l’estremo difensore e gonfia la rete.

È il minuto ’81, lo stadio di Bari scoppia in un boato, anche se quello che succede dopo è l’unica cosa che non ricordo bene. C’è il mio urlo liberatorio e i pugni stretti, quelli sì. Ci sono gli abbracci dei miei compagni di squadra e le mie lacrime private, rivolte al cielo. Ci sei tu, papà. Di questo ne sono sicuro. Ci sei tu, lassù, adesso. Che mi indichi il punto dove sarà più facile incontrarti di nuovo. Che fai spazio in garage per lasciarmi giocare, ancora una volta. Perché possa diventare un grande calciatore. Perché possa continuare a colpire quell’interruttore e vederti accanto a me.

ABOUT / Alessandro Del Piero
Creative Commons. Author: Marco Estrella.

Alessandro Del Piero (Conegliano Veneto, 9 novembre 1974) è un calciatore italiano. Nei diciannove anni passati con la maglia della Juventus, ha vinto tutto quello che si potesse desiderare, costringendo i patiti delle statistiche ad aggiornare molti dei record appartenuti ad altri calciatori che in passato militarono nella squadra torinese. Esiste però anche una pagina buia in una vita fatta di tanti successi sportivi, quella legata al dramma familiare per la prematura scomparsa del padre Gino, avvenuta nel febbraio del 2001. Alessandro Del Piero lo ricorda come una persona mite e taciturna, una persona al tempo stesso capace di essere un punto di riferimento per tutta la famiglia. E il 18 febbraio del 2001, a pochi giorni dalla sua morte, Alessandro gli ha dedicato il goal segnato contro il Bari, un goal che è risultato essere un vero e proprio spartiacque per la sua carriera, che pareva avviata a un precoce declino. Da quel momento, Del Piero non é diventato soltanto un calciatore completo, ma anche un uomo maturo.

Friedensreich Regentag Hundertwasser
Il medico dell'architettura
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READ SOULTALE / Forme per essere felici

E tu la chiami architettura? Lascia che ti spieghi un paio di cose. Anzi, una sola.

L’architetto più grande è la Natura. Copia da lei. Hai mai visto una linea retta in Natura? No? Ci sarà un perché, non ti pare? Hai mai visto due alberi esattamente uguali? O due rose? E non ti chiedi il perché? La Natura non è mai uguale a se stessa eppure, nella sua continua variazione, è sempre in equilibrio.

E tu, con i tuoi razionalissimi cubi grigi a dieci piani, schierati come tanti soldatini, con le finestre tutte uguali, senza neanche un panno steso ad asciugare perché fa disordine, tu, che equilibrio speri di ottenere? Sai qual è l’effetto della tua architettura? Te lo dico io. È la castrazione dell’individualità. L’annichilimento del pensiero libero. La tristezza, la frustrazione, la rabbia. E uno ti dovrebbe pure pagare per questo? Ma mettiti a costruire presepi, va’! Le case che hai fatto con la squadra e il righello sono brutte. Perché innaturali e inumane. Immorali. Bisognerebbe raderle al suolo, cancellarne anche il ricordo. Ma non si può. E allora almeno corriamo ai ripari. Vuoi dei consigli? Te li regalo.

Ti dico io qual è lo scopo dell’architettura. È creare spazi per essere felici. E ti dico anche quali sono gli ingredienti della felicità. L’equilibrio, la libertà, la luce, il colore, l’armonia e la relazione. Copia dalla Natura.

Dipingi lingue di colore fuori dalle finestre e lascia che ogni inquilino si scelga i suoi colori. Pianta alberi sui davanzali e nelle stanze, rendi anch’essi inquilini, fai crescere prati sui tetti e restituisci alla natura ciò che le togli. Dipingi con il rosso, il blu, l’oro, disegna onde e spirali, smussa gli angoli, crea dislivelli, abbatti le pareti interne, allarga le finestre, falle diverse l’una dall’altra, fa che possano ballare. Le finestre sono il punto di contatto tra te e il mondo, sono il ponte. Devono pur dire qualcosa di te. Io che dalla strada guardo il tuo palazzo devo riconoscere qual è la tua finestra. Non può essere uguale a cento altre, così come tu non sarai mai uguale a nessun altro. La tua casa è la tua terza pelle. Dalle i tuoi colori, rendila parte di te. Solo così potrai essere felice.

ABOUT / Friedensreich Regentag Hundertwasser

Friedensreich Regentag Hundertwasser (Vienna, 15 dicembre 1928 – 19 febbraio 2000) è stato un pittore, scultore, architetto ed ecologista austriaco. Antesignano dei movimenti ambientalisti, autore di impopolari Manifesti, provocatore, viaggiatore e ricercatore, nelle sue opere le parole chiave sono costantemente, tenacemente le stesse: riconciliare l’uomo e la natura, proteggere la Terra, non inquinare, dare voce all’individuo e alla sua creatività, cercare forme di equilibrio nuove, cambiare il mondo a partire da noi stessi. Le sue opere – pitture, sculture, architetture – sono forme biomorfe in cui arte e natura convivono in armonie nuove. Sono onde e spirali ma mai linee rette. Sono colori vividi e intensi, carichi di energia. Con Hundertwasser, l’arte diventa ponte tra l’uomo e la natura.

Andrea Pazienza
Il fumettista Paz
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READ SOULTALE / Universi a colazione

Fosse stato per me, avrei dormito tutto il giorno.
Intendiamoci, sono felice di aver influenzato generazioni di lettori e creativi, di essere stato pagato per le mie opere, di essere stato definito un genio più volte di quante ne possa ricordare.
Eppure, mi sarebbe piaciuto influenzare intere generazioni ed essere definito un genio, rimanendo a letto tutto il giorno. Ecco, mi sarebbe piaciuto proprio questo. Rimanere a letto per tutto il santo giorno.
Avrei voluto un superpotere, magari la telecinesi, per imprimere disegni e parole sulla carta, rimanendo sotto le coperte. Magari in dolce compagnia. Perché no? Sì, rimanere a letto in dolce compagnia.
Ma come si fa? Ogni volta che facevo colazione, a qualunque orario mi svegliassi, in testa mi esplodeva un universo. Segni. Disegni. Parole.
Quel cielo così bianco. È dolcissimo non appartenerti più. E fortuna che ci sono io, che sono moltitudine.
Come si fa? E poi tutte quelle facce, quelle invenzioni, i nasi a becco e i nasi a patata, Pippo tossico e Pompeo. Zanardi e Pentothal. Io e David Bowie. Io e Lucia Poli.
Come si fa? Ci sono tutte queste storie che mi premono proprio in quel punto in mezzo agli occhi. Bisogna liberarsene. Farle diventare segni e parole sulla carta. Non importa se qualcuna rimane incompiuta e lo rimarrà per sempre. Io perlomeno me ne sono liberato.
Ma fosse per me, ve lo dico, avrei dormito tutto il giorno.

ABOUT / Andrea Pazienza
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Andrea Pazienza (San Benedetto del Tronto, 23 maggio 1956 – Montepulciano, 16 giugno 1988) è stato un fumettista e pittore italiano. Geniale sia nelle storie lunghe come Pompeo o Pentothal, sia nei racconti secchi e drammatici di Zanardi, che nelle fulminanti storielline brevi (anche di una sola pagina), ha avuto un’incredibile capacità di cambiare registro e tratto, passando dal comico assoluto all’orrore puro. La sua vita e la sua opera, in buona parte, è associata alla Bologna del '77 e dei primi anni '80. La sua morte è avvenuta forse (ma non è certo) per un ritorno alle droghe da cui era riuscito ad allontanarsi.

Barbara Charline Jordan
La leader del diritto multietnico
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READ SOULTALE / I sogni addosso e la valigia di cuoio nel cassetto

Ho sempre amato le sfide e i viaggi, quelli che ti fanno crescere, ma non fuggire. Amo affrontare il destino, per quanto possa essere crudele o ingiusto. È questa la mia vita, il viaggio più grande che io abbia intrapreso con me stessa in una società che ha scelto di vedere nel colore nero le peggiori paure e le colpe di un popolo. E un giorno accenderò la luce sulle anime di questo paese con la mia voce.

Quando sono nata, mia madre mi disse che il ruggito di una donna si percepisce nei suoi primi istanti di vita. È un suono impercettibile, travestito da vagito di neonato, che ti investe ed emana ambizioni e promesse invisibili, destinate ad attraversare i muri di una cameretta rosa per dare colori nuovi alle coscienze di una città. Ero una piccola leonessa nera, anticonvenzionale e rivoluzionaria, e il rosa non è mai stato il mio colore preferito. Ho sempre adorato il giallo, il rosso, il blu e il verde. Mia madre aveva ragione. Il tempo di scendere dalla culla, aprire la porta della cameretta e a quindici anni avevo già fatto la mia scelta: rimanere qui per cambiare i colori della mia città. Il ruggito che aveva sentito doveva e poteva essere ascoltato da mille altre persone e scuotere effimeri equilibri.

Ho raccolto la mia rabbia, la mia sofferenza e il mio senso di rivincita. Li ho setacciati e ne ho ricavato pepite preziose di pura energia e determinazione che ho impiegato nello studio e nello sport. Il mio sangue non blu e la mia pelle scura non mi hanno mai impedito di eccellere in tutto quello che facevo. E ogni successo risuonava come un'eco alla mia naturale predisposizione a vincere grandi sfide.
È stato un viaggio lungo, il mio. Ma sono riuscita a far arrivare alla nazione il suono di una voce nera, di donna, che intona solo il suo diritto di vita, di opinione e di cittadinanza.

Ho scelto di non riporre i miei sogni in un cassetto e tanto meno traghettarli dall’altra parte del mondo in una valigia color cuoio. Ho scelto e ho avuto il coraggio di essere io stessa l’unico contenitore dei miei sogni. Ho scelto di lottare per essi senza ricoprirmi di una nuova pelle e facendo della mia diversità la mia unicità. Ho portato avanti le mie ambizioni appoggiandomi prima sui piedi e poi su una sedia a rotelle.

Il mio paese oggi sembra più grande e il mio cuore è più grande. Ora posso parlare alla mia città. Leggo il cambiamento nelle persone che mi ascoltano e i viaggiatori come me sembrano moltiplicarsi. La scala cromatica della cartolina del mio paese è triplicata. Erano questi i colori che volevo per la mia città, per la mia casa.
La mia valigia vuota, color cuoio, ora è l’unica cosa riposta nei miei cassetti.

ABOUT / Barbara Charline Jordan
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Barbara Charline Jordan (Houston, 21 febbraio 1936 – 17 gennaio 1996) è stata un politico americano e una leader del movimento dei diritti civili. È stata la prima donna afroamericana a essere eletta al Senato in Texas. Cresciuta in un quartiere povero, ha lavorato sodo per raggiungere i propri sogni, incoraggiata sempre dai genitori. Ha combattuto per una politica liberale e antirazzista, diventando famosa anche per le udienze sul Watergate dove parlò con coraggio dell'impeachment di Nixon. La sua ultima battaglia fu quella contro la sclerosi multipla.

Sophie Scholl
L'attivista dallo spirito duro e dal cuore tenero
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READ SOULTALE / La salvezza della coscienza

Non potevo fare a meno di scrivere quella parola che rimbombava nella mia mente come il boato di un’esplosione o come il tuono in un temporale: libertà. 
La mia compagna di stanza deve avermi vista ornare il retro del mio atto di imputazione con quelle lettere straordinarie che avevo inserito in tutti i volantini distribuiti in nome della Rosa Bianca.

Quel che mi sconcerta è che non riescano a capire: ci hanno accusati di essere anti-patriottici, di aver demoralizzato le truppe e di non avere a cuore la nostra gente. In realtà ho agito proprio per il mio popolo e per un mondo migliore, seguendo una norma molto più alta di quella imposta dal nazionalsocialismo.
Ho seguito la mia coscienza poiché le leggi cambiano, ma la coscienza no.
Vedo quel che sta per accadermi. Il mondo vortica intorno a me, come quei volantini che scendevano lungo i vari piani dell’università di Monaco, quando mio fratello e io compimmo quell’azione dettata dal coraggio della verità e dal desiderio di far aprire gli occhi alla gente.

Le mie letture sono state nutrimento per la mia anima che, anche in questo momento estremo, non morirà: è troppo forte per abbandonarsi al taglio netto di una lama.  
Ecco, ora la vedo, non è una lama lucidissima, ha la patina opaca di chi non si stanca mai di essere in funzione. È muta e aspetta di compiere il suo dovere, ancora una volta. Ormai non manca molto, entrerò nella sua routine.
Sono la prima, mio fratello mi seguirà subito dopo. Prego per i miei genitori, per il dolore che provocherò loro, ma so che sono dalla mia parte, so che abbracciano la mia causa e che sono orgogliosi.

La bellezza del mondo sta nella sua libera scelta, nella potenza salvifica che è insita in ogni minuscola creatura, da un granello di polvere all’erba rigogliosa di un prato. Vedo proprio quella natura viva e glorificata di quand’ero ragazza, vedo i torrenti e i fiori, vedo l’unione con la mia coscienza.
Lo spostamento d’aria della lama è un soffio tagliente, che arriva all’improvviso sul collo, come il sussurro di chi ha un segreto da svelare, di chi si sente macchiato e non può contenere la propria colpa. Il mio sangue purificherà quel sibilo insidioso, quell’ombra cupa della morale e lo trasformerà nell’inno alla libertà.

ABOUT / Sophie Scholl

Sophie Scholl (Forchtenberg, 9 maggio del 1921 – Monaco di Baviera, 22 febbraio 1943) è stata un'antifascista tedesca. Inizialmente fu iscritta alla gioventù hitleriana, ma ben presto gli studi classici e le letture condivise con gli amici e con  il fratello maggiore Hans, le permisero di sviluppare una forte coscienza morale in relazione alla situazione dell’epoca. Così, nel ’42, entrò nel gruppo della Rosa Bianca per combattere il nazismo in modo non violento. Il 18 febbraio del 1943, mentre stava piazzando dei volantini insieme al fratello presso l’Università di Monaco, fu arrestata. Dopo estenuanti interrogatori a opera della Gestapo, Sophie fu ritenuta colpevole di alto tradimento e ghigliottinata, insieme al fratello e a un altro membro della Rosa Bianca.

Yasumasa Morimura
L'artista camaleontico allo specchio
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READ SOULTALE / Lo smascheramento della realtà

Guardatevi allo specchio e poi rispondete alla mia domanda: vorreste essere qualcun altro? Appartenete a voi stessi?
Essere donna. Essere uomo. Pelle nera. Pelle bianca.

Secondo il mito greco, Tiresia, camminando lungo i pendii di un monte, vide due serpenti accoppiarsi. Uccise la femmina, infastidito dalla scena a cui aveva assistito, e per questo fu tramutato in donna per sette anni. Trascorso quel periodo di tempo, ritrovandosi nella stessa circostanza, uccise il rettile maschio, e tornò uomo. Interpellato poi nella disputa tra Era e Zeus su chi godesse di più in amore tra l'uomo e la donna, finì per divenire l'indovino cieco che molti fardelli portò sulla coscienza. Il serpente della mia storia, quello che mi permette di volta in volta di cambiare aspetto, è l'arte, libera di oltrepassare qualsiasi tipo di restrizione. Volevo essere parte della storia, rivedermi nel passato e giocare mescolando le carte in tavola: così, sono stato Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany o Greta Garbo o Marilyn Monroe. Una bionda Marilyn asiatica e per di più uomo: una riscrittura di ciò che si è dato per scontato.

Cosa ne sappiamo noi del cambiamento?
Un albero perde le foglie in autunno, ma non per questo diviene altro da se stesso.

Osservando i petali dei fiori di ciliegio cadere lungo i viali della mia città, mi sono sentito debole, senza radici, facilmente plasmabile. Chiunque avrebbe potuto cancellarmi con un colpo di spugna. Le foto che ho scattato invece rimangono, sono un documento della sensibilità che mi appartiene, del modo in cui mi sono impossessato di una nuova identità: assumo volti, catturo pose, arraffo conferme che possano aiutarmi a comporre l'io più difficile da decifrare, il mio.
Spesso, quando ci guardiamo allo specchio, vorremmo essere qualcun altro perché abbiamo paura di affrontare il silenzio dell'anima e non vogliamo risvegliare domande e conflitti sopiti nel cuore. Eppure siamo noi la storia che leggiamo nei libri, gli eroi del passato, i divi del cinema o i protagonisti dei dipinti: definiamo la realtà con i nostri occhi, per questo le immagini divengono i ritratti di noi stessi e del nostro essere.
Ho testimoniato di aver vissuto, di aver provato diverse prospettive, poiché nulla è come sembra e nulla cambia senza ragione. È il mondo a offrirci il miglior riflesso di noi stessi. Allora smettete di guardarvi allo specchio. Guardatevi, piuttosto, gli uni con gli altri, dialogate e mettetevi in discussione. Feritevi con i vetri rotti di una superficie infranta dal desiderio di essere parte di un'identità collettiva. Qualunque evento vi possa capitare, sarà sempre migliore di un'immobilità fasulla.

ABOUT / Yasumasa Morimura

Yasumasa Morimura (Osaka, 11 giugno 1951) è un artista giapponese. Ha compiuto studi d'arte prima al Philadelphia College of Art, poi alla Columbia University di New York. Le sue opere risentono della costante tensione tra Oriente e Occidente con un'attenzione particolare agli influssi del capitalismo e delle icone occidentali in Giappone. Nelle sue opere veste i panni di star del mondo cinematografico, da Marilyn Monroe a Greta Garbo, oppure riproduce tele famose, come La Gioconda di Leonardo. Impersona donne o uomini senza distinzione, lasciando riflettere gli spettatori sul tema del genere e del sesso. Ha esposto al Guggenheim Museum nel 1994.

Richard Bandler
Il coach che considera la mente creta da plasmare
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READ SOULTALE / Dimmi cosa cerchi e ti aiuterò a trovarlo

Ai tempi dell’università ero molto interessato alle persone, al loro comportamento, al loro modo di pensare e di concepire la vita. Dopo numerose osservazioni ho capito cosa accomuna la maggior parte degli individui: la ricerca della felicità. Molti la percepiscono come un traguardo da raggiungere e nel quale abbandonarsi per il resto dei propri giorni. In realtà la felicità è uno stato d’animo ed è legato ad alcuni momenti. Morale della storia? Trovare il modo di riprodurli all’infinito.

Ognuno ha la propria idea e percezione del benessere e del successo. Visualizzare queste dimensioni significa conoscerle. Chiedersi dove si vuole andare e rappresentarsi un quadro chiaro e concreto degli obiettivi da raggiungere è una delle più semplici ed efficaci chiavi di riuscita.

Sento spesso dire che la vita è difficile, ma non sono d’accordo. La vita può essere semplice, radiosa e soddisfacente, l’importante è guardarla dalla prospettiva giusta. Capacità che ognuno possiede. Quante volte nel corso della propria esistenza si commettono degli errori? È normale, è umano. Qual è il passo successivo dopo aver sperimentato tale condizione? Smettere di fare gli stessi sbagli. Medesimo teorema per i successi ottenuti. Se una formula funziona e ci regala momenti di gioia, non bisogna fare altro che riprodurla.

Fai qualcosa che ti fa stare bene e la volta successiva mettici ancora più intensità e motivazione.

ABOUT / Richard Bandler

Richard Bandler (Jersey City, 24 febbraio 1950) è uno psicologo, saggista, linguista e life coach statunitense. È stato il co-fondatore negli anni '70, insieme a John Grinder, della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e inventore della DHE (Design Human EngineeringIngegneria Concettuale del Genio Umano). Nel corso della vita ha sviluppato una serie di approcci terapeutici come l’Ingegneria della Persuasione e il Ri-modellamento Neuro Ipnotico. Organizza seminari di grande successo e lavora come insegnante.

Peter Benenson
L'avvocato fondatore di Amnesty International
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READ SOULTALE / La luminosa traiettoria della parola

Una sola parola può avere un potere immenso. Una parola può assorbire la luce di una candela, prendere il volo nell’oscurità e infiammare i baratri dell’orrore. Una parola non è nulla. La possiamo pronunciare a mezza voce, può contenere solo poche lettere o essere una brevissima emissione di suono. Ma basta darle fuoco perché possa compiere atti straordinari.

Sono un avvocato, so bene qual è il valore delle parole. Conosco il meccanismo che le agita e che le fa schioccare l’una contro l’altra per provocare scintille. So anche che esistono delle parole capaci di rotolare in bocca e da lì rovesciarsi lungo il corpo, attraverso il sangue, fino a mettere molle ai piedi. Parole che sono già atti, per qualsiasi essere umano, e che devono solo essere lanciate per svelare gabbie.

Le gabbie si chiamano tortura, prigionia, violenza e assassinii. Le parole, quelle che tengo ciascuna in una mano da tutta la vita, diventano vere nel momento in cui vengono affidate con fiducia all’aria: libertà e giustizia.

Provate a pronunciarle. Vi accorgerete che non siete, non potete essere, indifferenti. Che c’è qualcosa di greve e di gravido in queste poche sillabe. Io ho voluto pensare che quel piccolo, enorme e potente peso, racchiuso in poche lettere, si potesse raccogliere e usare per fare, per gridare, per denunciare e per salvare. L’ho voluto con tutto me stesso e forse qualcosa sono riuscito a realizzare, perché oggi altre due parole, Amnesty International, hanno un peso. Un peso che, invece che far sprofondare, solleva nella speranza.

ABOUT / Peter Benenson
Creative Commons. Author: Olga Berrios for Amnesty Internation Spain.

Peter Benenson, nato Peter James Henry Solomon (Londra, 31 luglio 1931 – Oxford, 25 febbraio 2005), è stato un avvocato e attivista britannico. Ha fondato, nel 1961, Amnesty International, associazione in perpetua lotta per il riconoscimento completo e totale dei diritti umani, che oggi conta quasi tre milioni di soci in tutto il mondo.

Nawāl al-Saʿdāwī
L'attivista contro le mutilazioni genitali femminili
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READ SOULTALE / Combattendo l'oppressione patriarcale

Grazie a mia madre, il mio nome Nawāl significa Dono, nonostante sia nata femmina.
Sono venuta al mondo nel 1931, in un piccolo villaggio nel delta del Nilo, dove mi hanno praticato l’infibulazione all’età di 6 anni. Mi sentivo indifesa e decisi, a poco a poco, che da grande avrei avuto la mia rivalsa. Divenuta tra le principali attiviste contro le mutilazioni femminili, mi hanno incarcerata, processata, minacciata di morte e rimessa in libertà. Esiliata, per la precisione.

La mattina dopo ho aperto gli occhi ed ero in prigione, con i muscoli indolenziti per una notte trascorsa su una branda... In quel momento ho preso una ferma decisione. Vivrò in questo posto come in qualsiasi altro luogo.

Sono una militante dei diritti umani, un medico psichiatra e una scrittrice. Non ho paura. Scrivo, scrivo tanto, animata dall’urgenza di trasmettere testimonianze. Scrivo perché le sfide che ostacolano il cammino verso la libertà non finiranno mai. Scrivo e viaggio per incontrare e far conoscere. L’aeroporto è la mia casa. Parto e arrivo in vari posti del mondo per denunciare la violenza. Ma sembra ancora non esserci possibilità di scampo dal potere patriarcale.

Salviamoci dall’uomo ignorante e superstizioso che violenta fisicamente e psicologicamente. Dall’uomo che vuole opprimere la conoscenza. Dall’uomo che non vuole che la donna si possa istruire. Dall’uomo che ha introdotto le mutilazioni genitali femminili. Salviamoci da questa oppressione che fa sì che Il mio libro Donne e Sesso, pubblicato nel 1969, sia ancora vietato dalle autorità politiche e religiose del mio paese.

ABOUT / Nawāl al-Saʿdāwī

Nawāl al-Saʿdāwī (Kafr Tahla, 27 ottobre 1931) è una scrittrice, psichiatra, nonché militante femminista egiziana. Pluripremiata per i suoi libri di denuncia, ha scritto racconti, novelle, romanzi brevi e saggi. Considerata a lungo una persona controversa e pericolosa dal governo egiziano, fu incarcerata nel settembre del 1981, insieme a molti altri obiettori del Trattato di pace di Gerusalemme firmato dal Presidente Anwar al-Sadat. Fu rilasciata alla fine dello stesso anno, un mese dopo l'assassinio del Presidente della Repubblica. Di quella sua esperienza ha scritto: Il pericolo ha fatto parte della mia vita fin da quando ho impugnato una penna e ho scritto “Niente è più pericoloso della verità in un mondo che mente".

Rudolf Steiner
Il pedagogista cittadino di due mondi
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READ SOULTALE / La potenza del mondo spirituale

E osservando vidi.

Stelle bianche e spumose come creste d'onde che bordano l'oceano nella stagione di mezzo. Né troppo alte né troppo infime. E poi si fecero galassie. Si mostrarono l'una dopo l'altra, risuonanti di metallica perfezione oppure infinite e indecifrabili. Non avrei saputo dire con esattezza. Compresi solo che si trattava di un percorso in cui non c'era né capo né coda, ma solo eternità. E vidi il nero tra le stelle, mentre tra una galassia e l'altra non fu più nero, ma già luce in cui mi tuffai e presi il volo. Volai tra i mondi e i tempi, conobbi Cristo e mio figlio, che solo poco prima non sapevo di avere. Fu così che rinunciai a concepire l'istante e il sempre. Mio padre appena morto, così avevo creduto, mi sorrise e divenne cane. Io mi trasformai in una regina, atlantidea e madre, e dipinsi nell'aria planetaria un grande otto orizzontale che anziché cadere galleggiò per sempre. Fu così che rinunciai alla parola mai

Non mi svegliai poiché non stavo sognando. Respiravo e, come la scienza raccomanda, osservavo con precisione e costanza la mia esperienza. Respiravo semplicemente. Il petto che si alzava e si abbassava nella cassa toracica dell'essere che mi stava seduto di fronte, diventava cuore e battito. Era una donna, o forse un uomo, senza dubbio un universo completo e pieno con la cui libertà fondermi.

ABOUT / Rudolf Steiner
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Rudolf Steiner (Murakiláry, 27 febbraio 1861 – Dornach, 30 marzo 1925) è stato un filosofo, esoterista e pedagogista austriaco. È il fondatore dell'antroposofia, di una particolare corrente pedagogica (la pedagogia Waldorf), di un tipo di medicina (la medicina antroposofica) oltre che l'ispiratore dell'agricoltura biodinamica, di un particolare stile architettonico e di uno pittorico. Si è occupato inoltre di filosofia, sociologia, antropologia e musicologia.

 

Nicholas Georgescu-Roegen
L'economista della sopravvivenza e della speranza
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READ SOULTALE / Dal mito economico al godimento della vita

Il processo economico, che plasma la trasformazione del mondo fisico, si autodefinisce secondo principi meccanici e tutta la storia della produzione moderna ha impostato i suoi precetti su questa erronea credenza. Grossomodo ciò significa che tutta l'economia contemporanea ha basato le sua fondamenta sul fatto che la natura ci offre tutto gratis. Il processo economico si basa su un interscambio continuo di materia ed energia che provoca modifiche cumulative sull'ambiente e ne viene a sua volta influenzato.

Agiamo come se il nostro sistema fosse infinito ma semplicemente non lo è.

Solo un approccio interdisciplinare e complesso può aiutare nella ricerca di una nuova razionalità, compatibile con le reali esigenze naturali, e non incentrata sulla mera accumulazione.

Il salto è qualitativo. C'è bisogno di riorganizzare le priorità, di ritrovare la capacità di produrre beni relazionali, di smettere di pensare che la ricchezza di un Paese sia la quantità di beni materiali che possiede, perché è solo nel cambiamento di paradigma che risiede la possibilità di sopravvivere felicemente all'autodistruzione alla quale altrimenti saremo condannati.
Perché in fondo altro non è che decidere una volta per tutte di ri-prendersi la possibilità di vivere pienamente, di collezionare relazioni reali e non rapporti fittizi, di godersi il tanto rincorso tempo libero in maniera intelligente, che non è uno scarto del tempo lavorativo ma probabilmente il vero fattore che definisce la qualità del nostro reale benessere.

ABOUT / Nicholas Georgescu-Roegen

Nicholas Georgescu-Roegen (Costanza, 4 febbraio 1906 – Nashville, 30 ottobre 1994) è stato un economista rumeno, fondatore della bioeconomia e della teoria della decrescita. Si laureò in statistica a Parigi e nel 1946 emigrò negli Stati Uniti dove indirizzò il suo percorso accademico verso l'economia. Fu professore all'università di Vanderbilt University di Nashville, Tennessee.

Louis Braille
L'inventore del destino sotto le dita
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READ SOULTALE / Impara e vedrai

Non potevo accettarlo. Non di essere come sono, no, quello è un altro discorso, lo sapete bene.
Non potevo accettare di essere messo all’angolo, non potevo accettare di essere escluso dai luoghi del sapere. Non avrei mai potuto precludermi il percorso della conoscenza e della relazione con l'esterno, dove il pensiero si allarga e consente crescita, possibilità, sguardo là dove l’occhio non può vedere.
Ho sempre voluto vedere, attraverso la mente e il coraggio dell'anima. E allora era necessario poter leggere e scrivere ed essere al pari con gli altri, anzi di più, sviluppando capacità e sensibilità stimolate dalla curiosità, dalla forza di volontà, da un qualcosa che per una sorta di compensazione naturale ci appartiene e abbiamo il diritto o il dovere di far venire fuori. Chi è come me, in questo mio tempo di grandi disuguaglianze sociali, è maltrattato, considerato inferiore e vittima di innumerevoli ingiustizie.

Al momento c’è un metodo per leggere, ma non per scrivere. Ci sto lavorando, sto mettendo a punto un sistema e sono sicuro che aprirà un mondo. Il futuro mi darà ragione, la diversità deve produrre nuovi strumenti per consentire a tutti di sfruttare le opportunità della vita. La diversità deve essere uno stimolo al fare, al trovare strade di incontro, non deve essere causa di emarginazione. Ma per fare questo non bisogna arrendersi e sentirsi vittime di un destino avverso. Bisogna capire, studiare, diventare forti e indipendenti. Solo allora non saremo più messi da parte.
Funziona, funziona, lo vedo già. Io, che sono cieco, lo vedo.

ABOUT / Louis Braille

Louis Braille (Coupvray, 4 gennaio 1809 – Parigi, 6 gennaio 1852) è stato un inventore francese. Il padre era un sellaio e all'età di tre anni il giovane Louis si infortunò all'occhio sinistro nell'officina paterna. A causa dell'estendersi dell'infezione perse la vista anche all'occhio destro e divenne cieco. A 10 anni vinse una borsa di studio presso l'Institution des Jeunes Aveugles (Istituto per giovani ciechi) a Parigi. Si trattava di uno dei primi centri specializzati per persone non vedenti, ma le condizioni di vita non erano delle migliori. Ai ragazzi veniva insegnato a leggere con il metodo di Valentin Haüy che consisteva nel leggere attraverso il tatto i caratteri della stampa in nero, messi in risalto da un filo di rame posto sull'altro lato del foglio. Un metodo però che non permetteva di scrivere. Nel 1821 Louis venne ispirato da una visita a scuola da parte di un militare, Charles Barbier de la Serre, che descrisse un sistema per trasmettere messaggi in rilievo basato su dodici punti e usato dalle forze armate per i dispacci notturni. Louis inventò così il metodo incentrato sui sei punti e che porta ancora il suo cognome: Braille. Il beneficio più rilevante consisteva nel fatto che consentiva sia di leggere sia di scrivere.

Tina Lagostena Bassi
L'avvocato che voleva dare il nome giusto alle cose
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READ SOULTALE / Una questione di giustizia

Le mie donne io le conosco una a una.

Donatella, Rosaria, Fiorella, Gabriella. Poi Silvia, Franca, Marinella. E le altre, e mille altre ancora. Sono le donne della mia vita. Tutte figlie, sorelle e madri. Corpi percossi, abusati, oltraggiati. Spose mutilate.
Ventri gonfi di orrore e sprangati. Vergini sanguinanti come colombe prese a calci da muli inferociti. Si può abbandonare una figlia agonizzante? Ignorare la disperazione di una sorella? E restare immobili di fronte a una madre che impazzisce di dolore? Io non ho potuto. Quei tormenti mi appartenevano, erano le mie croci, piaghe della mia coscienza, deliri delle mie notti, sangue della mia carne.

Ho indossato un abito solenne e abbracciato la professione legale per dar loro voce, per non lasciare che terrore e brutalità fossero le sole ad arringare. Per dare il nome giusto alle cose. Perché un atto sessuale imposto con la violenza ha un unico nome: stupro. E non riguarda la pubblica morale e il quieto vivere, ma il genere umano intero, il mondo e la sopravvivenza della sua stessa energia vitale.
Io vi parlo prima di tutto come donna e poi come avvocato. Le parole sono importanti. Sono scintille che sottendono incendi, aerei pensieri che si tramutano in viva materia. Se la vittima diventa consenziente e complice perché donna di facili costumi che se l'é cercata, allora sono io che accuso voi. Io sono parte lesa.

Ogni madre, ogni figlia, ogni sorella di questa Terra soggiace a minaccia e la civiltà intera viene schernita e mortificata. Senza possibilità alcuna di risarcimento o condanna perché lo stupro invoca unicamente giustizia. Il grido corale a pieni polmoni che una donna ha diritto di essere quello che vuole e senza bisogno di difensori.

ABOUT / Tina Lagostena Bassi

Augusta Bassi, coniugata Lagostena, per tutti Tina Lagostena Bassi (Milano, 2 marzo 1926 – Roma, 4 marzo 2008), è stata un avvocato, giudice, personaggio televisivo, scrittrice e sceneggiatrice italiana. Legale storico in processi per la difesa dei diritti delle donne vittime di abusi, fu la prima a pronunciare la parola stupro nel mezzo di un'arringa in tribunale durante il processo sul Massacro del Circeo nel 1976. Ruppe così il muro di silenzio esistente nella società e nel mondo dei palazzi di giustizia sul tema della violenza sessuale. Fu inoltre difensore di parte civile nel primo processo per stupro trasmesso in tv dalla Rai nel 1979. Promotrice di un gran numero di leggi e riforme in tema di violenza contro le donne, è stata una delle socie fondatrici del Telefono Rosa. Ha partecipato come giudice al programma televisivo Forum ed è stata sceneggiatrice televisiva.

Albert Bruce Sabin
Il virologo che vinse la poliomielite
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READ SOULTALE / Chi può deve far del bene all'umanità

La mia stretta di mano è calda e forte. Dicono rassicurante come il mio sorriso.

La mia vita è stata tutta una ricerca e la lettura de I cacciatori di microbi di Paul de Kruif mi ha portato ad abbandonare gli studi di odontoiatria per dedicarmi alla microbiologia e virologia.

Il mio maestro, il dottor Park, famoso per aver debellato la difterite, mi consigliò di studiare la polio dopo che scoppiò un’epidemia. E io lo ascoltai. Fu l'unica volta che feci qualcosa dietro suggerimento di un'altra persona.

Ho dimostrato che la sede prediletta del poliovirus era l'intestino. Contrariamente a quanto si credeva allora, non si trattava di un virus respiratorio, ma di un virus enterico.

Ci volle però tempo, ricerca e convinzione prima di riuscire a trovare il vaccino per la poliomielite e con la zolletta di zucchero, imbevuta di vaccino, ho protetto centinaia di milioni di bambini.

Sono convinto che tutti abbiano il dovere di usare le proprie conoscenze per fare del bene all’umanità. Non ho voluto brevettare il mio vaccino, ma ho preferito regalarlo a tutti i bambini del mondo. Tutti indistintamente, non solo a quelli che avrebbero potuto pagare per averlo. 

Un buon ricercatore deve avere un'enorme curiosità, tenacia e onestà. Se una sua scoperta gli sembra troppo bella per essere vera, ci sono buone possibilità che non lo sia.

Ho continuato a studiare anche dopo essere andato in pensione per riuscire a sconfiggere anche morbillo, leucemia e tumori perché sono convinto che non dobbiamo morire in maniera troppo miserabile. La medicina deve impegnarsi perché la gente, arrivata a una certa età, possa coricarsi e morire nel sonno senza soffrire.

ABOUT / Albert Bruce Sabin

Albert Bruce Sabin (Białystok, 26 agosto 1906 – Washington, 3 marzo 1993) è stato un medico e virologo polacco naturalizzato statunitense. Un ricco parente della famiglia si offrì di pagargli gli studi in medicina in modo che, una volta terminati, potesse andare a lavorare nel suo studio di dentista. Ma Albert lasciò presto odontoiatria per seguire con passione e successo i corsi di microbiologia. Intanto coltivava il proprio interesse anche al di fuori dell'università, raccogliendo microbi dovunque capitasse (stagni, polvere, cassonetti della spazzatura).

William Carlos Williams
Il medico poeta e romanziere
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READ SOULTALE / Not ideas but in things

Secondo mia madre avrei dovuto diventare un famoso accademico, secondo Ezra Pound un grande poeta. In realtà non sono diventato né uno né l’altro. La vita mi ha portato in questo angolo di mondo, Rutherford, nel New Jersey, dove ho aperto un piccolo studio medico. Qui sono rimasto, quarant’anni spesi tra i volti di pietra di uomini, donne, vecchi e bambini. Mi sono sforzato di curare i loro corpi, di rimettere a posto i meccanismi idraulici sottesi alle loro viscere, i loro bubboni, le loro cisti. In cambio ne ho avuto cavoli, uova e biglietti di Natale. Ho accompagnato il povero corpo sconfitto tra golfi e grotte, sono stato il compagno di migliaia di nascite e di morti, ho assistito a innumerevoli battaglie tra ragazze e madri diaboliche.

Le mie mani sui loro corpi, stetoscopio, otoscopio, palpazione addominale, percussione, fremito vocale tattile. Anno dopo anno, ho imparato a sapere tutto di loro. Conosco i miei pazienti intimamente, i loro alti e i loro bassi, le loro gioie e le loro sofferenze. Nel mio ambulatorio fluttuavano eteree le loro storie, le loro paure, le loro speranze per l’avvenire. E io le ho ascoltate, quelle storie, decantandole nella mia mente.

Paterson è un centro minerario, poco distante da Rutherford, dove lavora la maggior parte della gente che visito. A forza di lavorare con la pietra le persone sono diventate di pietra. O forse è semplicemente la vita che le fa diventare di pietra.

La mia vita scorre su un doppio binario. Di notte divento poeta. Una vita sola non mi è bastata e ne ho affollato due, insieme, imparando dalla prima e cercando di capire attraverso la seconda. Non potevo parlare se non di quello che conoscevo, e quello che conoscevo è la gente di Rutherford. Scrivo epica, ma la mia non è un’epica alta, è un’epica democratica. Un’epica distante dalle dotte parole dei miei contemporanei, ma anche dal sentimentalismo di chi mi ha preceduto. Le mie parole sono le parole dei miei pazienti, i volti dei miei eroi sono i volti dei miei pazienti, quelli che mi sfilano davanti ogni giorno non sono diversi da Ettore, Ulisse, Orlando, Lancillotto. È attraverso di loro che riesco ad inchiodare la realtà. Paterson, è la mia e la loro vita.

ABOUT / William Carlos Williams
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William Carlos Williams (Rutherford, 17 settembre 1883 – 4 marzo 1963) è stato un poeta, romanziere e medico statunitense. Per tutta la vita ha esercitato la professione di medico condotto a Rutherford, New Jersey, frequentando in contemporanea l’elite intellettuale newyorkese dadaista e surrealista, e aderendo al gruppo intellettuale The Others. È considerato uno dei massimi poeti modernisti statunitensi.

Ennio Flaiano
Lo scrittore maestro di aforismi
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READ SOULTALE / Flaiano ai tempi di facebook

Tutti a dire: Flaiano è Roma, Roma è Flaiano. Continuamente. Insomma, non si può dire Flaiano senza parlare di Roma.
E senza considerare il fatto che, per essere precisi, sono nato a Pescara e Roma mi ha voluto tanto bene che mi ha sepolto quasi a Fiumicino.
Ma io mica me la prendo, figurarsi. Piuttosto, sapete una cosa? Mi piace questa roba qui che avete adesso, questo facebook. Ci sono i miei aforismi dappertutto. Sentitene alcuni:
Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.
E vissero per sempre infelici e scontenti.
Per essere felici bisognerebbe desiderare ciò che si ha.
I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui.
Ho poche idee ma confuse.
Coraggio, il meglio è passato.
Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole.
Avete visto? Sono diventato immortale.
Saltare sul carro del vincitore, lo dicono tutti. L’ho inventato io. Lo sapevate?
Ma sentite questo mio piccolo aforisma profetico:
Fra trent'anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione.
Ecco: non provate un brivido quasi impercettibile lungo la schiena?

ABOUT / Ennio Flaiano
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Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972) è stato uno sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano. Personaggio tra i più geniali ed eclettici del mondo culturale nostrano, come scrittore ha vinto il premio Strega con il romanzo Il tempo di uccidere. Come sceneggiatore, invece, ha collaborato con Fellini alla scrittura di film quali La dolce vita e La strada; ha lavorato poi con altri registi alla realizzazione di pellicole come Vacanze romane, Un marziano a Roma e Guardie e ladri. Come giornalista ha scritto per Il Corriere della sera, Oggi, L’espresso, Il mondo.

Pink Floyd
La rock band sull'altra faccia della luna
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READ SOULTALE / La musica che sei, che siamo

Ha suonato il pifferaio alle porte dell’alba e mi sono svegliato. Sono nato in un mattino pieno di luce che prometteva favole e raccontava storie. Non è stato così, non è mai così perché niente resta uguale, niente resta immobile.

Eri la madre dal cuore atomico. Nel tuo battito ho sentito la vita che avrei creato, una vita diversa ogni giorno per sopportare il dolore e assaporare il piacere. Volevo regalare agli altri un senso infinito che non fosse solo mio.

Sei sempre stata nascosta dalle nuvole, sono sempre stato il lato oscuro della luna. Quando soffrivo ti cercavo, inventavo un cielo sereno da guardare. Quando ero felice ruotavo il mondo, inventavo una notte che sapesse finire al tramonto.

Vorrei che tu fossi qui, ora. Ora che niente sembra avere più senso, ora che la vita sembra chiudersi senza un domani, ora che ognuno di noi si sente solo e non sa più sognare.

Ci ritroveremo oltre il muro. Sarà ancora il tuo cuore che batterà forte, sarà ancora la mia notte, il nostro giorno: un mondo nuovo per tutti.

ABOUT / Pink Floyd

I Pink Floyd sono un mitico gruppo musicale britannico che nasce a Londra nel 1965. Dopo le prime esperienze psichedeliche diventano un’icona del rock progressivo, unendo l’estremo talento artistico con un enorme successo commerciale. La musica che creano è inconfondibile e inimitabile. Scelgono di chiamarsi così unendo il nome di due bluesman scelti a caso: Pink Anderson e Floyd Council. Si sciolgono definitivamente nel 1995.

Anna Magnani
L'attrice con un'immensa poesia dentro
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READ SOULTALE / Di fronte allo specchio

Cos’è? Cos’è questo?
Maledetto. E adesso?
Ti faccio paura, adesso? Continuo a leggere che lei sa dire ti amo e reciterebbe per te.
E adesso? Non ti faccio paura adesso?
Che pena. Ciò che è difficile ti spaventa e quello che è facile ti attrae.
Mi fai schifo, mi fai.
E sì, alzo la voce. Sono una donna che viene dalla strada.
Non mi vergogno di ridere sguaiatamente.
Che ridere! Ti basta?
Scusami se quando mi guardo allo specchio non mi pento dei segni del tempo.
Anna è fatta così. Capito che Anna è fatta così?
Ricordo benissimo la prima volta che ti ho incontrato. Sapevo che sarebbe stato subito amore.
Non posso vivere senza i miei silenzi, senza alzare la voce, senza prenderti la mano e poi guardarmi allo specchio.
E no, non va affatto tutto bene. Potrei chiudere gli occhi e dirmi: Anna, va tutto bene.
Ma come faccio? Dimmi come faccio a cancellare quelle parole stampate nella mente.
Eppure Anna è una donna forte, sai, che capisce quando mettersi da parte.
Non pretendere che io stia zitta, perché io urlo quanto mi pare.
Capito che urlo quanto mi pare?
Non sono solo lacrime, lacrime per te, ma per me, che mi guardo dentro e qui, proprio qui, all’altezza del cuore, sento stridere e l’istinto vorrebbe strapparlo questo dannato cuore, che tanto prova, gioisce , soffre e che non si piega.
Nun se piega sto ‘core, nun se piegherà mai.
Guai se non ci fossero gli attori che danno così tanta commozione.

ABOUT / Anna Magnani
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Anna Magnani (Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973) è stata un'attrice cinematografica italiana. Ha lavorato con numerosi registi, tra i quali Vittorio De Sica, Roberto Rossellini e Pier Paolo Pasolini. Il 21 marzo 1956 fu la prima, nella storia degli Academy Awards, a vincere il Premio Oscar per l’interpretazione nel film La rosa tatuata. Celebri le altre sue interpretazioni soprattutto nei film Roma città aperta, Bellissima, Mamma Rosa.
Anna ha detto di sé: Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.

Franca Viola
La donna più forte del suo destino
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READ SOULTALE / Il brusio del cambiamento

A me Filippo Madonia un po’ piaceva. Mio padre lo diceva che era un malacarne e che non c’era da fidarsi. Ma che ci potevo fare. Era bello, alto, moro, con lo sguardo che bruciava.

Ma poi c’è stato il momento in cui non mi sorrideva più, guardandomi in quel modo che mi faceva diventare tutta rossa. I suoi bei denti bianchi me li mostrava, ma ormai si erano trasformati in un ghigno orrendo, la smorfia di una bestia feroce.

S’è presentato il giorno dopo Natale. È piombato in casa, forte di quell’arroganza che solo un uomo, o peggio, un branco di uomini, possono avere. Forte di quella violenza contro cui non si può fare nulla. Quanto ho maledetto il mio corpo per essere troppo debole, per non potersi opporre, per lasciarsi fare.

E quando sono tornata a casa mi sentivo rotta. A che mi serviva ormai quel mio corpo sottile e sballottato? Mi sentivo una bambola di stracci, con la paglia dentro le ossa. Donna, sei. Se ti si può afferrare, trascinare e costringere, così deve essere. Così stava scritto.

Allora ho immaginato la mia vita. Una creatura di pezza nelle mani di un uomo che mi aveva messo dentro il senso dello schifo. Ho immaginato i sorrisi della gente in piazza, i brindisi al matrimonio e i complimenti. Festeggiare l’inizio di una nuova vita che avrei passato a far finta. Così ho detto no.

A Filippo Madonia l’hanno ammazzato. A che serve la forza se poi ti si ritorce contro? Io ho capito che ci sono tanti altri tipi di forza, più silenziosi, lenti, ma più potenti.

ABOUT / Franca Viola

Franca Viola (Alcamo, 9 gennaio 1947) è stata la prima donna a rifiutare il matrimonio riparatore. Aveva 17 anni il giorno in cui Filippo Madonia, figlio di una famiglia notoriamente legata ai boss mafiosi del luogo, l’ha rapita da casa sua insieme a sette compari, per tenerla rinchiusa otto giorni, prima di liberarla. Secondo le leggi vigenti all’epoca, Franca Viola, rapita  e violentata, sarebbe stata costretta, a quel punto, a sposare il rapitore. Ma, anche grazie alla determinazione di suo padre, è riuscita a opporsi fermamente al matrimonio riparatore, a far processare e condannare il suo aguzzino. Franca Viola si è trasformata così in un simbolo della lotta sotterranea e tenace contro le ingiustizie civili e penali nei confronti della donna.

Mikao Usui
Il primo master Reiki
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READ SOULTALE / Il miracolo quotidiano

La capacità del Buddha e di Gesù Cristo di guarire le persone da ogni male, immediatamente e con le proprie mani, è sempre rimasta oscura non solo alla medicina, ma anche agli stessi seguaci dei due Maestri. 

Per capire come avvenivano queste guarigioni, ho svolto delle ricerche tra Giappone, Cina, India e Tibet, rinvenendo antichi testi in sanscrito che riportavano i simboli usati da Buddha. Mi sono ritirato in un monastero zen e poi in digiuno e meditazione sul monte Kurama per ventun giorni. E finalmente non ho solo compreso, ma l'ho sentito. Ciò che cura non è la persona, ma l'universo: la capacità di guarire consiste nello svuotarsi e divenire canali di questa forza eterna e onnipresente.

Da quel giorno ho continuato a diffondere quest'energia che ho chiamato Reiki. Ho guarito i malati ma, soprattutto, ho insegnato ad altri ad attivarla per guarire se stessi. E ho individuato i cinque principi che guidano l'armonia dell'esistenza e che adesso voglio condividere con te.

Proprio oggi: il cammino si intraprende a piccoli passi, comincia con questo giorno.

Rinuncia alla rabbia e alla preoccupazione: non fuggire dalle ferite del passato ma elaborale per coltivare la comprensione, il distacco, il perdono e la fiducia.

Vivi onestamente: fallo con te stesso prima che con gli altri, è il lavoro principale della tua esistenza.

Onora ogni essere vivente: gli anziani maestri per aprirti all'umiltà e alla conoscenza, il padre e la madre per averti messo al mondo, tutte le forme di vita per celebrare le lodi della creazione.

Ringrazia: la gratitudine fa entrare in noi il calore della vita.

E, se proverai a vivere in armonia, sarai tu il miracolo.

ABOUT / Mikao Usui
Public domain.

Mikao Usui (Taniai, 15 agosto 1865 – Fukuyama, 9 marzo 1926) è stato il giapponese fondatore della disciplina Reiki, trattamento energetico usato per la cura di sé e degli altri. Gli aneddoti sulla sua vita hanno una forte componente agiografica e narrano numerosi avvenimenti paranormali. Dopo l'iniziazione sul Monte Karuma, Usui insegnò il Reiki ad oltre duemila persone. La disciplina è oggi diffusa nella maggior parte dei Paesi del mondo.

Jean Giraud 'Moebius'
Il fumettista dell'onirico
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READ SOULTALE / Dualità e infinite possibilità

Reinventarsi, ecco la parola chiave. Quando la vita ci sta stretta, ecco che dobbiamo svoltare, cambiare strada, prendere direzioni nuove, antitetiche e rivoluzionarie. 

Passando da Giraud a Moebius, ho ruotato di mezzo giro la striscia, ho cambiato dimensione. Ero lo stesso ed ero un altro. Moebius è la risultante della mia dualità. Avevo trovato la metafora per eccellenza. Quella dell’infinito, simbolizzato anche da quell’otto ritorto che forma quando viene disegnato. Finito con Giraud, Moebius lavora sull’infinito.

Non abbiate paura di sdoppiarvi, fate emergere il lato magico del vostro essere. Lasciate che il vostro mondo onirico si faccia spazio in una routine snervante. Trovatevi uno pseudonimo, definite una nuova identità. Partite dal nulla, come quando ho pensato ad Arzak: 

Le avventure dell'uomo dal cappello a punta sono cominciate da un semplice disegno, eseguito su un tovagliolo senza idee di fondo che non fossero quella di librarsi per un istante su una pagina bianca.

Come lui potete scegliere di vivere le vostre avventure nel completo silenzio, solo con il rumore del vento che vi accompagna. Oppure scegliete di urlare al mondo intero lo splendore avvolgente della vostra metà nascosta, emozionante e vera.

ABOUT / Jean Giraud 'Moebius'
Creative Commons. Author: Jarek Obważanek.

Jean Giraud più noto con gli pseudonimi di Moebius e di Gir (Nogent-sur-Marne, 8 maggio 1838 – Parigi, 10 marzo 2012) è stato un fumettista francese. Studente di arti applicate, cominciò in giovane età a dedicarsi al mondo della narrativa disegnata arrivando poi a creare la sua carriera parallela come creatore di storie oniriche e fantastiche. Salutò il mondo a cavallo di uno dei suoi fantascientifici animali alati nel marzo del 2012.

Alexander Fleming
Il medico che scoprì la penicillina
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READ SOULTALE / Lettera a Robert

25 ottobre 1945. Oggi non è un giorno come un altro. Ci sono momenti nella vita che sono come i punti nelle frasi: dettano una fine e un inizio. 

Sono sempre stato convinto che non ci si debba mai accontentare. E per questo ho studiato, sempre. Credo fermamente che la cultura sia la base del progredire, così come la ricerca. Mai arrendersi e credere che non ci sia una soluzione ai nostri problemi. Io ho dovuto convivere con cavilli microscopici fino a ora e sento che continueranno a tenermi vivo fino al termine dei giorni. Batteri e virus, nemici e amici, disperazione e gloria. Forse devo più a loro che a me stesso.  

Ricordo una mattina, di quasi quindici anni fa, nella quale scoprii ciò che mi cambiò la vita per sempre, a cui dedicai ogni singolo secondo, di ogni minuto, di ogni ora del tempo che questa vita aveva deciso di donarmi. Penicillina. Chi l’avrebbe mai detto che avrei speso anni e anni studiando una muffa e che lei mi avrebbe consegnato la gloria. La differenza nella vita la fanno i particolari, nel mio caso quelli microscopici, non visibili a occhio nudo ma che sono in grado di ucciderci lentamente o di salvarci. 

Diffida di ciò che non vedi e, se non puoi combatterlo, cerca almeno di fartelo amico.

Oggi, 25 ottobre 1945, ho ricevuto un telegramma. Poche righe, eppure l’eco di quelle brevi frasi riecheggerà nella mia mente per sempre. Mi è stato comunicato che riceverò il premio Nobel. Ciò che voglio tu capisca, figlio mio, è che qualunque sia la tua strada non dovrai mai arrestare il tuo cammino. Solo il contadino che cura ogni giorno le sue piante potrà raccogliere i frutti più buoni. Studia e sii perseverante, solo così potrai godere di un giorno di respiro in cui potrai dire: Ce l’ho fatta. 

Oggi esco a fare due passi, niente laboratorio, vuoi venire con me? Una gioia è reale solo se condivisa.

Tuo padre

ABOUT / Alexander Fleming

Sir Alexander Fleming (Lochfield, 6 agosto 1881 – Londra, 11 marzo 1955) è stato medico, biologo e farmacologo britannico. È passato alla storia per essere colui che nel 1928 scoprì la penicillina, una muffa in grado di sconfiggere molti batteri, tra i quali quelli responsabili di polmonite e bronchite, ai tempi malattie mortali. Oggi è sepolto nella cripta della cattedrale londinese di St. Paul, onore riservato a pochi personaggi illustri.

Jack Kerouac
Lo scrittore simbolo della Beat Generation
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READ SOULTALE / Sulla strada della vita

Mi sveglio con i postumi della sbronza. Mi guardo intorno. Vedo bottiglie vuote di birra, di whisky e di qualsiasi bevanda utile per divertirsi. Mi accendo l’ultima sigaretta che mi rimane. Mentre la fumo sento una puzza fastidiosa, una puzza di stantio, una puzza che mi ammorba le narici. Ho voglia di fare due passi. Scendo in strada, mi fermo sul marciapiede e mi lascio dondolare dalle persone che mi camminano accanto. Sento i loro bei cappotti e le loro raffinate pellicce sfiorarmi. Sento anche i loro pensieri da borghesi benpensanti a cui creo imbarazzo e disagio. Ma me ne frego. Percepisco subito la voglia di allontanarmi da questa gente vuota che marcia verso un ideale inculcato nella mente da una società obsoleta e già morta. Risalgo nella mia stanza. Mi faccio un bicchiere di vino scadente, comprato nell’emporio dietro l’angolo, sfioro con le dita la mia macchina da scrivere, metto nello zaino un taccuino e una matita, il necessario per vivere la vita che sento battermi dentro. Scendo di nuovo in strada, rivolgo gli occhi verso la sua fine, che non vedo, perché la libertà non ha fine. Passo dopo passo, sento di avvicinarmi sempre di più a un’indescrivibile sensazione di indipendenza.

Voglio perdermi in questo. Voglio sentire dentro di me la fiamma della vita che brucia, voglio ubriacarmi di whisky con uno sconosciuto e parlare del più e del meno sul bancone sporco di un bar, voglio fare l’amore con una ragazza conosciuta cinque minuti prima, voglio correre in mezzo al deserto, voglio svegliarmi senza sapere chi sono. Voglio dimenticare le mie radici ed essere un bolide impazzito che scorrazza per tutto il paese, caricarmi di esperienze e viverle fino all’ultimo briciolo di energia. Abbiamo un ritmo dentro e il dovere di ascoltarlo, lasciando che il nostro corpo ne segua le vibrazioni. Balliamo, scateniamoci, danziamo vorticosamente e viaggiamo sulle strade del nostro destino. Anche se avvertiamo di non appartenere a un luogo e di essere come alieni, non perdiamo le speranze, mettiamole semplicemente nei nostri borsoni. Poi camminiamo, guidiamo, affrettiamoci verso il punto d’arrivo del nostro viaggio. Forse ci potrà deludere ma, se vivremo liberamente, ci potrà trasformare.

ABOUT / Jack Kerouac
Creative Commons. Author: Tom Palumbo.

Jack Kerouac, nato Jean-Louis Kerouac (Lowell, 12 marzo 1922 – Petersburg, 21 ottobre 1969) è stato uno scrittore e poeta statunitense. Considerato uno dei più grandi narratori americani del XX secolo e non solo, passò gran parte della vita a viaggiare per gli Stati Uniti. Viaggi trascritti poi nel libro On The Road, diventato il manifesto della Beat Generation, movimento che non si riconosceva nell’America borghese e puritana degli anni ’50. Durante questo periodo Kerouac instaurò forti legami con altri suoi esponenti, come Burroughs, Ginsberg e Neal Cassidy, quest'ultimo fonte di ispirazione per tratteggiare le caratteristiche di una generazione emarginata e drogata di libertà.

Linus Torvalds
Il programmatore liberale
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READ SOULTALE / Condividere i problemi

Nella mia classe eravamo in ventuno. Nell’aula eravamo disposti in sette gruppi di tre banchi: io stavo al centro del mio trio e i miei compagni erano Joona e Tarvo. Mi piaceva andare a scuola, da piccolo. Più tardi, invece, sarebbe diventato a volte un grande peso. Ma ancora non sapevo di essere il classico bambino brutto. A quell’età contava correre veloce, avere una buona collezione di figurine o magneti, dei bei pattini, bei giochi, prendere buoni voti e capire quello che spiegavano gli insegnanti. Quando ci veniva dato un compito, provavo più gioia nel portarlo a termine che nell’essere riconosciuto bravo. Nelle nostre scuole non c’erano voti veri e propri, e forse questo mi ha aiutato. Non dover prendere per forza un 10 o una A è liberatorio. Ero ferrato in matematica, anche se pasticciavo molto. I procedimenti mi erano naturali, non avevo difficoltà a capire i meccanismi o a individuare soluzioni per risolvere i problemi. Solo che spesso lasciavo per strada cifre o virgole. Se le cose non tornavano, spesso era per distrazione. Joona invece era il ragazzino più preciso del mondo. Era quello che appena arrivava in classe sistemava il quaderno sul banco facendo combaciare gli spigoli e disponeva le matite in fila secondo gradienti cromatici. Spesso io facevo gli esercizi e li passavo a lui di nascosto. Me li ripuliva dagli errori, si copiava la versione giusta e tutti e due ci avevamo guadagnato. Tarvo invece non era granché bravo, ma gli davamo lo stesso la versione finale dell’esercizio già fatta. All’Università di Informatica tutto ciò sarebbe riemerso lavorando al codice. Il 25 agosto 1991, esattamente undici anni dopo il lancio di Xenix da parte di Microsoft, scrissi questo post:

Sto programmando un sistema operativo per cloni di AT 386(486). È in preparazione da aprile, e sta iniziando a funzionare. Vorrei sapere cosa vi piace e non vi piace in Minix, dal momento che il mio Sistema Operativo gli assomiglia in parte. Ho convertito la shell bash (v.1.08) e GCC (v.1.40) e sembrano funzionare. Ciò denota che otterrò qualcosa di funzionante in pochi mesi e mi piacerebbe sapere quali funzionalità vuole la maggior parte della gente. Ogni suggerimento è ben accetto, anche se non posso promettervi che lo implementerò.

Poi le abbiamo implementate. Dalla prima versione del Kernel Linux è passato un sacco di tempo. Tempo in cui ho studiato e programmato, ho sposato Tove, abbiamo avuto dei figli e con la loro nascita ho fatto una delle scoperte più importanti della mia vita: se al mattino li devi portare a scuola alle sette e mezzo, non puoi più passare tutta la notte a programmare. Ad ogni modo, anche se il nostro sistema operativo è bellissimo in ogni suo aspetto, non potrei mai immaginare di dire che è andato tutto bene, che questa cosa che si chiama Linux funziona sempre alla grande. Ma lo scopo principale è proprio quello di risolvere i problemi insieme. Non c’è gusto nella perfezione già pronta. Tarvo, quel mio compagno non troppo vispo, oggi usa quotidianamente Ubuntu e ogni volta che vado a mangiare al suo ristorante ho come l’impressione che tutta questa storia somigli a un grande problema risolto.

ABOUT / Linus Torvalds

Linus Benedict Torvalds (Helsinki, 28 dicembre 1969) è un programmatore e informatico finlandese. Educato fin da giovanissimo alla lettura, trovò le proprie passioni nella matematica e nell’informatica. È noto per essere il fondatore del progetto Linux. Quando era studente, al secondo anno di informatica presso l'Università di Helsinki, decise di sviluppare un sistema operativo ispirandosi a Unix e scegliendo un pc con Intel 386. Diffuse il lavoro tramite Internet e ricevette buoni riscontri da parte di altri programmatori, i quali corressero gli errori riscontrati e apportarono nuove funzionalità. Nacque così il Kernel Linux, da subito distribuito con una licenza liberale. La versione 1.0 è stata rilasciata nel 1994, mentre dieci anni dopo è stata la volta della prima versione di Ubuntu, sistema operativo basato su Linux. Dopo Windows e Mac OSX è il più diffuso al mondo.

Albert Einstein
Il fisico dell'immaginazione
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READ SOULTALE / Sognando la realtà

Penso che oggi alzerò la voce. Del resto, si sa, non sono mai stato un tipo pacato.
E allora perdonatemi il tono perentorio e i modi indelicati. Alzerò la voce per arrivare alle orecchie di ogni lettore. Impresa ardua passare dalla lettura al vostro orecchio, direte voi. Ma, per come la vedo io, non impossibile.

Perché, vedete, il punto è questo: possedere un buon cervello è certamente un bel vantaggio e la logica è data a quelli che, senza sforzo, sanno andare da A a B, rispondendo così alla maggior parte dei quesiti fondamentali che pone la vita.
Ma la verità è che ad alcune domande con la logica non potrete mai rispondere. A quel punto, vi accorgerete che a rendervi persone migliori e a indicarvi la strada sarà solo la vostra immaginazione. Non ci sono dubbi: sarà la vostra guida nei momenti importanti, negli attimi che segnano le svolte e porterà con sé più sorrisi, più divertimento, più leggerezza, più speranza. L'immaginazione vi porterà ovunque. Non ci sono età. Non è mai troppo presto e non sarà mai troppo tardi.

Se crederete a queste mie parole e proverete a volare alto vi accorgerete ben presto che il mondo visto da lassù è infinitamente più bello.

ABOUT / Albert Einstein
Public domain.

Albert Einstein (Ulma, 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955) è stato un fisico e un filosofo della scienza tedesco naturalizzato statunitense. Da studente mediocre a genio assoluto, è considerato uno dei più grandi studiosi e pensatori del XX secolo. Nel 1905, annus mirabilis che diede inizio alla rivoluzione della fisica newtoniana, dimostrò la validità della teoria dei quanti di Planck nell'ambito della spiegazione dell'effetto fotoelettrico dei metalli. Fornì una valutazione quantitativa del moto browniano e l'ipotesi di aleatorietà dello stesso. Espose la teoria della relatività ristretta, che precede di circa un decennio quella della relatività generale (1911). Nel 1921 vinse il premio Nobel per la fisica.

Georges Ivanovič Gurdjieff
Il mistico del risveglio dell'uomo
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READ SOULTALE / Sveglia!

Chi sono io non importa. Gli uomini credono di poter conoscere qualcuno sapendo pochi dettagli della sua vita o sulla sua occupazione. Giudicano in continuazione. Non comprendono che qualsiasi pensiero li attraversi in realtà non è loro. Che qualsiasi informazione posseggano è parziale o falsa. La loro capacità critica è offuscata. 

Non importa chi sono io. La domanda giusta è chi credete di essere voi?

Dormite il sonno degli inconsapevoli o almeno, una volta nella vita, avete aperto gli occhi accorgendovi che qualcosa non quadra? Se il secondo caso vi riguarda, forse avete qualche speranza di liberarvi. Prima però dovete comprendere una verità fondamentale: l’uomo dorme. Non è una metafora o qualche strano artificio del linguaggio. L’uomo è profondamente addormentato, immerso in un’ipnosi che lo rende stupido. L’uomo sogna di vivere una vita reale e di essere padrone di se stesso. Di rado si accorge dell’illusione in cui vive e, ancor più raramente, dà importanza alla cosa. È il migliore degli schiavi, perché crede di essere libero.

Esiste un racconto in Oriente che parla di un mago che possedeva un gregge di pecore. Queste sapevano che le avrebbe tosate e poi uccise per mangiarle. Così fuggivano in continuazione, si ribellavano e si disperdevano. Il mago allora fece un incantesimo. Le pecore da quel momento lo avrebbero considerato come il loro Signore. Avrebbero ubbidito a ciò che lui diceva, convinte di essere le figlie predilette. E, anche quando fosse giunto il momento di essere uccise, avrebbero accolto la morte con serenità, convinte che nell’aldilà avrebbero ricevuto un grande premio. Da allora le pecore non fuggirono né si ribellarono più.

Questa è la misera condizione degli uomini. Non tutti riescono a svegliarsi da questo sonno. Soltanto coloro che, facendo tesoro di un barlume di coscienza, si metteranno alla ricerca della verità. Se saranno umili, perseveranti e non poco fortunati, forse incontreranno una vera Scuola.
Solo allora, forse, potranno davvero cominciare il loro cammino.

ABOUT / Georges Ivanovič Gurdjieff

Georges Ivanovič Gurdjieff (Alexandropol, 14 gennaio 1872 – Neuilly, 29 ottobre 1949) è stato un filosofo, scrittore, mistico e maestro di danze armeno. Dall'estate del 1885 cominciò un lungo percorso in diverse tradizioni spirituali, in particolare quella sufi. Tra il 1887 e il 1907 formò un gruppo chiamato i Cercatori della verità, compie numerosi viaggi in Medio Oriente, in India, che lo portarono dall'Asia Centrale fino al Tibet. La sua dottrina combina sufismo e altre tradizioni religiose. L'insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno. Per trascenderlo elaborò un lavoro su se stessi al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza. La sua tecnica prevede il raggiungimento di uno stato di calma e isolamento, a cui segue il confronto con altre persone. Celebre il suo romanzo autobiografico Incontro con uomini straordinari da cui, nel 1978, il regista Peter Brook ne ricavò un film.

Emanuele Piazza
Il cacciatore di latitanti
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READ SOULTALE / Il bacillo di diventare poliziotto

Nel mio lavoro la paura c’è, eccome. Però, quando presto servizio come scorta, devo imparare a tenerla a bada.
Sono consapevole che ogni volta che salgo in macchina, ogni volta che entro in azione per proteggere qualcun altro, rischio di crepare o di saltare in aria. E non è che non ci penso, ma piano piano comincio ad anteporre alla paura qualcos’altro che si chiama senso del dovere, consapevolezza di combattere dalla parte giusta e desiderio che la Sicilia non sia conosciuta solo e sempre come terra di mafia.

E adesso che stringo tra le mani questo foglio di carta, capisco che non si smette mai di avere paura. È carta intestata del Ministero dell’Interno e contiene i dettagli della missione che mi è stata affidata. Una lista di latitanti mafiosi che ho il compito di andare a scovare. E qui nel circondario, due di questi nomi sono conosciuti anche dai bambini e dai ritardati: Totò Riina e Salvatore Lo Piccolo.

Fanno sul serio quelli del SISDE, ho pensato leggendoli.

Ed ora che sono un agente in prova dei servizi segreti, faccio sul serio anch’io. D’altronde ci sono nato con la passione per le indagini, con la voglia di giustizia e con questo bacillo di diventare poliziotto, come dice spesso mio padre.

ABOUT / Emanuele Piazza

Emanuele Piazza (Palermo, 1960 – Capaci, 16 marzo 1990) è stato un poliziotto siciliano. Entrato a far parte della Polizia di Stato durante il servizio di leva, iniziò a collaborare con il SISDE. Fu in questo periodo che scomparve dalla sua abitazione in circostanze che per svariato tempo rimasero misteriose a causa di un silenzio omertoso. Solo dopo anni di indagini, fortemente volute dalla famiglia, si scoprì che Emanuele era stato ucciso il giorno della scomparsa (16 marzo 1990) a pochi chilometri da casa e che il corpo era stato sciolto nell’acido.

Rudolf Nureyev
Il ballerino che danzò con la vita
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READ SOULTALE / Fare grande la danza

Soffro le gerarchie, le imposizioni, i diktat. Da sempre. Sono nato su un treno in corsa e fu difficile anche attribuirmi un luogo di nascita. Figuriamoci farmi sottostare a qualsiasi regola.
Ancora ricordo i miei primi insegnanti di provincia. Uomini e donne azzimati, inflessibili, come solo certi piccoli individui possono esserlo per darsi almeno un’aria di grandezza che Dio non gli ha concesso. A diciassette anni per loro ero solo uno svampito che si avvicinava al ballo troppo tardi. Ma restarono a bocca aperta. Due anni più tardi non avreste trovato un solo posto da San Pietroburgo alla Siberia in cui non sapessero chi era Rudolf Nureyev.
E quattro anni più tardi ho abbandonato il grigiore della vita di divieti che mi avevano imposto: obbedisci al funzionario politico, non parlare con i locali, non parlare con altri stranieri. Così alla fine ho detto basta. Semplicemente non salendo sull’aereo. Restai a Parigi, meravigliosa negli anni Sessanta. E arrivai a Londra, e negli Stati Uniti, e in tutta l’Europa, come se l’Atlantico non fosse altro che un fiume, e gli aeroplani non fossero altro che ponti da attraversare per portare in dono al mondo i miei passi di danza.

Ancora adesso, mentre sto per salire sul palco, nascosto dietro le quinte, sento la paura e l’adrenalina salire dal profondo del corpo e dell'anima. Se anche non fossi diventato la stella splendente che sono, sarei stato felice d’aver vissuto per questi momenti. E per l’amore. Vale la pena vivere anche per l’amore, e l’arte, e le tante persone che si incontrano lungo il cammino.
Fletto i muscoli, scaldo le articolazioni, ripasso mentalmente l’intera sequenza che dovrò eseguire nelle prossime due ore.
L’attacco della musica e il primo, lungo passo dentro la scena. Il mondo scroscia di applausi: io sono Rudolf Nureyev, la stella danzante.

ABOUT / Rudolf Nureyev
Creative Commons. Author: Allan Warren.

Rudolf Chemetovič Nuriev (Irkutsk, 17 marzo 1938 – Parigi, 6 gennaio 1993) è stato un ballerino, coreografo e direttore d'orchestra russo naturalizzato austriaco, internazionalmente noto come Rudolf Nureyev. Riuscito a entrare in un’accademia di danza solo a 17 anni, nonostante l’età avanzata, diventò in poco tempo uno dei più famosi ballerini dell’Unione Sovietica. Nel 1961, dopo un’esibizione parigina, decise di non tornare nel suo paese e, nei tre decenni successivi, danzò con le migliori compagnie del mondo, diventando anche coreografo e direttore d’orchestra. Colto, amante delle discussioni più disparate, irascibile e soggetto a repentini sbalzi d’umore, nel 1982 si ammalò di Aids. Morì dimostrando fino all’ultimo la sua totale dedizione e passione per la danza.

Erich Fromm
Lo psicanalista a caccia dell'essere umano
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READ SOULTALE / Completezze personalizzate

Il mio centro è dentro di me.

Niente può essere il miglior punto di partenza per la corsa alla felicità che ognuno cerca incessantemente. Si può davvero raggiungere la perfetta felicità? Non so se ho una risposta, ma non sono io a dovervela dare. Il mio pensiero deve scatenare in ognuno di voi una sorta di folle e assidua ricerca nella vostra metropoli interiore. Dovete cercare in tutti i vostri vicoli, nelle vene e nelle arterie, la via alla felicità. Nessuna cartina o mappa possono aiutarvi. Ma è proprio questa la meraviglia. Perdersi all’interno del proprio io per uscirne consapevoli e più completi.

È inutile cercare chi ti completi, nessuno completa nessuno, devi essere completo da solo per poter esser felice.

Deve essere una ricerca solitaria. Solo così farete un salto a piè pari verso l’altro e verso il mondo in cui potrete riversare il vostro mare di felicità. Questa gioia è come un’onda immensa che avvolge gli scogli in un giorno di tempesta, come un grande abbraccio, lasciando al suo passaggio tronchi e rami dalle forme delicate. È proprio in questo che risiede la chiave di volta: la capacità di stare soli diventa la condizione prima per la capacità d'amare.

ABOUT / Erich Fromm

Erich Pinchas Fromm (Francoforte sul Meno, 23 marzo 1900 – Locarno, 18 marzo 1980) è stato uno psicoanalista e sociologo tedesco. Nato in una famiglia ebraica e laureatosi in filosofia, iniziò la sua carriera di sociologo e psicologo a caccia della perfetta definizione di essere umano. Si sposò più volte e trascorse una vita ricca di spostamenti oltreoceano per spegnersi a settantanove anni e trecentosessanta giorni in Svizzera.

Herb Brooks
L'allenatore che visualizzava l'impossibile
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READ SOULTALE / You win with people, not with talent

I grandi momenti sono nati da grandi opportunità.
Quella sera nello spogliatoio faceva freddo, e la tensione la si poteva cogliere nell’aria. Era dura come un pezzo di legno, e come nebbia pervadeva i nostri sguardi. Avremmo giocato contro la Russia, e la Russia era stata campione del mondo. Non una, ma quattro volte campione del mondo.
Gli sguardi dei miei ragazzi, quelli sì che me li posso ricordare. A uno a uno. Spaventati. Le mie parole a urtare contro le gelide piastrelle bianche e blu e a ribaltarcisi contro.
Che cosa potevo fare io? Giocare al posto loro? Avessi potuto, lo avrei fatto. Ma l’unica verità è che io non avevo mai giocato al posto loro, nemmeno ai miei tempi. Sono stato l’ultimo eliminato prima che la selezione americana partisse per le Olimpiadi. Questa la – pura – verità. Che cosa potevo dire io, che loro già non sapevano? Loro sapevano meglio di me. Molto meglio di me.
Ed è una grande opportunità che avete, stasera, ragazzi.
Giuro, non ero neanche convinto io di quello che stavo dicendo. Ma erano loro che guidavano le mie parole. Loro, con quegli sguardi liquidi di cervo, come se da me dovesse venire fuori chissà quale parola. Chissà quale verità. A illuminare loro, che erano quelli che giocavano.
E questo è quello che avrete.
Questo è quello che vi siete meritati.
Una partita e basta.
Se ne giocassimo dieci, loro probabilmente ne vincerebbero nove.
Ma non questa partita. Non stasera.
L’ho visto nei loro occhi. Non so bene che cosa ho visto, ma qualcosa l’ho pur visto chiaramente. Un qualcosa che stava lì, sperso in mezzo al ghiaccio, al freddo, agli allenamenti, al vapore acqueo delle docce bollenti, e ai litigi, oh sì, quanti litigi. E anche in mezzo a qualche pianto. Era confuso, eppure distinto e nitido come il ghiaccio.
Stasera noi siamo la più grande squadra di hockey al mondo.
L’ho visto nei loro occhi. Non l’ho detto io. Sono loro che l’hanno detto a me.
Questo è il vostro momento!
Andate fuori e vincete!
E campassi cent’anni, io non ci avrei mai creduto se non me l’avessero detto loro.

ABOUT / Herb Brooks
Public domain.

Herbert Paul Brooks (St. Paul, 5 agosto 1937 – Forest Lake, 11 agosto 2003) è stato un allenatore di hockey su ghiaccio e hockeista statunitense. È conosciuto per aver portato la nazionale di hockey su ghiaccio statunitense, composta sostanzialmente da seconde scelte e giocatori di campionati universitari e a fine carriera, ad aggiudicarsi una medaglia d'oro olimpica ai XIII Giochi olimpici invernali nel 1980, battendo in semifinale la nazionale russa in una partita che è stata ribattezzata il miracolo sul ghiaccio. La nazionale russa era giudicata l’indiscussa favorita e aveva vinto le quattro edizioni precedenti. Sapendo di non avere a disposizione giocatori talentuosi, Herb Brooks puntò tutto sullo strenuo allenamento fisico e sull’incentivazione motivazionale, giungendo a dei risultati totalmente inaspettati.

Ilaria Alpi
La giornalista che cercava la sporca verità
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READ SOULTALE / Sotto la superficie

Io so.

Io so i nomi dei responsabili di quello sporco affare. Ma hanno distrutto le prove: fatto sparire i taccuini, eliminato i nastri, manomesso la Toyota.

Io so che la verità è nascosta, interrata in quei bidoni sulla strada che unisce Bosaso a Garoe.

La verità è putrida, losca, infamante e ha l’aspetto ripugnante delle scorie. Rifiuti: negano la loro esistenza, non vogliono farli venire a galla. Se lo facessero, dovrebbero ammettere che conoscono ciò che è là sotto, ciò che li scandalizza è roba nostra.

Io so che dire la verità è pericoloso, più di qualsiasi altra cosa. Emerge una trama nera che tira dentro tutti: dal capo del clan somalo al deputato italiano di palazzo, dall’associazione umanitaria all’esercito.

Io so che riconoscere la verità è un atto di fede e di coraggio: ci sarà sempre chi non ti crede e dirà che sei pazza, che vedi il marcio dove non c’è e che in Somalia eri andata solo a farti un viaggio. E continueranno a dirlo, nonostante siano passati quasi vent'anni.

Più passa il tempo, più la verità si è confusa sotto la sabbia del deserto.

Io so anche chi mi ha ucciso, quel 20 marzo 1994, assieme a Miran, a Mogadiscio.

Io so tutte queste cose perché sono una giornalista che si era messa sulle tracce della verità, quella scomoda: inseguirla fa parte del mio mestiere - come disse Pasolini, un maestro. È istinto e vocazione.

ABOUT / Ilaria Alpi

Ilaria Alpi (Roma, 24 maggio 1961 – Mogadiscio, 20 marzo 1994) è stata una giornalista italiana. Collaboratrice del Tg3, era impegnata a seguire la guerra civile in Somalia agli inizi degli anni ’90. Aveva scoperto che esistevano dei traffici di rifiuti tossici illegali provenienti dai paesi occidentali, compresa l’Italia: questi venivano interrati in terra somala, in cambio di armi e denaro. Fu uccisa in un agguato assieme a il suo cineoperatore, Miran Hrovatin. È stata costituita una Commissione parlamentare per indagare sul suo caso ma, invece che fare luce, ha contribuito a nascondere l’evidenza dei fatti, banalizzando l’omicidio a una rapina ai danni di due stranieri.

Slavoj Žižek
L'intellettuale pop
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READ SOULTALE / Sveglia!

Amici postmoderni liberal,
che amate le sintesi brillanti e i pensieri anticonformisti,
che fanno riflettere menti aperte come le vostre!

Avete ideali alti e giusti: il pluralismo, l'ecologia, i diritti civili universali. Avete avuto i mezzi per intuire le gabbie dell'ideologia: non credete ai media mainstream, scrivete su moleskine di carta riciclata e bevete caffè equosolidale che lascia 10 centesimi al contadino guatemalteca. Sapete identificare e criticare il sistema dei mercati internazionali che impongono la crisi finanziaria e siete bravi a parlarne, a dissacrarlo con la vostra ironia. Ma non serve, se non siete in grado di uscirne.

Convincendovi che tutte le altre ideologie sono morte, il capitalismo si è assicurato l'incolumità e la sopravvivenza. Oggi tutti parlano di riscaldamento globale, asteroidi ed esaurimento degli idrocarburi: è più semplice mettere in discussione l'esistenza del pianeta e dell'umanità che quella del capitalismo.

Dopo il '68 vi hanno convinto di poter decidere liberamente e vivere in modo sostenibile all'interno di un capitalismo culturale dal volto umano. Non avete genitori tradizionalisti che vi impongono di studiare o di farvi una posizione sociale. Con i vostri genitori postmoderni, siete voi che scegliete liberamente di fare le stesse identiche cose.

Le imposizioni sono immutate, gli odiati impositori si sono solo resi invisibili. È necessario tornare a percepire l'ideologia che vi permea, che vi ha fatto interiorizzare l'ordine di andare a trovare la nonna o di non trascorrere la notte con un ragazzo prima di esserci uscite diverse volte. L'attuale sistema culturale non dà neanche più l'idea di essere un'ideologia, tanto è radicato in voi. Per quanto critici possiate essere, il vostro stile di vita solidale e biologico vi rende meri consumatori di accettabilità sociale. In questo modo non combattete il sistema: non fate altro che alimentarlo.

Siete come Willy il Coyote che oltrepassa il baratro ma non si rende conto che gli manca il pavimento da sotto i piedi. In parte vi lusinga essere chiamati sognatori, ma ciò da cui dovete risvegliarvi è un incubo. L'uscita dal sistema è una conquista esperienziale, che non non può essere teorizzata né spiegata con ironia nelle pillole di cultura brillanti a voi congeniali. 

Amici postmoderni liberal,
uscite e guardatevi intorno:
è il primo passo per uscire dall'incubo.

ABOUT / Slavoj Žižek
Creative Commons. Author: Andy Miah.

Slavoj Žižek (Lubiana, 21 marzo 1949) è un filosofo e psicanalista sloveno. Promuove il ruolo di intellettuale pubblico – per i detrattori, una popstar accademica – tenendo conferenze divulgative per raggiungere un ampio pubblico. Ha pubblicato oltre 50 libri, tradotti in 20 lingue, su un'ampia gamma di temi, dalla filosofia hegeliana e marxista alla psicanalisi freudiana e lacaniana, fino alla teologia, al cinema e alla politica. È stato candidato – arrivando quasi a vincere – alle prime elezioni democratiche svolte in Slovenia dopo l'indipendenza nel 1990. Insegna in università in Slovenia, Inghilterra e Svizzera. Nel 2005 è stato girato un documentario su di lui, intitolato Zizek!

Marcel Marceau
Il mimo che raccontava l'universale
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READ SOULTALE / Il mio mestiere è non parlare

Il mimo è il testimone silenzioso della vita di un uomo.
È un’arte che tocca le coscienze del mondo intero, senza distinzione di lingua, di razza e di colore. È un’arte che consente di creare un’unione tra tutte le persone.
Il mimo è illusione ma, allo stesso tempo, verità d’espressione.
Sono parole nel silenzio ed emozioni che trapelano sotto pelle.
Sono io con la faccia dipinta di bianco, ma sei anche tu con la faccia dipinta di bianco.
Raccontare senza dire, far immedesimare senza far uscire un suono.
Ti accompagno nel mio racconto che è fatto di sensazioni e di tutto quello che vuoi metterci dentro.
Il mimo è l’arte che mette pace tra i popoli. È il conduttore che unisce le differenze, che tiene incollate le diversità e che permette la condivisione autentica.
Il mimo, come la musica, non conosce nazionalità e, se la risata e le lacrime sono caratteristiche dell’umanità, tutte le culture sono immerse nella nostra disciplina.
Il mimo sa tracciare il divario tra compassione e pietà, tra ammirazione e adorazione, tra gelosia e invidia, tra amore e venerazione. Io racconto il passato e, dal passato, prendo e trasmetto. Conoscendo il passato e i collegamenti delle civiltà tra i continenti, ci si rende conto che il razzismo è una stupidità, che la cultura è universale e tutto vi si riflette.
Un mimo deve conoscere tutte le civiltà, deve testimoniare la consapevolezza che tutto passa, tutto si dimentica, ma poi tutto ritorna.
Non mi sento di avere una carriera, piuttosto una missione.
Mi sento uno zingaro sospeso tra cielo e terra. Mi sento metamorfosi e illusione. Al tempo stesso però mi sento incatenato a una roccia, mentre mostro come tutto passa e come qualcosa rimane sempre. Qualcosa che fa sorridere, piangere, pensare, sospirare, riflettere, annoiare, credere. E che comunque fa sempre andare avanti.

ABOUT / Marcel Marceau
Public domain.

Marcel Mangel (Strasburgo, 22 marzo 1923 – Cahors, 22 settembre 2007), noto come Marcel Marceau, è stato un attore teatrale e mimo francese, allievo di Etienne Decroux. Nel 1939 cambiò il cognome originario per nascondere le sue origini ebraiche in una Francia lacerata dalla seconda guerra mondiale. Nel 1947 diede vita a Bip, il suo personaggio più famoso (viso bianco, occhi truccati, maglia a righe). Nel 1949 fondò la Compagnia di mimo Marcel Marceau, la prima nel suo genere al mondo, attraverso cui sviluppò le sue idee sulla pantomima. È stato anche l’inventore del moonwalk, passo che venne perfezionato e reso famoso da Michael Jackson.

Ugo Tognazzi
L'attore che visse tra amore e supercazzole
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READ SOULTALE / I tavoli della vita

Se per non soffrire troppo eviti di cercare la felicità, c’è un locale dove servono dei buoni e onesti piatti. Cenerai là con qualche conoscente discorrendo di lavoro e hobby, della tua vita tranquilla dove tutto resta sempre al giusto posto, senza affanni. E se non ti piace rischiare perché hai troppa paura di perdere tutto, potrai porgere il soprabito al dottor Rossi quando vi avvierete verso l’uscita, lasciando alla cameriera una lauta mancia o un sorriso stentato. 

Se invece ami godere, se non hai paura del dolore, se per te il rimpianto non può esistere, c’è una trattoria dove ci si abbuffa mangiando da dio. Ti incontrerai là con amici e amiche per parlare di amore e sesso, della vostra vita dove non riuscite mai a capire che cosa sia giusto e cosa sbagliato. E se ne avrai voglia, alla fine potrai palpare il culo alla cameriera o al cameriere, mentre Mario e Vittorio si sfideranno nella solita gara di rutti liberi.

Sta a te scegliere a quale tavolo sederti.

Se però non hai abbastanza palle per credere in te e lottare per quello che vuoi, se non sai sopportare i sensi di colpa, se non ti va di giocarti tutto fino all’ultimo respiro, ti consiglio di lasciar perdere la nostra trattoria. Finiresti per fare indigestione e fino a domattina, invece di trombare, te ne staresti in bagno da solo: a vomitare anche l’anima.

ABOUT / Ugo Tognazzi
Public domain.

Ugo Tognazzi (Cremona, 23 marzo 1922  Roma, 27 ottobre 1990) è stato un attore e regista italiano. Dopo il primo successo televisivo con Raimondo Vianello, diventò uno degli attori simbolo della commedia all’italiana, insieme a Gassman, Mastroianni, Sordi e Manfredi. Adorava la cucina, la goliardia e le donne. Con Franca Bettoja, compagna della sua vita, tenne assieme una famiglia allargata in un’accogliente casa comune. Nel 1990, dopo alcuni anni di depressione, morì nel sonno.

Lawrence Ferlinghetti
Il poeta editore e libraio
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READ SOULTALE / Un posto per la mente

Mi piace pensare che esista un luogo non molto lontano, da quelli in cui viviamo ogni giorno, proprio dietro l’angolo. Un posto magico: una libreria con gli scaffali zeppi di libri e mille opere appese alle pareti e al soffitto. Dove ogni poesia e ogni quadro sono una sensazione per l’occhio e il cuore. Qualcosa che ti fa svegliare di soprassalto dal sonno rapito della vita. 

Non abbiate paura, vi dico, di far uscire le vostre sensazioni, le vostre poesie dal cuore, abbiate il coraggio di parlare, di non farvi schiacciare dai falsi sorrisi che si incrociano per le strade. Questo è quello che ho intimato di fare ai poeti. Liberatevi, le nostre poesie interiori non sono una cosa segreta, chiusa, inscatolata. Fatele uscire, usatele come pillole per curare le comunità e far nascere sorrisi veri.

La poesia è un’arte che insorge, come ho scritto in un libro, è linfa che ci anima, che anima il mondo. Lasciatevi cullare dalla poesia, apritele il vostro cuore, solo così vivrete fino in fondo le meraviglie che essa sa innestare nel mondo.

ABOUT / Lawrence Ferlinghetti

Lawrence Ferlinghetti (New York, 24 marzo 1919) è un poeta statunitense. È considerato una delle personalità più creative del mondo della letteratura americana e uno dei padri della Beat Generation di cui pubblicò anche il manifesto, l'Urlo, con la sua casa editrice e libreria City Lights. La sua poesia è avvolgente e piena. Si dedica anche alla pittura. Nel 1998 ha ricevuto l'alloro a San Francisco.

Anna Maria Mazzini 'Mina'
La cantante dalla voce di pongo e diamante
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READ SOULTALE / Sono come tu mi vuoi

Gli altri mi ascoltano, ma quello che nessuno sa è che io ascolto più di loro. Ascolto più di quello che canto.
Ascolto il suono delle parole a cui darò voce. Sposo ogni uomo silenzioso che si nasconde dietro i testi scritti per me. Lo amo, come ogni donna che è ansiosa di tradurre a voce alta i pensieri più tremendi di chi ama, per liberarlo.
Ascolto le grida da ciclo mestruale delle donne alle prese con le prime bombolette di lacca per capelli e i primi lavori dietro le scrivanie. Delle donne che stanno crescendo e sgomitando, ondeggiando il sedere e roteando gli occhi.
E dondolo e urlo per loro.

Sono un’interprete. Ma, se interpreti, non ti svuoti. Se interpreti, lasci solo che molte più vite ti riempiano.
Sei la strada e sei il ponte. Sei la cassa di risonanza e il budello che vibra.
Sei un mezzo e devi solo essere disponibile a farti trapassare dalle emozioni. Da tutte le emozioni, che siano gelatine colorate o le solite storie fatte di una persona di troppo.
Se ti lasci attraversare dall’aria, le corde vocali vibrano. Chi legge vive molte più vite di quante ne vivrebbe se non lo facesse. La stessa cosa succede a chi canta, se canta davvero.
Io ne ho vissute così tante, di vite, che alla fine mi sono fatta da parte per vivere la mia.
Ma, lontano dalla luce bruciante, continuo a lasciarmi invadere dalle storie degli altri, a essere lo strumento che porta fuori il dentro, che squaderna piano senza usare le mani: un amplificatore di spartiti che usa, al posto della corrente, solo la voce.
Così che questa stanza non ha più pareti ma alberi.

ABOUT / Anna Maria Mazzini 'Mina'
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Mina Anna Maria Mazzini (Busto Arsizio, 25 marzo 1940), nota con il nome d'arte di Mina, è una cantante, conduttrice televisiva e produttrice discografica italiana naturalizzata svizzera. Nasce donna. Rinasce tigre di Cremona, urlatrice, diva del varietà, madre felice senza un marito regolare, presenza assidua dei teleschermi, indossatrice di abiti improbabili e di pettinature varie, portatrice sana di ironia e di fianchi abbondanti e, infine, editorialista. Voce dei meravigliosi anni Sessanta e di sempre.

Gregory Corso
Il poeta beat che seguì il fiume e si fece mare
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READ SOULTALE / La libertà è poesia

Quando nasci straniero, randagio e vagabondo, e la strada, con la sua legge come unico riferimento, fa da grembo, accoglie e plasma, poi spinge, butta in là fino a dimostrarti che il suo diritto coincide con il tuo, puoi anche finire a diciassette anni in prigione senza aver compromesso nulla.
Tutt'altro, ne puoi uscire libero, colto e innamorato. Fanciullo eterno traboccante di paradiso, rapito e consacrato per sempre alla Bellezza, quella che solo la parola immaginata sa creare e infondere.
Così succede che all’inferno, tra negri che odiano bianchi, vecchi che pisciano in bocca ad altri vecchi, salvando culo e cuore, abbracci l’estasi e la redenzione, rinasci innocente e ti appresti a partire. Senza un posto dove andare o una casa in cui tornare, senza voler cambiare nulla.

Solo libero di pensare, sentire e scrivere.

E di viaggiare, spostarsi da un continente a un altro, dormire all'aperto su una panca, pranzare alle tre di notte e cenare alle quattro del pomeriggio, amare donne diverse, improvvisare giornate e incontri, vivere la notte con l'intensità del giorno, senza regole e limiti, ancorato unicamente a quello che sei.
Se ascolti quel grido, quel battito che bercia dal petto e che ti chiede di seguire il fiume del tuo destino senza cedere a sirene e lusinghe, probabilmente la tua vita non sarà comoda. Di certo sarà buona. La mia lo è stata.

In fondo è la vita che fa la poesia.

ABOUT / Gregory Corso

Gregory Nunzio Corso (New York, 26 marzo 1930 – Minneapolis, 17 gennaio 2001) è stato un poeta statunitense. Poco dopo la sua nascita i genitori, di origine italiana, si separarono ed egli trascorse la sua infanzia tra abbandoni, orfanotrofi, fughe e riformatori. Arrestato per rapina a diciassette anni, in carcere conobbe e si innamorò della letteratura dell'Ottocento e cominciò a scrivere poesie. Uscito di prigione incontrò Allen Ginsberg che lo introdusse ai membri della scena letteraria beat, della quale fu uno dei massimi esponenti e interpreti. Per tutta la vita si fece messaggero della poesia cui era devoto rifiutando compromessi, vivendo povero e ai margini, proclamando la sua libertà e facendosi manifesto vivente di una generazione che reclamava l’indipendenza dai legami e dai diktat sociali, cercando nuove dimensioni di conoscenza tramite il viaggio, l'alcol e l'uso di droghe. Tra i suoi componimenti poetici più noti spiccano i versi di Bomba, provocante poemetto sul tema dell'odio redatto in forma di fungo atomico, e di Matrimonio, ironica dissacrazione dello sposalizio in quanto istituzione.

Quentin Tarantino
Il regista dj
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READ SOULTALE / Hamburger. Primo piano. Piedi

Ad esempio adesso ho voglia di un hamburger. Poi tra qualche ora, quando avrò di nuovo fame, potrei mangiare dei cereali. Però adesso ho voglia di un hamburger.
Riesco anche a immaginarmi il momento in cui lo assaporo, con le gambe sotto al tavolo e con i piedi incastrati internamente alla sedia.
Primo piano. Occhi socchiusi in fase di venerazione. Bocca aperta e salivazione avida.
Primo piano. Mia Wallace sta girando la cannuccia del suo milkshake. Bella, seducente, pronta a ottenere ciò che vuole. La camera si sposta e lei balla un twist con Vincent Vega. La camera si sposta, mi alzo e faccio due telefonate. Colonna sonora di Ennio Morricone. Poi, ci aggiungo la soave Elisa e Django che conquista la sua piccola.
Primo piano. Quel negro è appeso per le palle. Trunk shot. Beatrix Kiddo ha sete di katana. Trunk shot.
Carico la borsa nel bagagliaio e vado a girare. Girare un’ora, due, tre, cento o mille. Girare è come vivere.
Ho voglia di vivere una giornata totalmente? Allora giro totalmente.
Non c’è limite alla ripresa. I miei film hanno voglia di vivere e curano ogni dettaglio.
Non direi di essere un tipo logorroico, ma insaziabile fino al brivido.
Non conosco l’ansia della conclusione e ne vado fiero.
Lo spettatore ora si aspetta una scena, quella con i piedi di Uma. I bellissimi piedi di Uma. Anche i miei non sono male.
Ora si gira, per quanto si vive.

ABOUT / Quentin Tarantino
Creative Commons. Author: Georges Biard.

Quentin Jerome Tarantino (Knoxville, 27 marzo 1963) è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense. Gli piace vivere la regia, comparire nei suoi film e poi farsi ammazzare. Ama le scene cruente e i colpi di pistola. Ama stupire lo spettatore e mangiare hamburger, anche a colazione. È stato definito un regista dj per la sua capacità di riuscire a combinare stili diversi fondendoli insieme in una nuova opera.

Stefani Joanne Angelina Germanotta 'Lady Gaga'
La superstar che combatte per l'autostima
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READ SOULTALE / Born this way

Non ci crederai ma io mi sento ancora una sfigata. Come quando ero al liceo, proprio come te che ogni mattina ti alzi per andare a scuola e non ti basta il correttore per coprire quel brufolo orribile che ti è spuntato sul mento e che, guardandoti allo specchio, vorresti strapparti la cellulite a mani nude. Io, che ormai sono un'icona del pop, che posso vestirmi Versace anche per andare al supermercato, che ho vinto una quantità spropositata di MTV Music Awards e che ho lanciato pure due profumi che portano la mia firma... Sì, proprio io mi sento una sfigata.

Se mi osservo con un occhio esterno, mentre cerco di non essere inghiottita dalla giostra di collaboratori e giornalisti che mi ronzano intorno, mi accorgo di non averne motivo. Non sono più quella studentessa disciplinata che alcuni ragazzi si sono permessi di buttare in un cassonetto per passarsi un pomeriggio meno noioso del solito. Io sono una superstar. Me lo ripeto sempre quando, come te, mi guardo allo specchio nelle mattine storte e senza trucco. E da dove sono adesso vedo anche che quei ragazzi, senza alcun merito, un'utilità nella mia storia ce l'hanno avuta. Perché se ho sviluppato sicurezza e determinazione, se non ho ceduto alle difficoltà che si presentano nella scalata al successo, se ho il coraggio della provocazione che nasce da una sana rabbia è per il sentimento di rivalsa che ho sviluppato. Certo, vorrei che se ne andasse prima o poi: non è bello vivere per dimostrare qualcosa a qualcuno, non è bello essere in guerra con se stessi e con il mondo. Ma essere ancora in contatto con quel sentimento, lo stesso che provi tu nella tua cameretta da liceale informe, che non sa ancora se ha un talento e quale sia, è quello che ogni giorno dà un senso e un valore a quello che faccio. Perché non è la mia musica il centro attorno a cui tutto ruota. No, sono i miei fans. Sei tu, che credi in me e che puoi trovare conforto nella mia voce, in quello che dico e quello che faccio. Il successo non è solo abiti firmati e scarpe da migliaia di dollari. Il successo è potere, è il verbo io posso. E il potere è responsabilità.

Fai come me, alla mattina: guardati allo specchio e ditti che sei una superstar. Non ci credi? E come fai a sapere che non è vero? Io mica lo sapevo quando avevo la faccia schiacciata tra l'immondizia. We're all born superstars. E fregatene se sei gay, lesbica, etero o indeciso. Fregatene se ti piace vestire strano, se sei un fottuto freak. Rispetto a questi modelli impossibili che ci impongono, freak lo siamo tutti. Lo sono io, lo sei tu. E allora? Nelle nostre stranezze c'è anche la nostra originalità, la nostra unicità. Siamo come siamo, questa è la vera bellezza. Accettati, accettiamoci. Non è facile, lo so. Ma è così che siamo nati. We're born this way.

ABOUT / Stefani Joanne Angelina Germanotta 'Lady Gaga'

Stefani Joanne Angelina Germanotta (New York, 28 marzo 1986), meglio conosciuta come Lady Gaga, è una cantante e attivista statunitense. Il suo nome d'arte si ispira alla canzone Radio Ga Ga dei Queen e tra i suoi idoli c'è Marina Abramović, alla cui performance The artist is present ha presenziato al MoMA. Conosciuta per i modi eccentrici e stravaganti, la cantante si muove fin dall'inizio della sua carriera per la lotta all'HIV e in difesa dei diritti della comunità LGBT, per cui ha contribuito alla campagna per l'abrogazione della legge Don't ask, don't tell in merito all'orientamento sessuale dei giovani dell'esercito. Ha creato una fondazione, la Born This Way Foundation, che si concentra sui giovani riguardo alle questioni dell'autostima, del benessere e contro il bullismo.

Teófilo Stevenson
Il pugile che disse no al professionismo
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READ SOULTALE / Mantieni alta la testa e la guardia

Se dovesse mai capitarti di avere del sangue in bocca, ragazzo, se ti dovessero mai rompere un dente o il naso, sappi che c’è una soluzione per tutto. Per denti, naso e sangue. I denti non sono pochi, si possono sistemare o si possono perdere del tutto, poco importa. Il naso si può rompere più volte e alla fine non fa più male. Anzi, bisognerebbe fare di tutto per romperlo ora. Sì, proprio ora. Bisognerebbe chiamare il proprio maestro e farsi rompere il naso. Se te lo romperà il maestro, farà meno male. Occorre trovarsi un maestro, fidarsi di lui e poi superarlo, ragazzo. Senza  affannarsi però nella ricerca di guadagno. La felicità non sta lì, nel successo o nel potere. 

Lotta, ragazzo. Lotta, combatti. Divertiti. Credi. Muoviti leggero sul ring, ragazzo. La vita è piena di ring. 
Si è sempre sul ring. La vita è un ring. Essere leggeri, pensare a sé stessi e non al proprio naso. Guardare oltre e sganciare pugni al mondo. È questo che conta, ragazzo.
Mantieni alta la testa e la guardia, ascolta l’anima. 

Si vive di pugni, amore e leggerezza. Io ho vissuto così. Molti dicono sul mio conto: rifiutò una carriera da professionista. Sì, è vero. Ma ho anche detto questo: Cosa valgono cinque milioni di dollari quando ho l'amore di otto milioni di cubani? L’ho detto e se solo potessi saltellare su un ring ancora una volta, se solo fossi lì e potessi parlare ancora, lo griderei a perdifiato. Perché saranno le tue scelte a costruirti, ragazzo.
I no costruiscono le strade e, se è necessario dirli, bisogna farlo. Bisogna bombardare il mondo di pugni e vivere di leggerezza, di amore e di no.
Fallo, ragazzo.

ABOUT / Teófilo Stevenson
Creative Commons. Attribution: Bundesarchiv, Bild 183-1985-1004-023 / CC-BY-SA.

Teófilo Stevenson (Puerto Padre, 29 marzo 1952 – L'Avana, 11 giugno 2012) è stato un pugile cubano. Tre volte campione olimpico e mondiale, se n’è andato nel 2012, a 60 anni, per un attacco di cuore. E Stevenson era cuore. Neanche i 5 milioni di dollari offertigli alla fine degli anni '70 per vederlo sul ring contro Mohammed Alì lo convinsero a firmare un contratto da professionista. Restò nella categoria dilettanti per tutta la carriera, fedele a sé stesso, alle sue idee, a Fidel Castro e a Cuba.

Vincent van Gogh
Il pittore rivoluzionario
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READ SOULTALE / Il coraggio di un pittore

Sono stanco, il pennello pesa nelle mani, fatico ad alzare le braccia ma devo continuare. Soffro, eppure non mi arrendo. Ho bisogno di dipingere per arginare la mia follia.

È l'ultima malattia che avrei desiderato, l'ho detto a Théo, ma le cose stanno così.
Ci sono momenti di lucidità, me ne accorgo, però conosco bene anche i momenti che seguono la follia.
Quel torpore, quella stanchezza che pervade il corpo, oh, come li conosco!
Lavorare è l'unico rimedio, è la sola via che mi è data.

Ho capito che il paradiso è qui sulla terra e voglio mostrarlo, voglio dargli forma con i colori, con le pennellate, con i contrasti. Dalla terra riesco a prendere il vigore, riesco a trarre il nutrimento di cui ho bisogno per le mie opere. Voglio porre la vita rurale al centro dei miei lavori, dopotutto è dalla natura che parte ogni cosa, è con il lavoro manuale che l'uomo conquista la sua dignità. Voglio che tutti, specialmente gli umili, possano vedere e sentire la forza della vita attraverso i miei lavori. È questo lo scopo della mia pittura.

In molti dei miei quadri ci sono difetti facilmente distinguibili da un occhio critico, l'ho sempre ammesso, ma questo non mi tocca più. Non mi interessano i codici, le mediazioni o le vibrazioni. Non desidero la somiglianza in un ritratto, non cerco questo; piuttosto voglio scavare nelle emozioni e dipingere l'infinito. Desidero rappresentare la forza, trasporre direttamente la vita vera, quella dura, sulla mia tela. L'arte per me non è rappresentazione edulcorata della realtà, non è una fuga dal mondo ma comprensione profonda dell'esistenza.

So che sono sulla strada giusta. Non mi piegheranno alla loro arte.
In passato ho sofferto per questo, è vero. Oh, Théo, quanto ti ho assillato con le mie richieste, quanto desideravo che i miei quadri venissero venduti, quanto volevo essere compreso. Lo vorrei anche ora, non lo nego, ma adesso so che prima o poi accadrà.

ABOUT / Vincent van Gogh

Vincent Willem van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) è stato un pittore olandese. Tra i più controversi e inspiegabili talenti, Vincent scoprì la propria vocazione artistica in tarda età e, pur non ricevendo un'educazione adeguata, i suoi lavori hanno portato a una delle più grandi rivoluzioni mai avvenute nella storia dell'arte. La passione, la densità di emozioni e la verità che traspare dalle opere ne trascendono i difetti o le imperfezioni. Una lucidità incredibile le pervade, soprattutto se si pensa che il pittore soffrì di epilessia e depressione per gran parte della vita, ma ebbe sempre il coraggio di guardare alla realtà senza alcun filtro. Tentò più volte il suicidio e morì sparandosi un colpo di rivoltella al petto.

Anna Frank
L'ebrea simbolo della Shoah
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READ SOULTALE / Chiudi gli occhi, conta fino a tre ed esprimi un desiderio

Questa notte ho fatto un sogno bellissimo. Ho sognato che correvo in mezzo a un grande prato verde. Faceva caldo, era estate e indossavo un vestito a fiori gialli e blu. Correvo e cantavo quella filastrocca che mi ha insegnato la mamma.
Poi ho sentito una voce che mi chiamava: Anna. Mi sono girata subito e, dietro di me, ho visto una casa enorme, tutta colorata, con i muri verdi, il tetto rosso, le porte e le finestre bianchissime. C’era un profumo di pane appena sfornato.
Ho aperto la porta e ho visto una stanza grandissima con i mobili di legno, mobili più bassi di quelli normali. All’improvviso ho sentito di nuovo quella voce che mi chiamava: Anna.
Mi sono voltata e c’era Peter. Era buffo, con un mantello nero e una spada. Sembrava un vero cavaliere. Mentre gli sorridevo, mi ha preso la mano e mi ha detto: Tieni, ho un regalo per te. Mi ha dato una scatola rosa, piccola ma pesante. Io lo guardavo e guardavo la scatola. Ero agitata, curiosa, felice. Non vedevo l’ora di aprirla e di vedere cosa c’era dentro, perché Peter non mi ha mai fatto regali. Ho staccato il fiocco che c’era sopra e ho cominciato a sollevare il coperchio. Si è sprigionata una luce fortissima e non riuscivo a vedere cosa c’era dentro.
Peter si è avvicinato e mi ha detto: Qui puoi vedere quello che vuoi, puoi chiedere qualsiasi cosa e verrà esaudita.
Allora, mi sono avvicinata a lui, timida, e gli ho detto: Vorrei rimanere qui, con te, per sempre. E lui, con gli occhi che gli brillavano, mi ha sussurrato: Anch'io.

Poi mi sono svegliata, Kitty. Non eravamo nella casa con i mobili di legno, non era estate, non c’era nessun profumo di pane appena sfornato e nessuna scatola dei desideri. Attorno a me nessuna magia, nessun sorriso, nessun regalo. Non era cambiato nulla e, come sempre, non potevamo uscire. Eppure, Kitty, mi sono svegliata con un sorriso diverso e il mio cuore batteva così forte che sembrava esplodere.

ABOUT / Anna Frank

Annelies Marie Frank, (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, 31 marzo 1945), detta Anne, nome italianizzato in Anna Frank, è stata una ragazza ebrea tedesca. È divenuta un simbolo della Shoah per il suo diario scritto nel periodo in cui la famiglia si nascondeva dai nazisti e per la sua tragica morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Visse parte della sua vita ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, dove la famiglia si era rifugiata dopo l'ascesa al potere del nazismo in Germania. Fu privata della cittadinanza tedesca nel 1935.

Robert Doisneau
Il fotografo della verità quotidiana
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READ SOULTALE / Fotogrammi parigini

Prendere la mia macchina fotografica e uscire. Immergermi fino in fondo nella città che amo: Parigi. Incastrare nella pellicola tutti i suoi abitanti, i giochi dei bambini e i baci rubati di due innamorati. Questo è sempre stato per me la fotografia. Il saper intrappolare con dolcezza, ma anche con dignità, tutto quel mondo che si incontra per le rues e i boulevards parigini.

Le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l'inatteso che si incontra per le strade. Potrei quasi definirmi un umanista dell’obiettivo, ho sempre cercato di rendere i miei scatti pieni di vita e di quotidianità. Ho sempre cercato di fare della fotografia un veicolo di emozioni. Ho sempre cercato di immortalare i sentimenti quotidiani.
È questo che la fotografia dovrebbe essere anche per voi: istantanea di vita vissuta.

Ho sempre amato la fotografia perché ciò che usciva dal mio lavoro diventava il vessillo del mondo che volevo e che sarebbe fuggito via se non l’avessi potuto fermare nei miei scatti. Credo che, sin dall'inizio, quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie fotografie diventavano come una prova tangibile dell’esistenza di questo mondo.

ABOUT / Robert Doisneau
Creative Commons. Author: Bracha L. Ettinger.

Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1º aprile 1994) è stato un fotografo francese. Dopo gli studi di litografia, venne assunto come fotografo industriale presso le officine Renault di Billancourt. Negli anni Quaranta si impegnò nella Resistenza e, più tardi, divenne un fotografo indipendente. Iniziò allora a incastrare nei suoi fotogrammi l’amata Parigi e la sua banlieu. Morì a Montrouge, quartiere a sud della capitale francese, molto amato e molto spesso fotografato.

Serge Gainsbourg
Il cantautore che ha scandalizzato il mondo
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READ SOULTALE / Il sorprendente

Mi lascio andare alla tenerezza, poi cerco l’oblio tra braccia sconosciute. Sogno un altro me stesso, un uomo perbene, normale. Dura poco. Il sapore di alcol in fondo alla gola mi sveglia. Ma è qualcos’altro a farmi alzare in piedi. Un solletico interiore, che parte dal buco del culo e finisce sui tasti del pianoforte. Accendo la prima. L’unica di cui terrò il conto. Dicono che siano cento al giorno. Me ne fotto. Chi sa dove comincia e quando finisce l’indifferenza? In mezzo alle gambe di una creatura mozzafiato, credo. Ma per esserne sicuro dovrò andare a controllare. 

Aprimi la strada e accoglimi. Sentimi fin dentro il midollo. Cantami, Francia. E lasciati scopare. Che mi ami o mi odi me ne fotto. Quel che è certo è che non mi dimenticherai. 

Brutto ma affascinante, selvaggio ma di classe. Mi avete chiamato maledetto. Dissacrante, cinico, amorale. Mi avete definito un edonista vizioso. Io mi definisco solo in un modo: Étonnant

ABOUT / Serge Gainsbourg

Lucien Ginsburg, in arte Serge Gainsbourg (Parigi, 2 aprile 1928 – 2 marzo 1991) è stato un cantautore, musicista, paroliere, poeta, pittore e regista francese. Autore di chanson e jazz, musica psichedelica e reggae, new wave e rap, non aderì completamente a nessun genere, semplicemente perché fu lui stesso un genere. Quattro figli da tre donne diverse; Brigitte Bardot e Jane Birkin tra le sue muse e amanti. Serge ha saputo tradurre in musica la passione, sconvolgendo la morale e trasformandola per sempre. E oggi è sepolto assieme a molti altri artisti nel cimitero di Montparnasse.

Jane Goodall
L'etologa che dialoga con la natura
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READ SOULTALE / L'incontro di cuore e scienza

Nessuna linea retta ci separa dal mondo animale. Non c’è confine, in natura. Non ho mai preteso di convincere gli altri, ma so bene che arriva un momento in cui l’anima di un uomo entra in contatto con l’universo ed è fortunato chi percepisce quel passaggio, quell’occasione. In quell’istante si raggiunge la consapevolezza di non poter più tornare indietro perché la trasformazione è assoluta. Avviene un miracolo, una rinascita. Tu non sei più tu, non sei più quello che eri pochi istanti prima. Sei diventato Natura e dialoghi con lei. Sei parte di qualcosa di molto più grande. In quel momento la tua anima si riempie e trabocca di gioia. Sei una creatura tra le creature.

L’unica linea che vedo collega i miei occhi a quelli di un altro essere vivente. Il mio sguardo traccia un percorso e segue quella via.

Appoggio l’orecchio alla terra per ascoltarne il battito e regolarlo con il mio.

Ascolto la natura e i suoi abitanti. Respiro l’universo partendo dall’origine di tutto per conquistare la conoscenza e dare un senso alla mia vita.

Avete mai provato a incrociare lo sguardo di uno scimpanzé? Io l’ho fatto infinite volte. E quello sguardo era ogni volta diverso e pieno di significati. A ognuno di loro ho dato un nome, ho imparato la loro lingua e, con loro, anche nel silenzio, ho parlato a lungo.

ABOUT / Jane Goodall
Creative Commons. Author: Jeekc.

Dame Valerie Jane Morris-Goodall (Londra, 3 aprile 1934), meglio conosciuta come Jane Goodall, è un'etologa e antropologa britannica. È una delle più importanti figure scientifiche nel campo delle attività in difesa della natura. La sua ricerca sugli scimpanzé è iniziata nel 1960 nell’allora Riserva di Gombe in Tanzania. Oggi è considerata una pietra miliare nello studio del comportamento animale e dirige l'organizzazione Jane Goodall Institute. Le sue scoperte hanno ridefinito la relazione tra l’uomo e gli animali. Nel 2002 Kofi Annan l'ha nominata Messaggero di Pace delle Nazioni Unite.

Martin Luther King
L'uomo che ha creduto nel suo sogno
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READ SOULTALE / I have a dream, today

Birmingham, aprile 1963

Figli miei,
non potrò stasera rimboccarvi le coperte, né darvi il bacio della buonanotte. Ma in questa angusta cella penso a voi, costantemente. Non piangete, state vicino alla mamma e siate fieri di me. Se sono qui è per la causa più giusta che ci sia: l’uguaglianza, la libertà e la giustizia. È questo il mio sogno e sono pronto a tutto, anche al carcere, perché diventi realtà. Per me, per la mamma, per voi.

Figli miei, se fossi con voi ora, vi direi: inseguite il vostro sogno. Fate che sia luminoso e giusto. Fate che sia un sogno di libertà e bellezza. Che si espanda come il suono della vostra voce. E inseguitelo. Non ascoltate chi vi dice di aspettare che i tempi maturino. È tempo, è adesso. Non lasciatevi frenare da chi pensa che non siate capaci. Mettete in campo tutte le vostre risorse. Non abbiate paura delle difficoltà né dei fallimenti. Fanno parte del cammino. Non date retta a chi vi dice di essere moderati. Siate estremisti, come fu estremista nostro Signore Gesù Cristo. E siatelo creativamente.

Figli miei, uscirò presto da questa prigione e tornerò a marciare per l’uguaglianza e la libertà, tornerò a gridare al mondo il mio messaggio, che è giusto e urgente e vero perché sta scritto nella natura dell’uomo e nella nostra Costituzione. Se dovrò tornare in carcere, lo farò. Io ho messo in gioco tutto me stesso per il mio sogno, per dargli forma e sostanza e colore. Non mi arrenderò. E voi, figli miei, cosa sarete disposti a fare, per il vostro Sogno?

Vi abbraccio,
Papà

ABOUT / Martin Luther King
Public domain.

Martin Luther King, nato Michael King (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968) è stato un pastore protestante, politico e attivista statunitense, leader del movimento per i diritti civili degli afro-americani nell’America degli Anni Cinquanta e Sessanta. I suoi valori si ispirano profondamente a Gandhi. Le sue armi contro la segregazione razziale, la violenza e la discriminazione, sono sempre e solo non violente: discorsi, marce, sit-in, fiaccolate e altre forme di protesta come il Montgomery Bus Boycot. Dopo le manifestazioni di Birmingham, King venne arrestato per l'ennesima volta e incarcerato. Dalla sua cella scrisse una celeberrima lettera in cui spiegò le motivazioni e gli obiettivi della sua battaglia. Pochi mesi dopo, fu alla testa della Marcia su Washington, nella quale pronunciò davanti a 250.000 persone il suo più famoso discorso: “I have a dream…”. Nel 1964 ricevette il Premio Nobel per la Pace e il governo americano eliminò le segregation laws con il Civil Rights Act.

Kurt Cobain
L'icona del grunge
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READ SOULTALE / Pace, Amore ed Empatia

Dio, un libro? Un libro sulla mia fottuta vita? Non avremmo potuto fare una semplice intervista? Le mie canzoni non sono già abbastanza? Forse no. Ma la verità è che ormai non provo più nessuna emozione nell'ascoltare musica o nel crearla, nel leggere o nello scrivere testi. Anche se c’è stato un tempo in cui sono stato felice e in cui suonare mi faceva sentire, o forse essere, un vero Dio. Si, un Dio. Cristo Santo, Kurt, parli proprio come tuo padre.

Ora, tanto per riassumere, mi chiamo Kurt e sono nato il 20 febbraio del ’67 ad Aberdeen. Ci stavo bene in quel posto. Amavo suonare in continuazione, anche dopo la separazione dei miei di cui, per qualche ragione ignota, mi vergognavo. Mi chiedevo però perché mai non potevo avere una famiglia normale come tutto il sacrosanto mondo. E perché dovevo costringermi a immaginare quella confortante sicurezza data da due genitori che mangiano, dormono e vivono sotto lo stesso tetto. No, non si tratta delle solite stronzate artificiose sull’indole ribelle. È solo il fatto che tutto ciò che mi circonda, che mi tocca e che mi fa vivere, non fa trasparire altro che dolore e infelicità. Ma non riesco a mollare tutto e fuggire. Riesco solo ad amare, a rammaricarmi per la gente e a vivere di empatia. In cambio però i media continuano a chiedermi la solita fottuta canzone, così grunge e perfetta per loro da farla passare ogni cinque minuti in tv. Eppure io la odio, cazzo! Non capite che non è questo che voglio? Come quando agli Mtv Music Awards volevano impedirci di suonare Rape me, troppo sconvolgente e forte per il nostro pubblico, a sentir loro. Ma cosa ne sapete voi del suo significato? E cosi, solo per dare una piccola scossa a Mtv, abbiamo iniziato a suonarla ma poi abbiamo proseguito con Lithium che andava benissimo invece per quei benpensanti.

Dio, perché non ti diverti e basta? Perché per me la vita è più di questo, perché voi meritate più di questo, perché tutti meritiamo più di questa vita precotta e pronta da ingurgitare. Io voglio vomitarla la vita e voglio amare davvero.

ABOUT / Kurt Cobain

Kurt Donald Cobain (Aberdeen, 20 febbraio 1967 – Seattle, 5 aprile 1994) è stato un cantautore e chitarrista statunitense. Annoverato dal magazine Rolling Stone sia tra i 100 migliori cantanti che tra i 100 migliori chitarristi di tutto il mondo, è stato frontman dei Nirvana, gruppo che ha dato vita al genere grunge. Uno stile intriso di senso di ribellione, inadeguatezza e insofferenza. Cambiando con una forza d’urto spaventosa il panorama musicale, Cobain è stato eretto a portavoce di un’intera generazione fino all’8 aprile del 1994 quando, nella sua casa di Seattle, dopo aver scritto una lettera all'amico d’infanzia immaginario, Boddah, prese un fucile e si sparò, rendendosi immortale nel cuore di ogni suo fan.

Michael Jordan
The Air Man
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READ SOULTALE / Che ci posso fare? Entrano tutte...

Sono sospeso nell'aria in un tempo che è un istante fulmineo e infinito nel quale non esisto già più.
Divento quell'aria, in un altrove invisibile, mentre gli altri mi osservano pensando che io sia ancora lì.
Inspiegabile la percezione quasi magica di una realtà che tocca terra e cielo.
Non ho fatto molto per meritarla. Certo, mi sono  impegnato per dare il massimo.
Senza falsa modestia ci sono riuscito e alla fine ho vinto tutto.
Ma non è proprio questo il punto, vedete.

Ho sempre pensato, da quando ho cominciato a giocare seriamente, che avrei dovuto essere il miglior giocatore possibile. Altrimenti era meglio lasciare, cambiare strada. È una giusta visione delle cose? Non lo so. È stata la mia, ma con qualcosa di più, concedetemelo. Ed è questo il punto: non solo giocare e vincere, ma come giocare, come vincere. E come perdere, anche. 

Facendo intravvedere quel respiro vitale che mi attraversava, che trasformava lo sport, il gioco, i salti mirabolanti e i canestri attesi, in arte. Mostrando la bellezza, la forza, la grazia, l'energia positiva che non imprigiona, ma libera e salva. Non mi sono salvato perché sono diventato un mito nella storia del basket, ma per l'armonia forse inconsapevole che ha unito gesto atletico e anima. Se questa armonia c'è stata ed è passata negli occhi di chi mi ha guardato, mentre cercavo di portare in alto la mia squadra assieme a quel pallone danzante che accompagnavo al canestro, allora posso essere felice di me e della mia storia. Allora il segno è stato lasciato, conquistando ogni record e affascinando tifosi in visibilio, certo… Ma è stato lasciato soprattutto oltrepassandolo, in una sorta di tranquilla e distaccata meraviglia dentro lo scatenarsi adrenalinico del movimento, del percorso netto e lucido che conduce al risultato vincente. Non solo i numeri sul tabellone, di più, o se vogliamo molto meno: l'esserci volando e poi volare via.

ABOUT / Michael Jordan

Michael Jeffrey “Air” Jordan, conosciuto anche con le sue iniziali MJ (Brooklyn, 17 febbraio 1963), è un ex cestista statunitense. Timido di carattere, risulta in compenso un atleta eccezionale. Alla North Carolina University, durante il suo primo anno di studi, segna il tiro decisivo nella finale della NCAA, la famosa lega universitaria americana di basket. Terribilmente assorbito dall'impegno e dalla passione sportiva, abbandona prematuramente l'università. Partecipa alle Olimpiadi di Los Angeles, vince l'oro e approda all'NBA. Viene scelto come terzo giocatore dai Chicago Bulls. La squadra è considerata di bassa classifica, ma al suo arrivo tutto cambia. La gara d'esordio è contro Washington e i Chicago escono vincitori con Michael che riesce a segnare 16 punti. Al termine della prima stagione viene eletto Rookie of the year (matricola dell'anno) e dopo pochi mesi viene votato per partecipare all'All-Star Game che gli permette di essere conosciuto dal grande pubblico. La carriera di Jordan continuerà per molti anni, un successo dopo l'altro, fino al ritiro definitivo nel 2003.

Johnny Appleseed
L'ambientalista che piantava meli
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READ SOULTALE / La ricchezza di un seme

Sono ormai più di trent'anni che vago per il Midwest, curando i miei figlioli, potando loro i rami superflui e raccogliendo le mele cadute ai loro piedi. Questo continente che abbiamo depredato, un tempo forse era il nostro paradiso terrestre. Abbiamo perduto la perfezione originaria e la vera conoscenza. Dobbiamo tornare a coltivarla, dobbiamo rendere nuovamente la terra fertile e florida.

Volevo percorrere la strada della saggezza e della verità. Speravo di comprendere come discernere il bene dal male e così cominciai a viaggiare. Vidi le praterie sconfinate, le pianure di cui l'occhio non può contemplare la pienezza, il cielo sopra di esse che non presentava appigli, la notte insaziabile e avvolgente. Pensai di essermi illuso e che la mia missione fosse destinata a fallire. Un giorno però, mentre il sole batteva i prati e il caldo soffocava i sospiri, mi distesi all'ombra della chioma di un albero. Sull'erba erano sparpagliati i suoi frutti, piccoli pomi tondi e rossastri. Un filosofo svedese sosteneva che ogni cosa appartenente al mondo materiale ha una sua corrispondenza nel mondo spirituale. Mi concentrai sulla mela che si trovava a pochi centimetri dal mio piede. Compresi che potevo essere il tramite tra la natura e il mio prossimo, rendendogli più facile accettare i doni della terra.

Questa divenne allora la mia missione. Ritornai in paese, acquistai sacchi di semi di mele dai produttori di sidro e, da un giorno all'altro, partii. Sparsi ovunque quei piccoli chicchi neri e appiccicosi sapendo che una parte sarebbe stata divorata dagli uccelli, un'altra sarebbe caduta in mezzo ai sassi senza dare frutto e un'altra ancora in mezzo alle spine soffocando. Ma una parte di questi semi invece sarebbe stata accolta dalla terra buona, avrebbe dato frutto e avrebbe sfamato e dissetato i miei compagni.

ABOUT / Johnny Appleseed
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John Chapman (Leominster, 26 settembre 1774 – Fort Wayne, 1845-1847), conosciuto come Johnny Appleseed, è stato un ambientalista statunitense. Nato in Massachussets nel 1774 fu un pioniere e missionario della dottrina propugnata dallo scienziato e teologo svedese Emanuel Swendenborg. La sua fama è legata alla missione che portò avanti per la maggior parte della sua vita: la coltivazione di meli nella zona del Midwest, per la quale si meritò il soprannome di Johnny Appleseed. Questa sua attività ne fa anche un precursore dell'attivismo ecologista e ambientalista. Agli inizi del XIX secolo, dopo essersi procurato migliaia di semi di mele dai produttori di sidro della Pennsylvania, partì con l'intento di esplorare le zone selvagge del West. Lungo tutto il cammino sparse i semi, che nel giro di pochi anni diedero vita a centinaia di frutteti.

Vivienne Westwood
La stilista che ha rivoluzionato la tradizione
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READ SOULTALE / La cultura è l'abito della rivoluzione

Siamo tutti nati in questa società con lo scopo di diventare consumatori. Siamo tutti cresciuti in corpi senza forma. Tutti uguali, da buttare all’occorrenza nella lavatrice.

Chi si è ribellato a questa condizione, con superficiali rivoluzioni d’immagine, non ha mai ottenuto alcun cambiamento.

Chi ha tentato di rovesciare le regole del gioco, senza conoscerle, non ha mai generato rottura o creatività.

Chi invece ha studiato l’arte, si è immerso nella contemplazione delle opere del passato e ne ha scoperto la reale forza innovativa, ha la capacità e la possibilità di compiere delle scelte, di essere un soggetto attivo. O meglio, di essere il protagonista della propria vita.

Quello che ho scoperto, dopo decenni di ricerca, è che l’abito più bello che possiamo indossare è la cultura e che l’accessorio più cool da abbinarci è un libro.

Accumulare abiti, oggetti e beni di ogni tipo per dare forma alla propria identità è tutto quello che invece allontana le persone dalla loro essenza.

Avere gli strumenti culturali per scegliere e dare spazio alla propria creatività, questo è il vero atto rivoluzionario.
Buy less, choose well e do it by yourself.

ABOUT / Vivienne Westwood
Public domain.

Dame Vivienne Isabel Swire (Tintwistle, 8 aprile 1941), coniugata Westwood, è una stilista britannica. Dopo il primo matrimonio con Derek Westwood, divenne compagna del produttore discografico Malcom Mc Laren, ideatore della band Sex Pistols. Per questo motivo, all'inizio della carriera, fu associata al movimento punk. Grande amante dell’arte e della cultura, nelle sue innovative e contemporanee creazioni, ha preso spunto dalla storia del costume del XVII e XVIII secolo e ha esplorato tutte le epoche. Ha introdotto, modernizzandoli, elementi di sartoria, quali il corsetto e il faux-cul, ormai accantonati da tempo. La sua ispirazione trae inoltre forza da varie influenze che le derivano dall'amore per la storia, la pittura e l'impegno sociale e politico.

Frank Lloyd Wright
L'architetto dall'incoerenza geniale
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READ SOULTALE / Un'idea non cadrà mai sotto i colpi della realtà

Un musicista compone una sinfonia e costruisce un edificio di suoni; io garantisco l’integrità spirituale di una struttura e la cullo nella mia mente, affinché ogni particolare sia in relazione con il tutto in un religioso spazio organico.

La mia famiglia ha sempre avuto una profonda fede unitariana, e io stesso ne sento l’influsso nel mio lavoro. L’importanza del singolo individuo è cruciale, soprattutto nel sentimento intimo con la Natura. Ecco, la Natura è il mio Dio. Essa è la bellezza, il macrocosmo in cui ogni minimo particolare intona un canto nella sinfonia perfetta del mondo.

Non ho mai accettato di rientrare in un cliché, la coerenza non fa per me. Gli spiriti grandi tracciano la loro strada da soli, senza dare spiegazioni e senza cercare di essere compresi: questo è un insegnamento di mia madre, la quale mi ha iniziato alle letture di Emerson. Molto devo molto a quella donna, anche se non voglio svelare ciò che mi ha influenzato, ciò che ho apprezzato nel corso della mia formazione. Non è questo il metodo per conoscere la mia storia. Bisogna vivere invece la mia architettura, conoscere i luoghi e visitarli. Bisogna scovare gli ingressi celati tra le fronde in molte delle mie dimore, o assaporare la protezione e il calore dei miei focolari domestici, da cui ammirare il panorama senza essere visti. Piani sovrapposti si alternano in strutture geometriche con mobili che sono degni e conformi a spazi simili.  

Quand’ero piccolo giocavo con le creazioni di Fröbel: mi aiutavano a riflettere e tuttora, mentre lavoro, mi ritrovo a ripensarci spesso. Non si può sfuggire alla propria infanzia e ai propri ricordi, sono il passaporto per qualsiasi successivo avvenimento o pensiero.

Non ho mai voluto costruire qualcosa di strutturalmente duraturo: io creo idee, sostanze perfette illuminate dal Sole della verità, della Natura. Piova pure in casa: non andrà mai a intaccare l'inafferrabile. Io suggello l'eternità dell'ideale.

Poco importa che abbia lasciato la mia prima moglie e che abbia tradito quel tanto predicato focolare domestico. Questi sono gli accidenti della realtà, o forse la storia che si ripercuote su di me, ma la perfezione dei miei progetti rimane. Vivete i miei spazi, dialogate con la Natura: non è più il tempo delle parole. 

ABOUT / Frank Lloyd Wright
Public domain. Attribution: New York World-Telegram and the Sun staff photographer (Al Ravenna).

Frank Lloyd Wright (Richland Center, 8 giugno 1867 – Phoenix, 9 aprile 1959) è stato un architetto statunitense. Nell’epoca in cui visse, la disciplina architettonica fu innovata in due correnti spaziali precise: una fu quella di Wright, denominata movimento organico, che teneva conto dell’aspetto umano, psicologico e qualitativo dell’abitare umano; l’altra fu il funzionalismo, legato più a una visione quantitativa, sorto a Chicago tra il 1880 e il 1890, ma sviluppatosi poi soprattutto in Europa con Le Corbusier. L’idea di una pianta libera era l’elemento in comune. La formazione di Wright fu influenzata dalle aspirazioni della madre. Iniziò con i giochi fröbeliani, sagome di giocattoli in legno con particolari forme geometriche, poi fu catturato dalla fede unitariana, una forma estrema di protestantesimo, con una visione romantica della Natura, intrisa della forza di Dio. La visione del padiglione giapponese alla fiera colombiana di Chicago nel 1893 fu una svolta cruciale per le sue ricerche e per la visione di un’architettura platonica. Scrisse molti saggi teorici per sostenere le sue opere e per dare voce al suo pensiero.

Rachel Corrie
L'osservatrice dei diritti umani
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READ SOULTALE / La terra è ricolma di paradiso

Il 16 marzo 2003 i miei genitori hanno scritto questo comunicato e da qui vorrei partire, perché risale a subito dopo la mia morte e perché nessuno mi conosce, mi conosceva, come Craig e Cindy, mio padre e mia madre.

In questo doloroso frangente stiamo ancora cercando di capire i particolari della morte di Rachel nella Striscia di Gaza. Abbiamo educato tutti i nostri figli ad apprezzare la bellezza dell'intera comunità umana e della famiglia e siamo orgogliosi che Rachel sia stata capace di mettere in pratica le sue convinzioni. Rachel era piena di amore e di senso di responsabilità verso i suoi simili, ovunque essi vivessero. E ha dato la vita nel tentativo di proteggere chi non era in grado di farlo da solo. Rachel ci ha scritto dalla Striscia di Gaza e noi ora vorremmo comunicare la sua esperienza attraverso le sue stesse parole.

Le mie parole contenute nelle lettere che ho inviato dalla Striscia. Mi chiedo che senso abbiano, adesso, ma è solo un istante, lo so che sono piene di senso, come piena di senso è stata la mia presenza qui.

Il 7 febbraio ho scritto: Sono in Palestina da due settimane e un giorno e ho ancora poche parole per descrivere ciò che vedo. È più difficile per me pensare a ciò che sta succedendo qui quando mi siedo a scrivere negli Stati Uniti. Io non so se molti dei bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi di carri armati alle pareti e senza le torri di un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente da un orizzonte vicino. Io penso, sebbene non sia del tutto sicura, che anche il più piccolo di questi bambini capisce che la vita non sia così ovunque.
Da quel 7 febbraio non è che sia cambiato molto, il mio stato d’animo non è cambiato e neppure quello che mi circonda. L’unica cosa che è cambiata è che ora non voglio andare via di qui.

Il 12 marzo ho scritto a mio padre: Sto tentando di immaginare che cosa farò quando verrò via da qui, e quando succederà. Domani deve partire un membro del nostro direttivo e guardarla salutare la gente mi fa capire quanto sarà difficile. La gente di qui invece non può andarsene e questo complica le cose. Molto realisticamente ti dicono che non sanno se saranno ancora vivi quando torneremo qui. Davvero non voglio vivere con questo senso di colpa per quanto riguarda questo posto - poter andare e venire così facilmente - o anche non tornare affatto. Ritengo molto importante assumersi delle responsabilità verso i luoghi, perciò vorrei riuscire a progettare di fare ritorno qui entro un anno più o meno.

E oggi, 16 marzo 2003, ferita a morte mentre protestavo contro l'occupazione, nel tentativo di impedire a un bulldozer dell'esercito israeliano di distruggere alcune case palestinesi, oggi le mie parole, la mia vita, sono piene, piene come non mai, di senso.

ABOUT / Rachel Corrie

Rachel Corrie (Olympia, 10 aprile 1979 – Rafah, 16 marzo 2003) è stata un'attivista statunitense. Membro dell'International Solidarity Movement (ISM), aveva deciso di andare a Rafah, nella Striscia di Gaza, durante l'Intifada di Al Aqsa. Si definiva un osservatore dei diritti umani, documentò la distruzione di 25 serre, lo smantellamento della strada per la città di Gaza, la sparatoria contro gli operai dell'acquedotto municipale che cercavano di ricostruire i pozzi Canada e El Iskan e molto altro ancora. Morì cercando di impedire le operazioni di demolizione a Rafah, durante le quali bulldozer corazzati venivano usati per spianare gli edifici e la vegetazione vicino al confine, lungo la strada tra Gaza e l'Egitto.

Adriano Olivetti
L'imprenditore antropocentrista
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READ SOULTALE / L'Italia in 4D

Pensa a una fabbrica in cui i dipendenti abbiano l’assistenza sanitaria gratuita, l’asilo nido per i figli e una biblioteca a loro completa disposizione. A una fabbrica in cui gli operai possano gestire le pause. A una fabbrica che non sorga in una zona industriale desolata, ma in mezzo alle montagne e che si possa raggiungere in bicicletta. A una fabbrica che possa produrre qualcosa di più dell’utile. Che viva anche di bellezza, di libertà e di istruzione dei propri dipendenti. A una ditta meccanica che assuma anche i laureati in materie umanistiche, perché c’è tanto bisogno di pensare. E, venendo ai numeri che contano, a una fabbrica che aumenti la propria produttività del 500% in dieci anni. Pensi che non ci siano i presupposti giusti per queste cose? Beh, tutto questo è già accaduto negli anni '50, proprio qui, in Italia. 

Ho strappato un uomo ai campi, pensavo, che almeno possa vedere il cammino del sole dalla finestra. E così ho costruito intere fabbriche di vetro, leggere e aperte. Ho impiegato altro personale a vendere le mie macchine da scrivere. Ho voluto formarlo e dare dignità alla sua occupazione. Ho studiato l’America, ma ho preferito non copiarla. Ho voluto mettere gli uomini a lavorare non in fila ma in cerchio, in una sorta di isola anziché in una catena di montaggio, perché potessero vedere cosa succedeva intorno a loro, perché potessero sapere cosa usciva dalle loro mani. Perché si sentissero parte di qualcosa. Qualsiasi cosa tu costruisca nella tua fabbrica ha una cosa in comune con qualsiasi altra cosa esca da qualsiasi altra fabbrica: a costruirla è una persona.
Mi sono attorniato di collaboratori che prima riflettessero interiormente e poi esternassero il proprio pensiero. Ho fatto prima con la testa e poi con le mani. Mi sono lasciato percorrere da un’idea e l’ho sperimentata perché sapeva di bello e di giusto, sapeva di guadagno e di futuro. E io sapevo che, per ognuna di queste cose, valeva la pena lavorare.

ABOUT / Adriano Olivetti

Adriano Olivetti (Ivrea, 11 aprile 1901 – Aigle, 27 febbraio 1960) è stato un imprenditore, ingegnere chimico e politico italiano. Come uomo pubblico si starebbe prima a dire che cosa non fu, dal momento che visse l'esperienza di sindaco, deputato, urbanista, militante attivo e intellettuale. Piantato in terra, ma con una testa che sapeva viaggiare, è stato uno degli uomini d’oro del secondo dopoguerra. Senza avere ancora la spavalderia del boom economico, ma con un piede già nel futuro, si distinse per i suoi progetti innovativi industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità.

Raimon Pannikar
Il teologo del dialogo tra culture e religioni
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READ SOULTALE / La fede della libertà

Forse davvero non potevo essere altro. Nella continua evoluzione che mi ha segnato l’esistenza c’erano già, prima di me, i semi che avrebbero fatto germogliare il mio essere e il mio vivere alla ricerca dell’armonia e della pienezza perché la vita non la si pensa, non la si scrive, la si vive. Con quale senso? La contemplazione – il pensiero libero – ce lo fanno scoprire.
Guarda, ascolta, ammira, cura la vita dei sensi, innamorati della materia che è bellezza e quando il primo e il secondo occhio saranno aperti, allora si aprirà il terzo, quello di una nuova dimensione. E così avviene la trasformazione.

La mia esperienza è stata un appassionato divenire, non una linea retta, non un percorso con repentini o spigolosi cambi di direzione. Abitare molteplici identità, trovando un filo che le attraversasse in una sorta di completezza, ha permesso al mio animo e alla mia mente di coltivare pensieri che sono confluiti in un’apertura. Quella all’uomo, alla sua divinità, al superamento di sé e delle idee che ci rendono schiavi.
La religione stessa non è tale se non porta alla libertà: si può forse costringere ad amare? C’è un sentire che nasce da dentro, dal profondo, che chiede di affiorare e prendere forma fluida.

Nato dall’unione di Occidente e Oriente, non mi sono mai considerato la metà di qualcosa, ma un tutto. Figlio di un incontro, di una sintonia che ho percepito sulla pelle, le mie radici hanno continuato a fare strada. Il pellegrinaggio dentro e fuori di me e il dialogo interiore che mi ha interrogato e ricostruito mi hanno portato a riconoscere la ricchezza della diversità. A riconoscere la necessità di abbattere divisioni tra culture, tra ragione e fede, in una visione più ampia e relativista del sapere umano, spogliata della pretesa dell’esclusività e dell’ossessione di spiegare ogni cosa. È la sfida chiesta all'uomo nuovo e al suo cuore. Sto parlando del mistero, dell’ignoto, non lo conosciamo e ne siamo consapevoli, ma riguarda tutti noi, figli dell’universo. Questa è la fede, ma solo se c’è amore.

ABOUT / Raimon Pannikar

Raimon Panikkar, nome completo Raimundo Pániker Alemany (Barcellona, 3 novembre 1918 – Tavertet, 26 agosto 2010), è stato un filosofo, teologo, sacerdote e scrittore spagnolo di cultura indiana e catalana. Chiamato il profeta del dopodomani, vestito all'europea o in sandali e dhoti, quest’uomo ha penetrato la saggezza di culture e religioni diverse, gettando un nuovo sguardo sulla tradizione cristiana e occidentale. Autore di più di sessanta libri e di diverse centinaia di articoli su religioni comparate e dialogo inter-religioso, la figura di Panikkar appartiene oggi alla leggenda.

Samuel Beckett
Il drammaturgo dell'assurdo
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READ SOULTALE / Aspettando la logica

Per comunicare è necessario un linguaggio comunemente accettato e comprensibile. Ma abbiamo davvero la sensazione di percepire e far percepire ciò che vogliamo dire? La risposta è no. 

Tutte le mie opere sono svuotate di qualsiasi artificio letterario che catturi la vostra attenzione, il mio linguaggio è sempre stato essenziale e nudo. Uno qualsiasi non potrebbe comunque veicolare il senso di ogni pensiero. Anche per questo non voglio ergermi a guida intellettuale di nessuna generazione o classe sociale. Non mi sento adatto a offrire nessuna soluzione ai dubbi esistenziali che attanagliano l’uomo, nessuna sorprendente chiave di lettura sul significato ultimo della vita. La vita l’ho sempre descritta come la vedo, senza senso, ma non per questo inutile da percorrere. Anzi, la sua stessa illogicità è la sua ragion d’essere. Quell’assurdo, astratto e inesistente traguardo che è la vita vale la pena per se stessa di essere assaporata in ogni modo, anche il più impensabile. Forse è una continua attesa? Forse è un cerchio? Forse è tutto un sogno quasi irreale? Sinceramente non ve lo dirò, perché è la voglia di sapere che ci spinge verso la conoscenza, è il vuoto delle non risposte che ci fa crescere come uomini o come entità. 

Non rimaniamo inerti ad aspettare. Siamo tutti pellegrini nella valle della vita, siamo tutti smarriti, incerti e goffi. Ma tutto ciò ci rende dei potenziali capolavori, proprio perché siamo imperfetti. Siamo frasi illogiche, siamo discorsi che non stanno in piedi, siamo linguaggi diversi, siamo parole senza significato, siamo alberi che non invecchiano, siamo borse che nessuno compra, siamo arti che nessuno usa, siamo bocche deliranti, siamo fallimenti, siamo anime in corpi invertiti, siamo tutto e nulla, siamo formiche pensanti, siamo esseri umani che compiono il loro destino. Un destino che forse è scritto da qualcuno più in alto di noi, che si diverte a guardarci sperduti tra le pieghe del fato. Un destino che forse non è scritto da nessuno.

Di certo io non l’ho scritto e nemmeno ci terrei a scriverlo. Sarebbe un fallimento in partenza perché non si deve guardare al futuro con speranza, si deve guardare al presente con la consapevolezza dei propri fallimenti. Ho sempre tentato e ho sempre fallito. Non discutete. Provate ancora. Fallite ancora. Fallite meglio.

ABOUT / Samuel Beckett
Public domain.

Samuel Barclay Beckett (Dublino, 13 aprile 1906 – Parigi, 22 dicembre 1989) è stato uno scrittore, drammaturgo e poeta irlandese. Esponente del movimento definito teatro dell’assurdo, la sua opera più influente è sicuramente Aspettando Godot, edito sia in inglese che in francese, lingua che padroneggiava molto bene. Dopo una breve carriera da insegnante, decise presto di viaggiare, dedicandosi totalmente alla produzione letteraria e teatrale. Nel 1969 gli venne conferito il premio Nobel per la letteratura grazie alla forte vena rivoluzionaria nello stile di scrittura. Sempre schivo e riservato, morì nello stesso anno della moglie, sposata con rito civile segreto in Inghilterra. Vennero sepolti insieme, sotto una semplicissima lapide di granito, come aveva desiderato Beckett stesso.

Simone de Beauvoir
L'intellettuale donna che cercava il puro essere
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READ SOULTALE / Il vetro dell'identità

Chi sei? Cosa fai? sembra chiedermi lo specchio questa mattina.
Ho insegnato, sono stata un’insegnante. Scrivo, sono una scrittrice. Do sistematicità alle mie riflessioni sulla vita e sul mondo, sono una filosofa. Amo, sono un’amante. Amo un uomo in particolare, sono una compagna. Sono figlia, sorella, amica. Vivo in Francia, sono francese, vorrei rispondergli di getto.
Poi, mi osservo riflessa.
La risposta rimane un’immagine sfuocata.
Gli occhi blu, di cui sono sempre stata orgogliosa, mi scrutano il viso libero dai capelli castani, raccolti in uno chignon sulla nuca. Il fumo dell’ennesima sigaretta si frappone tra me e l’altra me, al di là dello specchio, dietro il visibile. E lo specchio mi restituisce l'immagine di una donna di 38 anni.
Insegnate, scrittrice, amante, figlia, amica, sorella, compagna: sarei ugualmente tutte queste cose se fossi un uomo, un maschio?
L’intera mia formazione affettiva e intellettuale è stata differente da quella di un uomo.
Allora, porto di nuovo gli occhi allo specchio. Ti vedo, Simone. Ti vedo oltre lo sguardo, Castoro.
E vedo una donna.
Esiste una condizione femminile che spiega chi sono e cosa sono.
Voglio raccontarmi questa storia, la mia, la nostra.
E voglio cambiare il finale a una storia che si ripete uguale da molto, troppo tempo.

ABOUT / Simone de Beauvoir

Simone – Lucie – Ernestine – Marie Bertrand de Beauvoir (Parigi, 9 gennaio 1908 – 14 aprile 1986), o più semplicemente Simone de Beauvoir, è stata un'insegnante, scrittrice, saggista, filosofa e femminista francese. Non è mai stata madre per scelta, sebbene molte donne la ritengano la genitrice della loro identità. Partendo da un punto di vista filosofico specifico, quello esistenzialista, ha lavorato tra le altre cose a una serie di storie che rendessero conto del dialogo, dello scontro e dell’incontro con l’esperienza femminile sul piano biologico, mitologico, politico e di genere. Le sue opere pertanto sono densamente intessute di considerazioni filosofiche e personali, rivolte in modo particolare ad approfondire il tema del ruolo e della condizione della donna nella società moderna. È stata la compagna di Jean-Paul Sartre.

Vittorio Arrigoni
L'attivista che ruppe l'assedio
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READ SOULTALE / Restiamo umani

Se fossi vivo oggi avrei 38 anni. Vivrei ancora a Gaza City, in un piccolo appartamento in cima a un palazzo. Dalla finestra, fumando la pipa, guarderei la città ancora devastata dai bombardamenti, chiedendomi come fare a non perdere la speranza nel cambiamento. E dopo qualche minuto, un modo di certo lo troverei. Un modo per restare umani c’è sempre.

Scenderei al porto, saluterei qualche amico con quel poco di arabo che sono riuscito a imparare e che, con il tempo, magari avrei migliorato.

Se fossi vivo andrei nei campi con i contadini, indossando la pettorina gialla degli internazionali. Accompagnerei ancora le barche dei pescatori sotto il fuoco delle navi israeliane, urlando con il megafono di non sparare. Forse qualcuno di noi cadrebbe, ma con il tempo diventeremmo di più. Con il tempo magari potremmo attirare l’attenzione della comunità internazionale che continua a non prendere posizione.

Se fossi vivo oggi sarei in un ospedale di Gaza a fare visita a qualche amico ferito. Sarei insieme agli studenti gazawi, a manifestare in piazza contro Hamas. Oppure starei giocando con un bambino come Handala, un sopravvissuto allo sterminio di Piombo Fuso. Con il tempo magari avrei scritto la sua storia in un nuovo libro. Con il tempo, chissà, forse il mondo si sarebbe accorto di lui.

Ma il tempo a volte finisce all’improvviso.

Restiamo umani. Se fossi vivo continuerei a dirlo. E non smetterei di lottare, disarmato, contro l’occupazione israeliana che schiaccia il popolo palestinese. Contro l’ingiustizia. Per i deboli e per gli oppressi.
Se fossi vivo, darei la mia vita per tutto questo.

ABOUT / Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni (Besana in Brianza 4 febbraio 1975 – Gaza, 15 aprile 2011) è stato un reporter, scrittore e attivista italiano. Insieme all’International Solidarity Movement, era riuscito a raggiungere Gaza via mare il 23 agosto del 2008, rompendo un assedio che durava dal 1967. Durante l’Operazione Piombo Fuso, Vittorio è stato l’unico italiano presente a Gaza e il suo blog, Guerrilla radio, è diventato il più letto in Italia. Per due volte arrestato e picchiato dall’esercito israeliano, è stato dichiarato persona sgradita a Israele. Il suo barbarico assassinio, rivendicato da un’organizzazione terrorista salafita ma ancora oggi non del tutto chiarito, è stato pianto dalla comunità palestinese e dai giovani di tutto il mondo. Restiamo umani, l’adagio con cui firmava ogni suo scritto, è diventato il motto di tutti loro.

Iqbal Masih
Il bambino che disse basta alla schiavitù
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READ SOULTALE / Solo penne e matite

C’è buio, qui dentro. E c’è una puzza tremenda. Odore di muffa e di sudore. Odore di piscio, il mio piscio. Sono costretto a rimanere per punizione in questo schifo di buco, dopo ogni mio tentativo di fuga dalla fabbrica.
Sono costretto, sì. E non mi va. Non mi va e urlo forte, fino a farmi mancare il fiato, perché non riesco ancora a spiegarmi come un padre possa vendere il proprio figlio per ventisei dollari. Ventisei miseri dollari, serviti a mia sorella per sposarsi con non so chi.
Voglio indietro la mia vita e vivere il mio tempo. Non voglio essere qui, adesso.
Iqbal, sei peggio di un vecchio mulo, mi dice sempre il padrone, quando mi spintona in questa specie di cisterna polverosa. Non ti entra in quella testaccia dura che devi lavorare? Che sei cosa mia?
Così, mi ripete Aziz tutte le volte. Con la sua voce, che sembra quella di una cornacchia e che mi buca il cervello.
Poi la porta in metallo si chiude. Tre giri di chiavistello e iniziano di nuovo gli incubi.
Qui il giorno e la notte si inseguono senza differenze. Qui impazzisco per la fame e per il senso di impotenza.
Sto tutto il tempo a passarmi il dito sui polsi, tastando i segni profondi lasciati dalle catene a cui sono attaccato, quando lavoro al mio telaio.
Ci sono altri bambini come me, nella fabbrica. Centinaia di altri piccoli schiavi che piangono in silenzio, standosene buoni per paura di fare la mia fine. Ed è triste, davvero triste, quello che vedono i miei occhi. Perché soltanto penne e matite dovremmo tenere in mano, non strumenti di lavoro. Soltanto penne e matite per noi bambini.
È per questo che non mi arrenderò mai all’idea di dover rimanere qui, senza sogni e senza sorrisi.
Vedrete, prima o poi riuscirò a fuggire. Lo sento, lo sento con tutte le mie forze.
Presto, molto presto, me ne andrò per sempre.

ABOUT / Iqbal Masih

Iqbal Masih (Muridke, 1983 – Lahore, 16 aprile 1995) è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano. Nato in una famiglia povera e venduto dal padre al direttore di una fabbrica per tappeti, divenne presto il simbolo della lotta contro il lavoro infantile. A dieci anni, dopo essere scappato dal posto di lavoro, raccontò la sua esperienza a una manifestazione indetta dal Fronte di Liberazione del Lavoro Schiavizzato. Quell’episodio segnò il momento della sua svolta. Chiamato a tenere conferenze in tutto il mondo, Iqbal riescì a entrare nel cuore delle persone con il suo precoce carisma e la sua convinzione. Grazie a lui, più di tremila piccoli schiavi uscirono dalla loro condizione. Il governo pakistano, infatti, sotto la pressione internazionale, fu costretto a chiudere decine di fabbriche di tappeti. Il 16 aprile 1995, a soli 13 anni, Iqbal venne ucciso con un colpo d’arma da fuoco, mentre si stava recando a scuola in bicicletta. La mano del suo assassino è tuttora sconosciuta.

Ada Lovelace
La matematica pioniera dell'informatica
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READ SOULTALE / La metrica dei numeri

Il mio sepolcro giacerà accanto al tuo. È la mia ultima volontà, padre. Non colmerà nulla, non sanerà alcuno strappo. Eppure a te desidero ricongiungermi nel ritorno alla madre terra. Sono pur sempre la tua fiera e audace figlia.
Ignori così tanto di me. Candide sensibilità costrette da distanze e silenzi.
Ignori le mie predilezioni: i gatti, la musica, l'arpa, il ballo. E singolari inclinazioni che determinano straordinari destini.
Sono matematica e donna, binomio inconsueto e sorprendente per i costumi del mio tempo. Ma l'algebra mi compete. E amo osare. Sono pur sempre tua figlia.
Ho profuso gran parte della mia esistenza nel tentativo di decodificare e liberare l'entità dei numeri, fronteggiando e scavalcando inibenti convenzioni umane. Sono tua figlia, una ribelle.
Ti ho figurato nei calcoli, nelle formule infinite, nei miei diletti numeri. Ne ho determinato la grandezza, operazione dopo operazione. Prendendone poi i risultati li ho sommati, divisi e moltiplicati all'ennesima potenza. Li ho immaginati e plasmati. Quindi ingranditi e dilatati. Come nubi grosse e gonfie spinte dal vento, uccelli invisibili in volo ad accorciare interstizi multipli. E librandomi in aria con loro, ne ho contemplato la poesia, la struggente bellezza, l'immutabile perfezione. In quegli istanti sospesi, nell'espressione congiunta del mio pensiero e del mio spirito, accordavo la ferrea ragione al delicato sentimento. Tessendo punti di congiunzione come coniugazioni sentimentali, la mia anima incontrava la tua. In un abbraccio di grazia, senza tempo.

ABOUT / Ada Lovelace
Public domain.

Augusta Ada Byron, meglio nota come Ada Lovelace (Londra, 10 dicembre 1815 – 27 novembre 1852), è stata una matematica inglese. Figlia del politico e poeta lord George Gordon Byron, non conobbe mai il padre che si separò dalla famiglia un mese dopo la sua nascita. Appassionata di matematica, algebra e logica, attraverso lo studio dei metodi di calcolo realizzabili con la Macchina Analitica proposta da Charles Babbage, nel 1843 prefigurò il concetto di intelligenza artificiale. L'algoritmo da lei descritto per calcolare i numeri di Bernoulli è considerato il primo programma per computer concepito nella storia. Per questo motivo è considerata la pioniera dell'informatica. Nel 1979 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha nominato un linguaggio software – Ada – in suo onore.

Mario Tommasini
Il politico della rivoluzione per i più deboli
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READ SOULTALE / Matti da slegare

Era il 1965. Nel mio ufficio c’ero io, Basaglia, Fran, Tradardi e Bruno Fontanesi e lì abbiam deciso di occupare il manicomio di Colorno. Allora abbiam fatto tutti i preparativi, gli studenti han fatto le riunioni in federazione e qualcosa è arrivato al presidente della provincia. Insomma, una domenica mattina siamo andati a fare una riunione coi malati al manicomio, un gran casino, e abbiam detto: Dunque, da questo momento il manicomio è occupato. E perché? ci han chiesto. Allora abbiam fatto un lungo elenco di violenze, di maltrattamenti e di tutte quelle robe che capitavano dentro il manicomio, che era un carcere.

È arrivata la polizia, la Provincia ha convocato una riunione straordinaria, volevan far saltare la maggioranza, perché il presidente era convinto che io avessi fatto queste cose in accordo col PCI. Ma io no, io mi ero messo d’accordo con gli studenti. È stata una cosa straordinaria. I medici del manicomio sono usciti fuori, il direttore faceva presenza, gli infermieri si sono rifiutati di andare a lavorare. Allora abbiam fatto una riunione con tutti i matti e abbiamo organizzato il mantenimento dell’ospedale. E sono stati gli unici 40 giorni dove non c’è stato un solo atto di violenza. Qualcuno ha detto: Non capiterà mai più che si possa vivere 40 giorni liberi in un manicomio e aveva ragione, perché al posto della struttura c’erano loro, che decidevano cosa fare da mangiare e come organizzare tutto. Si è consumata un sacco di roba, eh, ne abbiam buttata via, ma decidevano loro, i matti. Hanno anche fatto molto l’amore. Abbiamo interrotto l’occupazione perché la Giunta aveva approvato una delibera che chiedeva una nuova politica del manicomio. È venuto anche Basaglia. Adesso in Italia ci sono centinaia di migliaia di anziani negli ospizi e dobbiam scardinare questa cosa. Perché lì dentro non si cura nessuno e il primo diritto è avere una casa, avere una vita ed essere liberi. Fuori dai posti come quelli, com’erano anche i manicomi.

ABOUT / Mario Tommasini

Mario Tommasini (Parma, 20 luglio 1928 – 18 aprile 2006) è stato un politico e militante italiano. Chi è stato bambino assieme a lui lo ricorda per la sua vocazione a essere un capo nei giochi, nelle sassaiole e nelle ribellioni a scuola contro le ingiustizie. A 14 anni fu tra i partigiani più giovani. Militò nei Gap, i gruppi d’azione patriottica e compì azioni spericolate contro i carri armati dei nazisti che sfioravano i borghi della sua città. Ricevette nel 1967 la Croce al merito per la lotta partigiana. Negli anni a seguire l'azione politica di Tommasini, all'interno del partito comunista, fu forte e irruente tra discussioni, congressi, proposte e realizzazioni di rinnovamento. In qualità di Assessore ai Trasporti, con delega per l'Istituto psichiatrico di Colorno, riuscì a cambiare la vita nel manicomio. Fino a capire che là dentro nessuna terapia, pur migliorativa che fosse, avrebbe potuto aiutare i malati.

Hans Kelsen
L'internazionalista che cercò la forma della pace
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READ SOULTALE / La via della giustizia

La giustizia è un ideale irrazionale che da millenni ci sforziamo di definire. L'essere umano esprime il proprio punto di vista in base alla propria filosofia: istintivamente tendiamo a imporre all'altro la nostra personale weltanshauung. Così i giusnaturalisti, i liberali o i socialisti, nell'elaborare lo loro teorie, provano a definire ciò che per tutti deve essere senza osservare ciò che è: il diritto in sé, non contaminato da giudizi di valore.

Io ho dedicato la mia vita alla dottrina pura del diritto, rendendolo l'oggetto della mia ricerca. Ho analizzato avalutativamente gli ordinamenti giuridici del mio tempo: pur da ebreo in fuga dalle persecuzioni naziste, ho considerato il Terzo Reich alla stregua di uno stato di diritto, la qualità delle cui leggi esulava dal mio campo d'indagine. Ho rinunciato a difendere la mia condizione umana e a denunciare le ingiustizie non per disimpegno ma ispirato da una causa superiore.

Di fronte alla guerra, maggiore disgrazia della nostra cultura, la diatriba tra democrazie e autoritarismi, capitalismo e socialismo diveniva trascurabile. Ho elevato il mio campo di interesse alla teorizzazione di un ordinamento giuridico universale che comprendesse tutte le nazioni e le organizzasse in modo da preservare la pace, precondizione di ogni dibattito politico e sociale. Un ordine internazionale posto all’apice di una piramide alla cui base stanno gli individui, idealmente tutelati nei diritti e sanzionati nelle violazioni, in cui gli stati sono ridimensionati a soggetti intermedi. Un sistema universalistico arduo da concepire in tempi ciechi di violenza tra popoli, in cui il diritto internazionale è a uno stadio primitivo, eclissato da nazioni che si scontrano similmente allo stato di natura. Una teoria acuta e inedita, che aprisse gli occhi sull'organizzazione della comunità umana e dettasse la via del cammino verso la pace internazionale.

Per farlo, ho annichilito una parte di me: quella che covava rabbia e paura per essere costretto a un'esistenza in fuga. Una visione tanto lungimirante è concepibile solo elevando il proprio punto di vista al di sopra della situazione contingente, andando oltre lo zeitgeist che ci circonda e infrangendo i limiti del pensiero del nostro tempo.

ABOUT / Hans Kelsen

Hans Kelsen (Praga, 11 ottobre 1881 – Berkeley, 19 aprile 1973) fu un giurista e costituzionalista austriaco di origini ebree. Insegnò diritto all'università di Vienna dove contribuì alla scrittura della Legge costituzionale federale per la Repubblica austriaca, di cui fu eletto giudice a vita. Sciolta la Corte Costituzionale da lui concepita, si trasferì in Germania presso l'università di Colonia. Con l'avvento del nazismo fuggì a Ginevra, poi a Praga e infine negli Stati Uniti, dove si occupò prevalentemente di diritto internazionale. La struttura piramidale da lui concepita, che vede il diritto internazionale all'apice – gerarchicamente superiore agli ordinamenti statali – e gli individui alla base, può essere considerata un fondamento teorico dei diritti umani e della concezione del diritto internazionale come mezzo per tutelare la sicurezza e la pace.

Woody Allen
Il regista dall'umorismo geniale
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READ SOULTALE / Woody vs Woody

Io non vi capisco proprio. Perché vi piacciono di più certi miei film anziché altri? Lo sapete che il comico è solo il tragico visto di spalle? Non vi va proprio di girarmi intorno?
Va bene, lo so, certi film divertenti funzionavano, ma io non sono mica allegro.
Io lo so che l’universo è un luogo buio e… e… spaventoso e… e… ecco, triste.
Cosa non andava in Interiors? Troppo Bergman, direte voi?
Cosa non andava in Sogni e delitti? Ancora Dostoevskji, direte voi? Ancora l’ossessione per Delitto e castigo?
Perché non vi è piaciuta la metà drammatica di Crimini e misfatti?
Non vi è piaciuto nemmeno Match point? Ah, sì, mi sbagliavo, Match point vi è piaciuto.
E cosa avete detto? Che bello, non sembra neppure un film di Woody Allen. Cosa vuol dire, non sembra neppure un film di Woody Allen? L’ho scritto e l’ho diretto io!
Come Settembre, come Un’altra donna, come la metà drammatica di Melinda & Melinda.
Io sono Woody Allen!
E va bene, che vi devo dire? Ridete pure a vedermi vestito da spermatozoo.
Santo cielo, che terribile mal di testa.

ABOUT / Woody Allen
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Woody Allen (New York, 1 dicembre 1935), nome d'arte di Allan Stewart Königsberg, è un regista, sceneggiatore, attore, clarinettista, compositore, scrittore e commediografo statunitense. È considerato uno degli autori più prolifici della storia del cinema. Sono famosi sia i suoi film comici (Prendi i soldi e scappa, Il dormiglione, Amore e guerra) che le geniali commedie (Io e Annie, Manatthan, Harry a pezzi, Midnight in Paris). Non solo: Allen si è cimentato negli anni anche in pellicole decisamente drammatiche (Interiors, Settembre, Match point). Ha scritto inoltre numerosi racconti e si esibisce spesso come clarinettista jazz. Nel 1995 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia.

Gino Strada
Il medico senza frontiere
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READ SOULTALE / Non sono pacifista, sono contro la guerra

E adesso non ditemi che uno si ritrova con il proprio nome così, per caso. Raccontatela a qualcun altro. Non a me che sono l’esempio del contrario, perché io sono uno che non ha scelto, ma ha sentito di essere. Non per dovere, proprio no. Per piacere, per passione. Per se stesso, diciamolo pure. E non sono migliore di voi, non sono un santo né un uomo senza macchia e senza contraddizioni. Sono uno come tanti che aveva qualcosa da fare.  

Vedete, non diventiamo chi siamo se non lo siamo già. Io ero, sono sempre stato, in modi diversi magari, sulla strada. Non una qualsiasi. No, proprio quella. Quella della sofferenza, della distruzione, delle macerie, dell’uomo forte contro quello debole. Mi sono ritrovato a stare dentro la malattia degli altri, e poi dentro la guerra. Curioso. Perché io non sopporto il dolore e sono contro la guerra, che è uno strumento come tanti se vogliamo, uno strumento di morte, per chi non lo avesse ancora capito, ma uno strumento che non funziona. O meglio, può funzionare per noi che non siamo in guerra, per far vedere quanto siamo utili, compassionevoli, capaci di rifare la faccia alla devastazione e ai suoi protagonisti. Quanto siamo umanitari noi che interveniamo.

E io sono intervenuto sulla strada dove cadevano come marionette persone colpite alla testa, alle gambe e al cuore, il terrore a togliere lacrime e vita dai loro occhi. Rassegnate all’idea della violenza, dell’essere il nemico di qualcuno. Bisognose di essere curate e di tornare ad avere il coraggio di piangere. E di sorridere dentro un giardino di fiori.

ABOUT / Gino Strada
Creative Commons. Author: Matteo Masolini.

Luigi Strada, detto Gino (Sesto San Giovanni, 21 aprile 1948) è un chirurgo, filantropo e pacifista italiano. Si laurea in medicina e diventa chirurgo di guerra per scelta: dapprima lavorando con la Croce Rossa internazionale e poi creando un’associazione a favore delle vittime delle guerre civili. Emergency, sottotitolo Life Support of Civilian War Victims, nasce nel 1994 a Milano con l’obiettivo di fornire questo tipo di assistenza, di addestrare personale locale a far fronte alle necessità mediche, chirurgiche e riabilitative più urgenti e di diffondere una cultura di pace. È un’organizzazione internazionale privata e aperta, senza discriminazione politica, ideologica o religiosa, a tutti coloro che ne condividono i principi e gli obiettivi e ne sostengono le attività umanitarie. Dalla sua nascita Emergency ha creato sette ospedali e venticinque punti di pronto soccorso in Ruanda, Kurdistan iracheno, Cambogia e Afghanistan.

Qasim Amin
Il giurista che ha creduto in un futuro di parità
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READ SOULTALE / Lineamenti

Ogni estate da piccolo mi sedevo alla fontana del paese, quella che dava sul fiume. E nei pomeriggi caldi e assolati me ne stavo là, ore e ore, a giocare con i sassi e a tirare pietre a povere trote impaurite.
Più di tutto però mi affascinavano le donne con i loro veli sulla faccia e i loro abiti lunghi. Quei veli pesanti che però si muovevano leggeri con il primo soffio di vento al tramonto e io ci intravedevo sorrisi e lacrime, occhi tristi e impegnati a lavorare. La sera, prima di dormire, ripercorrevo quei profili solo immaginati e mi chiedevo chi ci fosse davvero dietro a quei tessuti colorati o sbiaditi dal sole.

Non potevo però condividere quel pensiero e quella voglia di togliere i veli alle donne, che mi passavano affianco, con nessuno. Se mio padre o mio fratello avessero solo potuto leggere nella mia mente, me la sarei vista davvero brutta. E dirlo a mia madre sarebbe stato ancora peggio. L’avrebbe vissuta come un’offesa grave nei suoi confronti, nonostante mi rendessi conto del suo desiderio, a volte, di togliersi quel fardello.
Solo quando sono diventato grande, dopo aver frequentato l’università, ho finalmente elaborato nella testa il mio pensiero e questo si è librato dalla mia mente, svincolato dalle imposizioni familiari e sociali. Così ho chiesto la liberazione dal velo delle donne egiziane. E, con esso, la liberazione dalla schiavitù dei mariti e dei padri per prendere parte attivamente alla vita sociale del Paese.
Chissà perché, non pensavo di essere il primo a farlo, pensavo che qualcun altro come me avesse osservato quelle donne e i loro lineamenti accennati. Presto, però, mi resi conto di essere solo davanti a una massa di tiratori di pietre.

Allora ho capito che nulla più della libertà fa davvero paura. Ma per me rimane quel soffio di vento che scopre i visi.

ABOUT / Qasim Amin
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Qasim Amin (Alexandria, 1 dicembre 1863 – Cairo, 22 aprile 1908) è stato un giurista egiziano e uno tra i fondatori dell'Università del Cairo. È conosciuto per essere stato tra i primi femministi del mondo arabo. Filosofo, riformista, giudice, membro della classe aristocratica egiziana e ideatore del movimento nazionale che negli anni della sua giovinezza scosse il Cairo, Qasim dichiarò che le donne arabe non erano schiave dei loro mariti e si batté fino alla morte per far valere i loro diritti.

William Shakespeare
Il drammaturgo della gioia rubata
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READ SOULTALE / Il lieto fine, se è quel che volete

Vengo da lontano, non v’è dubbio. Erano altri tempi, i miei.
Si prendevan gli incidenti con altro spirito in quel tempo fuor di sesto, senza chiudere questioni o trovar soluzioni.
Ma se scrivessi oggi, seguirei altre vie.
Cosa vi piace? Cosa vi serve?
Sono pronto a scriver solo finali gloriosi, se è quel che volete.

Se scrivessi oggi, Romeo e Giulietta vivrebbero felici in una casa con i balconi fioriti.
No, non ringraziatemi, riesco a immaginarla senza sforzo.
Vi sentite un po’ meglio? Non è abbastanza? 

Riccardo III avrebbe certamente migliorato il carattere, pentendosi di tutti i suoi peccati. 
Lady Macbeth si sarebbe dimostrata una moglie devota e una madre amorevole.
Non più drammi d’amore, non più tragedie tra le pagine di un libro, perché, io lo so bene, il mondo oggi ha bisogno di un lieto fine.

Se scrivessi oggi, costringerei la mia penna a seguire percorsi alternativi, a imitare l’allegria delle comari, soffocando il bisogno che hanno gli uomini di lacrime e sangue.
Lo ripeto, non ringraziatemi; lo faccio con piacere, per farvi sentire meglio.
Ma vi chiedo, è davvero quel che volete? Se è così, l’avrete.
Sulla scena, per imparare una nuova vita, porterei la gioia rubata, un’altra esistenza, tutte le risposte che si vorrebbero sentire. E poi lascerei il finale aperto per conclusioni personali ed epiche.
Mi fermerei un attimo prima di presentarvi la mia conclusione.
E ci sarebbero allora infiniti compimenti, tutti diversi e leggendari. Tutti possibili.
Ognuno di voi diventerebbe Shakespeare, in quell’attimo e in quelle ultime parole.

ABOUT / William Shakespeare
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William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 – 23 aprile 1616), detto Il Bardo, è stato un drammaturgo e poeta inglese in epoca elisabettiana. Scrisse tragedie, commedie, drammi storici e sonetti. Opere diventate simbolo del teatro di tutti i tempi e della letteratura occidentale: da Romeo e Giulietta ad Amleto, da La bisbetica domata a Molto rumore per nulla. Nei suoi testi fu capace di combinare il gusto popolare della sua epoca con una complessa caratterizzazione dei personaggi, una poetica raffinata e una notevole profondità filosofica.

Robert Baden-Powell
Il militare che fondò il movimento scout
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READ SOULTALE / Il fiume

Immersi nel grande fiume della vita, spetta a noi la scelta di come vivere. Possiamo scegliere di salire su una barca, di cui non conosciamo il timoniere, insieme a molti altri e di seguire la rotta di tutti, senza pensare. Oppure possiamo scegliere una canoa che dobbiamo guidare noi stessi. Da soli, senza il sostegno di nessuno. È questa seconda scelta che ci spinge a essere sempre pronti davanti agli scogli che quel grande fiume ci pone davanti.

Imparate a conoscere la natura, quel mondo immenso che Dio ha creato per la nostra felicità. L’uomo se ne dimentica spesso, perdendo il piacere di vivere, rinchiuso nelle città grigie. Ma ciò che ho sempre cercato di trasmettere ai miei ragazzi è che la felicità più profonda, il vero modo di essere felici, è quello di procurare la felicità agli altri. Vivere fino in fondo l’esperienza del servizio tramite la mente e il corpo, come una grande fonte di ricchezza.

Vivete una vita piena, osate, siate sempre pronti a intraprendere la vostra strada verso il successo. Ossia, la ricerca della felicità. Impegnatevi affinché, alla fine dei vostri giorni, potrete guardarvi indietro e capire di aver lasciato davvero il mondo un po’ migliore di quanto l’avete trovato. Capire di aver guidato da soli la vostra canoa attraverso l’immenso torrente dell’esistenza umana.

ABOUT / Robert Baden-Powell
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Robert Baden-Powell (Londra 22 febbraio 1857 – Nyeri 8 gennaio 1941), titolo completo Sir Robert Stephenson Smyth Lord Baden-Powell, Primo Barone Baden-Powell di Gilwell, è stato un militare, educatore e scrittore inglese. È noto soprattutto per aver fondato, nel 1907, i movimenti mondiali dello scautismo e del guidismo. Fu nell’esercito per trent’anni e, conclusa l'esperienza, cominciò quella che egli definì la sua seconda vita. Organizzò il primo campo per ragazzi nell’isola di Brownsea. Per i meriti riconosciutigli in ordine alla fondazione del movimento, gli furono conferiti i titoli di Baronetto e di Lord. Tutti gli scout del mondo lo chiamano più semplicemente B.-P. (come era solito abbreviare la sua firma).

Guglielmo Marconi
Il fisico che inventò il wireless
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READ SOULTALE / Comunicare senza fili, oltre i confini e gli ostacoli

Ho dedicato la mia vita alla ricerca per strappare alla natura il segreto delle radioonde.
Ho vissuto con la certezza di poter regalare all'umanità qualcosa di grande, quasi fosse per me un moto di fede nel progresso della civiltà.
A ogni intuizione seguiva un esperimento per creare strumenti in grado di sfruttare le onde radio per le segnalazioni a distanza. Quando le mie scoperte trovavano applicazione, capivo che il pensiero umano sarebbe diventato sempre più presente, vivo e sonoro in lontananza, oltre l'eco degli oceani, oltre il punto cieco dei nostri confini.
La mia sfida era quella di raggiungere distanze sempre più ampie, per permettere agli uomini di comunicare, di far uscire suoni chiari e distinti dallo stesso apparecchio ricevente, di tradurre in parole risonanti gli avvenimenti e le fatiche di tutti i giorni, nei mari, nei cieli e sulla Terra.

Oggi mi definiscono il pioniere del wireless.
Magari poter vivere cento anni e più, soltanto per il piacere di vedere l'evoluzione e i frutti della scoperta. Perché, già allora, in cuor mio, sapevo che quelle invenzioni avrebbero superato latitudini e ostacoli, dando vita al futuro dell'etere e delle connessioni.

Tutti i giorni, in diverse parti del mondo, si compie e si rinnova il miracolo di queste scoperte che ritrovo nei momenti in cui la solidarietà si manifesta, nel salvataggio di vite umane, nel passaggio di informazione, cultura, arte e conoscenza. Quando ci rendiamo conto di esistere qui, insieme, senza sapere di esistere l'uno per l'altro.

ABOUT / Guglielmo Marconi
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Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 – Roma, 20 luglio 1937) è stato un fisico, inventore e politico italiano. Nobel per la Fisica nel 1909, è stato il primo a sviluppare sistemi di comunicazione senza fili, funzionanti su grandi distanze. Studiando il comportamento delle onde radio ha inventato il telegrafo e si è dedicato per tutta la vita a perfezionarne le applicazioni. Le sue scoperte hanno aperto la strada ai moderni sistemi di comunicazione come la radio, la televisione e i dispositivi senza fili. Grazie all'installazione a bordo del Titanic della stazione radiotrasmittente stazione Marconi, è stato possibile lanciare il segnale SOS, che ha permesso di localizzare la nave e inviare i soccorsi. Sono stati così salvati più di 700 passeggeri. I superstiti hanno ringraziato Marconi con una targa commemorativa, sfilando davanti a lui per salutarlo prima della sua partenza dagli Stati Uniti per tornare in Italia.

Ludwig Wittgenstein
Il filosofo a passeggio nel labirinto del linguaggio
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READ SOULTALE / Il linguaggio è il mondo

Nel 1905 Klimt ritrasse mia sorella Margaret, ma quel dipinto non ebbe molto successo, e così venne relegato nella casa di campagna dove finì per deteriorarsi.

Chissà perché quell’opera non ottenne il favore della committenza: una figura eterea a grandezza naturale, nel gioco di simmetrie dello sfondo decorativo; una sorta di fantasma del reale, un simulacro con il compito di mettere a nudo l’animo e realizzato da un profondo conoscitore delle donne e della vita. Forse è stata la scelta del linguaggio di Klimt a non essere gradita, una scelta che si distingueva da quella degli artisti coevi. Il dipinto, fortunatamente, non è andato perduto ed è stato ritrovato dal figlio di mia sorella come un ricordo tornato alla luce.

Se dipingere per l’artista è come pizzicare le corde dell’animo, per me, in quanto filosofo, pronunciare una frase o una parola, diventa il tentativo di pigiare i tasti del pianoforte delle rappresentazioni e delle immagini.

È il linguaggio che fa parlare il mondo, non viceversa, ed è la filosofia che deve far chiarezza a riguardo: come una terapia, presta soccorso al generale disordine dei concetti che affligge l'uomo e, come una pala, scava nel terriccio secco e disidratato della mente per irrorarlo e concimarlo.

Innanzitutto, è necessaria la consapevolezza della confusione umana. A partire da questa prima conquista, si potrà ottenere il recupero della pienezza dello scambio comunicativo, di quel valore intersoggettivo del significato che va riconosciuto. Apprendere, in filosofia, implica un tornare indietro con la memoria. Ricordare è un processo attivo e, compiendo quest’azione, cerchiamo di recuperare la mitologia depositata nel linguaggio, analizzando le parole come storia di usi. Le culture sono traducibili, se ricondotte alla loro profondità. Basta andare oltre a ciò che la maggior parte delle persone vuole vedere nell’oggetto in questione.

Io rifletto costantemente sul mondo e sui suoi giochi linguistici e ritengo che le parole siano azioni, possibilità che dischiudiamo non appena riusciamo a condividerle nelle forme di vita.

ABOUT / Ludwig Wittgenstein

Ludwig Wittgenstein (Vienna, 26 aprile 1889 – Cambridge, 29 aprile 1951) è stato un filosofo, logico e ingegnere austriaco. Proveniente da una famiglia di religione ebraica alto-borghese, fu subito inserito in un ambiente ricco di stimoli intellettuali. Dal 1908 trascorse lunghi periodi di studio in Gran Bretagna e, dopo una prima fase dedicata all'ingegneria nell'ateneo di Manchester, si spostò a Cambridge per occuparsi delle problematiche del linguaggio sotto la guida del filosofo Bertrand Russell. L’unico libro pubblicato in vita da Wittgenstein fu il Tractatus logico-philosophicus, del 1921 con prefazione di Bertrand Russell, in cui si spiegava come la struttura del linguaggio rispecchierebbe quella della realtà. Pur non pubblicando altri testi, Wittgenstein continuò i suoi studi, prendendo una serie di appunti che furono successivamente raccolti e resi noti con i seguenti titoli: Osservazioni filosofiche, Grammatica filosofica, Libro Blu, Libro Marrone. Una parte di questo materiale, nel 1953, venne stampato come Ricerche filosofiche.

Moana Pozzi
La pornostar in rosso
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READ SOULTALE / Un bagno d'argento

Faccio un bagno caldo. Mi immergo lentamente nell'acqua fino alla bocca e ascolto, a una a una, le ultime gocce che cadono dal rubinetto. Il loro ticchettio, sempre più flebile e rallentato, è lo scandire perfetto del tempo che precede la solitudine. Aspetto l'ultima goccia, e poi il silenzio. L'unico mio pensiero è uscire dalla vasca prima di sentire freddo.
Voglio trattenere tutto questo calore.
Mi sento immersa in un mare d'argento e il mio corpo nudo brilla come la luna, come quando mi ricopro di gioielli prima di fare l'amore.

Il mio corpo è prezioso e mi piace usarlo.
Mi piace mostrarmi perché mi piace vedermi con gli occhi degli altri. Sono un oggetto del desiderio, ma non mi sento una donna oggetto perché ho scelto di fare ciò che mi piace. Il sesso parte dalle immagini. È la nostra mente che vede, non gli occhi. A volte l'immaginazione riesce a creare tutto ed è più forte della realtà che si vive. Credo che molte persone non abbiano un rapporto sereno con la propria sessualità e si privino della libertà di immaginare il desiderio, di sperimentarlo ed esprimerne i segreti attraverso il proprio corpo. Il sesso non è sempre qualcosa di caldo e felice. Può essere misterioso, contorto ed erosivo. Chi ha paura dei propri desideri vive con sospetto, invidia o perversione tutto ciò che li rappresenta. La pornografia esalta i lati più oscuri della passione e io ho scelto di soddisfare tutte le fantasie sessuali degli uomini, che poi sono anche quelle delle donne.

Non c'è perversione nella mia pornografia. La perversione si trova nell'abuso e nella mancanza di condivisione. Quando due persone si amano, il sesso diventa un ingrediente sovrabbondante come una coppa di vino che trabocca naturalmente, come un evento inevitabile che non si può controllare, perché è un richiamo alla vita.

ABOUT / Moana Pozzi

Anna Moana Rosa Pozzi (Genova, 27 aprile 1961 – Lione, 15 settembre 1994) è stata una pornostar, attrice, showgirl, modella, politica, scrittrice e cantante italiana. Donna dalla bellezza eterea e voluttuosa, amante del lusso e dei piaceri della vita, crebbe in una famiglia piccolo borghese perbene e frequentò le scuole in un istituto religioso. L'indole esibizionista e anticonformista la avvicinò presto al mondo dell'industria pornografica. Mondo che lei stessa riconobbe come parte irrinunciabile della propria vita. Si esibì in spettacoli dal vivo nei teatri e si prestò a iniziative provocatorie che sfociarono in scandali e conseguenze giudiziarie. Affiancò alla carriera una breve parentesi politica, candidandosi all'interno del Partito dell'Amore. Appassionata del suo lavoro, non si pentì mai delle scelte fatte, nonostante il disaccordo della famiglia e le critiche mosse da tutti coloro che giudicano con sdegno quel tipo di professione.

Oskar Schindler
L'imprenditore che salvò migliaia di ebrei
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READ SOULTALE / Dove l'umanità è senza voce

Helena ha quattro anni o poco più, il corpo minuto e sciupato dentro a un cappottino rosso. Mi dice di non ricordare il nome dei suoi genitori e del fratello. Me lo dice piangendo, con gli occhi persi in qualcosa di vacuo e indefinibile, mentre cerco di capire se è rimasta sola. Racconta di essere fuggita per puro caso al rastrellamento del giorno prima.
Si riferisce di sicuro a quello più subdolo, eseguito nel ghetto di Cracovia. Quello perpetrato con chirurgica precisione, dove centinaia di bambini, nascosti ancora sotto le assi del pavimento di casa, nei pianoforti, nelle stufe, sono stati stanati dalle SS, grazie all’uso di uno stetoscopio.
Quasi volessero dimostrare quanto possa essere minuziosa la dedizione all’odio.
Quasi volessero dimostrare che la follia dell’epurazione segue le infinite strade dell’oscurità e del silenzio.

Helena ha fame, adesso. Si tiene la pancia. Dice che l’ultima cosa che ha mangiato è stata due giorni fa: della mollica di pane con dentro un orecchino d’oro datole da sua madre, perché non glielo rubassero i tedeschi.
Da allora, sua madre non l’ha più vista. A suo fratello, invece, gli hanno sparato un colpo in testa, mentre stava scappando mano nella mano, insieme a lei.
La sua voce è scossa dall’orrore, mentre lo riporta alla memoria. Così come la gestualità di quel piccolo corpo è soffocata da un carico di disperazione e di annichilimento troppo grandi per la sua età.
Sembra galleggiare in un non luogo, in un anfratto prossimo all’abisso.

Aspiro un po’ di tabacco dal sigaro e guardo allora Stern. Gli faccio un cenno, muovendo le dita. Lui apre il suo registro con lo sguardo pieno di gratitudine, come se gli stessi facendo un favore personale.
Appunta il nome di Helena.
Mi ringrazia.

ABOUT / Oskar Schindler

Oskar Schindler (Svitavy, 28 aprile 1908 – Hildesheim, 9 ottobre 1974) è stato un imprenditore tedesco. Scaltro e lungimirante, fu capace di ammanicarsi alti ufficiali tedeschi grazie a soldi, vino e donne, ottenendo in cambio prestigiosi contratti commerciali. Viene ricordato per la famosa Lista di Schindler, con la quale riuscì a salvare più di un migliaio di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, impresa che gli varrà medaglie e onorificenze. La letteratura e il cinema hanno però sempre sminuito la figura di sua moglie, Emilie Schindler, la quale, secondo altre fonti, sarebbe la reale artefice del gesto eroico tanto conosciuto.

Pina Bausch
La ballerina che rivoluzionò la forma artistica
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READ SOULTALE / I corpi fluttuano e io mi perdo con loro

Che cos’è un gesto se non una risposta a una domanda? Qualunque essa sia non può che trovare sfogo in un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio. E i corpi fanno questo: fluttuano alla ricerca di qualcosa che è prima di tutto vita.

Mi sono persa tante volte in una scena, su un palco, cercando di scovare qualcosa che ancora non conoscevo di me o che neppure pensavo esistesse. La danza è una risposta. O, forse, la risposta. Mani che cercano il viso e il corpo. I corpi che scavano nel profondo dell’amore. Perché la nostra anima ha bisogno di amore e, se il nostro inconscio cancella e distrugge, il corpo non può farlo ed esprime ermeticamente questa necessità vitale, questa linfa che non ci farà mai cadere nell’oblio.

Perdersi è una bella risposta. Allora urlo per poter ritrovare la via. Questa è la mia esistenza: dall’inferno al palcoscenico. Perché mai fare il percorso inverso? Lì ho giocato con gli altri viaggiatori. Lì ho condiviso le risposte. Lì i corpi si sono aggiunti ad altri corpi e insieme hanno sconfitto la paura o forse l’hanno solo raccontata. E quando mi sono persa, ecco che lo sguardo si volta indietro e danza, per poi riprendere il viaggio, interrogandosi di nuovo.

Tutto, in me, si confonde. Piccoli pezzi che a volte riesco a ricomporre, a volte no. Per quello abbatto e costruisco muri, nell’intenzione di ricongiungermi a me stessa oppure di separarmi per sempre. Viaggio, viaggio, viaggio e, mentre ballo, ricordo e dimentico, distruggo e creo.

Abbraccio il mondo e porgo le mie lunghe braccia.

ABOUT / Pina Bausch

Philippine Bausch, detta Pina (Solingen, 27 luglio 1940 – Wuppertal, 30 giugno 2009), è stata una coreografa e ballerina tedesca. Nel 1973 fonda il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, uno spazio di teatro-danza dove prendono vita tutte le sue invenzioni artistiche e dove la ballerina crea la sua particolarissima compagnia di danza contemporanea. Qui ogni ballerino è chiamato a ricordare se stesso e a viaggiare nel proprio io, grazie all’uso nuovo e rivoluzionario del gesto teatrale e della parola che Pina inserisce in una rappresentazione di danza. La sua opera più famosa è Café Müller in cui il pensiero della coreografa giunge al culmine e a una sorta di estasi artistica.

Ervin László
Il filosofo della nuova coscienza planetaria
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READ SOULTALE / Il cervello pulsante di Gaia

Siamo giunti a una fase di svolta nel concetto di evoluzione umana.
Siamo arrivati a un punto in cui pensare globalmente non è più una scelta, ma una necessità. Viviamo in un contesto interconnesso, comunicativo, estremamente specializzato, insicuro della sua resilienza ma che vede ancora uno spiraglio di criticità nella sua massa apparentemente immobile. Viviamo una drammaticità sistemica e interdipendente. Non sappiamo scindere il naturale dal non naturale e ci illudiamo di saperne anche trarre vantaggio.

La rivoluzione è l'unica alternativa possibile all'autodistruzione che inesorabilmente sgretolerà le fondamenta materiali del nostro vivere quotidiano. Ma non si tratta di una rivoluzione gelida e pratica quanto della ben più difficile formazione di un'inedita coscienza planetaria, nella consapevolezza di quanto siano veloci e immediate le conseguenze globali delle nostre azioni. I nuovi strumenti comunicativi di massa, il web su tutti, possono rappresentare utili risorse capaci di rendere reale quella rivoluzione mentale che altro non è se non una chiara e autonoma presa di coscienza della realtà quotidiana che ci lamentiamo tanto di non saper controllare.

E, con la mente che guarda al globale ma con l'azione che pensa con responsabilità al locale, il raggiungimento di una società in armonia con la natura non potrà che realizzarsi.

ABOUT / Ervin László

Ervin László (Budapest, 1932) è un filosofo e pianista ungherese. Considerato uno dei fondatori della Teoria dei Sistemi, candidato due volte al Nobel per la pace, ha ricevuto il Goi Award nel 2001 e il Mandir of Peace Prize nel 2005. Bambino prodigio con la passione per il pianoforte, ha dedicato il suo genio allo studio della Fisica, del Cosmo e dalla Coscienza.

Anita Roddick
L'imprenditrice appassionata dell'ambiente
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READ SOULTALE / Riflessi di bellezza

Ogni mattina davanti allo specchio una donna si fa bella: si increma, si profuma, si pettina e si trucca. Poi, a fine giornata, tutto quello che si è messa addosso scivola via, va nell’etere, penetra nella pelle e ci rende più affascinanti o, a volte, più vecchie.

Ecco, mi sono chiesta cosa vogliano le altre donne, se davvero desiderino che, quel che le rende per poche ore diverse sia una maschera o un riflesso. Io credo che vogliano un riflesso, magari abbellito ma che le rispecchi, non qualcosa dietro cui stancamente nascondersi giorno dopo giorno e in cui poi non saranno in grado di riconoscersi.

Vorrei che il mondo, dalla Cina all’Inghilterra, non si facesse male da solo e se, a un filo di rossetto e a un po’ di mascara costruiti in modo etico posso contribuire anch’io, ogni mattina andrò a lavorare più felice e più consapevole di quello che faccio.

Inutile parlare e dopo non fare nulla. Io voglio fare la differenza per me stessa, per l’ambiente, per gli animali e per tutti quei volti o quei corpi che si vedono falsamente rappresentati nei cartelloni pubblicitari.

Io voglio la verità e la offro, la metto in vendita, ma senza nuocere a nessuno e forse regalando quella bellezza che passa per l’estetica, ma anche per il valore dell’onestà.

In una crema io vedo un sogno.

ABOUT / Anita Roddick

Anita Lucia Roddick (Littlehampton, 23 ottobre 1942 – Chichester, 10 settembre 2007) è stata un'imprenditrice inglese. Figlia di immigrati italiani, nel 1976 aprì un piccolo negozietto a Brighton con pochi prodotti etichettati a mano. Così prese vita il cosiddetto consumo etico e la celebre catena The Body Shop che promuove il commercio equo con i paesi del Terzo Mondo e non testa i prodotti sugli animali. È una vera rivoluzione per l’industria mondiale. La Roddick, una delle più grandi imprenditrici della nostra epoca, è partita dall’idea del riutilizzo e del riciclo per fondare una nuova idea di business con un innovativo impatto ambientale.

Leonardo da Vinci
Il genio eclettico ed errante dell'umanità
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READ SOULTALE / Stimando per avventura assai più l'essere filosofo che cristiano

Il tutto è parte di un sistema immenso e magnifico, la cui danza, che si replica in diverse arti e sfumature, mi è stata familiare fin da quando ero ragazzino. Siano esse opere d’ingegno od opere d’arte, tutte son partecipi di tanta vivida e articolata bellezza. In questo il grande architetto ci ha resi in tutto e per tutto simili a quell’ingranaggio immenso, così come natura ci suggerisce nella grazia di ogni sua forma. Ma noi possediamo lo sguardo dell’ingegno e riusciamo a leggerne ciascuna movenza. Possediamo le mani e la pratica che ci consente di ricreare queste dinamiche universali. Possediamo il cuore che nasce per amarne l’essenza.

Di questa ballata cosmica, capace di risvegliare in me la fiamma della passione, ho voluto essere conoscitore, allievo e, nel tempo, maestro.
Maestro nel dipingere sorrisi inafferrabili o nel progettare macchine capaci di volare.
Maestro di tutte quelle cose che mente e spirito mi sussurravano esser guide fidate per i miei passi nel vasto ingranaggio dell’umanità e della natura.

Leonardo è il mio nome e dalla mia mano fu dipinto il sorriso più enigmatico che si conosca, progettata la sfida alla gravità a favore del vento che solleva in volo gli uccelli, creata l’arte della parola e dell’ingegno. Fui uomo dall’amore taciturno e dall’umore variabile come il grande cielo, amai gli uomini tanto quanto seppi odiarli nel loro saper essere creature piccole, pur essendo affidatarie di un immenso potenziale. Di quel potenziale stesso feci la mia fonte inesauribile che si tramutò in lunghi capelli bianchi e stancò infinitamente quegli occhi che, voltati all’indietro, sorridevano al lungo cammino percorso, donando sollievo alla mia anima inquieta e sempre giovane.

ABOUT / Leonardo da Vinci
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Leonardo di ser Piero da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) è stato un pittore, ingegnere e scienziato italiano. Esempio e genio per tutta l’umanità, fu anche figura controversa e di difficile lettura, la cui ombra si estende ancora sulla contemporaneità. Alle spalle di quest’uomo, c'è un percorso di arricchimento dato dal saper coltivare quanto gli era stato offerto da una vita complicata seppur brillante. Fin dalla sua infanzia a Firenze, trascorsa a coltivare il talento alla bottega del Verrocchio, l’amorevole attenzione dedicata alla messa in pratica delle proprie capacità fa sì che il potenziale di quest’uomo non resti tale ma si traduca in atto. Un atto che ha viaggiato con lui per svariate tappe errabonde e il cui riverbero arriva ai giorni nostri, pizzicando l’entusiasmo di chi ha molto da sperimentare. Leonardo è stato e resta qualcosa di più di un esempio glorioso. Egli infatti si configura come l’idea massima dello slancio creativo, una forma di genio che vuole essere contagiosa ed entusiastica, e non inarrivabile o troppo lontana.

Rodolfo Walsh
Il giornalista testimone di vite perdute
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READ SOULTALE / Nero su bianco

Il giornalismo è un mestiere violento che ti obbliga a fare i conti con te stesso e con la tua coscienza. Devi decidere sin da subito, appena ti accingi a buttar giù l’articolo, se vuoi scrivere per tutti o solo per una piccola élite che ti paga. Io voglio che la mia voce arrivi a tutti e che l’eco si propaghi lontano. Cerco, indago e denuncio, perché è questa la missione del giornalista. Nulla di più. E allora quello che vedo è violenza, privazione della libertà, sterminio di chi la pensa diversamente e connivenza di tanti, di troppi.

Io non ci sto e forse per questo la pagherò cara, con la vita o con la tortura.

La dittatura mi ha tolto tutto, anche mia figlia, ma non mi ha ancora privato di una penna e di un foglio di carta con cui gridare il mio sdegno e offrire una testimonianza a chi verrà dopo questo scempio e a chi, ora, guarda in faccia il terrore senza voltarsi dall’altra parte. Sento di doverlo fare per evitare, tra qualche anno, di essere tutti orfani della verità nascosta dal ceto ricco, dalla Chiesa e dall’industria.

Nel frattempo un’intera generazione viene spazzata via, cancellata dalla faccia della terra, negata al tempo e allo spazio, con la mancanza di corpi su cui versare qualche lacrima. Questo pianto ininterrotto non voglio gettarlo al vento. Voglio metterlo nero su bianco, voglio che la parola scritta testimoni che Rodolfo Walsh era presente, ora e sempre, per dire no.

ABOUT / Rodolfo Walsh

Rodolfo Walsh (Lamarque, 9 gennaio 1927 – Buenos Aires, 25 marzo 1977) è stato un giornalista e scrittore argentino. Il giorno prima dell’inizio di una brutale dittatura, che provocò 30.000 desaparecidos, scrisse Lettera aperta di uno scrittore alla giunta militare in cui denunciava e chiedeva conto dei crimini perpetrati. Perseguì la verità e decise di scriverla, sempre. La sua vita fu costellata di capolavori e di segreti con cui cambiò persino la storia. Intercettò e decodificò un telex della CIA sull’invasione della Baia dei Porci e, proprio grazie alle sue informazioni, Fidel Castro si preparò all’attacco. Una parte della storia dell’America Latina fu così custodita e diffusa da questo straordinario giornalista che pagò con la morte il suo coraggio.

Marjane Satrapi
La rivoluzionaria con la matita
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READ SOULTALE / Ascoltare gli Iron Maiden a Teheran

A sei anni credevo di poter diventare il più grande profeta della galassia, parlavo ogni sera con Dio, portavo le Adidas ai piedi e andavo matta per le patatine fritte. Tra i miei precetti c’era l’abolizione delle sofferenze per le vecchiette e la distribuzione di polli arrosti ai poveri.

Volevo fare la rivoluzione, anzi io ero la rivoluzione: in fondo Che Guevara non era molto diverso da Bruce Lee e trovavo che Dio assomigliasse un po’ a Marx. Ma poi le cose presero una brutta piega, non capivo un granché, ma le strade si riempivano di morti e le vie avevano i nomi dei martiri. Andò a finire che, a dieci anni, all’improvviso mi trovai a dover portare il velo nero, in una classe di sole femmine. Le mie scarpe divennero un reato e si contrabbandavano i dischi degli Abba e dei Bee Gees. Questo era vivere a Teheran.

Così a quattordici anni i miei mi spedirono a studiare a Vienna.

Conobbi la cultura occidentale e vissi altre rivoluzioni: la letteratura, il punk, gli anarchici di buona famiglia, gli spinelli, l’amore, la delusione, lo sfratto e la vita di strada. Ma mi vergognavo di essere iraniana, mi sentivo sempre fuori posto e gli altri avevano un’idea distorta di me e del mio paese. Così mi finsi francese, mi dimostrai emancipata: avevo patteggiato con l’avversario ed ero profondamente triste. Se non ero integrata con me stessa, quando mai mi sarei potuta integrare?

Ricordai allora l’odore di gelsomino della nonna e le sue parole: Marji, sii sempre coerente e fiera di te stessa. Impiegai un po’ di tempo a capirlo, feci qualche errore, viaggiai spesso e vissi molte vite, ma alla fine trovai la mia e ne fui orgogliosa.

ABOUT / Marjane Satrapi

Marjane Satrapi (Rasht, 22 settembre 1969) è un'illustratrice e fumettista iraniana. Ha vissuto i primi anni della sua infanzia a Teheran in una famiglia di idee progressiste. In seguito ai risvolti repressivi della rivoluzione islamica nei primi anni ‘80, i genitori la mandano a studiare a Vienna. Torna in Iran per frequentare l’università e nel 1994 si trasferisce stabilmente in Francia dove si è affermata come illustratrice. La sua notorietà è legata al successo di Persepolis, primo fumetto iraniano, di ispirazione autobiografica e diventato in seguito animazione, che racconta la sua infanzia, adolescenza e giovinezza tra l’Iran e l’Europa.

Karl Marx
Il filosofo che diede voce agli oppressi
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READ SOULTALE / Come vapore

Adesso mi vedete così. Grasso e sfatto, immerso fino al collo in questa tinozza di acqua calda come una vecchia gallina bollita. Ma ai miei tempi, amici miei, mi facevo valere. Oh sì. Il Negro, mi chiamavano, e mi piaceva bere e mangiare e sfidare a duello chi metteva in dubbio la dialettica hegeliana e – che Jenny non mi senta! – andare a donne. E adesso? Che mi resta, adesso? La pelle mi fa impazzire, il prurito, il fastidio, la vergogna di queste piaghe per tutto questo vecchio corpo sfatto. Mi consola soltanto il fatto che a Marat succedeva lo stesso. Beh, lui ci è morto, in una vasca da bagno, a pensarci bene. Ma sono tranquillo: nessuna Corday, per il vecchio dottor Marx, nessun coltello che gli affondi nelle trippe. Qualche anno fa, forse. 

Qualche anno fa son sicuro che ci fossero decine di persone pronte a farmi fuori, armate da qualche governo o da qualche capitalista più spietato degli altri. Sì, perché adesso sono bloccato, inerme, perso dietro il compito immane che mi sono assunto – troppo grande, troppo vasto? – di spiegare il Capitale, i nostri tempi, il mondo. Ma, ai miei tempi, ho fatto paura a non pochi oppressori. Quello che scrivevo metteva in allarme le polizie di tutto il mondo, faceva tremare le autocrazie d’Europa, vibrare d’indignazione i doppimenti di vecchi aristocratici sposati a eredi di imperi del carbone. Ho insegnato ai proletari ad alzare la voce, sono stato la loro voce, la voce degli affamati, dei vecchi deperiti nei vicoli di Manchester, dei bambini smagriti negli opifici di Lione, delle lavandaie di Dresda dalle dita contorte dal gelo. E cosa c’è di più forte della voce degli oppressi, una volta che si decidano a urlare tutti insieme?

E adesso? Adesso tutto sfugge, tutto muta e invecchia, tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria, come il vapore che si alza da quest’acqua che sola mi dà sollievo.

ABOUT / Karl Marx
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Karl Heinrich Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) è stato un filosofo, rivoluzionario, economista, storico, sociologo e giornalista tedesco. Dopo aver studiato filosofia e diritto alla scuola di Hegel, sviluppò, in esilio, la propria teoria critica e rivoluzionaria della società capitalista. Fu tra i fondatori della prima Internazionale. Nel 1848, con Engels, scrisse Il Manifesto del partito comunista, il libro che diede voce al nascente movimento dei lavoratori.

 

Stephen Edwin King
Lo scrittore del Terrore
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READ SOULTALE / Siamo ancora tutti vivi

Vedi, è che ognuno insegue per tutta la vita le proprie ossessioni. Forse un’ossessione sola, non saprei. Prova a immaginare: mio padre uscì una mattina di molti anni fa, quando ero ancora piccolo, e non tornò mai più. Capisci? Dico, potrebbe essere morto, per quel che ne so. Potrebbe essere andato a farsi un giro dall’altra parte del mondo e poi esser stato investito da un camion o che so io. Non lo saprò mai. Da lì parte tutto, forse: tuo padre che scompare e diventa solo un’idea, tipo il fantasma del padre di Amleto. Che poi, come ha scritto Vonnegut, nessuno ha mai accertato che si trattasse davvero di un fantasma. 

Comunque, siamo fatti così, l’idea che le persone se ne vadano è una di quelle cose che ci fa impazzire. Dico bene? Tutti ci fermiamo a guardare gli incidenti stradali, non possiamo farne a meno. Diamo almeno una sbirciata, per vedere chi c’è sotto il lenzuolo bianco, per accertarci che non siamo noi, in fondo. È la nostra scomparsa a terrorizzarci, alla fine. È l’idea che un giorno, sotto un lenzuolo come quello, ci sarà il nostro cadavere, che un giorno toccherà a noi uscire e non fare più ritorno. Guarda che lo dico senza angoscia. Per quel che mi riguarda, una volta finito tutto, c’è di sicuro qualcos’altro. 

La cosa che ci fa davvero paura, però, è che qualcosa, qualcuno possa far ritorno da quell’altrove e scatenare un gran casino. Tutte le storie che ho scritto hanno a che fare con quello, in fondo: un pezzo di mondo che impazzisce e si apre una specie di varco da cui entrano ed escono la follia, i fantasmi, l’orrore, la violenza e un sacco di cose su cui non abbiamo il benché minimo controllo. Capisci? Non c’è niente di più terrorizzante di questo per un sacco di gente: non avere il controllo. Sei a letto da solo, allunghi la mano per prendere un bicchiere d’acqua sul pavimento e qualcuno la afferra all’improvviso. Dio, quando ci penso, mi viene da cagarmi sotto ogni volta. 

Ma la cosa che ho capito è questa: che siamo tutti maledettamente simili, che raccontarci storie serve a farci coraggio, fin dalla notte dei tempi. È una forma di telepatia che serve a tenerci in vita, a farci conoscere la paura degli altri per quello che è: la nostra stessa identica paura. Non è fantastico? Dico, ti metti attorno al fuoco, parti con una storia del terrore e tutti ti stanno ad ascoltare, perché hanno bisogno di sopportare la paura insieme ad altri. Vogliono sapere di essere umani. Vogliono sapere che c’è qualcosa che si può controllare ed è il fatto di essere vivi e umani. Non è una gran bella cosa, alla fine?

ABOUT / Stephen Edwin King

Stephen Edwin King (Portland, 21 settembre 1947) è uno scrittore e sceneggiatore statunitense. Uno dei più celebri autori di letteratura fantastica, in particolare horror, dell'ultimo quarto del XX secolo, è considerato anche un autore di spicco nel romanzo gotico moderno. Scrittore notoriamente prolifico, nel corso della sua fortunata carriera, iniziata nel 1974 con Carrie, ha pubblicato oltre sessanta opere, fra romanzi e antologie di racconti, entrate regolarmente nella classifica dei bestseller, vendendo complessivamente più di 400 milioni di copie. Buona parte delle sue storie ha avuto trasposizioni cinematografiche o televisive, anche per mano di autori importanti quali Stanley Kubrik, John Carpenter, Brian De Palma e David Cronenberg. Probabilmente nessun autore letterario ha avuto un numero maggiore di adattamenti.

Rabindranath Tagore
Il poeta del fascino interiore della natura umana
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READ SOULTALE / Io stesso sono la mia casa

Jorasanko mi ha cullato con la voce della bellezza e mi ha svelato la vita del mondo. Ora torno a questo paese pronto a riversarmi nuovamente nel Grande Fiume di Fango che nutre gli angoli più riposti del tempo. Calcutta ha sciolto per me i suoi labirinti. Non ho mai abbandonato il bengalese e ho tradotto io stesso in inglese le mie poesie. Eppure posso esprimermi in tutte le lingue, vive e morte. Mi appartengono nel loro ritmo profondo e serpeggiante.

Sono un patriota, ma la mia patria è dovunque la mia mano possa stringere quella di un altro uomo, dovunque le mie orecchie possano udire un canto o una preghiera, dovunque i miei occhi possano scorgere un sorriso o un'espressione di dolore che possa essere lenita. Io stesso sono la mia casa. L'umiltà scorre in silenzio, senza attirare l'attenzione, striscia sul fondo comune dell'esistere. Essa è l'alveo del Grande Fiume.

È da quando ho compiuto diciotto anni che, dopo aver varcato le porte del sonno, mi ritrovo a vivere sempre lo stesso sogno. Sono seduto in un luogo silenzioso e buio, avvolto da una pesante nebbia. Poi, lentamente, delle lame luminose tagliano la foschia, modellando il profilo del paesaggio. Intorno a me vedo apparire alberi senza nome, colline dalla forma eccentrica, vegetazione straordinariamente florida, cascate e fiumi rigonfi e debordanti. La nebbia si dirada, si alza, viene riassorbita in questo globo luminoso che travolge ogni cosa. Il mondo si dipinge di colori che nessuna mente umana può immaginare. A questo punto inizialmente mi svegliavo. Con il passare del tempo però il sogno si riempiva di particolari. I suoni, l'acqua di una cascatella che gorgogliava, il fruscio di una pianta mossa dalla brezza diventavano più nitidi e piccoli animali facevano la loro esitante apparizione.

Ancora oggi, quando sogno, dopo che la nebbia si dirada totalmente, mi alzo e comincio a passeggiare. Oltre la prima schiera di alberi si estende una pianura tagliata a metà da un fiume. L'orizzonte è sinuoso, affollato di colline. Mentre il mio sguardo delira sotto il peso della bellezza, intravedo un bimbo avvicinarsi a me. È completamente nudo, deve avere poco più di cinque anni. Ci guardiamo reciprocamente negli occhi. I suoi ricordano il cielo notturno tempestato di stelle. Fino a qualche anno fa il mio sogno terminava qui.

Ora mi trovo nuovamente di fronte a lui. Sto sognando, lo so. Il bimbo mi prende per mano e inizia a camminare. Mi conduce lungo sentieri su cui nessun uomo potrebbe mettere piede. Indica le cose e dona loro un nome. Parla in una lingua che non ho mai sentito, eppure comprendo benissimo le sue parole. Si ferma a pochi passi dal fiume, indica il sole e lo nomina. Poi, entrambi chiudiamo gli occhi e respiriamo profondamente. La sua piccola mano abbandona la mia, eppure non sono infelice, sono un nuovo raggio di luce nell'oscurità del mondo.

ABOUT / Rabindranath Tagore
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Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur, chiamato talvolta anche con il titolo di Gurudev, (Calcutta, 6 maggio 1861 – Santi Neketan, 7 agosto 1941) è stato un poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo indiano. Si impegnò a creare una "nuova India” moderna e indipendente, proponendosi di conciliare la cultura occidentale con quella orientale: era un profondo conoscitore della lingua inglese e tradusse lui stesso le sue opere in questo idioma. Figlio di un ricco bramino, studiò nel Regno Unito e, tornato in patria, si dedicò all'amministrazione delle sue terre e a ogni forma d'arte. In liriche destinate al canto, che egli stesso musicò e tradusse in inglese, in lavori teatrali ricchi d'intermezzi lirici, in romanzi, in novelle, memorie, saggi e conferenze Tagore affermò il proprio amore per la natura e per Dio, le proprie aspirazioni di fratellanza umana, la propria passione (anche erotica), l'attrattiva della fanciullezza.

Jonah Lomu
Il rugbista che ha sfidato la vita
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READ SOULTALE / Ogni muscolo del mio corpo

Se ti fermi per un istante al centro del campo puoi annusare l’aria tagliata dallo slancio, dalla corsa di un atleta. La nostra danza maori è una sfida lanciata agli avversari. Al centro, prima di ogni partita, li guardiamo negli occhi e danziamo per loro. È il preludio. È un avvertimento. Stiamo per entrare in guerra, amico, dovresti avere paura. Dovresti iniziare a temerci sul serio. Poi iniziamo a correre, con una palla ovale tra le mani, per raggiungere la meta, veloci come il vento, senza preoccuparci dello scontro, della fatica e del dolore. 

Io corro da sempre. Da quando ero poco più di un ragazzino. Corro per sentirmi invincibile, invulnerabile, imbattibile. So di poter arrivare ovunque in un attimo, nel tempo di un’accelerazione.

Ci sono momenti in cui ogni muscolo del tuo corpo è teso nello sforzo, contiene sangue e pura energia, e tu non percepisci il pericolo di un muro o il blocco dell’attrito. Potresti schiacciare il mondo in quel momento, bruciarlo senza prendere la rincorsa, potresti appiattirlo, lanciarlo lontano, tanta è la forza che senti di possedere. 

Ma ho imparato che si può continuare a correre anche quando la vita frena, anche quando, all’improvviso, ci si sorprende di fronte alla propria vulnerabilità. Anche in quel momento, se continui a muovere cuore e pensiero, puoi arrivare ovunque, nel tempo di un’accelerazione.

ABOUT / Jonah Lomu

Jonah Tali Lomu (Auckalnd, 12 maggio 1975) è un ex rugbista a 15 neozelandese. Di origini tongane, ha spesso confessato che il rugby è stato una via di fuga dai sobborghi malfamati di Auckland. È considerato la prima superstar del rugby mondiale dall'avvento del professionismo. Alla fine del 1996 gli viene diagnosticata una rara forma di nefrite. Nel maggio del 2003, la New Zealand Rugby Football Union comunica che Lomu si deve sottoporre a tre sedute di dialisi alla settimana, a causa del deterioramento delle funzioni dei suoi reni. Il trapianto viene effettuato il 28 luglio del 2004. Il ritorno in campo avviene il 10 dicembre 2005 nella partita Rugby Calvisano – Cardiff Blues, valida per la Heineken Cup.

Peppino Impastato
L'attivista che voleva liberare le parole
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READ SOULTALE / La legalità è cosa nostra

Gli uomini d'onore hanno facce sconce e serie. E prendono piede con il silenzio.
Usano la parola con parsimonia per impartire ordini, distribuire regole o minacce e costringere a sudditi il resto del popolo. Gli uomini d’onore non amano il sorriso. O forse della risata hanno paura.
Ma avevo tante cose da dire prima che fosse troppo tardi, prima di abituarci alle loro facce.

Volevo la mia terra nuova e viva. Così ho predisposto il mio arsenale: antenne, cavi, spinotti, mixer, trasmittente e microfoni. E voce. Per denunciare, con la libertà delle onde di una radio che arriva dritta alle orecchie e al cuore, la montagna di merda che è la mafia, i suoi delitti e i suoi loschi affari.
Tano Seduto,  che governava Mafiopoli, avvisò mio padre. Quel figlio nato storto andava raddrizzato.
Lui, il grande boss, sbeffeggiato e canzonato pubblicamente da uno scapestrato, una testa dura senza rispetto.  
Quando mi hanno suicidatomio padre, che pure era un leccaculo, era già stato ammazzato.
A me, bastonato e spiaccicato sui binari di una ferrovia, m'hanno fatto saltare in aria e dilaniato in mille pezzi.
Sapevo di essere un condannato in un paese dove è facile morire, ma non avevo paura.
Eppure mi sono sentito tante volte solo. 

Poi di amore, da morto, ne ho ricevuto tanto, forse più di quanto ne avrei avuto rimanendo in terra.
A volte penso che se oggi fossi vivo mi conoscereste appena.
Un nome tra tanti, un uomo tra i tanti che non abbassano la guardia, che non si rassegnano alla legge del più forte e che credono che la legalità non coincida affatto con l'intimidazione e la violenza.
Un uomo che fa la rivoluzione ribellandosi a chi ruba il futuro e a chi confonde la sicurezza con la paura, liberando parole ammutolite.

ABOUT / Peppino Impastato

Giuseppe Impastato, noto come Peppino Impastato (Cinisi, 5 gennaio 1948 – 9 maggio 1978) è stato un giornalista, attivista e poeta italiano. Nato all’interno di una famiglia inserita nel circuito mafioso, ruppe i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa, iniziando un'intensa attività politico-culturale volta a contrastare i soprusi e la mentalità mafiosa dilagante. Fondò il giornale L'idea socialista, il circolo Musica e Cultura e Radio Aut. Proprio dai suoi microfoni denunciò con la satira gli imbrogli mafiosi, prendendosi beffe del grande boss Tano Badalamenti e ribattezzandolo Tano Seduto. Nel 1978 si candidò alle elezioni comunali, ma qualche settimana prima venne ucciso, fatto esplodere sui binari di una ferrovia. Le indagini furono depistate e la memoria infangata, facendo passare l'agguato come il suicidio di un terrorista che si apprestava a compiere un attentato. La madre, il fratello e i compagni si batterono ininterrottamente per ottenere una giustizia lunga 23 anni, tanto il tempo impiegato per condannare Tano Badalamenti come mandante dell'omicidio.

Paul David Hewson 'Bono Vox'
La voce che vuole salvare il mondo
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READ SOULTALE / Rebel song

In ogni pub, in Irlanda, c'è un tizio nell'angolo che ha una storia di vita vissuta sempre pronta e un folto pubblico che l'ascolta attento. Io sono quel tizio: l'irlandese che parla sempre, parla troppo, parla con chiunque. Ma ho una fortuna in più: le cose che dico possono ascoltarle in tanti, in tantissimi. Come se fossi in un pub grande come il mondo intero, a offrire una birra a tutti. 

Potrei cantare e brindare e basta, lo so. Sarei più simpatico, ma tu dimmi una cosa: quante volte hai pensato che, se qualcuno lassù avesse la possibilità e la voglia di ascoltare quello che hai da dire, il mondo sarebbe un posto migliore? È un pensiero banale, ma sai che ti dico? Io ho una voce forte e un microfono potentissimo, e allora li uso. Io ho deciso di usare la mia fortuna. Non posso cambiare il mondo da solo, ma posso farmi ascoltare da quelli che invece il mondo lo cambiano sul serio. Posso provarci, raccontando loro le mie storie, quello che ho visto, quello che ho vissuto, quello che altri hanno raccontato a me. Posso provarci, a dire: ascoltami, non sarebbe poi così difficile fare del mondo un posto migliore per tutti. Posso provarci, a parlare anche a nome di chi urla ma non ha il microfono. 

Non sono un santo e se sto solo dicendo cazzate, se non sarà servito a niente, male che vada un tizio all'angolo del pub avrà un'altra storia da raccontare: quella dell'irlandese megalomane che ebbe in regalo una voce forte e un microfono potentissimo. E credette di poterli usare per cambiare il mondo.

ABOUT / Paul David Hewson 'Bono Vox'
Creative Commons. Author: David Shankbone.

Paul David Hewson (Dublino, 10 maggio 1960), meglio conosciuto come Bono Vox (per gli amici Bono), è un cantante irlandese. Voce degli U2 dal 1977, non si è accontentato di parlare dei mali del mondo (la questione irlandese, l'apartheid, le dittature, le guerre...) nelle sue canzoni, ma si è sempre mosso attivamente per debellarli: dai viaggi in Sudamerica e in Africa degli anni '80, alla lotta per la cancellazione del debito estero dei paesi del Terzo mondo. Fra un album con gli U2 e una nomina a Person of the Year su Time Magazine, trova anche il tempo per recitare, in film come Million dollar hotel - di cui è anche cosceneggiatore – e Across the Universe. È sposato con Alison dal 1982 e ha quattro figli.

 

Richard Feynman
Il fisico padre delle nanotecnologie
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READ SOULTALE / La porta giusta

Voglio raccontarvi una storia.
Capitò nel periodo in cui mi chiamarono a Los Alamos, in New Mexico, per lavorare al progetto della bomba atomica. Dovevamo progettarla prima che lo facessero i tedeschi. Nel gruppo di lavoro c’erano Fermi, Bohr, Oppenheimer, insomma, i migliori fisici dell’epoca. Ed ecco la storia: un giorno a Los Alamos arrivarono una serie di nuovi schedari, avevano una serratura identica a quella delle normali casseforti e decisi di studiarne il meccanismo di sicurezza per decifrarne la combinazione. Scoprii che il meccanismo non era preciso e che bastava provare solo 8000 combinazioni invece di un milione. In breve, capito il metodo, fui in grado di aprire quel meccanismo in poco più di 20 minuti. Nello stesso periodo andai una volta nell'ufficio del colonnello di Oak Ridge, una base militare vicina, a consegnarli un rapporto. Nella sua stanza c’era una grande cassaforte e chiesi al colonnello se potevo studiarla mentre lui leggeva il rapporto. Il colonnello mi accordò il permesso. Scoprii che il meccanismo era lo stesso degli schedari di Los Alamos. Così dissi al colonnello che quella cassaforte non era sicura e che avrei potuto aprirla in 40 minuti. Il colonnello mi sfidò a provarci e ci riuscii. Dissi al colonnello che era pericoloso lasciare le porte degli uffici aperte e che non era sicuro mettere documenti riservati dentro quelle casseforti. Risultato? Il colonnello scrisse al personale di Oak Ridge invitandolo a cambiare la combinazione delle casseforti, nel caso fossi ripassato dai loro uffici. Avevo trovato la chiave e quindi ero il colpevole.

Cosa c’entra con la scienza? Ecco la seconda storia.
Molti anni dopo ero alle Hawaii e mi portarono a visitare un tempio buddista. Nel tempio un uomo mi disse: Ora ti dirò una cosa che non dimenticherai mai. A ogni uomo viene data la chiave del paradiso. La stessa chiave apre le porte dell'inferno.
Così è per la scienza. Troviamo una chiave e quella chiave apre due porte. A volte non sappiamo quale sia la porta giusta: dovremmo forse buttare la chiave? Fingere di non sapere che potrebbe aprire le porte del paradiso? O dovremmo invece cercare il modo migliore per utilizzarla?

Ecco, non so come la pensasse quel generale, anzi, lo sospetto. Ma io so una cosa: non ho mai potuto fare altro che cercare quella chiave. E con me, milioni di persone prima e dopo di me.

ABOUT / Richard Feynman
Creative Commons. Author: Tamiko Thiel.

Richard Phillips Feynman (New York, 11 maggio 1918 – Los Angeles, 15 febbraio 1988) è stato un fisico statunitense, premio Nobel per la Fisica nel 1965 a riconoscimento dei suoi contributi nel campo dell'elettrodinamica. Gli interessi di Feynman nel campo della scienza furono molteplici e riguardarono anche la chimica, la biologia e l'elettronica. Tuttavia, alle riconosciute doti di fisico, affiancò un senso dell'umorismo fuori dal comune, la passione per la musica e per le arti figurative. Amava definirsi fisico premio Nobel, insegnante, cantastorie e suonatore di bongo.

Jiddu Krishnamurti
Il filosofo apolide
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READ SOULTALE / La verità è una terra senza pensieri

Se fosse così facile parlare agli uomini… Perché uomini siamo e non dobbiamo incastrarci in caselline precostituite da religioni, sette, politiche e ideologie. Dobbiamo restare liberi perché sono queste organizzazioni a rovinarci e a dividerci. E liberiamoci dal passato, dai dogmi e dalle strade già segnate.

Ho viaggiato molto, finché ho potuto, esprimendo il mio pensiero basato su una coerenza interiore assoluta e su un'indipendenza totale. Non dobbiamo aspettare aiuti dall’esterno, ma dobbiamo essere maestri di noi stessi scavando dentro di noi per scoprire, dall’intimità, l’intera umanità.

Ho incontrato tanta gente, ho parlato a tanta gente. Grandi folle di persone, giovani e meno giovani. La mente umana ha bisogno di liberarsi dalla paura, dalle ferite, dalla collera, dai dolori. E di cercare la verità. La verità è una terra senza pensieri. Abbiamo bisogno tutti di cambiare radicalmente.

Mi piace prestare attenzione, ascoltare attentamente. Ogni persona. Ogni esigenza. È necessario portare nel quotidiano una profonda qualità meditativa e spirituale. Abbandoniamo ogni concetto tradizionale.

È necessario camminare con leggerezza su questa terra nel pieno rispetto della natura, senza distruggere l’ambiente e quindi autodistruggerci.

Di me resta un grande bagaglio letterario fatto di dialoghi, libri, discorsi, scritti, lettere e interviste.
Spero siano sempre senza tempo.

ABOUT / Jiddu Krishnamurti

Jiddu Krishnamurti (Madanapalle, 12 maggio 1895 – Ojai, 18 febbraio 1986) è stato un filosofo apolide. Di origine indiana, non volle appartenere a nessuna organizzazione, nazionalità o religione. Le ultime parole prima di abbandonare il suo corpo, a novant’anni, furono: Questa sera io mi allontanerò e passeggerò sulle montagne e la nebbia salirà.

Bruce Chatwin
Lo scrittore che esplorava orizzonti lontani
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READ SOULTALE / Viaggiando ai confini della vita

Quando ero giovane lavoravo in una casa d’aste londinese ed ero profondamente attratto dalla bellezza dei quadri. Li osservavo così da vicino che un giorno mi attanagliò l’idea che con troppa arte potessi perdere la vista. Mi recai da un oculista ed ebbi una specie di illuminazione: perché soffermarsi sui dettagli quando ci si può emozionare di più guardando l’orizzonte da lontano? Così ho deciso di viaggiare con un concetto semplice stampato nella mia mente: partire da casa e andare lontano, sempre di più, fino a dove il lontano fosse diventato vicino, fino a dove le distanze non avessero più senso, fino a dove anche il tempo avesse poca importanza. E ho iniziato a vivere. 

Credevo di aver visto tante cose ma ogni nuovo passo me ne restituiva di nuove. Perciò uscite di casa, aprite il cancello della vostra comoda quotidianità, portate con voi taccuino e penna, apritevi al mondo. Esploratelo, entrateci dentro, vivetelo e camminateci sopra. Ma camminate lentamente, come ho sempre fatto io, non correte verso una meta e godetevi il viaggio per raggiungerla. Passo dopo passo alzate gli occhi dai vostri piedi e fatevi sorprendere da ciò che potete provare guardando, vivendo e sentendo. Fatevi emozionare perché solo così potrete viaggiare, apprendere con gli occhi, elaborare con il cuore e rivivere con la mente. Soffermatevi a guardare un viso, una casa, un’alba, un tramonto, un albero, un pozzo, un villaggio, non perché siano necessariamente belli, ma perché noi stessi siamo tutte quelle cose, quei paesaggi, quel viaggio inaspettato, quella poesia. 

Siamo noi le nostre emozioni. Siamo noi i nostri viaggi che ci migliorano, ci cambiano, ci riempiono di ricchezza. Che ci restituiscono ciò che diamo. Fermatevi a parlare con qualcuno e confrontatevi con chi parla una lingua che non comprendete o che magari fa ragionamenti diversi dai vostri. Sono esperienze piene di un'umanità globale e universale che racconta la vita. Noi stessi siamo i diari viventi di tutto ciò che abbiamo visto nel lungo breve orizzonte della nostra esistenza.

ABOUT / Bruce Chatwin

Bruce Charles Chatwin (Sheffield, 13 maggio 1940 – Nizza, 18 gennaio 1989) è stato uno scrittore e viaggiatore britannico. Iniziò a lavorare in una casa d’aste londinese grazie alla sua spiccata vena artistica. Poi, dietro indicazione del proprio oculista, che gli consigliò di smettere di osservare i quadri e di volgere lo sguardo all’orizzonte, venne attratto dal mondo e dalle terre lontane dall'Inghilterra. Assunto al Sunday Times Magazine, iniziò a viaggiare molto e a sviluppare il proprio stile narrativo, asciutto ed essenziale. Decise di andare in Patagonia per sei mesi, viaggio che ispirò il suo capolavoro In Patagonia diventando presto la maggior espressione e il principale modello della letteratura di viaggio. Nel 1989, dopo essersi ricongiunto con la moglie da cui aveva divorziato, morì nella casa di Nizza.

Emma Goldman
L'anarchica che ha lottato contro l'ingiustizia
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READ SOULTALE / Le ragioni per imbrattare un mantello bianco

I tedeschi lo chiamano Volksgeist: è lo spirito del popolo, forte e terribile.
Mi segue ovunque nei miei viaggi. Cambia nome, si traveste, avanza con la sua aria ammiccante, conquistando i cuori e le menti. Eppure io lo vedo, lo sento, ne percepisco l’odore nauseante anche quando si presenta sotto mentite spoglie. Anche quando conquista la fiducia dei miei amici più intimi che credono di combatterlo, mentre invece lo accolgono nell'animo. È come un grande mantello bianco che riveste le azioni più raccapriccianti, trasformando il perverso assassino in venerabile eroe, il parassita sfruttatore in cavaliere del lavoro, il tiranno oligarca in illuminato statista.

Quante strade ho percorso. Quanto odio ho raccolto. Credevo di aver esaurito le lacrime molto tempo fa e, con queste, anche le preghiere per quel Dio immobile e silenzioso in cui la mia lontana famiglia crede. È stato così fino all’Haymarket. Ma come puoi pensare alla coerenza quando la corda stringe il collo di cinque innocenti? Come puoi pensare alla coerenza quando l’unica speranza che ti resta è che la loro fine giunga rapida ? Ti tappi gli orecchi per non sentire i terribili rantoli. Distogli lo sguardo per non vedere quelle gambe fiere ridotte a tremanti radici ormai recise. Stringi i denti, serri i pugni, trattieni il respiro ed è un po’ come morire. Gli occhi umidi si posano sui volti soddisfatti delle autorità e dei proprietari delle fabbriche, interessati solo alla ripresa dei lavori. Lo sguardo incrocia quello dei poliziotti appagati per la loro rappresaglia. 

Ma dalla morte può nascere l’amore. Sono morta quell'11 novembre 1887 e da allora vivo davvero. Ho uno scopo, ho una ragione, ho un obiettivo: tingere di nero le bandiere delle nazioni. Imbratterò per sempre quel grande mantello bianco fatto di ipocrisia affinché nessun assassino possa più trovarvi riparo. Da questo impegno è nato l’amore per il mio Sasha, con il quale ho trovato la forza di lottare, di ballare e di ricercare il piacere. Ormai, il grande mantello bianco avvolge tutto e vivo nel terrore che possa cingere perfino il mio corpo. È in questi momenti di sconforto che mi specchio negli occhi di Sasha, mi nutro della sua commozione, lo stringo forte a me e vorrei che fossimo una cosa sola. Insieme tingeremo di nero le bandiere delle nazioni.

ABOUT / Emma Goldman
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Emma Goldman (Kaunas, 29 giugno 1869 – Toronto, 14 maggio 1939) è stata un'anarchica russa. Contribuì alla teorizzazione e diffusione del pensiero anarchico in Europa e nel Nord America. Bollata dalle autorità con il soprannome di Red Emma, girò gli Stati Uniti promuovendo scioperi, denunciando le ingiustizie del sistema capitalistico e contribuendo alla fondazione di una Lega Anti-Coscrizione nel periodo successivo allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Femminista, tenne numerose conferenze sull’emancipazione della donna, l’uso dei contraccettivi e il controllo delle nascite. L’impiccagione di cinque rivoluzionari, ingiustamente accusati dell’omicidio di alcuni agenti di polizia, eseguita nella piazza dell’Haymarket l’11 novembre 1887, rappresentò l’inizio del suo impegno politico perseguito insieme al compagno Alexander Berkman detto Sasha.

Simone Weil
La filosofa che viveva la sofferenza
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READ SOULTALE / Il molteplice cammino della vita

Vivere è un cammino continuo. Possiamo correre, accelerare, rallentare e persino fermarci per poi ripartire: il tutto in punti e locazioni diverse. Le combinazioni si moltiplicano all’infinito rispecchiando il labirinto della vita. Sì, proprio quell’intreccio di strade che fa parte dell’esistenza di ognuno di noi, che ha origine nel giorno in cui siamo venuti al mondo e troverà la sua destinazione nel giorno della nostra morte. O forse oltre. Se si crede nell’aldilà.

Questi e altri pensieri giungono spesso alla mia mente quando passeggio nei boschi o tra i sassi dei sentieri di montagna, magari avvolta da una leggera nebbiolina. Pensieri che mi fanno capire che la vita è un luogo in cui è necessario aprirsi, liberarsi dalle angosce e dalle paure. Per farlo, bisogna riuscire a scrollarsi di dosso la corazza di cui ci dotiamo, l’armatura che facciamo nostra e che, il più delle volte, ci fa comodo indossare. Questa sera si recita a soggetto, ha scritto qualcuno diversi anni fa. E aveva ragione. Recitiamo ogni giorno, anche per noi stessi, senza rendercene conto, anzi, provando persino piacere della nostra interpretazione.

Non è un momento facile questo, ma è sicuramente il tempo di una svolta epocale che, mi piacerebbe, modificasse il mondo intero, il modo di pensare della gente in generale e, in particolare, di tutti coloro che non stanno bene con se stessi. Sento che nell’aria c’è un’energia diversa, profonda, che penetra l’essenza del singolo individuo e lo conduce, come fosse un angelo, alla ricerca del perdono, della purezza e della trasparenza. La parola d’ordine è purificarsi. Svuotarsi per riempirsi di positività e di benessere da elargire agli altri, oltre che a se stessi. Per vivere pienamente la gioia è necessario, però, passare attraverso l’esperienza del dolore. Sia fisico o interiore. Perché è proprio il dolore che ha il potere di condurre ognuno di noi nel suo angolo più recondito, là dove c’è una parte molto vulnerabile, quella legata all’amore e alla tenerezza. È lì che è necessario fare leva per essere felici. Già Socrate diceva che conoscere se stessi significa diventare saggi e avere la possibilità di crescere. È vero. Per far crescere il mondo dobbiamo crescere prima singolarmente, trasformando le paure e i dolori in fiducia verso il prossimo e verso noi stessi. Non è una trasformazione scontata, spesso è necessario venire travolti da un uragano che ci porti dal noto all’ignoto, scombinando i nostri pensieri e sviandoli da un percorso obbligato, proponendoci nuove direzioni...

... allora, in una notte stellata, disteso a terra tra i canti dei grilli e i lumini delle lucciole, rischiarato dalla luce della luna, ognuno avrà il coraggio di ricominciare a vivere.

ABOUT / Simone Weil
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Simone Adolphine Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una filosofa, mistica e scrittrice francese, nonché fervente attivista del tempo. Morta giovanissima, deve la sua fama all’attenzione di Albert Camus che ne ha divulgato e promosso le opere. Scritti in cui si è occupata di etica, filosofia politica, metafisica ed estetica. Donna a tutto tondo, si è contraddistinta per il carattere forte e determinato in cui la preminenza massima era concessa al sentire, la più grande forza di Simone Weil.

Sandro Gamba
Il campione di basket nato da una mano ferita
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READ SOULTALE / Due pallottole nella mano destra

Sentii come delle piccole bolle o delle piccole dune contigue che seguivo con la punta delle dita, prima lentamente, poi spostandomi velocemente avanti e indietro, così che mi sembrò d'un tratto di accarezzare la sabbia del deserto. Allora chiusi gli occhi, e piansi. Per la prima volta, dopo tanto tempo, sentii. Appoggiando la testa su quella superficie per nascondere le lacrime, il momento che mai potrò dimenticare assunse anche un particolare odore di pelle animale, consumata e viva.

I soldati giocavano a basket tutti i giorni durante l'ora di riposo, lì, nel campetto della base americana della Quinta Armata insediatasi dietro casa mia, a Milano, alla fine della Guerra. Ci passavo anch'io ogni giorno per guardarli allenarsi. Dopo un po' iniziammo a salutarci a distanza. Alzavo il braccio destro in cenno di saluto e tutti vedevano la mia mano fasciata da cui uscivano le punte delle dita, di uno strano rosso blu, che stringeva una pallina da tennis. Era il mio tentativo di recuperare sensibilità. Poco dopo l'incidente, i medici avevano detto che l'amputazione era l'unica soluzione per me, ma mia madre si oppose con tutte le sue forze. Nonostante non ci fossero medicine in giro, le sue amorevoli e quotidiane cure mi avevano salvato la mano, colpita da una mitragliata nel fuoco incrociato dei partigiani alla rincorsa dei fascisti in fuga, nel cui scontro mi trovai coinvolto, quel fatidico 25 aprile 1945.

Un giorno anziché salutarmi in lontananza, un soldato venne verso di me con un pallone da basket che mi pose all'improvviso nelle mani dicendo: Senti com'è morbido, dovresti accarezzarlo anche con la mano che ti fa male. La mia storia cominciò lì. Presto indossai una casacca e cominciai ad allenarmi duro. Con dei colori addosso devi decidere chi vuoi essere, e io volevo essere il migliore. Il giocatore migliore, e poi il migliore allenatore di basket. Il giorno del mio settantaquattresimo compleanno mi chiesero chi volessi più di tutti ringraziare per questa lunga carriera nel basket. Soprattutto quell'incidente, risposi, la più alta motivazione della mia vita.

ABOUT / Sandro Gamba

Alessandro “Sandro” Gamba (Milano, 3 giugno 1932) è un ex cestista e allenatore di pallacanestro italiano. Dieci volte campione d'Italia con la maglia dell'Olimpia Milano da giocatore, Gamba ha capitanato la nazionale italiana ai Giochi Olimpici estivi di Roma 1960. Si ritira dal gioco nel 1965 per diventare allenatore. In questa sua seconda parte di carriera ha guidato numerose importanti squadre italiane di serie A.

Little Rock Nine
Gli studenti neri che entrarono nei college dei bianchi
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READ SOULTALE / A testa alta

Non ascoltare, non ascoltare, vai avanti. Questo è quello che i nostri occhi ci suggerivano. Non ci conoscevamo, ma il colore della nostra pelle bastava a comunicarci senza parlare quello che andava fatto.

Essere arrivati fin lì e poi cambiare strada non aveva senso. Bisognava resistere agli insulti, alle minacce, alle violenze e agli abusi. Per noi era il primo giorno. Il primo del riscatto e il primo di una fratellanza basata sull’esclusione. Avevamo i brividi. Non per il freddo, visto che in quell’estate dell’Arkansas la temperatura aveva raggiunto i 45 gradi, ma per la paura. Ci braccavano, come cani randagi fastidiosi e puzzolenti, ma noi avevamo in mano i libri. Quello era il nostro futuro, il nostro cambiamento. Quello era il sapere per noi e per chi, se avessimo resistito, sarebbe arrivato dopo di noi. E così è stato. La parola d’ordine era il silenzio di protesta. Non provocatorio, non ostile. Un silenzio che ci spingeva a non ascoltare quello che i bianchi avevano continuamente da dirci. In nove diventammo una squadra, ma fu Elisabeth più di tutti a farci capire che dovevamo camminare a testa alta. Fummo i primi ed esserlo era un privilegio e un fardello. Qualunque nostra reazione cambiava tutto. Allora bisognava solo chiudere le orecchie. Camminare nel cortile della scuola o nelle aule era come attraversare delle braci ardenti. Solo che quelle braci erano ragazzi come noi, troppo gretti per capire che con loro cresceva il Paese e, soprattutto, si trasformava. Avevamo paura, ma mai quanta ne avevano loro. L’unico ascolto che ci guidava era quello delle urla dei nostri padri, nonni, fratelli umiliati e vessati. Ascoltare il loro grido di aiuto ci impedì di farci travolgere dalla paura dei volti bianchi che ci attraversavano la strada.
E il loro divenne anche il nostro.

ABOUT / Little Rock Nine

I Little Rock Nine nel 1957 varcarono per primi, negli Stati Uniti, le aule di un liceo dell’Arkansas frequentato esclusivamente da ragazzi bianchi. Erano sei ragazze e tre ragazzi che, scelti per i loro voti eccellenti, cambiarono le sorti del movimento statunitense per i diritti civili. Il primo giorno di scuola, un gruppo di poliziotti mandati dal governatore dello Stato cercò di impedire ai nove Little Rock di entrare nella scuola. Quell'atto però fu solo l’inizio della storia dell’integrazione razziale americana. Alcune statue di giovani con i libri in mano ricordano oggi le vicende di questi giovani coraggiosi. La foto di Elisabeth Eckford, una dei Little Rock, che entra a testa alta con dietro una ragazza bianca che la insulta, simboleggia il volto della discriminazione scolastica.

Bernard Kouchner
Il medico senza frontiere
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READ SOULTALE / Il diritto alla vita non ha confini

Essere medico ti investe di una missione umanitaria. Guardare oltre il proprio naso dovrebbe essere invece una missione per ogni uomo. Ci siamo disegnati mappe con confini e frontiere dal significato relativo che plasmiamo in base alle circostanze e alle necessità. A volte interpretiamo le frontiere come linee simboliche, adibite semplicemente all’ordine degli spazi; altre volte le citiamo come muri insormontabili che limitano la nostra libertà di azione; altre ancora sono pareti difensive che innalziamo per proteggerci dal mondo esterno. Vediamo e giudichiamo con un punto di vista monodirezionale orientato dall’interno direttamente all’esterno.

Ma ci siamo mai chiesti cosa accade al di fuori di quelle che noi chiamiamo Frontiere? Io l’ho visto con i miei occhi. Così come lo hanno visto altri miei colleghi medici che in Somalia, in Salvador, in Eritrea, hanno vissuto la frustrazione di avere solo due mani per operare e solo 24 ore al giorno per salvare vite spezzate da venti di guerra che non si possono ignorare. L’umanità deve vedere la violenza, la fame, la guerra e la fine della civiltà che si ciba di poveri civili. Siamo medici e vogliamo utilizzare la medicina per salvare vite, perché la mortificazione dell’uomo non si accetta, si combatte. Lavoriamo per la vita, la nostra e quella altrui, e lo facciamo senza i lussi di moderne cliniche private, ma con l'orgoglio e l'amore verso la dignità che è un diritto inalienabile per ogni essere umano. Con la fondazione di Medici Senza Frontiere abbiamo dato un’identità e un nome alla nostra missione che cita per intero il dovere morale di guardare e agire oltre le frontiere per un sostegno vero, senza diritti d’autore governativi o multinazionali per nessuno. Un'idea che mi è rimasta impressa, anche oggi che ho cambiato strada, anche oggi che ho abbracciato la politica senza comunque rinunciare all'attenzione per il sostegno umanitario.

Medici Senza Frontiere è il figlio che ho sempre voluto e sebbene adesso mi disconosca per quello che rappresento, so che si rifletterà sempre in ciò che sono. La fiamma della fiducia nel cambiamento mi brucia sempre dentro. Fin da giovane mi sono battuto per sovvertire le cose, per inseguire i miei ideali e per evitare la semplice accettazione. Medici Senza Frontiere la ritengo una delle migliori fermo immagini di una generazione mondiale di persone che ha saputo rimuovere le frontiere di convenienza e mettere al sicuro i diritti alla vita.

ABOUT / Bernard Kouchner

Bernard Kouchner (Avignone, 1° novembre 1939) è un politico e medico francese. È stato uno dei fondatori di Medici Senza Frontiere, ma nel 1979 la sua ultima iniziativa, Un bateau pour le Vietnam, crea separazioni interne all'organizzazione che lo costringono ad andare via per dar vita poi a Medecins du Monde. Nel 1988 inizia la sua carriera politica, ricoprendo il ruolo di ministro degli Affari esteri ed europei nei primi due governi guidati da François Fillon sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy. Professore universitario, è marito di Christine Ockrent, nota giornalista della televisione e della carta stampata francese.

Malcom X
L'attivista per i diritti degli afroamericani
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READ SOULTALE / La rivoluzione passa dalle parole

Tutte le mattine, quando mi sveglio, ho la netta sensazione che quello che sta per cominciare sia un altro giorno guadagnato. Ovunque io vada a parlare, a scuotere le coscienze vittime dell’immobilismo sociale o a occuparmi di nuovi affari, il sospetto che qualcuno segua ogni mio singolo spostamento, aspettando l’occasione propizia per assassinarmi, acquista sempre maggior convinzione.
Vedrete, quando sarò morto, mi appiccicheranno l’etichetta di negro irresponsabile.
Diceva di credere nell’ira!
Fomentava la violenza razziale!
Incitava la sua gente a imbracciare le armi!
I bianchi si serviranno di me morto allo stesso modo in cui mi hanno strumentalizzato da vivo, presentandomi come il simbolo di un odio cieco e gratuito. Tutto questo per sfuggire alla verità riflessa come in uno specchio dalle mie azioni, tese esclusivamente a dimostrare la storia dei crimini innominabili che la razza bianca ha commesso e continuerà a commettere contro la mia.
Sì, è vero, ho amato forse il mio ruolo da demagogo. So fin troppo bene che molte volte la società ha ucciso coloro che avevano contribuito a cambiarla e, se mi sarà dato di morire dopo aver portato una luce, dopo aver rivelato qualche importante verità che serva a distruggere il cancro razzista, quello che divora giorno dopo giorno il corpo stanco dell’America, ebbene, tutto ciò sarà dovuto ad Allah.
Miei rimarranno solo gli errori.

ABOUT / Malcom X
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Malcolm X (Omaha, 19 maggio 1955 – New York, 21 febbraio 1965), nato Malcolm Little, è stato un attivista statunitense a favore dei diritti degli afroamericani e dei diritti umani in genere. La sua X indicava orgogliosamente lo sconosciuto nome africano dei suoi antenati, deportati secoli prima come schiavi nell’America del Nord. Orfano del padre, anch’esso agitatore politico, alla sola età di sei anni, Malcolm X frequentò ben presto i bassifondi di Harlem, finendo anche in carcere. Proprio in prigione, aderì all’organizzazione Nazione dell’Islam, della quale sposò senza riserve i principi, rivolti all’emancipazione della popolazione nera. Scontata la pena, divenne un leader carismatico noto in tutto il mondo.

Abraham Maslow
Lo psicologo umanista
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READ SOULTALE / La gerarchia dei bisogni umani

Sono cresciuto con due genitori pessimi. Mio padre era un uomo rude, dedito più alla bottiglia che al benessere della famiglia. Mia madre era severa e irascibile; schizofrenia è stata la diagnosi dei medici.
Stando così le cose, avrei dovuto perdere fiducia nell’essere umano sin da subito. E invece no. Sono convinto che in ogni uomo si celi potenzialmente l’eccellenza e che ogni persona dovrebbe essere messa nella condizione di poter eccellere in qualche cosa.

Bisogna educare all’eccellenza perché ogni individuo è unico, irripetibile e uguale solo a se stesso. Le necessità invece sono comuni a tutti. Da qui nasce la mia idea di costruire una piramide che illustri la gerarchia dei bisogni umani. Sto cercando la possibilità di migliorare l’uomo, di riqualificarlo dopo che la psicologia comportamentista lo ha equiparato a un cane che sbava e obbedisce all’associazione stimolo-risposta.
È fondamentale che ognuno di noi riesca ad apprendere come essere gratificato, che venga sostenuto nel salire gli scalini della mia piramide. Conquistata la vetta, avrà soddisfatto anche il bisogno più squisitamente umano: quello dell'auto-realizzazione. Ovvero diventare ciò che si è capaci di diventare.

ABOUT / Abraham Maslow

Abraham Harold Maslow (Brooklyn, 1 aprile 1908 – Menlo Park, 8 giugno 1970) è stato uno psicologo statunitense. Esponente della cosiddetta psicologia umanistica, ha concepito la piramide delle necessità al fine di esemplificare quella che, a suo dire, è la gerarchia dei bisogni umani. Secondo la sua teoria i bisogni si strutturano in gradi: prima di passare quindi a uno stadio superiore occorre aver soddisfatto quelli di grado inferiore. La sua pubblicazione più importante è Motivation and Personality del 1954.

Jean-Paul Sartre
Il filosofo condannato alla libertà
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READ SOULTALE / L'ultimo valzer per la cerimonia degli addii

Sono seduto di fronte a Castoro – sì, dico a te, cara Simone – sulla terrazza del solito albergo romano. Alloggiamo sempre qui, quando veniamo a Roma. Abbiamo le nostre abitudini: stanze separate durante i viaggi, case separate a Parigi, telefonate quotidiane per incontrarci. Vecchi amanti che condividono i pasti ma non il letto.

È l'estate del 1974, ho 69 anni e aspetto l’ultimo jazz da ballare con te, la nostra cerimonia degli addii. Aspetto parlando dentro un registratore, il tuo, che ci accompagna dentro ai ricordi di questa vita. Vuoi che ricordi e parli di me, del mondo, dell’impegno e della filosofia. Vuoi che parli per non farmi morire mai. Vuoi che ricordi per essere ricordato.

Sto male, sono stanco. Ricordare mi affatica. Eppure mi fa rimanere ancorato alla vita.
Ricordi? Quando eravamo giovani e al termine di una discussione appassionata, di quelle nostre infiammate e condivise, uno di noi due aveva la meglio. E il vincitore diceva sempre all'altro: sei in trappola.
Ecco, sono in trappola.
Stavolta non ne uscirò vivo e tu non mi raggiungerai, come accadeva, a Santorini o in Provenza o a Le Havre.
Si vive e basta. Finché si può.
Ho tentato di raccontare, ho cercato di scrivere e mi sono imposto di pensare. Ma si vive e basta.
Sono vecchio e stanco, bevo molto, fumo troppo e non smetto mai di pormi in discussione.
Penso contro me stesso e mi sforzo di cambiare testa.

Mi chiedi chi sono e tieni quel registratore sempre acceso, estorcendomi un testamento di pensieri.
Sono un pensatore, credo. Un pensatore di tipo nuovo, spero. Tento di fondermi nella massa per far trionfare l'autentica universalità.
Che cos'è l'arte, che cos'è il pensiero letterario se non una libertà che si prende a suo carico il mondo, l'universale?

Adesso, però, lasciami bere un bicchiere di vino e fammi dare una boccata alla sigaretta.
Sto vivendo, ancora per un po'.

ABOUT / Jean-Paul Sartre

Jean-Paul Charles Aymard Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – 15 aprile 1980) è stato un filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario francese. Poulou, come veniva chiamato da piccolo, crebbe con pochi amici in carne ed ossa, ma molti amici di carta domiciliati presso la biblioteca dei nonni materni, gli Schweitzer, famiglia di intellettuali e professori alsaziani con cui lo scrittore crebbe. Padre dell’esistenzialismo, fece della filosofia l’unica strada percorribile per tenere la coda alla libertà. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò, motivando il rifiuto col fatto che solo a posteriori, dopo la morte, sia possibile esprimere un giudizio sull'effettivo valore di un letterato. Ha diviso con Simone de Beauvoir la propria vita sentimentale e professionale.

 

Harvey Milk
L'attivista che ruppe il silenzio con la sua voce
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READ SOULTALE / Distruggi le porte dietro le quali ti nascondi

Chi di voi non ha mai sentito il desiderio, almeno una volta, di dare un ceffone a un vicino di casa, a un amico o a un collega che raccontava aneddoti o barzellette idiote sui froci? Vi è mai capitato, in generale dico, di dover fingere di trovare certe battute divertenti, perché la situazione non vi permetteva di svelare i vostri pensieri o sentimenti? Se avete risposto ad almeno una di queste domande e non siete omosessuali, allora siete eterosessuali intelligenti.

Non è facile opporsi a chi professa parole come ama il prossimo tuo come te stesso e non accetta che uomini e donne omosessuali possano insegnare nelle scuole. Se non insegnate ai vostri figli ad amare qualcuno per quello che è, come potranno accettare il diverso? Chi si innamora di una persona del proprio sesso non è più contro natura di quei bambini viziati e capricciosi che deridono o isolano i compagni più deboli.

L'unione pura e sincera tra due persone è una delle cose più belle della vita. Sposatevi. Ma fatelo come volete voi. Sposatevi con la vostra donna, con il vostro uomo, con il vostro migliore amico. Celebrate il vostro amore e fatelo come vi sentite, con la benedizione di un sacerdote, davanti a uno sciamano, in una chiesa di Las Vegas, in una spiaggia caraibica. Ma fatelo come volete voi. E fatelo solamente quando sentite che la vostra persona si è unita con l'altra, come due elementi che si fondono in una reazione chimica.

Vivere secondo la propria coscienza non è un peccato, quando non si fa del male.
Vivere seguendo la propria natura non può essere non previsto dalla legge.

Capita molte volte di sentirsi più uomo o più donna di quelli e quelle che dicono di esserlo. Ma che in fondo non lo sono affatto. Per conoscersi ci vuole intelligenza, per manifestarsi serve coraggio e non mi riferisco solamente ai vostri gusti in fatto di uomini o donne. Quanti di voi vivono assecondando veramente ciò che sono?
Non rispondete impulsivamente. Pensateci.

ABOUT / Harvey Milk
Creative Commons. Author: Daniel Nicoletta.

Harvey Bernard Milk (Woodmere, 22 maggio 1930 – San Francisco, 27 novembre 1978) è stato un politico statunitense, militante del movimento di liberazione omosessuale. Si è dapprima affermato come leader nel quartiere gay di Castro (San Francisco), fungendo da riferimento per tutti i giovani omosessuali che allora vivevano all'oscuro. Ha lavorato per portare alla luce le voci del gruppo e aprire un dibattito sociale sempre più acceso, rompendo il velo dell'omertà, in un clima ostile e oppressivo verso gli omosessuali. È stato il primo politico dichiaratamente gay a ricoprire cariche istituzionali negli Stati Uniti. La sua lotta politica si è focalizzata sull'abrogazione della proposta di legge che prevedeva la preclusione per gli omosessuali di accedere a incarichi pubblici, come l'insegnamento nelle scuole. In seguito al successo delle sue azioni politiche e al consenso sempre più ampio che il movimento riscuoteva presso i cittadini californiani, venne assassinato da Dan White, suo rivale politico.

Giovanni Falcone
Il magistrato simbolo della lotta alla mafia
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READ SOULTALE / Il senso del dovere

Il senso del dovere è quella necessità a cui non riesco a sfuggire. Non vi dirò che dormo sonni tranquilli. Non finché annaspo nel fango del mio mondo quotidiano. Il fango delle diffamazioni, della sensazione di non aver mai fatto abbastanza, degli amici che mi voltano le spalle perché si sentono traditi, della satira feroce sul giornale della mia città, delle cariche per cui vengo sistematicamente bocciato. È poi lo strato più sedimentato, quello contro cui cerco di lottare.

Il mio campo di battaglia è una stanzetta-bunker nel Tribunale di Grazia e Giustizia di Palermo. Le mie armi sono le penne stilografiche. Mi sento sempre più come un Don Chisciotte disperato o come un fantoccio di pezza che agita le braccia. Una donna, ospite di una trasmissione televisiva, mi ha chiesto chi mi protegge visto che sono ancora vivo e che una volta ho detto che in Sicilia si muore perché si è soli. Allora le ho risposto che, per essere credibili, bisogna essere morti. E mi è venuto da ridere.

Rido perché capisco cosa sta succedendo intorno a me e il modo in cui vengo isolato. Rido e la risata mi viene fuori come una mezza smorfia. È una consapevolezza progressiva, costante e lancinante. Non dico che lei ci ha deluso, ma è cambiato, mi ha detto l’intervistatore allo stesso programma televisivo. Io non ho chiesto di stupirvi o di affascinarvi. Io faccio il mio lavoro. Ogni mattina mi alzo e faccio il mio lavoro. Mi chiudo nella mia aula bunker, prendo in mano la mia penna stilografica e ricomincio. Certo, diventa sempre più difficile e più labirintico. Ma è quello che devo fare.

Poco dopo la mia morte, un giornalista dirà di me che sono stato come Aureliano Buendia di Cent’anni di solitudine, che promosse trentadue sollevazioni armate e le perse tutte. Sì, è vero, sono un perdente. Ma c’è questo senso del dovere. Quell’urgenza che mi puntella, dietro alla schiena, continuamente.

ABOUT / Giovanni Falcone

Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Capaci, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano. Vittima della mafia siciliana, è stato uno dei componenti del primo nucleo del pool antimafia e una delle figure centrali del primo massiccio processo del 1986. Dopo la sua morte nella strage di Capaci, è stato celebrato, osannato e portato in trionfo come simbolo di abnegazione e giustizia, da parte di poteri pubblici, istituzioni e mass media. Prima della morte il suo lavoro era stato osteggiato in tutti i modi. Era stato bocciato come consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, come alto commissario per la lotta alla mafia e come candidato al CSM. Era stato diffamato e attaccato da giornalisti, intellettuali, magistrati e uomini politici. Nonostante tutto, alla domanda di un giornalista: Ha mai avuto la tentazione di abbandonare questa lotta? rispose: No, mai.

Earvin Johnson 'Magic Johnson'
Il cestista dal talento magico
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READ SOULTALE / La partita della vita

Ehi, che ci fai lì seduto? Perché tieni la testa tra le mani, ragazzo? Perché sei qui nello spogliatoio e non in campo? Il canestro è lì che ti aspetta, e non mi incanterai con la solita storia della giornata sbagliata o dell’energia negativa. Tu ora ti alzi e vai in campo e metti la palla in quel maledetto cerchio di metallo. La tua paura non cesserà con il fischio di fine gioco dell’arbitro, non con un punteggio luminoso sul tabellone.

Sul campo fai la guerra e fai l’amore. La nostra vita è tutta lì e, se la affronti, vinci sempre. Non puoi neanche immaginare quante volte mi sono sentito perso e quelle linee che delimitano l’area di gioco mi hanno riportato a casa. Resterei ore a guardare la palla che accarezza il cerchio, lo ammalia, prende a schiaffi la rete e picchia il suolo per urlare la vittoria. E tu la chiami ancora pallacanestro? È limitativo, non trovi?
Lo so, è un gioco forte, crudo, spesso pesante, ma è la nostra vita e su quel campo sudiamo, incitati dalla rabbia e dall’arroganza di vincere. Là schieri tutto, amico mio, paure, sogni, timori, amori. E questo lo sappiamo solo noi e tutti quelli che considerano la pallacanestro una danza divina, una battaglia tra giganti che fanno a gara per toccare il cielo e usano la vittoria come passaporto per arrivare in paradiso.

Quante volte ho messo la vita in ostaggio alle mie paure e ho affidato la testa stanca alle mie mani, perché potessero proteggerla e arginare con un abbraccio schegge impazzite di pensieri che mi schizzavano dentro in un loop crudele senza fine. Io avevo una dannata paura, amico mio, che è diventata forza e la forza è diventata talento e il talento è diventato magia.

Il mio battesimo avvenne sul campo. Mi chiamarono Magic e cominciai io stesso a crederci e a darmi al libero esercizio di quella magia. Ho vinto partite e titoli, diventando una leggenda della pallacanestro. Poi, un fottuto giorno, nelle mie vene insieme all’amore per la pallacanestro ha cominciato a scorrere il virus dell’HIV.
Cazzo, mi sono detto! Ma non sono fuggito, sai, né dalla malattia, né dalla paura, né dal campo, né dalle persone che avevano creduto alla mia magia. Ho preso tutto e l’ho portato ancora una volta sul campo e ho vinto il pregiudizio di chi mi vedeva morto o di chi mi vedeva fuori. Le mani le ho tolte dalla testa e le ho usate per continuare a fare quello che avevo sempre fatto: giocare per vivere e vivere giocando. Quel cerchio di metallo palpita quando risuona con la palla, capisci cosa intendo?

Ragazzo, lascia stare lo spogliatoio, non è qui che devi lottare. Esci e riprenditi la tua vita. Io ora sono il tuo allenatore e tutto quello che ti appartiene lo voglio vedere là fuori. Rendi conto solo a te stesso di chi sei, cosa fai e come lo fai.

ABOUT / Earvin Johnson 'Magic Johnson'
Creative Commons. Author: Steve Lipofsky.

Earvin Johnson Jr., noto come Magic Johnson (Lansing, 14 agosto 1959), è un ex cestista, allenatore di pallacanestro e imprenditore statunitense, considerato uno dei più grandi giocatori della storia di questo sport. È stato capace di rivoluzionare la pallacanestro ricoprendo il ruolo di playmaker, tradizionalmente riservato al componente più basso e agile di una squadra. Con i suoi 206 centimetri di altezza è stato il play più alto nella storia della NBA, ma al tempo stesso si è dimostrato dinamico e dotato di un'eccellente visione di gioco. Negli anni ha annunciato più volte il ritiro dall'attività agonistica, la prima nel novembre 1991 quando ha rivelato al mondo di aver contratto il virus dell'HIV. E' tornato però a giocare il 9 febbraio 1992, mentre poco prima aveva fondato la Magic Johnson Foundation con lo scopo di raccogliere fondi per la lotta contro l'AIDS e per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica ai temi della prevenzione e della cura del virus. Il soprannome Magic risale al periodo in cui giocò alla Everett High School e gli venne affibbiato da Fred Stabley Jr., un giornalista del Lansing State Journal, dopo una partita in cui mise a segno 36 punti, collezionò 16 rimbalzi e servì 16 assist.

Rosaria Costa Schifani
La voce dell'urgenza e della giustizia
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READ SOULTALE / Se qualcosa ti dissangua

Nessuno dica che a vent’anni niente ti può toccare. Stavo lì, con un neonato in braccio, tra poppate e pannolini, quando mi hanno strappato il futuro che avevo in testa.
E nessuno mi dica che non si possono chiamare le cose che ti circondano con il loro nome: mafia.
O che non si può fare qualcosa anche in una chiesa così piena da risultare paralizzata. Anche in uno Stato così mobilitato eppure sempre immobile.
O che non si può dire che il perdono esiste, ma a certe condizioni. Sono sì cristiana, ma prima di tutto sono umana.
Nessuno dica che a vent’anni non si può, o che oggi non si può, o che qui non si può.
Ho prestato i miei vent’anni all’urgenza, ma qualcuno li stava modellando da fuori. Non avrei voluto consumare la mia faccia e la mia voce rotta dal pianto, quel 23 maggio, sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali.
Ma, anche se il cuore era finito, avevo ancora un cervello e una coscienza.

Se qualcosa ti dissangua, devi capire dov’è la ferita.
Se ignori la ferita, perdi sangue finché muori. Se ignori il coltello, potrai essere di nuovo colpito.
Dovevo capire quello che mi stava succedendo. Quello che mi aveva strappato al mio ingenuo paradiso terrestre. Quel colpo di spugna che aveva cancellato la mia vita. Quale mano aveva mosso quella spugna?
Chiedevo, testuale: Cos’è la mafia?
Ho fatto il giro delle vedove per capire come mai avesse ucciso i nostri mariti.
Ho camminato nel mio quartiere, l’Uditore, ma mi pareva di essere l’unica ad accorgersi che gli alti palazzoni anni Settanta in cui ero cresciuta stavano troppo vicini alle ville basse, nuove e blindate nel verde. Così mimetizzate ma così influenti. Poi, ho camminato oltre e ho lasciato la Sicilia. E, anche se poco è cambiato, anche se la delusione si è aggiunta al dolore senza che io ne diventassi immune, oggi ho deciso di prestare i miei quarant’anni. Non più all’urgenza, che di tritolo non se ne usa più, ma alla cura.
Chiedo, testuale: Cos’è la mafia?

ABOUT / Rosaria Costa Schifani

Rosaria Costa (Palermo 1970), è la vedova dell'agente Vito Schifani morto nella strage di Capaci. È ricordata per queste parole, pronunciate durante i funerali del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro: Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato... chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare […] Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti.

Dorothea Lange
La fotografa staffettista
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READ SOULTALE / Di scatto in scatto, di mano in mano

La macchina fotografica è stata il mio scudo. Per essere in prima linea non è necessario che tutti ti vedano. Puoi essere invisibile e squarciare il velo restando coperta, se credi. Puoi schermarti con macchina fotografica, macchina da presa, pennello, tastiera. Usa ciò che ti pare ma stai dove infuria la battaglia, dove sale la polvere, dove si torna a casa con le scarpe sporche. Sii pure zoppicante, discreta, fai come se dovessi camminare dietro a un ubriaco senza dargli fastidio. Ma non cambiare marciapiede.

La macchina fotografica è stata la mia appendice prensile. Mettere l’obiettivo tra me e il mondo ha ampliato la mia capacità di vedere, riuscendo a condensare lì, ora, dentro quel rettangolo, quello che le mie pupille vedevano in giorni e in chilometri, e che altre pupille non avrebbero mai visto. Le mie mani impacchettavano in un click le vite che avevo seguito da lontano per portarle vicino a tutti. Quello che gli occhi da soli non riuscivano a fare, lo facevano insieme a diaframma e otturatore.

La macchina fotografica è stata il mio testimone, ma il testimone della staffetta. Sono stata sulla strada, ho fatto parte della squadra di chi camminava piano e chino, sotto il peso dei bagagli vuoti, nell’America depressa.
Ho corso la mia frazione prendendo il testimone da loro e l’ho passato a chi procedeva veloce, senza vedere.
Scegli il tuo testimone e poi passalo di mano in mano.

ABOUT / Dorothea Lange
Public domain.

Dorothea Lange (Hoboken, 26 maggio 1895 – San Francisco, 11 ottobre 1965) è stata una fotografa documentaria statunitense. Il suo luogo è stata la strada, dove si può fotografare chi non ti paga per farlo. Nonostante un problema fisico dovuto alla poliomielite che la rendeva claudicante, Dorothea camminava quanto e più dei colleghi e ritraeva la depressione degli anni Trenta in America in modo asciutto ma toccante. Per essere davvero dentro le cose cercava di essere invisibile, di muoversi con grazia nelle vite altrui, e non dava i volti in pasto alla macchina fotografica senza prima aver fatto il contrario.

Adriana Cavarero
La filosofa che tesse racconti
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READ SOULTALE / Una cicogna in giardino

Tempo fa ho letto una storia raccontata da Karen Blixen. Narrava di un uomo che viveva presso uno stagno e che una notte fu svegliato da un gran rumore. Uscì nel buio e si diresse verso lo stagno ma, nell’oscurità, correndo a destra e a manca, guidato solo dal rumore, cadde e inciampò più volte. Finalmente trovò una falla sull’argine da cui uscivano acqua e pesci. Si mise subito al lavoro per tapparla e, solo quando ebbe finito, se ne tornò a letto. La mattina dopo, affacciandosi alla finestra, vide con sorpresa che le orme dei suoi passi avevano disegnato sul terreno la figura di una cicogna.

Chissà che senso avrà il mio disegno. Si lascerà guardare? Mi rivelerò per quella che sono?
Perché essere e apparire coincidono, sai.
L’attivo rivelarsi agli altri, con atti e parole, offre uno spazio plurale e perciò politico all’identità, confermandone la natura esibitiva, relazionale e contestuale. Chi ciascuno è lo rivela agli altri quando agisce al loro cospetto su un teatro interattivo dove ciascuno è, al tempo stesso, attore e spettatore.
Chi si rivela non sa mai chi rivela. Dato che nel carattere esibitivo di questo chi sta l’identità di ognuno, chi l’agente rivela è, per definizione, ignoto all’agente stesso. Ecco perché c’è bisogno del raccontami chi sono.
L’identità è una storia che non ha un autore. Ci sono un protagonista e un narratore. L’identità è uno spazio narrativo e, tra identità e narrazione, c’è un rapporto di desiderio. 
Raccontami la mia storia, dice colui che vuole gli si sveli la narrabilità della propria identità, desiderando sentirla narrare. Ora egli sa chi è, sa chi esponeva nell’agire. Ma sa anche che era la sua identità narrabile a fargli compiere grandi azioni per il desiderio di sentirla personalmente narrare da un altro.
Siamo tutti Odisseo alla tavola di Alcinoo, piangenti nel sentir raccontare, inaspettatamente, la nostra storia.
Si desidera l’unità in forma di storia che il racconto conferisce all’identità. Si desidera la propria cicogna.

Chi sarai, tu che leggi,  tu che ancora non sai di essere?
Te lo racconterò io, in una delle infinite storie che ti sveleranno.
Ti racconto una briciola della tua esistenza ancora prima del tuo apparire, prima ancora che tu abbia una storia di eventi in successione.
Sei già un per sempre.

ABOUT / Adriana Cavarero

Adriana Cavarero (Bra, 1947) è una filosofa e docente italiana. Insegna filosofia politica all’Università di Verona ed è visiting professor presso la New York University. Tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano e di Diotima, unisce nei suoi studi e nei suoi lavori il pensiero di Hannah Arendt e quello della differenza sessuale. I suoi interessi spaziano dal pensiero antico a quello moderno e contemporaneo, soprattutto nella loro valenza politica. È autrice, tra le altre cose, dello splendido Tu che mi guardi, tu che mi racconti (Feltrinelli, 1997).

Patch Adams
Il medico della risata
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READ SOULTALE / Io mi amo

Per tre volte in un anno finii in un ospedale psichiatrico. Per tre volte cercai di togliermi la vita. Durante il terzo ricovero capii che non dovevo uccidermi, dovevo fare una Rivoluzione. Fu una folgorazione. Mi chiesi com’ era possibile fermare la violenza e l'ingiustizia. La risposta fu davvero semplice. Era necessario che tutti si amassero e si prendessero cura l'uno dell'altro. Presi allora due decisioni che cambiarono tutta la mia vita. La prima fu quella di diventare medico per prestare assistenza e cure sanitarie gratuitamente. La seconda, invece, era più personale: diventare uno strumento di pace in ogni singolo istante della mia vita, trasformandola in un progetto artistico. Stabilii quindi di essere felice sempre, indipendentemente dalle circostanze quotidiane. Vi garantisco che non è difficile.

Molte persone mancano di autostima e non amano se stesse, il proprio matrimonio, la propria relazione o il proprio lavoro. Imparate ad amare voi stessi e vedrete che le relazioni con gli altri, di qualunque natura esse siano, diventeranno un mondo meraviglioso. L'autostima è una decisione. Decidete di averla e l'avrete. Non dovete cercarla e non dovete svilupparla. L'autostima significa: Io posso farlo. Io mi amo. Quindi, ogni volta che decidete di fare qualcosa, fatela. Non c'è niente di complicato, perché sapete che siete in grado di farlo.

Ora, fate un esercizio semplice, per favore. Chiudete gli occhi, rilassatevi, non pensate ai vostri problemi e, con grande sincerità, ripetete a voi stessi, in silenzio: Io mi amoIo mi amo. Restate concentrati e non distraetevi. Adesso, aprite di nuovo gli occhi e gridate a voce alta: Io mi amo. Quando avrete terminato, abbracciatevi e sentirete l'amore che provate per voi stessi in questo abbraccio. Silenziosamente ripetetevi: Io mi amo , Io mi amo. E poi urlatelo di nuovo. State meglio adesso?

ABOUT / Patch Adams

Hunter Doherty Adams (Washington, 28 maggio 1945), meglio noto come Patch Adams, è un medico statunitense, attivista sociale, cittadino diplomatico e scrittore. All'età di 16 anni suo padre, ufficiale dell'esercito degli Stati Uniti, muore di infarto. Con la madre e il fratello si trasferisce quindi nella Virginia del Nord. Ha provato a suicidarsi ed è finito in un ospedale psichiatrico. Ha compreso allora che le persone definite pazze hanno bisogno di attenzione e amore, mentre reagiscono alla complessità della vita con paura, rabbia e tristezza. Decide di fare il medico ed entra al Medical College, in Virginia, stravolgendo un'istituzione storica con i suoi metodi non convenzionali. E' stato accusato di troppa allegria e minacciato di espulsione. Di fronte alla commissione esaminatrice, tiene un discorso che è stato di ispirazione a molte teorie sulla medicina olistica. Nel 1977 ha comprato un terreno nel North Carolina dove ha progettato di costruire una clinica che doveva riprodurre la sagoma di un clown. A questo scopo ha fondato il Gesundheit Institute, una comunità per la libera assistenza sanitaria.

Franca Rame
L'attrice che ha incarnato dure battaglie
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READ SOULTALE / Le correnti

Povra dona che la ciamit beata... o cum la poss es beata... La voce del coro delle donne mi esce gracchiante come un rantolo. Sto recitando il monologo di Maria alla croce nel Mistero Buffo. Mi sto facendo assalire dall’orrore di questa morte atroce, vista dagli occhi, dal cuore e dalle viscere della donna che più ne ha dovuto subire le ferite. Il dolore di madre graffiata e scorticata mi divora, mi preme da dentro e da fuori, mi fa sputare le parole. Mi afferra il desiderio imperioso di sottrarre il corpo di mio figlio dalla vergogna di quella croce.

Lo vedo, il mio ragazzo, il bambino che ho tirato su con queste mani. Nann, o’l me belo... Non posso soffocare la spinta di tenerezza che mi sale alle labbra. Ma ora sono il soldato gradasso che ingiunge a Maria di scendere dalla scala con la sua ironia sferzante e arrogante anche davanti alla morte. A ca? ... ohj, ohj, ohj, che premura! Faccio mie la sua freddezza e il suo sarcasmo. Guardo con occhi indifferenti questa madre che si contorce nel suo dolore.

Dal corpo ora sgorga la potenza imperante della donna che protegge suo figlio e la forza sacra della maternità che non indugia di fronte a nessun pericolo. La rabbia mi mangia dentro, mi ferisce e prorompe. Ma, subito dopo, la rassegnazione soffia fuori dalle mie labbra. Mi lascio scivolare e sento il legno delle scale che ho tra le mani.

Hoi de murì mama... E fog fadiga... Mi si gonfia l’incredulità. Di fronte allo sterminato dolore, non ci può essere un limite. Morte le man, morta la boca, morti i oci... morti i cavej? Man mano che pronuncio le parole sento la morte invadere anche me, le mie membra seccarsi e rattrappirsi nel fuoco secco di questa sofferenza.

Cos’è più di questo il teatro? Mi ci sono trovata catapultata, senza sceglierlo, ma ci ho trovato una voce. Ho deciso di farmi pervadere da correnti estranee al mio corpo, incognite e inaspettate. Ho deciso di farmi impossessare e di prestarmi. Teatro è rendersi umili: figure malleabili che la satira, la farsa, la tragedia rendono sonore e sfaccettate. Ho potuto denunciare, accusare, deridere, consolare e anche esorcizzare il mio stesso dolore. Essere un punto multiforme, specchio per chiunque volesse guardarmi.

ABOUT / Franca Rame

Franca Rame (Villastanza di Parabiago, 18 luglio 1929 – Milano, 29 maggio 2013) è stata un'attrice teatrale, drammaturga e politica italiana. Il tipo di teatro che ha portato avanti per decenni insieme al marito Dario Fo è un affresco dettagliato dei cambiamenti di costume, dei grandi movimenti ideologici, delle turbolenze storiche e politiche che hanno caratterizzato l’Italia dagli anni ’60 a oggi. È stata co-fondatrice di un collettivo chiamato La Comune, fervente femminista e anche senatrice. Descrive quest’ultima esperienza come un frigorifero dei sentimenti, mai un sorriso in quell’aula, e una solitudine che non ti puoi immaginare. Diciannove mesi di galera, i più brutti della mia vita.

Mireille Porte 'Orlan'
La performer estrema delle sperimentazioni sul corpo
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READ SOULTALE / Il corpo narcisista del cambiamento

Il corpo no, non è un tempio.
Non è un luogo immobile e imperituro.
Non è costruito su pietra inerte.
Non è spazio delimitato da pareti inamovibili, né tanto meno perimetro vuoto di contemplazione.
È materia che cresce dentro e attraverso lo spazio.
In relazione e in contrasto con l’immagine nello specchio e nella foto.
In conflitto e in risposta alle parole o alle mani dell’altro.
E se è vero che tutto nel mondo si modifica, il corpo stesso è il reale centro del mutamento.
Corpo sventrato, corpo purificato, corpo cibo, corpo bestia, corpo colore, corpo sessuale, corpo asessuato, corpo scientifico, corpo narcisista, corpo esibizionista, corpo oggetto, corpo campo di battaglia.
Io sono corpo.
Io decido di Essere corpo.
Decido di essere, dentro la pelle, significato e significante.

ABOUT / Mireille Porte 'Orlan'

Orlan, (Saint-Étienne, 30 maggio 1947), pseudonimo di Mireille Suzanne Francette Porte, è un’artista francese, esponente della body art e nota per le sue ricerche post-organiche. Ha sperimentato tutte le forme d’arte visiva, passando dalla performance alla fotografia e dalla pittura alla video-arte. È stata la prima a utilizzare la chirurgia plastica come linguaggio espressivo. Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private quali quelle del Centre Georges Pompidou di Parigi, Los Angeles Country Museum of Art, il Getty Museum di Los Angeles.

Timothy Leary
L'uomo che esplorò la mente
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READ SOULTALE / Turn on your mind

Ci hanno insegnato che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Può darsi. Ma se così fosse, non dovremmo essere più potenti, più intelligenti, più creativi? Non dovremmo avere sensi più acuti, non dovremmo poter vedere più di questa piccola realtà? Invece ci insegnano che siamo impotenti e piccoli, ci dicono cosa possiamo vedere e imparare, ci insegnano a rassegnarci a dei limiti. Ma quali sono questi limiti? Come possiamo sapere dove sono i nostri confini se prima non ci esploriamo? Dicevano che la terra è piatta, poi abbiamo navigato oltre le Colonne d'Ercole e non siamo precipitati. Dicevano che non si può volare, poi abbiamo costruito aerei e abbiamo toccato la luna.   

L'esplorazione fa parte di noi, spostare i confini fa parte di noi. Chi l'ha deciso che non possiamo esplorare la nostra coscienza e spostarne le barriere, o abbatterle? Facciamolo. È il viaggio più appassionante che possiamo intraprendere. Non importa quale strada scegliamo, con quale mezzo partiamo, ma facciamolo, liberiamoci, accendiamo la mente, superiamo i confini. Chissà che non scopriamo di essere davvero figli di dio. Fatti a sua immagine, capaci di vedere quello che vede lui, di sapere quello che sa lui, di trascendere questa piccola realtà. Chissà che non riusciamo a vedere dio. Chissà che non scopriamo di essere noi il nostro dio.

ABOUT / Timothy Leary

Timothy Leary (Springfield, 22 ottobre 1920 – Beverly Hills, 31 maggio 1996) è stato uno psicologoco statunitense. Considerato un guru della controcultura degli anni sessanta, è noto soprattutto per le sue sperimentazioni nel campo delle droghe lisergiche, a causa delle quali venne allontanato da Harvard, dove insegnava psicologia. Arrestato, riuscì a evadere di prigione e rifugiarsi in Europa. Celebre la sua teoria degli otto circuiti di consapevolezza, secondo cui l'uomo riesce normalmente ad accedere soltanto ai primi quattro di questi. Negli ultimi anni di vita, vide nell'informatica un nuovo mezzo per espandere la percezione, passando così dalla psichedelia al cyberpunk. Registrò la sua morte per i posteri.

 

Kazuo Ohno
L'inventore della danza Butoh
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READ SOULTALE / Danzare l'universo

C’è, nel donare l’emozione del mondo al proprio corpo morto, un'eterna possibilità di creare commozione.

Bisogna essere radicati, con i piedi ben affondati nella terra, per portare addosso l’abito dell’universo.

Nella mano, nelle rughe del volto, nelle ossa della schiena, c’è tutta la spinta necessaria per dare corpo alle ombre e lasciar nascere il pianto, la risata, il timore e la bellezza.

Non vi è regola nell’incarnare l’universo.

C’è lentezza. Pazienza. Concentrazione.

E c’è umiltà.

C’è lo spogliarsi del buio della guerra e dei piccoli pezzi di umanità consumati ai lati delle strade.

C’è il tempo di svuotarsi dall’orrore e da sé, per riempirsi di nuovo di pioggia e fiori e tempeste di vento e pane.

C’è il raccogliere insieme corpo e occhio, salute e malattia, maternità e peccato, vita e morte.

Sì. Si può essere vuoti, sempre. E, al contempo, si può essere tutto.

ABOUT / Kazuo Ohno
Creative Commons. Author: MT.

Kazuo Ohno (Hakodate, 27 ottobre 1906 – Yokohama, 1 giugno 2010) è stato un danzatore giapponese. Creatore della danza Butoh (danza delle ombre), nel 1949 ha fondato il Kazuo Ohno Dance Studio e realizzato il Kamihoshikawa Studio nel 1961 a Hodogaya, Yokohama, per la creazione e la prova delle sue coreografie. Non smise mai di danzare. Anche quando le gambe non riuscivano più a sostenerlo, continuò a esibirsi seduto su una sedia creando coreografie per sole mani o strisciando sul pavimento. È stato autore di molti libri sulla danza Butoh.

Rino Gaetano
Il cantautore figlio unico della canzone italiana
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READ SOULTALE / La voce che bacia la musica

Frac. Cilindro. Frac e cilindro.
Camicia rossa a righe. Ironia. Come si fa a guardare la vita senza ironia?
La si guarda, la si canta, la si scrive, la si cerca e la si insegue.
Ci si innamora di lei e la si critica, con la voce che bacia la musica.
Una musica studiata e accorta. Una musica che mi regala la possibilità di comunicare e di lottare.
Secoli di discussioni, di partiti, di alleanze casuali, di amari benedettini, di note alla ricerca del fiuto eccezionale per il tartufo, tra chi vive d’amore e chi muore di invidia o di gelosia ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti.
C’è più prosa che poesia, di chi non ha mai pagato per fare l’amore e ha vissuto cent’anni senza leggere Freud.
I poeti e il nuovo sound delle balere, insieme ai miei sogni d’anarchia, mi lasciano vedere il cielo sempre più blu.
E poi, com’è bella Aida?
Posso cantarlo fino allo sfinimento e voi potete trovare la vostra Aida, mentre in Italia c’è più prosa che poesia.
Evviva la vita, quella vita dove ancora vi reggae.

ABOUT / Rino Gaetano

Rino Gaetano (Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981), pseudonimo di Salvatore Antonio Gaetano, è stato un cantautore italiano. Non si è mai posto il problema di criticare la classe politica italiana, né di smettere di lottare attraverso i testi delle sue canzoni, contraddistinte da una graffiante ironia. Ha amato Berta, Gianna e Aida. Ha amato suo fratello, figlio unico, e la denuncia sociale. Ha rifiutato sempre ogni tipo di etichetta e, a differenza dei suoi coetanei, ha evitato di schierarsi con un partito.

Allen Ginsberg
Il poeta della lotta contro il conformismo
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READ SOULTALE / La prima idea è la migliore

Comunicare il proprio sé.
Tutto il resto non ha alcun senso quando si parla di poesia.
Decidere di scrivere soltanto per se stessi.
Accogliere l’urlo che ci viene da dentro, che ci violenta con la sua urgenza e con il suo orgasmo.
Questo è fare poesia.
Basta con la ricerca estetica del verso.
Basta con i verbi azzimati o gli inutili pindarismi per sovvertire la semantica.
Basta con le stronzate per far colpo sugli altri.

Lasciamo perdere la sensazione di essere profeti illuminati. Fanculo l’illuminazione, fanculo il sentirsi baciati dal soffio dell’estrema beatitudine celeste, quella che da l’impressione di essere un diversamente sensibile.
Abbandoniamoci alla cruda realtà della nostra condizione umana.
Sentiamoci sempre in debito con il mondo, per potergli dare ogni volta tutto ciò che abbiamo, attraverso la nostra parola.

Accontentiamoci di quanto sapremo regalargli spontaneamente, qualsiasi cosa ne esca.
Accontentiamoci se sarà un temporale o una rosa, se sarà una lama o una carezza.
Accontentiamoci anche del fango della nostra mente, se così dev’essere, ma prendiamo al volo il primo pensiero libero che si fa spazio dentro di noi. Quello della grande elevazione, cosmica o non cosmica, quello del pensiero shunyata.

Il primo pensiero, sì.
È tutto ciò che serve per una poesia onesta e sincera.

ABOUT / Allen Ginsberg
Creative Commons. Author: Michiel Hendryckx.

Irwin Allen Ginsberg (Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997) è stato un poeta statunitense. Visse intensamente tutti i suoi 71 anni di esistenza, abbracciando la filosofia beat e combattendo il conformismo della società moderna. Conobbe l’uso di droghe e allucinogeni che gli facevano nutrire la speranza di sentire la voce del poeta William Blake. Conobbe la reclusione in manicomio, l’omosessualità, il buddismo e il successo letterario con il suo Howl, il testo che più di qualunque altro riesce a esprimere il suo talento e la sua creatività. Nel 1997, a New York, si congedò dal mondo, sconfitto dall’epatite e dal cancro. A pochi anni dalla morte, il ministro francese della cultura gli assegnò la medaglia di Chevalier des Arts et des Lettres.

Judith Malina
Il teatro fuori dal palcoscenico
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READ SOULTALE / L'instancabile guerriera del teatro

Chiudo gli occhi, mani che mi sfiorano, le sento che si accavallano una dopo l’altra, una mi accarezza i capelli, mi lascio guidare da qualcuno che mi prende sotto il braccio, sento corpi che si agitano tutt’intorno, l'aria è pesante, afosa, si mescola col respiro del gruppo, della folla, di chi non ci credeva, di chi voleva ma non osava, di chi c’è sempre stato.
Continuo a lasciarmi andare e gli altri con me.
Riapro gli occhi nel mezzo delle grida che abbattono il silenzio, la miopia dell’umanità, la cecità dell’ipocrisia di fronte alle tragedie che mettono il mondo in ginocchio, razzismo, omofobia, distruzione del pianeta.
Urla di disgusto, di protesta, voci che escono dalle viscere per scuotere le coscienze. Percepisco l’energia dell’assembramento di anime che sudano, soffrono, si consolano, mescolate in un’epifania simbiotica.
Solo l’arrivo dei poliziotti calma il fervore del movimento, c’è chi si dilegua, chi resta.
Ma la vita è questo, non si può scappare dalla vita, oggi incontri un poliziotto, domani un’altra forma di autorità che ti vuole sottomettere.
La lotta continua e l’arte ci salverà, l’arte come stile di vita, non come annesso alla vita.
Una dimensione è inscindibile dall’altra, una nutre l’altra e viceversa.
La sofferenza, gli stati di grazia, l’angoscia, la serenità, sono tutti elementi dello stesso prisma che, sfaccettato, riflette chi siamo e quello che diventeremo.

ABOUT / Judith Malina

Judith Malina (Kiel, 4 giugno 1926 – Englewood, 10 aprile 2015) è una regista teatrale, attrice e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. All’età di tre anni si trasferisce con la famiglia a New York e a ventuno fonda, assieme al compagno Julian Beck, il Living Theatre, un genere di teatro che elimina i confini tra attore e pubblico. Comincia così una lunga carriera in America e in Europa, costellata di performance scioccanti che rivoluzioneranno il modo di fare teatro dagli anni ’50 a oggi. Si è ritirata nel febbraio 2013 dopo sessantasei anni di sperimentazioni.

Rivoltoso Sconosciuto
Il giovane che ha fermato i carri armati
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READ SOULTALE / Un eroe qualunque

La prima volta che sentii dire tank man, credevo parlassero dell’altro, quello nel carro armato.
Che c’entravo io? Nessun uomo può fermare un carro armato. Nessuno sconfigge un regime da solo.

Ma su quella strada non c’era un regime, c’erano dei carri.
E dentro un carro c’è sempre un uomo, e dentro l’uomo un cuore.
E quello sì, lo puoi fermare.

Ovvio, quel 6 giugno, io non sapevo nulla di tutto questo. Avevo preso la cena e camminavo per viale Chang’an.
Ho visto i carri. Si parlava di migliaia di ragazzi morti, e avevamo paura, ed era uno schifo.
Perché nessuno andava a parlare con i soldati?

Mi chiamano Rivoltoso Sconosciuto, ma non è del tutto vero.
Un rivoltoso avrebbe avuto un casco, un bastone. Nei carri avrei visto un nemico.
E loro, da dietro il cannone da 100 millimetri di un carro tipo 59, avrebbero visto un nemico da schiacciare secondo gli ordini.

Non ero un rivoltoso, solo uno sconosciuto.
Col sacchetto e la giacca in mano. Con una camicia qualunque. Questo ci salvò.

Sei dietro l’unico occhio del tuo cannone, come Polifemo.
Ti hanno detto Schiaccia il nemico, ma ti trovi di fronte un Nessuno qualunque.
Che cosa non ti hanno detto? Obbedirai?

Nessuno poteva fermarli. Quel giorno, io ero Nessuno.

ABOUT / Rivoltoso Sconosciuto

Il Rivoltoso Sconosciuto o Tank Man, cioè Uomo del carro armato, è un ragazzo cinese tuttora anonimo. Il 4 giugno 1989 il governo cinese iniziò una violenta repressione delle proteste in piazza Tienanmen e, il giorno successivo, una fila di carri armati percorreva il grande viale Chang'an per prendere il controllo della città. Un giovane si mise in mezzo alla strada e ingaggiò il primo carro gesticolando per scacciarlo. Tutti gli altri provarono ad aggirarlo ma il ragazzo li fermò più volte, applicando la resistenza passiva. La fotografia dell'evento raggiunse tutto il mondo e divenne un'icona della protesta pacifica. Nel 2003 la rivista Life l’ha inserita nella rubrica Le 100 foto che hanno cambiato il mondo, mentre il Time ha incluso Il Rivoltoso Sconosciuto nella lista de Le persone che più hanno influenzato il XX secolo. La sua identità e il suo destino sono tuttora ignoti e oggetto di svariate ipotesi.

 

Carl Gustav Jung
L'uomo che ha svelato l'inconscio
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READ SOULTALE / Fuori dalla nebbia

Avevo undici anni e stavo andando a scuola quando la nebbia si è diradata all'improvviso e sono apparso a me stesso. Non era una nebbia fisica, era quel tipo di foschia che avvolge chi non ha ancora scoperto chi è. Chi non ha ancora compreso di essere un individuo e vive la sua vita come un oggetto fra gli oggetti, come una maschera fra altre maschere.

Ci sono uomini che vivono tutta la vita senza uscire dalla nebbia. Tanti, troppi uomini. Perché è più comodo e facile, perché non trovano la strada, perché non sanno dove guardare, perché   la società ci chiede questo: di dissolvere noi stessi in un'esistenza collettiva e di rinunciare alla nostra unicità. Ci chiede di non conoscerci ed essere mediocri. Ma noi siamo la più sorprendente fra tutte le realtà ed è così assurdo che usiamo tanto tempo e tanta energia per studiare quello che c'è fuori e così poco per indagare noi stessi. Noi abbiamo qualcosa che nessun altro e nient'altro ha: la mente. Ne sappiamo così poco, e ci sarebbe così tanto da sapere. Studiamo la natura, va bene, studiamo la fisica, va bene, ma dentro ognuno di noi c'è qualcosa che trascende le leggi in cui abbiamo rinchiuso la conoscenza.

La mente umana può andare oltre lo spazio e il tempo, può sognare, avere visioni del futuro, può vedere attraverso i muri... La mente umana può fare qualunque cosa, e può farla in tanti modi quanti sono gli uomini sulla terra. Liberiamo il sapere: facciamolo conoscendo noi stessi e uscendo dalla nebbia.

ABOUT / Carl Gustav Jung
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Carl Gustav Jung (Kesswill, 26 luglio 1875 – Kusnacht, 6 giugno 1961) è stato uno psichiatra, psicanalista e antropologo svizzero. Inizialmente allievo, amico e collaboratore di Freud, si distaccò dal maestro per incompatibilità di idee e metodologia. Fra le sue teorie più celebri e rilevanti, ci sono una nuova concezione di libido, intesa come energia psichica non solo sessuale, e l'idea dell'esistenza di un inconscio collettivo. I suoi studi condussero alla fondazione di una nuova corrente della psicoanalisi, detta psicologia analitica. Si interessò anche di parapsicologia e spiritismo, soprattutto in seguito a un'esperienza di pre-morte. “Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte?”, scrive in Ricordi, sogni e riflessioni. “La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo”.

Melvin Jones
La generosità come leone di battaglia
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READ SOULTALE / Aiutare è progredire

L’uomo è un animale sociale, scriveva Aristotele.
Avere idee geniali, ma non avere nessuno con cui condividerle, riduce in maniera esponenziale le probabilità di realizzazione. La maggior parte delle battaglie che hanno portato a cambiamenti concreti sono state condotte da gruppi, collettività, insiemi d’individui legati da intenti comuni, spinti dal desiderio di avere un impatto tangibile sul mondo circostante o semplicemente di dare voce al loro bisogno di svolta. Aggregarsi è istintivo e rassicurante. Rappresenta un bacino di mutuo sostegno e il punto d’inizio di collaborazioni potenzialmente durature.

Creando questo Circolo ho attinto a una delle più antiche abitudini comunitarie, basate sullo scambio e sull’aiuto reciproco, e ho potuto farlo riunendo persone intelligenti e capaci di perseguire obiettivi condivisibili.
Reti che si snodano e si diramano, individui che, attingendo alle proprie radici culturali e sociali, seminano per raccogliere frutti comuni. La solidarietà come testimonianza dell’esistenza di un mondo migliore dove le persone, consapevoli di un intimo arricchimento reciproco, diventano parte di un rapporto di complementarietà e sincera cooperazione.

ABOUT / Melvin Jones

Melvin Jones (Fort Thomas, 13 gennaio 1879 – Flossmoor, 1 giugno 1961) è stato un dirigente d'azienda e filantropo statunitense. Figlio di un capitano dell’esercito degli Stati Uniti, dopo essersi trasferito a Chicago per lavorare in un’agenzia di assicurazioni, nel 1913 fondò la sua. Quattro anni più tardi, nel 1917, convinto di come i talenti di uomini intelligenti possano migliorare le comunità che li circondano, riunì un gruppo di uomini d’affari e creò il Lions Club International. Oggi l’associazione è presente in più di 200 parti del mondo.

 

Tim Berners-Lee
L'inventore della rete aperta
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READ SOULTALE / Unisci i puntini

Avevo sedici anni, la mia ragazza mi aveva appena lasciato. Era un pomeriggio di sole in cima alla collina dove andavo quando la solitudine mi faceva paura.

Guardavo il panorama che già avevo guardato mille volte, le case che si affiancavano sino all’orizzonte, le strade su cui correvano le auto, il percorso del fiume in lontananza, quando un riflesso del sole colpì il vetro di una casa, seguii il riflesso e vidi che la scia univa le due case, la seconda casa era collegata a una terza dalla strada, sulla strada stava passando un’auto insieme ad altre auto e tutte andavano per strade diverse che si incrociavano e collegavano case, auto e persone che camminavano su altre strade per andare verso altre case fino al fiume che scorreva sotto a ponti che univano un territorio ad altri territori e terra dopo terra, strada dopo strada, casa dopo casa, uomini e donne si passavano accanto, si intrecciavano, si univano e si staccavano per intrecciarsi con altri uomini e altre donne di altre case e altre strade e fu allora, fu proprio in quell’istante, che d’improvviso vidi per la prima volta un’infinita rete aperta le cui maglie collegavano tutte le persone di tutti i paesi di tutte le regioni di tutto il mondo, in un disegno di conoscenza, partecipazione e libertà dove io non mi sarei mai più sentito solo.

E su quella collina, in un pomeriggio di sole, a sedici anni, decisi che quella rete aperta l’avrei creata io.

ABOUT / Tim Berners-Lee
Creative Commons. Author: Silvio Tanaka.

Tim Berners-Lee (Londra, 8 giugno 1955) è un informatico britannico, co-inventore insieme a Robert Cailliau del World Wide Web. Ne ha coniato il nome, scrivendo il primo server httpd e il primo programma client nell’ottobre del 1990. Sua la prima versione del linguaggio di formattazione di documenti con capacità di collegamenti ipertestuali conosciuto come html. È stato nominato baronetto nel 2004.

Michael J. Fox
L'attore che combatte il Parkinson
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READ SOULTALE / Stacci tu, fermo!

Potevo davvero aspettare e basta? Non penso proprio.
Per dirvelo ci ho messo un po’ di tempo, lo so. Cosa volevate? Ero un trentenne eccitato che faceva film e che si godeva la vita. Ho mentito per sette anni, è vero.
Ma sono ancora qui a farvi andare di traverso quella roba lì, sì, l’aranciata diciamo.
Cosa volete da me? È il Parkinson, chi altro?
I sogni sono grandiosi. Quelli di Hollywood non sono male, lo ammetto. Ce ne sono anche altri, però.
Se una cosa non esiste, diamoci da fare. Proviamo a pensare quadrimensionalmente e, se non capite cosa intendo dire, ve lo faccio spiegare più tardi da Marty.
Non ho fretta di morire. Lo so, questo vestito nero non aiuta, ma sotto ho una T-shirt bianca. È Tracy, mia moglie, che mi dice che, conciato così, si capisce che lavoro per la Fondazione. Da non credere. Si capisce davvero così tanto?
Comunque, il fatto è questo: crediamo nei risultati e nelle risposte. Oggi una cura non c'è, domani chissà. Siamo un’organizzazione rapida, poco burocratizzata e con approccio imprenditoriale. Ecco cos’è la Fondazione. Tutto qui.
Perché io sono un impaziente. E sono anche un perfezionista.
È per questo che non posso stare fermo. Cosa credevate?
Solo con me stesso mi annoio. Allora, immagino e invento.
Sono il sindaco, l’avvocato e pure l’affascinante moribondo.
Cosa volete? Quest'ultimo mi viene facile.
Ora vado, il Parkinson è stanco. E io ho fame.

ABOUT / Michael J. Fox

Michael J. Fox (Edmonton, 9 giugno 1961), nome d'arte di Michael Andrew Fox, è un attore e doppiatore canadese naturalizzato statunitense. Nel 1991 gli fu diagnosticata una grave forma di malattia di Parkinson giovanile, notizia resa pubblica sette anni più tardi, nel 1998. Ciò lo obbligò a ritirarsi quasi del tutto dalle scene, ma gli consentì di diventare anche un grande sostenitore della ricerca sulle cellule staminali. Nel 1988 ha sposato Tracy Pollan conosciuta sul set di Casa Keaton, dalla quale ha avuto quattro figli. Nel 2000 ha fondato la Michael J. Fox Foundation, continuando anche a recitare in serie tv e a (far) ridere.

Carlos Castaneda
Lo sciamano che vive di sè
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READ SOULTALE / Respira. E liberati

Gli uomini sono esseri che camminano affrettandosi, con gli occhi fissi verso un’unica direzione e il cervello sempre in piena attività. Sono programmati per produrre e vendere, lavorare e guadagnare, usare e gettare.
Conducono una vita frettolosa e ripetitiva.
Rincorrono sempre un qualcosa e non hanno il tempo per fare tutto. Men che meno quello di guardare indietro le cose lasciate andare o chiudere gli occhi e ascoltare il battito del proprio cuore.
Io però un giorno l’ho fatto.
Mi sono fermato, ho tirato un lungo sospiro e ho cercato di immaginare il cammino percorso dal mio respiro.

Inspira profondamente ed espira. Inspira profondamente ed espira. Inspira profondamente. Espira.
Il cuore batte dolcemente. Le membra irrigidite si sciolgono e le palpebre velano gli occhi.
Non guardi più le cose del mondo, ma vedi dentro di te la pellicola della tua vita e delle tue esperienze.
I sensi si riattivano e senti fluire l’energia nel tuo corpo.
Senti, capti e percepisci il mondo interno a te.
Ti riappropri del tuo essere e ti liberi da tutto ciò che non sei.
Allarghi così i limiti della tua percezione e ti riallacci alla terra, agli alberi, al cielo e alle stelle.
Fino a che il rumore dei pensieri si spegne.
Allora avrai raggiunto la meta suprema: il silenzio dentro di te.

ABOUT / Carlos Castaneda

Carlos Castaneda, in origine Carlos César Salvador Aranha Castañeda (Cajamarca, 25 dicembre 1925 – Los Angeles, 27 aprile 1998) è stato uno scrittore peruviano naturalizzato statunitense nel 1957. Ha contribuito, attraverso i suoi libri, a far conoscere la cultura sciamanica sudamericana. Ha trovato una ricetta per liberarsi dalle convenzioni del mondo e conoscere la sua vera essenza.

Peter Schumann
L'artista del teatro che sazia l'anima
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READ SOULTALE / La mensa dell'arte

Venite, signori e signore!
Prendete posto alla nostra grottesca tavola.

Anche oggi serviamo pane e arte, due ingredienti della stessa ricetta dell’essenziale. Il menù è strutturato a base dei tradizionali piatti della tragedia e della commedia eterna, acri e acidi quanto basta per far apprezzare il retrogusto dolce o piacevolmente amaro che da sempre contraddistingue la cucina della nostra esistenza. Non troverete in questa fabbrica dell’arte osti e camerieri, ma sogni vestiti di cartapesta e stoffa che si agitano tra voi a liberarvi dal senso di realtà che solitamente vincola le vostre papille gustative, per un completo abbandono all’istinto.
Qui seduti viviamo il sogno e poniamo la realtà sul palco di fronte a voi. In questo spazio immenso che sembra dividerci da essa, vi renderete conto di quante verità oggettive è possibile scorgere e avrete diritto di risata o rifiuto, di applauso o di silenzio.
Qui siete voi i giudici, nella vostra meravigliosa nudità d’anima, di cuore e di pancia.

Lasciate la convenzione fuori da questo luogo, rilassate la mente e lasciate uscire pensieri in ordine sparso. Il rumore di libertà che sprigioneranno risuonerà come un applauso divino che confeziona la perfezione del nostro successo. La mente è una girovaga ribelle, lasciatela sognare e provate il brivido e il senso di libertà di rincorrerla o non trovarla. Deponete sul tavolo la patente sociale di esecutori seriali di scorci di vita quotidiana che solitamente esercitate e riacquistate l'umanità che vi porta alla normale propensione di sognare. Masticate il pane che trovate sul tavolo e sentite il gusto della magia del teatro che sfama il vostro essere.

Benvenuti alla nostra cucina.
Saziatevi di vita, ridete e piangete con noi.

ABOUT / Peter Schumann

Peter Schumann (Slesia, 1934), un passato da pittore e scultore, da coreografo e happener vicino alla cerchia newyorchese di Merce Cunningham, e poi da artista girovago che si spostava coi suoi spettacoli per pupazzi su una specie di roulotte, ha fondato il Bread and Puppet Theatre a New York nel 1963. Il gruppo, destinato a diventare una delle più importanti formazioni di teatro politico americano e a ispirare esperienze analoghe in tutto il mondo, conteneva già nel nome i fondamenti ideali ed espressivi che ne avrebbero fatto la storia. I pupazzi, ossia la semplicità, la concretezza e l'antipsicologismo di un teatro che doveva avere l'efficacia visiva del tableau animato, e il pane, ossia l'alimento essenziale e universale, emblema etico di un teatro necessario alla vita quanto il più elementare dei cibi. Il messaggio che ne scaturisce è diretto al risveglio degli organi principali di ogni individuo, il quale è attratto, coinvolto o addirittura compromesso da una società fragile ed effimera, gestita da un mercato che strumentalizza, ricicla e consuma il singolo in favore di una consistente produzione di beni materiali.

Margherita Hack
L'astrofisica signora delle stelle
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READ SOULTALE / C'era... una volta celeste

Se mi commuovo quando di notte guardo il cielo stellato? È questo che significa per voi amare le stelle? Non necessariamente, a mio modesto parere. Per appassionarsi all’universo non serve sognare. Basta guardarsi intorno. Basta guardare il mondo che ci circonda, a partire dagli animali fino alla più lontana galassia, per rendersi conto che non siamo i protagonisti, in questo spettacolo meraviglioso che è il cosmo. Siamo piccole tessere di un puzzle infinito. E questo rende quel puzzle ancor più sorprendente. Lo so, tanta razionalità è dura da mandar giù. Ma qualcuno deve pur dire le cose come stanno, no? Ecco perché questa vecchia testona ha preso la parola. Margherita Hack la comunista, si è detto di me. La femminista, l’atea. L’animalista. La portavoce dei diritti dei gay. L’attivista in difesa della laicità dello stato e della libertà della scienza. È tutto vero. Ma perché fa tanto scalpore un libero cittadino che dice la propria opinione, senza avere la tessera di un partito? O uno scienziato che dice la verità, senza avere il consenso del Vaticano? Ogni mia dichiarazione suscita interesse, nel bene o nel male, e spesso mi sorprendo quando qualcuno mi ferma per strada per stringermi la mano. Mi chiedo: ci voleva un’astrofisica a diventare portabandiera di certi diritti civili? È davvero diventato così inusuale, in questo paese, dire ciò che si pensa? E non parliamo di Dio. Quando vado in tv la prima domanda è sempre quella: ma è vero che non credi in niente? Siete quasi imbarazzati, ammettetelo. Ma io in qualcosa credo, amici miei. Credo nella materia. Credo nell’immortalità dell’atomo di idrogeno. Credo nel diritto alla vita di tutti gli esseri viventi. E credo nella meraviglia di questo universo, un universo che non ruota attorno a noi e nemmeno a un Dio creato a nostra immagine o usato come un tappabuchi per le domande senza risposta.  

Da piccola ero diversa da tutti gli altri bambini. Non mangiavo carne, non andavo in chiesa, non ero fascista. Forse è questa diversità, a cui mi sono presto dovuta abituare, a darmi la forza di esprimere le mie idee senza paura del giudizio degli altri. Una diversità che mi ha permesso di aprire la bocca, in questo paese stanco e silenzioso, e di non chiuderla nemmeno ora che ho novant’anni.  Del resto, persino le stelle fanno rumore, lo sapevate?

ABOUT / Margherita Hack
Creative Commons. Author: reportergimmi™.

Margherita Hack (Firenze, 12 giugno 1922 – Trieste, 29 giugno 2013) è stata un'astrofisica e divulgatrice italiana. Toscana nell’anima e triestina d’adozione, ha diretto per più di trent’anni l’osservatorio di Trieste. Figlia di genitori membri della Società Teosofica Italiana, è stata educata in un regime vegetariano e al di fuori della religione cattolica. Scelta, all’epoca, decisamente controcorrente. Margherita è stata tante cose, non necessariamente in quest’ordine: direttrice del dipartimento di Astrofisica di Trieste, autrice di decine di libri di divulgazione scientifica, campionessa di atletica durante il fascismo, diverse volte candidata per i Comunisti Italiani, presidente onorario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti e altro, molto altro ancora.

Fernando Pessoa
Il poeta dalle tante identità
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READ SOULTALE / La mia patria è il portoghese

Ripercorro a ritroso la rotta che fece la nave Fuchal dieci anni fa per condurmi, ancora bambino, lontano da Lisbona. Allora le circostanze, e non il mio volere, mi portarono altrove da quella che è la mia patria.

E oggi, invece, chi riporta a casa questa nave?
Semplicemente un ragazzo pacato, volutamente enigmatico forse, che ancora riflette su come si guadagnerà da vivere.

Oh sì, credo di aver sempre saputo scrivere e non smetto di farlo dall’età di sei anni.
Tuttavia esser poeta e scrittore non costituisce professione, ma vocazione.

Fino a oggi ho affidato senza indugio i miei pensieri, i miei sogni e le mie poesie alla lingua inglese, ma in questo viaggio verso il Portogallo mi accompagna l’idea che la mia patria è la lingua portoghese.
È forse passeggiando nei vicoli affollati dell’Alfama che incontrerò un altro me, l’ennesimo conoscente inesistente.
Lui è nato tra i sette colli della città, allevato dalla delizia e dalla nostalgia di questo luogo benedetto.

Sono quasi arrivato e poco importa se le mie poche diottrie non mi hanno fatto ancora scorgere la grazia militare della torre di Belèm, eppure sento già il profumo del fiume Tago.

Cheira bem, cheira a Lisboa… profuma di buono, profuma di Lisbona.

ABOUT / Fernando Pessoa
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Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935) è stato un poeta, scrittore e aforista portoghese. Visse l’infanzia e la prima giovinezza a Durban, in Sudafrica, e ritornò nella capitale natia quando era all’incirca un diciassettenne. Appassionato di occultismo e legato alla massoneria, resta ancora oggi un personaggio enigmatico.

Ernesto Guevara 'Che Guevara'
Il rivoluzionario per l'America Latina
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READ SOULTALE / Patria o Muerte!

Sparami.
Dai, Fallo!
Non avere paura, vigliacco, devi solo uccidere un uomo.

Sono arrivato in Bolivia, consapevole che qui avrei potuto incontrare la mia morte.
I rivoluzionari non sono persone normali, i rivoluzionari fanno la Rivoluzione.
Dopo 2 anni di guerriglia armata, rifugiati nella Sierra Maestra, siamo entrati trionfanti a L'Avana. In quel momento avevamo gli occhi di tutti puntati addosso, gli occhi degli oppressi e degli oppressori. Eravamo la speranza di un'America liberata.

La notte trascorsa da prigioniero in questa baracca di Higuera mi ha dato la certezza della fine.
Non arriverò in Argentina e non riuscirò a portare a termine la nostra Rivoluzione.
Il mio sogno di vedere un mondo libero da dittature e forze imperialiste è finito, ma lì fuori ci sono tanti uomini affamati di giustizia e uguaglianza che non saranno mai sazi, finché saranno oppressi.

Hai avuto l'ordine di farmi fuori, soldato, perché tremi di paura?
Stai per uccidere un uomo e il tuo fucile sigillerà l'immortalità della rivoluzione, che tanto temono coloro che voi servite.
La gente si risveglierà e la mia immagine sarà ovunque, diventerà il simbolo di ciò che non potrà mai morire.
Non moriranno le parole. Verrà solo soffocata la voce di chi le pronuncia.
Non moriranno gli ideali e lo spirito, perché le idee non possono essere sconfitte dalla forza delle armi.

ABOUT / Ernesto Guevara 'Che Guevara'
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Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che Guevara o semplicemente el Che (Rosario, 14 maggio 1928 – La Higuera, 9 ottobre 1967), è stato un rivoluzionario, guerrigliero e scrittore argentino. Partecipò con Fidel Castro al Movimento del 26 Luglio che segnò la liberazione di Cuba dal regime del dittatore Batista e diede alla luce il nuovo governo socialista di Castro. Mosso da un'incontenibile voglia di combattere per la libertà dai regimi oppressori, viaggiò molto in America Latina, ma anche in Africa ed Europa. L'obiettivo di Che Guevara e dei suoi compagni era quello di consapevolizzare le popolazioni soggiogate, estendere la lotta e portare alla rivolta tutta l’America del Sud. È stato assassinato in Bolivia e la sua morte lo ha consegnato alla Storia rendendolo un eroe-simbolo della lotta per gli ideali di giustizia, libertà e pace. Ideali legati alla vita, anche quando il prezzo da pagare è la vita stessa.

Paul Rusesabagina
Il direttore dell'hotel Rwanda
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READ SOULTALE / Tagliare gli alberi alti

Era questo il messaggio in codice trasmesso via radio, l’inizio del massacro.
Allora era tutto vero, siamo gli uni contro gli altri e questa nazione lontana da ogni sguardo e interesse affonderà nel sangue. Eppure non siamo tutti così, hutu e tutsi hanno intrecciato le loro vite, costruito famiglie, progetti e futuro, senza coltivare odio. Io stesso faccio parte di questa cultura e mi ritrovo qui, consapevole di quanto sta per accadere, della portata e della ferocia di questa folle guerra. Non sono altro che uno di voi, vedo uccidere innocenti e non posso stare a guardare. Faccio la mia parte, in questo luogo improvvisato come ultima salvezza, non importa da che parte stai, questo è il rifugio per scampare alla morte ordinata da un tuo fratello.
Devo agire d’astuzia, essere diplomatico e trovare i giusti compromessi, corrompere per avere aiuto in cambio, perché migliaia di innocenti non vengano massacrati a colpi di machete. Potrei andarmene e salvarmi, ma non lo posso fare e non lo farò. Non sono un eroe né un salvatore della patria, sono il direttore di questo albergo e questo è il mio posto fino alla fine.

Ma nessuno fuori di qui ha battuto ciglio di fronte a questo sterminio, qualcuno ha cercato di raccontare cosa stava succedendo, perché il mondo si mobilitasse, venisse a salvarci e non permettesse che il genocidio si consumasse nell’indifferenza di tutti.
Ma nulla è successo. Solo che in 100 giorni di terrore e speranza sono riuscito a salvare questa gente senza più diritti. Era il mio compito e ora, lontano dalla mia terra perché inviso al governo, continuo in questo impegno e dico che non dovrà accadere mai più quello che è accaduto nel mio paese. Che si assista sordi, ciechi e immobili, perché l’odore acre della morte non arriva fino a voi, al sicuro nelle vostre case, non vi impedisce di respirare, non contorce di terrore le vostre viscere. Ci sono già segnali di nuova intolleranza, di rifiuto dell’altro e della diversità.

Non aspettiamo che accada ancora.
Che la storia insegni e insegni all’uomo.

ABOUT / Paul Rusesabagina

Paul Rusesabagina (Gitarama, 15 giugno 1954) è un imprenditore ruandese, direttore d'albergo durante il genocidio del Ruanda nel 1994. Nascose nell'Hôtel des Mille Collines tutsi e hutu moderati, contribuendo così a salvare la vita di 1.268 connazionali dalla guerra civile. Attualmente vive in Belgio con la moglie Tatiana, i figli e le nipoti. Nonostante il suo atto di generosità sia stato riconosciuto in tutto il mondo, viene aspramente criticato in patria. L'attuale presidente ruandese Paul Kagame ha affermato che Rusesabagina, protagonista del film Hotel Rwanda di Terry George e autore di un'autobiografia che precisa quegli stessi fatti, stia approfittando della celebrità per riscrivere la storia del paese a suo favore. Nel 2005 ha ricevuto dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush la Medaglia Presidenziale per la Libertà, il riconoscimento civile più elevato negli USA.

Mario Rigoni Stern
Lo scrittore che ha raccontato migliaia di vite
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READ SOULTALE / Abbracciare la sfida della memoria

Rigoni Mario
Matricola numero 15454
Sergente Maggiore del Sesto Reggimento Alpini
Battaglione Vestone
Cinquantacinquesima compagnia
Plotone mitraglieri

Questo sono io, poco più che ventenne, nella valle del fiume Don. Un'immensa distesa di freddo a quaranta gradi sotto zero, dove la neve fa sprofondare ogni singolo passo e il ghiaccio rende tutto immobile, senza tempo, senza direzione. Qui l'uomo è troppo piccolo di fronte a una distesa di terra così smisurata come lo è la steppa russa.
Siamo qui, senza sapere quando questo freddo finirà. Più senti freddo, più il freddo aumenta e i nostri vestiti sono lamiere di ghiaccio, i viveri sono tocchi di ghiaccio. Un freddo più freddo del freddo, che ti entra dentro, trapassa le ossa, congela il sangue e ti stacca la testa dal corpo. Si dorme nella neve, riparati da un albero. Se non si muore per un colpo di fucile, si muore congelati.

Respirare non basta per crederti vivo, quando anche l'anima diventa un ammasso di ghiaccio.
Chi l'ha detto che l'inferno scotta?

Non si combatte un nemico, si combatte per tornare a casa.
E poi, una volta tornati a casa? Si vive ancora dopo essere stati dei soldati? Essere sopravvissuto ti fa sentire colpevole di essere vivo. Non è vero che la guerra è una cosa da bestie. La guerra è umana. Troppo. È una cosa che riaffiora, in qualsiasi momento della notte e del giorno, come un segnale o una sfida.
La memoria è una sfida.

Se scegli di abbracciare la sfida della memoria, accogliendola tra le tue ragioni, e la comunichi agli altri, questa sfida si può rinnovare nel tempo, preservando dall'oblio i sacrilegi alla vita e alla dignità degli uomini. Quelli del passato, del presente e del futuro.

ABOUT / Mario Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern (Asiago, 1 novembre 1921 – 16 giugno 2008) è stato un militare e scrittore italiano. Uomo di grande sensibilità, intelligenza e conoscenza, fu sempre innamorato della natura, in particolare della sua terra, l'altipiano di Asiago, che rappresentò attraverso bellissime descrizioni nei suoi libri. Mario Rigoni Stern resta nella nostra memoria anche per il suo coinvolgimento nella Seconda Guerra Mondiale, in particolare nella drammatica campagna di Russia del 1942, promossa da Hitler e sostenuta da Mussolini. È stato tra i pochi fortunati a tornare a casa dopo un anno di combattimento in condizioni disperate e due di prigionia in un lager nazista. Durante la prigionia ha raccolto in un diario riflessioni e momenti della sua esperienza. Sulla base di questi appunti ha scritto poi Il sergente della neve, uno dei suoi capolavori. Come Primo Levi e Giulio Bedeschi, Mario Rigoni Stern è una delle figure più importanti del '900 anche grazie all'importante opera di scrittura e divulgazione rispetto ai fatti vissuti.

Maurits Cornelis Escher
Il litografo dei mondi impossibili
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READ SOULTALE / La forma delle idee

Non conosco lo spazio, non lo vedo, non lo ascolto, non lo percepisco. Ma ci sono dentro, ne sono parte, eppure non ne so nulla. Non vedo lo spazio, vedo solo traiettorie, segni e forme. Leggi che regolano il mondo in cui vivo.
Mi meraviglio quando divento consapevole degli enigmi che mi circondano. Pezzi di puzzle, incastri perfetti di vita animata e inanimata. Vedo l'esistenza scomposta nei diversi piani del reale, dove forze opposte e spesso inconciliabili svelano molteplici verità.
Cado. Sono capovolto. Perdo la mia integrità.
Ho il baricentro fissato in più posizioni, differenti realtà geometriche viste da un solo punto di osservazione: il mio occhio interiore.
Mi trovo simultaneamente nel normale e nell'impossibile.
Tutto sembra normale, ma qualcosa non torna. È l'occhio interiore che trasgredisce, non rispetta le leggi dello spazio esterno e altera, sovrappone, trascina, lacera.
La tensione verso un infinito che si può solo immaginare e non sperimentare produce contraddizioni, insicurezze, angosce. La geometria normale non può descrivere lo spazio interiore.
Ci si orienta con le stelle per misurare le distanze percorse dall'anima, mentre il nostro universo viene discretamente scomposto in unità di misura che si ripropongono in un moto perpetuo, formando un mosaico infinito.
Così io attraverso i confini del mio spazio ed esploro le infinite prospettive della percezione.
Ora mi ritrovo in equilibrio e mi godo la perfezione che solo l'occhio interiore può vedere.
La perfezione delle forme fatte di idee.

ABOUT / Maurits Cornelis Escher

Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972) è stato un incisore e grafico olandese. Ha studiato architettura ma ha prediletto il disegno. Si è dedicato quindi alla rappresentazione figurativa utilizzando le tecniche della xilografia, della litografia e del disegno su diverse tipologie di superfici. La sua arte è strettamente connessa alle scienze matematiche. Le sue ispirazioni nascono dall'elaborazione di concetti matematici che lui stesso ha studiato ed elaborato per poi rappresentarli attraverso la raffigurazione. I temi ricorrenti nelle sue opere sono: l'infinito, la divisione regolare del piano, la geometria iperbolica, la rappresentazione di mondi simultanei, le costruzioni impossibili, il gioco prospettico e l'illusione ottica.

José Saramago
L'umanista impertinente
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READ SOULTALE / Fare la felicità

Cosa volete che vi dica? Ripeto sempre le stesse cose, ma è che mi fanno sempre le stesse domande! E io ho solo queste risposte. No, non ho paura della morte e Dio non è in cielo, perché il cielo non esiste. Esiste lo spazio, un giorno il sole si spegnerà, tutto questo finirà e l’universo non saprà che Omero ha scritto l’Iliade.

Eppure non posso immaginare una vita migliore: se me lo chiedessero, vorrei ripeterla per intero, con i suoi alti e i suoi bassi.

Gran parte delle cose belle mi sono successe tardi nella vita. Fino a 19 anni non ho mai posseduto un libro, ho cominciato ad affermarmi come scrittore solo quando ne avevo 57, a 64 ho conosciuto l’amore della mia vita, a 70 mi sono trasferito in un’isola spagnola – esiliato dal mio paese, a 80 inoltrati ho aperto un blog.

Non ero destinato a essere scrittore: cresciuto da contadini analfabeti, per un periodo ho aggiustato le auto, con le mani sporche di grasso. Eppure come scrittore si compie il mio destino finale - se esiste un destino. Ho avuto fortuna a vivere così a lungo, perché, se fossi morto prima, che peccato sarebbe stato non essere diventato quello per cui non ero nato!

Ogni giorno mi sveglio e spero di avere ancora un po’ di tempo per scrivere, due pagine al giorno, non di più, e per stare con mia moglie, continuando a fare la felicità. Io ho idee per i libri, lei per la vita. Se fossi morto prima di incontrare Pilar, me ne sarei andato molto più vecchio di quanto non lo sia oggi.

Spero di morire lucido, con gli occhi aperti e di riposare per sempre sotto un albero.

Pilar, siamo felici, vero?

ABOUT / José Saramago

José Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922 – Lanzarote, 18 giugno 2010), è stato uno scrittore portoghese. Primo premio nobel della letteratura del suo paese, comunista, dichiaratamente ateo, si è trovato spesso al centro di controversie per quanto riguardava le tematiche religiose. Grande amante della sua Lisboa, dopo censure e polemiche, negli anni ‘90 si trasferì nell’isola di Lanzarote (Canarie). Le sue ceneri ora giacciono sotto un grande ulivo, a Lisbona, piantato davanti al palazzo che è diventato, per volere della moglie Pilar, la Fundação Saramago. Tra i suoi libri più famosi: Cecità e Il Vangelo secondo Gesù Cristo.

Aung San Suu Kyi
La politica in lotta per la libertà collettiva
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READ SOULTALE / Il coraggio di insorgere

La paura è il fondamento di ogni sistema basato sulla negazione dei diritti umani e civili. L'essere umano, per sua natura, conserva l'ancestrale facoltà di discernere tra bene e male e, in base a questo, può compiere una deliberata scelta: aderire al male, abdicando a tutte le sue qualità intellettuali e spirituali, oppure, cosa ben più ardua, piegarsi al bene. Piegarsi, ma con rassegnazione. Perché non c'è alcun bene che nasca disgiunto dal male. Ecco, allora, che quando il desiderio di libertà sarà più solido della paura, quando l'uomo sarà disposto ad accettare le amare conseguenze del bene, a osare e a soffrire per edificare una società libera in cui ogni terrore e ogni minaccia verranno spazzati via dalla visione di un mondo umano e civilizzato, solo allora l'uomo avrà il coraggio di alzarsi in piedi e agitare la fiaccola della verità, della giustizia, della solidarietà. 

Questi, solo questi, sono gli unici baluardi che si ergono contro la brutalità del potere. Perché il coraggio continua sempre a risorgere. Perché la paura non può e non deve essere lo stato naturale dell'uomo civile.

ABOUT / Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi (Yangon, 19 giugno 1945) è una politica birmana impegnata nella lotta per i diritti umani nel suo Paese, presieduto da una feroce dittatura militare. Ispirata dal buddismo e dagli insegnamenti di Gandhi, fondò nel 1988 la Lega Nazionale per la Democrazia. Dopo pochi mesi, fu costretta agli arresti domiciliari, revocati solo nel 2010. Nel frattempo, nel 1991, ha vinto il premio Nobel per la pace, mentre il suo caso destava un enorme interesse a livello internazionale. Per lei si sono mobilitati, insieme a molti gruppi musicali come i R.E.M e gli U2, che le hanno dedicato diversi brani, il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, e Papa Giovanni Paolo II, ma a nulla valsero i loro interventi. Dopo oltre un decennio, attualmente Aung San Suu Kyi è libera e ha appena cominciato a visitare vari stati, grazie al permesso concessole dal governo birmano.

Luciano Damiani
Lo scenografo che ha rivoluzionato il palcoscenico
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READ SOULTALE / La bottega di via Nicola Zabaglia 42

Avevo acquistato la bottega di via Nicola Zabaglia 42 per immagazzinare il materiale recuperato dallo smontaggio dell’ultimo spettacolo a cui avevo lavorato.
Avevo in mente di trasformarla in un Teatro che mi offrisse la possibilità di realizzare allestimenti fuori dagli schemi tradizionali.
Avevo inoltre intenzione di documentare i principi artistici delle mie esperienze scenografiche e realizzare un'opera che potesse resistere più a lungo di una scena.
La bottega era un antro buio e angusto, con una serie di grotte che si susseguivano una dopo l'altra, utilizzate nel '600 come depositi di derrate alimentari. Finita la prima fase di risanamento e messa a nudo l'intera struttura, recuperai il fascino delle volte. I lavori procedevano in modo graduale e in relazione alle disponibilità finanziarie. Ma continuavo ad andare avanti, pensando al mio obbiettivo di creare uno spazio che raccogliesse tutta una serie di documenti e di progetti. Uno spazio che raccontasse come e perché è nato il Teatro.
Una domenica il Maestro Giuseppe Sinopoli, passeggiando in via Zabaglia, mi vide davanti alla bottega, intento a lavorare. Ma che fai? mi chiese. Vieni, ti faccio vedere, gli risposi e lo portai dentro per mostrargli quelle stanze ripulite. Quel giorno stavo sistemando la zona dove la volta del piano superiore è tronca e lascia vedere il vano sottostante. Un raggio di sole, entrando da un pertugio in alto, illuminava le due grotte creando un'immagine suggestiva.
Ma che fai?, mi chiese di nuovo. Gli risposi con fierezza: un Teatro.
E Luca Ronconi, vedendolo nel giugno del 1987, mi chiese sorpreso e meravigliato: Come lo chiamerai? Lo guardai e gli risposi perplesso: Non lo so, è fatto di frammenti e di idee di spettacoli. A quel punto mi fissò e, con la sua voce profonda, mi disse: allora lo chiameremo Teatro di Documenti.

ABOUT / Luciano Damiani

Luciano Damiani (Bologna, 14 luglio 1923 – Roma, 20 giugno 2007) è stato uno scenografo, costumista e regista teatrale italiano. Con la sua opera, ha rinnovato radicalmente la scenografia segnando il passaggio dalla tradizionale scenografia bidimensionale della tela dipinta a quella tridimensionale costruita e caratterizzata da superfici materiche. Proprio per questo motivo, può essere considerato, a tutti gli effetti, padre e inventore della scenografia moderna del XX secolo. Ha collaborato per svariati anni con Giorgio Strehler, ma anche con Luigi Squarzina, Vittorio Gassman e Luca Ronconi. Si è cimentato, nel corso della vita, nella regia teatrale con l'allestimento di numerosi lavori rappresentati anche fuori dall'Italia.

Benazir Bhutto
La donna che ha rivoluzionato il Pakistan
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READ SOULTALE / Una rosa nel deserto

L'esilio non è una condizione di prigionia, né di viltà. Da morta, al mio paese, non servo a nulla. Da viva, altrove, con la mente lucida, posso forse continuare a condurre una linea politica democratica per tornare finalmente in Pakistan e guidare il mio Paese verso le elezioni, verso la libertà di pensiero, verso la piena accettazione dei valori umani e dei diritti civili.

È senza dubbio difficile farsi carico del fardello che ha lasciato in eredità la mia famiglia, ma la passione politica, l'istruzione, l'essere una donna determinata che si scaglia con feroce convinzione contro l'estremismo islamico, riconfermano il mio impegno in questa insensata lotta intestina. È la speranza a tenermi viva. La speranza in un qualsivoglia cambiamento in positivo.
Mi hanno accusata di corruzione, hanno infangato la mia immagine con calunnie e falsità, hanno distrutto la mia famiglia e la mia vita è tutt'ora in pericolo. Ma continuo a resistere come una rosa del deserto, sferzata da una tremenda tempesta di sabbia. Le mie radici sono la fede e i pensieri che nutrono le fondamenta del mio essere.

Non so per quanto ancora rimarrò in vita, ma il tempo che mi resta, lo giuro, lo impiegherò tendendo le mie energie verso il più grande degli sforzi: fornire un'alternativa alla dittatura, una speranza alla resa e una svolta decisiva a una stasi che attende solo di essere spezzata.

ABOUT / Benazir Bhutto

Benazir Bhutto (Karachi, Pakistan 21 giugno 1953 – Rawalpindi, 27 dicembre 2007) è stata una politica pakistana. Ha ricoperto per due volte la carica di Primo Ministro nel suo paese: dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996. Erede di una famiglia con un passato nel movimento indipendentista pakistano, dopo gli studi a Harvard e Oxford, a soli 35 anni è diventata la prima donna nel mondo musulmano a dirigere un governo a capo del Partito Popolare Pakistano. Lottò con audacia contro l'estremismo religioso, diventando un'icona della democrazia. Andò incontro alla reclusione, trascorse otto anni di esilio volontario nel Regno Unito e al suo ritorno in Pakistan, il 18 ottobre 2007, divenne il bersaglio di un agguato terroristico da cui però rimase illesa. Due mesi dopo, il 27 dicembre 2007, restò vittima di un feroce attentato avvenuto al termine di un suo comizio a Rawalpindi, a 30 chilometri da Islamabad.

Erin Brockovich
L'ambientalista con i tacchi a spillo
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READ SOULTALE / Avanti, sempre

È tutto vero. Ho tre figli, vivo in California con loro e con mio marito, il terzo. Il tre è il mio numero fortunato.

La Pacific Gas & Electric ha dovuto pagare 333 milioni di dollari e io avevo solo 33 anni quando iniziai. Altro che coincidenze.
Sono un'eroina, dici? Se tu scoprissi di essere stato ingannato, proprio tu, e i tuoi figli si ammalassero, lasceresti perdere tutto? Io ho creduto alle prove. Ho fatto semplicemente questo. Sono tenace, sì. Sono anche sexy? E allora?
La gente mi chiede in continuazione cosa ne penso, di questo o di quello. Se non lo conosci, noleggia il film Un sogno per domani. Lì dentro c'è tutto.

S’inizia davvero con poco. Aiutare qualcuno, senza aspettative, farlo e basta. Guardare avanti e credere nella Verità.
Mi chiamano l’attivista con la scollatura, ma non è tutto qui. L’ambiente per me è importante e, così, cerco di smascherare gli inganni, di ogni tipo. E , se lo faccio coi tacchi e un grande sorriso, il risultato finale non cambia.

Io ci sono, chiedimi. Credo che la gente possa fare qualsiasi cosa se gli diamo le giuste informazioni. Ma chiedimi, non lasciarti fregare da chi dice che non servirà, che non si può combattere Golia. Io l’ho fatto. Ne sono una prova.
Si dicono un sacco di cose, specie se sei sotto i riflettori, ma io vado avanti. Come per i cristalli di cianuro finiti nel suolo, dopo l’incidente ferroviario del ’70. Chiedimi e io ti dirò: Avanti, sempre.

ABOUT / Erin Brockovich
Creative Commons. Author: Eva Rinaldi.

Erin Brockovich Ellis (Lawrence, 22 giugno 1960) è un’attivista statunitense. Oratrice e personaggio pubblico, dopo il film del 2000, interpretato da Julia Roberts, tratto dalla sua vita, ha curato diversi progetti televisivi per la ABC e Lifetime. È autrice anche di un bestseller editoriale dal titolo Take It From Me. Life’s A Struggle, But You Can Win. È presidente della Brockovich Research & Consulting per la salvaguardia ambientale.

Alfred Kinsey
Il biologo dell'universo sessuale umano
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READ SOULTALE / Inno alla diversità

Mi considero un uomo in esplorazione. Ho cominciato da ragazzo, quando il mondo intorno a me mi sembrava un immenso e affascinante terreno di gioco, in cui imparare era una sfida continua. Scoprivo la terra, il cielo, il fiume e ogni singola forma di vita che strisciasse o volasse, saltasse o camminasse. L’incredibile varietà della vita mi si è dispiegata davanti agli occhi e io la volevo sentire, provare, assaggiare. 

Ho allenato i miei sensi al gusto del dettaglio, all’analisi profonda e paziente. Così, quando ho cominciato a interessarmi all’animale-uomo, mi ha preso la vertigine di un nuovo universo, più affascinante e complesso di tutto ciò che avevo studiato fino a quel momento. Ho dovuto aprire gli occhi su un banalissimo dato di fatto: la straordinaria diversità umana non era oggetto di meraviglia per tutti. L’animale-uomo lotta strenuamente per conquistare l’etichetta di uomo/donna normale. Ho sbattuto il naso contro la paura della diversità e dell’esclusione.

Forse il tempo passato a investigare il comportamento di centinaia di migliaia di insetti mi ha introdotto a poco a poco in un mondo sfaccettato ma allo stesso tempo semplice, primitivo e ancestrale. Quando è successo che l’animale-uomo ha dimenticato la naturalezza dell’atto sessuale? Quando e come sono sorti divieti, tabù e costrizioni? Quando è sopraggiunta la vergogna? Sono domande che continuo a pormi senza sosta anche se, essendo un uomo di scienza, ho cercato prima di tutto di indagare. Quindi, per una volta, invece che muovermi, toccare ed esplorare, mi sono seduto ad ascoltare. E le migliaia di voci che ho ascoltato mi hanno raccontato storie di incubi riposti, imbarazzi malcelati, proibizioni inflitte e subite. Ma, soprattutto, mi hanno raccontato di paura.

Ma quello che ho sentito, al di là delle barriere della vergogna, della morale inquisitoria che divide ciò che è giusto da ciò che è perverso, è stata la sinfonia della diversità. Un immenso coro di esseri umani che hanno rivelato la spinta dei loro desideri e che hanno confessato il proprio personale piacere all’abbandono. Non ho visto perversione, anormalità, malattie, deviazioni o follie. Ho visto la spontanea e ovvia bellezza della varietà. 

ABOUT / Alfred Kinsey
Creative Commons. Author: Proyecto Historiador 2.

Alfred Kinsey (Hoboken, 23 giugno 1894 – Bloomington, 25 agosto 1956) è stato un biologo e sessuologo statunitense. Dopo essersi affrancato da una famiglia di stampo conservatore, si è dedicato ai meandri della scienza, finendo per interessarsi alla sessuologia. Nell’ambiente della morale retriva e ferrea degli Stati Uniti degli anni ’50, si è imbarcato in un progetto ad ampio respiro: un rapporto, passato poi alla storia come Rapporto Kinsey, sul comportamento sessuale del popolo statunitense. Per portare a termine il progetto ha attraversato gli Stati Uniti in lungo e in largo, raccogliendo decine di migliaia di interviste. Pubblicato tra il 1948 e il 1953, il suo lavoro resta la prima inchiesta statistica sull’universo sessuale umano, fino a quel momento nascosto, evitato o ignorato dalla divulgazione scientifica.

David Fraser McTaggart
L'ambientalista in prima linea
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READ SOULTALE / Il portatore della nuova visione del mondo

La mia vita è in continuo movimento. Nasco in Canada, sono uno sportivo e un uomo d’affari e quello che faccio mi riesce piuttosto bene. Ci metto passione.

Un incidente causato in America dalla mia azienda mi ha dato da pensare, mi ha allontanato dal mondo del business e mi ha portato a veleggiare nel Pacifico, in una sorta di esilio volontario. Ho messo a disposizione Vega, la mia imbarcazione, per Greenpeace e per andare a protestare contro i test atomici compiuti dalla Francia nell'atollo di Moruroa, nell'Oceano Pacifico.

Mi piace pensare che il mondo possa cambiare. E mi piace pensare di essere in prima linea.

Scrivo articoli e saggi e ho avuto riconoscimenti da premi ambientalisti internazionali.

Sono diventato prima capo esecutivo, poi presidente di Greenpeace International nel 1979 e ho condotto le campagne per salvare balene, stoppare lo scarico di rifiuti nucleari negli oceani, bloccare la produzione di quelli tossici e proteggere l'Antartide dalle perforazioni e dagli scempi petrolifero-minerari.

Non le ho mai abbandonate, le mie campagne contro i nuovi problemi internazionali, anche quando mi sono ritirato in Umbria a produrre olio con metodi bio, naturalmente.

ABOUT / David Fraser McTaggart

David Fraser McTaggart (Vancouver, 24 giugno 1932 – Paciano, 23 marzo 2001) è stato un ambientalista canadese, ma trasferitosi in Nuova Zelanda, conosciuto per aver diretto Greenpeace International. L'artista Te Vaka gli dedicò la canzone Sei Ma le Losa.

Jacques-Yves Cousteau
L'oceanografo che amava il mare
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READ SOULTALE / Come il mare ha cambiato la mia vita

Mi sono innamorato subito di lui, fin dalla prima volta che ho visto quella sottile linea blu incontrarsi con l’orizzonte, e da allora l’ho esplorato e studiato in tutti i modi possibili, dalla sua superficie fino ai più profondi abissi: lui, il mare.

L’Accademia Navale era la strada giusta, l’ho scelta per poter iniziare i primi esperimenti subacquei e progettare nuove tecniche per l’immersione, perché tutti potessero vedere cosa c’è là sotto, quale enorme tesoro di organismi viventi si nasconde alla nostra vista.

Sono arrivato a creare dei buoni prototipi di maschera e di erogatore per osservazioni subacquee. Con i miei strumenti volevo aprire a tutti le porte del meraviglioso mondo sottomarino, ma sapevo che questo non era abbastanza e allora ho iniziato a fare fotografie e riprese per mostrare le meraviglie dei fondali marini. Il mondo silenzioso, prima il libro, poi il documentario, hanno fatto sì che il mio sogno di condivisione si avverasse.

Eppure le profondità richiedono di andare oltre, sempre. Decisi dunque di ristrutturare quel vecchio relitto, quel cacciamine della Royal Navy, ribattezzandolo Calypso, e grazie a lei ho esplorato mari e oceani, ho scritto libri e prodotto documentari, ho divulgato la biologia marina e fatto amare il mare.
Ma era ancora soltanto l’inizio e con la capsula Diogene si aprirono nuove prospettive per noi acquanauti. Due uomini dimostrarono che era possibile vivere in una struttura collocata alla profondità di 10 metri sotto il livello del mare e nel Mar Rosso gli esperimenti continuarono per ventotto giorni: otto uomini in una capsula a 10 metri di profondità e altri due in una seconda a 25 metri.

Quando poi gli anni hanno cominciato a farsi sentire, ho continuato a occuparmi del mare al Museo Oceanografico di Monaco, all’ONU e attraverso la mia fondazione. Perché ne sono stato sempre innamorato. Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare e vivere come prima.

ABOUT / Jacques-Yves Cousteau

Jacques-Yves Cousteau (Saint-André-de-Cubzac 1910 – Parigi 1997) è stato un esploratore, navigatore, militare, regista e oceanografo francese. Ufficiale della Marina Militare Francese, fece molti esperimenti subacquei diretti a produrre strumenti utili alle immersioni – il progenitore delle maschere subacquee moderne, l’erogatore per lo scuba diving e la macchina fotografica Nikonos – e a far conoscere la biologia marina. Sulla nave Calypso navigò, scrisse libri e produsse numerosi documentari sul mare. Nel 1962 si ricorda l’esperimento Prècontinent in cui due uomini rimasero una settimana nella capsula Diogene alla profondità di 10 metri e nel 1963, Prècontinent II, con due diverse capsule subacquee alle profondità di 10 e 25 metri. Direttore del Museo Oceanografico di Monaco, fondò nel 1973 The Cousteau Society, associazione per proteggere la vita oceanica, e la Fondation Cousteau (oggi Équipe Cousteau). Consulente dell’ONU e della Banca Mondiale, ha ricevuto diverse onorificenze, sia francesi che internazionali (Legion d’Onore e Cavaliere di Gran Croce al merito), ma ha sempre amato definirsi un tecnico oceanografico.

Sawaki Kōdō
Il maestro del risveglio nel quotidiano
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READ SOULTALE / Seduto come il loto

Questo mondo è volubile. Fragile. Non ci vuole il pensiero. Non ci vuole la forza.

Mi piacerebbe essere ricordato come colui che ha passato tutta la vita a fare zazen.
Sono seduto nell’oblio della dimenticanza, perso nelle mie nuvole che fluttuano di pensiero. È la fine di tutto.
Il mio essere si dissocia e si scioglie quotidianamente nell’assoluto. Il mio è un risveglio e la mia realizzazione spirituale è totale e libera. La stanza in cui pratico è in ordine perchè di un luogo a me caro porto rispetto. L’abito è pulito e liscio, non ha nulla di acceso o sgargiante. La mia mano è unita all'altra proprio davanti al cuore e nessun profumo sfiora le mie narici. Tutto è in ordine dentro di me proprio perchè fuori c’è silenzio. C’è una luce calda che non mi fa pensare a tutto questo. Non sto pensando e non arriccio gli occhi, le mie membra si rilassano come in un gioco di non pensiero. Niente attira la mia attenzione, nulla mi fa corrugare.

Qui non si vedono uomini ripiegati su di sè, posizione tipica di un essere pensante. Qui si vedono fiori di loto che si guardano dentro, con le gambe piegate e l’animo in pace. Non pensiate quindi di poter raggiungere il vostro traguardo di buon zazen. Esso è privo di pensiero o di consapevolezza, mentre è carico invece di un significato profondo che riguarda la vitalità: la posizione eretta senza torpore da assopimento.

ABOUT / Sawaki Kōdō

Sawaki Kōdō (Antaiji, 16 giugno 1880 – Antaiji, 21 dicembre 1965) è stato un monaco buddhista giapponese, della corrente del buddhismo zen. Considerato uno dei più importanti maestri Zen del XX secolo. Rimase orfano fin dall’infanzia e fu accolto nella casa di uno zio che morì poco dopo. Fu allora adottato da Bunkichi Sawaki, di cui prese il nome, un giocatore d'azzardo che svolgeva varie attività illegali. Nel 1896 divenne monaco buddista. Nel 1949, ad Antai-ji, fondò il centro per la pratica e lo studio dello zazen. Fu impegnato nei conflitti dello scorso secolo che coinvolsero il Giappone prima come soldato e poi come cappellano zen.

J. J. Abrams
Il regista in bilico tra realtà e fantasia
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READ SOULTALE / Non è una questione di certezze

Da bambino ho smontato di tutto.
Ho imparato, nel tempo, a capire come si crea qualsiasi cosa che mi è capitata tra le mani. L'altro giorno ho smontato persino la scatola dei Kleenex per studiarne le pieghe.

Non è una questione di certezze, per carità. Cercare, inventare, immaginare: è l’ignoto, è il mistero che ci attira. Altrimenti che gusto c’è?

Le storie sono universi pieni di possibilità. Si può davvero immaginare di tutto, dentro e fuori di esse.
Io ho creato, diretto, prodotto, partecipato alle scene, curato allestimenti e fotografie, composto addirittura musiche. Le storie non hanno confini. Casomai siamo noi che vogliamo fissare paletti e precluderci strade da percorrere.

L’immaginazione, la creatività e l’energia sono di tutti. Altroché se lo sono.
Non dico che sia semplice, anzi potrebbe essere estremamente complesso. Quanto può essere credibile che i passeggeri di un aereo, dopo aver attraversato l’Oceano finendo schiantati su un’isola, siano sopravvissuti? Eppure è successo. La gente ha guardato Lost e ha creduto alle sue storie, continuando a entrarci, anno dopo anno.

Mai smettere di creare, immaginare e credere.
Al massimo non si centra l’obiettivo. Ma si tratta dei rischi del mestiere.
A me non è andata sempre bene, anzi. Certe storie che adoravo non hanno funzionato. Allora ho ripreso fiato e girato un po’. Poi sono ripartito. La scintilla prima o poi arriva, io ci credo davvero.

ABOUT / J. J. Abrams
Creative Commons. Author: David Shankbone.

Jeffrey Jacob Abrams (New York, 27 giugno 1966), meglio noto come J.J. Abrams, è un produttore cinematografico, sceneggiatore, regista e compositore statunitense. Creativo poliedrico, ha fondato la casa di produzione Bad Robot. A sedici anni ha scritto la musica per un film e nel 1991, con Regarding Henry, ha iniziato la carriera di sceneggiatore, produttore e, più a margine, di attore. Con Mission Impossible III nel 2006 ha esordito alla regia. Sperimentatore e pioniere nelle serie tv, alcune sono già diventate un cult: Alias, Felicity, Lost e Fringe. Ha diretto e rilanciato la saga di Star Trek e, in seguito, ha scritto e diretto il film Super 8.

Euripide
Il sociologo ante litteram
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READ SOULTALE / Niente scuse

Sono l’ultimo dei grandi. Sono salito sulle spalle dei giganti, per questo sono arrivato a un’altezza tale da riuscire a scorgere al di là dell’orizzonte comune. La mia è l’epoca dei sofisti, ovvero degli amanti della saggezza che si fanno pagare per le loro conoscenze; d'altro canto, è anche l’epoca di Socrate e della maieutica, per fortuna, poiché credo che la saggezza non si possa comprare, ma la si debba conquistare e costruire. È la fortezza che ci protegge dallo scivolare ogni giorno sul terreno periglioso della realtà. Purtroppo sento la decadenza, la diffidenza e la scarsità di entusiasmo per la tragedia: ogni cosa ha il proprio tempo e il mio sta lentamente scivolando via, come sabbia tra le dita. Sono stanco di incolpare le divinità per la sorte umana, bisogna imparare ad assumersi le proprie responsabilità, poiché siamo noi i creatori del nostro destino. Gli dei li abbiamo ideati noi, ne sono certo. Essi sono solo il simbolo dei nostri dubbi. Ciò che non riusciamo a spiegare razionalmente lo attribuiamo a loro, gli invisibili, i viziosi, gli umanizzati.

Non posso definirmi un drammaturgo: sono un intellettuale, prima di tutto, e il mio compito è quello di mettere a nudo la società, comprenderla e salvarla, passando a setaccio i sentimenti umani. Le miserie sono tante e l’accanimento sull’individuo da parte del destino e della vita stessa è acre e violento: tuttavia la forza della ragione può salvarci. Non chiediamo aiuto a chi non ci conosce, a chi non si interessa a noi. Chi sono in fondo gli dei? Cosa vogliono da noi? Siamo sicuri che esistano? Parlo da sociologo del mio tempo, conoscitore della mente umana: accettiamo la possibilità che i miti siano tradizioni o storie con una morale, niente di più.

Non voglio scrivere di individui che accettino gli oracoli senza riflettere o senza dialogare: i miei personaggi sono veri, confutano e sostengono dibattiti argomentativi. Niente Monte Olimpo, niente linguaggio aulico, ma avere per oggetto il mondo, la quotidianità, le bassezze delle coscienze sporche, insozzate dal fango della vita: questo è il mio proposito.

La realtà non è perfetta, ma l’uomo può acquistare dignità, se riflette e discute, se parte da terra, senza piedistalli, sapendo di non sapere, per ricordare il mio buon vecchio Socrate. Possiamo abbracciare queste rovine di civiltà, per concentrarci sullo specchio dei nostri ideali, senza fare affidamento a onnipotenti irraggiungibili: saranno nostri gli occhi che vedremo riflessi, saranno nostre le mani che prenderemo per camminare facendoci forza. 

L’uomo è divenuto il dio imperfetto della propria esistenza.

ABOUT / Euripide
Public domain. Author: Marie-Lan Nguyen.

Euripide (Atene, 485 a.C. – Pella, 407/406 a.C.) fu un drammaturgo greco antico. Insieme a Eschilo e Sofocle è considerato uno dei più grandi poeti tragici e la tradizione fa risalire la sua nascita alla battaglia di Salamina per dare una linea di continuità fra i tre autori, tutti coinvolti nel conflitto. Benché Aristofane, nelle sue commedie, sottolinei la bassa estrazione sociale di Euripide, dalle sue opere si può evincere invece una raffinata cultura di base. Fu coetaneo di Socrate con il quale entrò in rapporti di amicizia. Scrisse circa una novantina di opere, ma purtroppo ce ne sono pervenute solo diciotto, tra le quali Alcesti, Medea, Le Troiane, Ifigenia in Aulide e Ifigenia in Tauride. Morì in Macedonia, si dice sbranato dai cani.

Oriana Fallaci
La giornalista dalle opinioni radicali
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READ SOULTALE / Non sarò altro che me stessa

Posso non piacere.
E non mi interessa.
Non sono una donna assertiva, piegata al potere o all’opinione comune o alla presunta tolleranza che corre in difesa di quello che è più facile e popolare difendere.
Sono qualcuno che ha vissuto gli accadimenti, ha lasciato il comodo divano di casa per andare là dove la storia del mondo richiedeva di essere conosciuta da vicino, raccontata senza mezze misure, con l’indignazione e la rabbia necessaria.
Quella che vede l’ingiustizia, la prevaricazione e l’ignoranza.
Quella che vede la falsità sfruttare l’occasione per bruciare automobili, imbrattare muri, saccheggiare i McDonald's e usare violenza in nome di principi alti, ma in realtà bassi, ignobili, che pescano nel peggio delle persone. Le stesse che seguono le mode, come è di moda essere di sinistra, ammirare falsi condottieri analfabeti o intellettuali senza valore e farne dei miti.
E guardiamoli poi questi esemplari ipocriti, generosi e tolleranti, che affermano ancora che la proprietà è un furto e si comprano i palazzi, mentre fingono di lottare per la giustizia e l'uguaglianza sociale. Gli stessi che erano prima fascisti neri e poi sono diventati fascisti rossi. O viceversa.
E io lo dico e lo scrivo.
E sono arrabbiata di una rabbia profonda e inarrestabile e sento di dover combattere contro un nemico.

Adesso siamo entrati in una nuova era.
All'Occidente è stata dichiarata guerra: combatti, Occidente, perché il mondo islamico ha quello che a te manca. La passione e la fede assoluta, che poi generano kamikaze, ma che esistono sopra ogni altra cosa. Noi invece abbiamo perso il cuore, lo abbiamo venduto per i nostri interessi e le nostre sterili sicurezze.
E io mi ribello e mi batto per la verità e la libertà, perché solo questo mi ha fatto sentire davvero la forza della vita e della salvezza sulla mia pelle.

E combatterò fino alla fine, quella che mi aspetta ora.
So bene di essere su una strada senza ritorno e mi dispiace morire, ma ancor più oggi mi impongo e pretendo dignità nella morte. Sono pronta alla sfida, come sempre, e sarà la mia lotta più significativa, come solo le cose ultime sanno essere.

ABOUT / Oriana Fallaci
Public domain.

Oriana Fallaci (Firenze, 26 giugno 1929 – 15 settembre 2006) è stata una scrittrice, giornalista e attivista italiana. All'età di soli dieci anni il padre la coinvolse nella Resistenza, un'esperienza che le valse la medaglia d'onore dell'Esercito Italiano e che plasmò il suo carattere di donna forte e combattiva. Dopo la guerra, a diciassette anni, iniziò la sua attività di scrittrice con reportage per testate prestigiose. Memorabili restano le sue interviste ai potenti della terra, un esempio di grande giornalismo e di straordinaria capacità di tenere testa ai propri interlocutori. Tra tutte si ricorda quella all'Ayatollah Khomeini per il coraggio della donna che osò togliersi lo chador davanti al leader iraniano, apostrofandolo come tiranno. La sua consacrazione a scrittrice di fama mondiale risale al 1975 con il romanzo Lettera a un bambino mai nato, a cui fanno seguito Un uomo, Insciallah, La rabbia e l'orgoglio, un pamphlet contro le dittature, il fanatismo religioso e la debolezza dei governi che spacca l'opinione pubblica, e La forza della ragione. Affetta da un male incurabile, che definiva l'Alieno e attribuiva alle esalazioni dei pozzi fatti esplodere da Saddam Hussein che aveva respirato in Kuwait, morì a Firenze nella casa di cura Santa Chiara.

Jadav Payeng 'Mulai'
Il seminatore di alberi
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READ SOULTALE / La foresta di Mulai

Tutto cominciò quando avevo 16 anni. Le acque delle inondazioni si erano appena ritirate e quel giorno decisi di andare al fiume. Da lontano, vedevo sulla sabbia tantissimi rami. Ma quando arrivai più vicino... mio Dio! Erano serpenti. Serpenti ovunque. Ed erano morti. Tutti morti. Li aveva uccisi il sole perché, sulla sabbia in riva al fiume, non c'erano né alberi né erba. Non cresceva niente e i serpenti non avevano avuto scampo. 

Quel giorno piansi. Ma poi mi feci coraggio e andai a bussare alla porta del governatore. Chiesi che si piantassero alberi lungo il fiume. Non crescerà mai nulla sulla sabbia, mi disse. Prova tu, se vuoi, a piantare bambù. Forse l'aveva detto solo per prendersi gioco di me. Io invece lo presi sul serio. Cominciai a piantare bambù. Da solo. Ogni giorno. Con tenacia. Li innaffiavo due volte al giorno, mattina e sera, li carezzavo e gli parlavo. Ogni tanto mi fermavo a dormire con loro, sotto le stelle. La voce del fiume era come una ninna nanna. Un poco per volta tirai su una capanna e restai tutte le notti.

I bambù crescono in fretta, sono tenaci, come me. Dopo qualche anno – a dirlo mi sembra ancora un miracolo – sulla riva sterile del fiume c’era un boschetto di bambù. Allora possono crescere anche gli alberi, mi dissi. E mi misi all’opera. Da solo. Ogni giorno. Con tenacia. Pochi altri anni e non ero più solo. Il bosco era ancora bambino e cominciarono ad arrivare gli animali, uccelli soprattutto, anche migratori. E poi i cervi e le scimmie e famiglie di elefanti e persino dei rinoceronti e qualche tigre.

Sono passati più di trent’anni da allora. Il bosco è cresciuto, è diventato grande, grandissimo, senza che nessuno se ne accorgesse. Io continuo ogni giorno ad alzarmi all'alba, a piantare un albero, a parlare con i più giovani e ad ascoltare i più vecchi. Da solo. Ogni giorno. Con tenacia. Il bosco mi ha insegnato che cambiare si può. Anche da soli. Ora i serpenti non hanno più nulla da temere.

ABOUT / Jadav Payeng 'Mulai'

Jadav Payeng, conosciuto come Mulai, vive nella regione di Assam, in India. Quando iniziò a piantare alberi sulla riva del Brahmaputra era il 1979 e lui aveva solo 16 anni. Oggi la foresta di Mulai copre 550 ettari. Mulai ha quasi 50 anni e continua a piantare alberi. Vive ancora nella capanna vicino al fiume, con sua moglie e i suoi tre figli.

Ignác Fülöp Semmelweis
Il Salvatore delle Madri
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READ SOULTALE / Guardare per capire

È stato dopo il cambio del primario. Prima andava tutto bene. Autopsie a tutti, ha tuonato il nuovo capo, ma proprio a tutti i morti dell’ospedale. Tante autopsie, troppe, dieci, dodici al giorno, e poi, giù, a visitare le puerpere. Mani che raspavano nelle viscere dei morti, affondavano nelle viscere della vita. 

Non ci sono riuscito a guardare passivamente come gli altri. Vedevo donne dalle guance rubizze, nel fiore dei loro vent’anni, diventare grigie e rigide, gli occhi sbarrati, la bocca aperta in un interrogativo silenzioso, da un giorno all’altro. E vedevo i loro bambini, boccioli appena aperti alla vita, uno dopo l’altro, uno dopo l’altro, giorno dopo giorno, morire.  Steli spezzati, risate sospese. Sepsi neonatale, sussurravano tra loro le infermiere.  

Ho avuto il pensiero sovversivo che fossero quei camici bianchi, puliti e intonsi a trasformare il tepore in gelo. Lavatevi le mani, dopo le autopsie, gli ho detto, lavatevi le mani, dopo che avete visitato una donna. Non solo, pulitevele col cloruro di calce. Non vi rendete conto che le vostre mani sono portatrici di effluvi mortiferi? Che i vostri camici puliti e lindi sono portatori di morte? Che state mietendo un’epidemia silenziosa? Ma quei camici erano troppo puliti, e lindi, e quelle schiene erano dritte, e il loro linguaggio era deterso e metafisico. Nessuno mi ha creduto. Come osi, metterti contro la scienza, come osi metterti contro il pensiero razionale, lurido ignorante ungherese?

I risultati mi hanno dato ragione, ma non è servito a niente. Mi hanno licenziato. Semmelweiss è un cretino. Mi hanno internato. Queste parole hanno risuonato in me fino all’ultimo dei miei giorni. Ne è valsa la pena di giocarmi tutto, il fiore dei migliori anni, le notti a Vienna a bere birra, le corse ippiche la domenica, le passeggiate sul Ring, gli appuntamenti galanti, la carriera, i congressi, i figli che non ho mai avuto e concludere la mia vita con un camice bianco addosso e le mani legate? Chi lo sa, le mie idee sono un seme indovato nella profondità della terra, sarà chi verrà dopo di me a deciderne il valore.

ABOUT / Ignác Fülöp Semmelweis

Ignác Fülöp Semmelweis (Buda, 1 luglio 1818 – Döbling, 13 agosto 1865) è stato un medico ungherese. Studiò medicina presso l'università di Pest e a Vienna dove lavorò presso l'Allegemeines Hospital. È conosciuto anche come il Salvatore delle Madri, dal momento che è riuscito a scoprire la connessione esistente tra una cattiva igiene dei medici, che visitavano le puerpere subito dopo aver eseguito delle autopsie, e la febbre puerperale, che causava la morte di molte giovani donne. Purtroppo queste sue scoperte sono state invalidate dalla comunità scientifica del tempo. Semmelweiss fu stato licenziato ed morì in un manicomio di Vienna per percosse. La sua vita è stata l’oggetto della tesi di laurea in Medicina dello scrittore Louis-Ferdinand Celine.

Muhammad Yunus
Il banchiere dei poveri
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READ SOULTALE / Come sconfiggere la povertà con soli 17 dollari

Vorresti comprarti l'ultimo modello della Porsche ma avresti bisogno di un aiutino economico? Nessun problema. Se dimostri di avere un buon lavoro, la banca ti concede una bella somma di denaro e, se possiedi già un'altra bella auto di lusso, meglio ancora. Ti presterà più soldi che potrai restituire con calma. Se poi sei ricco e hai ville al mare, niente di più vantaggioso. Avrai accesso a grandi prestiti e sarai agevolato negli acquisti e nelle attività imprenditoriali. Se invece sei talmente povero da non riuscire a sfamare te e i tuoi figli? Quella è la porta. A te la banca non presterà soldi per un motivo molto semplice. Ti considera inaffidabile.

Ho studiato e insegnato Finanza nella mia vita, ma per anni sono stato cieco. Non mi sono mai accorto che tutte quelle belle teorie economiche non servivano a niente se la gente moriva di fame sotto i portici e lungo i marciapiedi. Poi ho aperto gli occhi e ho avvertito un grande senso di vuoto. Così ho iniziato prestando i soli 17 dollari che avevo in tasca a una donna del mio paese perché potesse avviare un'attività di costruzione di mobili in bambù. Era molto povera e soffocata dai debiti. Più tardi ho fondato una mia banca. Ho guardato come funzionavano le altre e ho fatto esattamente il contrario: piccoli prestiti a piccoli imprenditori, troppo poveri per ottenere credito dai circuiti finanziari tradizionali. Ho aperto altre sedi nei Paesi vicini, nel continente e poi in tutto il mondo.

Dappertutto, sempre lo stesso principio: dare opportunità alle persone di uscire dalla condizione di povertà con le proprie forze, conservando dignità e acquistando fiducia. Il profitto ricavato è a loro totale beneficio, senza che la banca ne riceva un centesimo di interessi. Quante persone hanno restituito il denaro che ho prestato loro? Più del 99%. Affidabili, direi.

La povertà non è imputabile all'ignoranza o alla pigrizia delle persone, bensì al carente sostegno da parte delle strutture economiche che dovrebbero invece garantirlo. Per mezzo di piccoli prestiti è stato possibile creare sviluppo economico e sociale dal basso, migliorando la vita di molti che hanno così avuto accesso a un lavoro dignitoso. Alla fine basta davvero poco. Basta partire dai poveri e dagli emarginati per poter sconfiggere la miseria e fare del mondo un posto vitale e florido. Un mondo ricco, fatto dai poveri.

ABOUT / Muhammad Yunus
Creative Commons. Author: Jmquez.

Muhammad Yunus (Chittagong, 28 giugno 1940) è un economista e banchiere bengalese. Ha ideato il microcredito moderno e ha fondato la Grameen Bank per aiutare le persone indigenti del suo Paese a riscattarsi dalla povertà. Questo nuovo strumento finanziario si è poi diffuso in tutto il mondo e gli ha permesso di vincere, nel 2006, il premio Nobel per la pace.

Jim Morrison
Il cantautore dell'aforisma
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READ SOULTALE / Sono solo parole

“Troppo semplice da sembrare vero, troppo banale per sgretolare un mito, un re, uno sciamano, un poeta maledetto ma che nella verità dei fatti altro non è stato che un insoddisfatto, un immaturo bisognoso di affetto, melodrammatico e megalomane, che negli anni della sua solitudine ha passato più tempo con i libri e con le parole che con le persone e i sentimenti”. Perché nessuno me lo ha mai detto. Perché oltre ai miei amici fantasmi non sono riuscito ad avere amici veri, perché i miei mostri si travestivano da gente comune. Io ho odiato tutti, i miei genitori, gli indiani, i vicini di casa e anche Pam. Ho provato a scioglierli nel nulla e a evitarli, ma l’odio era così grande che non mi accontentavo dell’indifferenza. Volevo annientarli, fargli capire la loro bassezza, il loro squallore, volevo prendermi gioco di loro e loro invece mi hanno amato.

Come è possibile che accada una cosa simile? Forse dovrei chiederlo a Jim, dovrei tirare fuori una di quelle frasi a effetto delle mie:
Rifiutarsi di amare per paura di soffrire é come rifiutarsi di vivere per paura di morire.
I sogni sono come le stelle, basta alzare gli occhi e sono sempre là.
Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza per riprovarci.
Io vivo per dominare la vita, non per essere schiavo.
Il mio più grande dolore é non poter far niente per la persona che amo.
Smetterò di amarti solo quando un pittore sordo riuscirà a dipingere il rumore di un petalo di rosa cadere su un pavimento di cristallo di un castello mai esistito.

Forse ho esagerato, eppure cinquant’anni fa mi sentivo libero, onnipotente, forte, capace di vedere oltre le cose. Insomma, un visionario.
E più mi credevano e più io crescevo, nello stomaco, nel corpo, nella forza, ma mai nel cuore.
Erano solo parole, addolcite da una nenia apollinea. Ma comunque parole perse.

Della musica invece, di quella non ne parlate mai.
Eravamo bravi, noi Doors, eravamo capaci di unire con la musica spiritualità, psichedelia e un coacervo di stili differenti grazie alle caratteristiche del tutto particolari di ciascuno di noi. Non bastava il basso, usavamo l’organo. Non bastavano due mani, ne usavamo quattro a testa. Mani, piedi, voce, tutto veniva usato e abusato con una tecnica e una forza assolutamente originali. Ma solo il dio, lo sciamano, il poeta, l’incantatore, solo questo volete ricordare. La mia morte e i miei 27 anni che ora non ci sono più. Un popolo di guardoni non pensanti.

Eggià. In fondo cosa c’è di serio in una vita in cui si entra senza chiederlo e si esce senza volerlo? 
Che poi io invece l’ho voluto.

ABOUT / Jim Morrison
Public domain.

James Douglas “Jim” Morrison (Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971) è stato un cantautore e poeta statunitense. Ma anche profeta, scrittore, rivoluzionario e ancora sciamano del rock, angelo in pelle di serpente, Dioniso incarnato. In realtà basterebbe ricordarlo come il leader carismatico e il frontman della band The Doors, nonché come uno dei più grandi cantanti rock della storia. Dotato di forte potere seduttivo, distruttivo e autodistruttivo, aveva con sé l'abilità del serpente: ipnotizzare attraverso la fascinazione, grazie a una particolare libertà di movimento dei lobi oculari e a un vivace gioco pupillare. A questi due fattori è possibile aggiungere le peculiari vibrazioni della lingua e della voce.

Marie Curie
La scienziata insignita di due premi Nobel
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READ SOULTALE / Infinitamente piccolo, infinitamente potente, infinitamente utile

Mi viene chiesto spesso perché non intervengo, non appaio in pubblico, non godo del mio successo. Perché ho attaccato alla porta del mio laboratorio un cartello in cui prego di non venire a farmi richieste di autografi. Sono considerata scostante e severa. La verità è che sono abbagliata. La verità è che dentro di me c’è ancora il silenzio ovattato della stupefazione. Ho dischiuso le porte di un mondo straordinario e ancora non mi capacito di essere riuscita a cancellare i tanti punti di domanda vergati tra le formule chimiche.

Il mio sguardo si è posato con cautela sui segreti svelati dell’energia sprigionata dalla materia. Mi sono inventata gli strumenti di misurazione per addomesticare le vibrazioni dell’imperscrutabile. Nell’infinita pazienza dell’osservazione e delle rilevazione, nella sorda esitazione della scoperta, tutti i cammini intrecciati nella mia mente si sono incontrati e diramati all’infinito.

Non pensavo di poter trasferire i fili intricati del mio intelletto alle mie dita. Ho sempre voluto affinare il mio sapere in modo impulsivo e insaziabile. Non immaginavo che un giorno avrei padroneggiato le delicatezze della tecnica. Invece sono arrivata a maneggiare l’immensità dell’infinitamente piccolo e a esplorare l’ignoto labirinto che si perde nell’inafferrabile sede della creazione.

Ora mi trovo di fronte alla brutalità di questa guerra che corrode con prepotenza le sottili trame dell’intelligenza e del sapere. È ora pertanto di impugnare gli strumenti benefici e di tamponare la violenza con i mezzi a disposizione. Perché la scienza sarà sempre racchiusa tra le dita di mani di carta. Sta solo a noi decidere se farle prendere fuoco o farla veleggiare verso approdi migliori.

ABOUT / Marie Curie
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Marie Sklodowoska, meglio nota come Marie Curie (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934), è stata una chimica e fisica polacca naturalizzata russa e in seguito francese. Ha scoperto, con il marito Pierre Curie, non uno, ma due elementi chimici e la loro capacità di sprigionare energia. Grazie agli studi eseguiti, la coppia ha dato vita all’era dell’energia radioattiva e atomica, senza prevedere gli usi che ne sarebbero stati fatti. Marie è stata la prima donna a ricevere il premio Nobel e l’unica, nella storia, ad averne ricevuti due. La prima donna a ottenere una cattedra alla Sorbona di Parigi. L’unica donna a partecipare, per diversi anni, al Consiglio Solvay di fisica e di chimica. Durante la prima guerra mondiale ha ideato, con l’aiuto della Croce Rossa, le prime ambulanze radiologiche, dotando semplici automobili di strumenti radiologici alimentati dallo stesso motore. Questo sistema rudimentale ha contribuito a salvare migliaia di vite.

Banksy
Il writer che vede oltre i muri
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READ SOULTALE / Off the wall

Avete presente Pink? Il protagonista di quel disco che parla di un muro? Quello che diventava pazzo a furia di aggiungere bricks in the wall? Magari la sua follia non è poi così diversa dalla nostra. Magari siamo noi Pink, tutti noi che costruiamo muri e barriere. Non c'è niente di sano nel tirare su muri, niente di bello nel vivere divisi, niente di bello quando i muri non hanno finestre, non si possono scavalcare, non ci permettono di vedere cosa c'è dall'altra parte e sono così alti da non lasciarci vedere il cielo. Ci costruiscono prigioni intorno, ci mettono in celle d'isolamento anche se siamo innocenti. È una cosa folle. 

Ma non la più folle. La cosa più folle è che c'è qualcuno che pensa che i muri dovrebbero restare tutti grigi, o bianchi, che sia normale e giusto così, che se fai qualcosa per renderli – almeno un po' – belli, ti chiama vandalo, ti sgrida come se fossi un bambino che imbratta le pareti dell'asilo. Ma immaginate un asilo dalle pareti completamente grigie, in cui sia vietato appendere poster e disegni: non lo capireste, allora, un bambino che volesse ribellarsi e si mettesse a spargere tempera? Noi siamo i bambini rinchiusi in quell'asilo senza colori: non è forse normale volerlo abbellire? Io credo che lo sia, e allora lo faccio.

Non posso tirare giù i muri ma posso, a modo mio, aprire delle finestre. The child is grown, the dream is gone, I have become comfortably numb, cantava Pink. Io invece vorrei non crescere troppo, non lasciar andare via i sogni e non chiudermi tra mura bianche di comoda indifferenza.

ABOUT / Banksy

Banksy (Bristol, 1974?) è un writer inglese. Misteriosa star della street art, con i suoi stencil che appaiono su muri, gabbie e segnali stradali di tutto il mondo, polemizza e ironizza su temi di politica, cultura e questioni sociali, dal conflitto Israele-Palestina a Paris Hilton. Inizia la carriera nella natia Bristol, nella crew Bristol's DryBreadZ, per poi mettersi in proprio e conquistare Londra, Los Angeles, Barcellona, con i suoi topi ribelli, poliziotti omosessuali e guerriglieri pacifisti. Nel 2010 gira Exit Through The Gift Shop, geniale documentario sulla nascita di un fenomeno artistico.

Frida Kahlo
La pittrice sincera
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READ SOULTALE / La pittura come catarsi

I medici mi ordinano di smettere di dipingere, dicono che le mie condizioni non me lo permettono, che ho bisogno di riposare. Non capiscono invece che ho bisogno di dipingere. I miei amici mi augurano di guarire presto. Guarire, dicono, ma io non sono malata. Io sono spezzata. Sono costretta in un corpo inadeguato al mio spirito. Soffro fino allo sfinimento per il conflitto tra la mia volontà e la realtà. Non mi abbandona mai. Tuttavia cerco di aggrapparmi alla vita con la forza che mi rimane. Mi aggrappo all'amore per Diego e per la pittura, che hanno colorato e riempito la mia esistenza.

Grazie all'arte ho scavato il senso delle cose, ho espresso la disperazione che non riuscivo a spiegare a parole. C'è chi mi dice che sono una surrealista, perché corrispondo alla definizione. Che sciocchezze! Io sono sempre stata fedele a un'unica realtà, la mia. Mi piace guardare a fondo nelle cose del mondo, allevia le mie pene. Ho sofferto e lottato per una vita intera, dal lontano incidente che segnò il mio corpo all'aborto, dai periodi senza Diego alla perdita dei miei cari. Sono stata sul punto di cedere, a volte, come nel viaggio da Detroit a Città del Messico che feci per salutare la mia adorata madre che ci stava lasciando. Le mie condizioni erano precarie, avevo da poco perso il mio bambino a causa del corpo malato in cui sono costretta a vivere. In quell'occasione è stato il mio Paese a salvarmi, lo osservavo dal finestrino ed era così bello. Mi piace guardare il mondo, ho cercato di rubarne la bellezza e farla mia dipingendola. Questo mi ha aiutata ad alleviare il dolore. Ho amato e amo la pittura.

L'altro mio amore è Diego, che mi è stato d'aiuto e spero continuerà a esserlo, perché non saprei vivere senza i suoi colori. Diego è stato il mio tutto, il mio universo. Ho camminato insieme a lui, ho guardato, ho imparato. Lui ha visto la mia essenza, il mio colore. Ci siamo amati e ci siamo odiati, ma in ogni momento lui è stato parte di me.

Ho sempre cercato di essere sincera, nella vita come nella pittura. Ho dipinto l'amore e il dolore. Il mio fragile corpo è stato un ostacolo e non sono mai riuscita ad accettarlo. Odio i limiti e cerco di liberarmene nell'unico modo che conosco: la mia arte. Voglio dipingere, ora e sempre.

ABOUT / Frida Kahlo

Frida Kahlo, all'anagrafe Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderón (Coyoacán, 6 luglio 1907 – 13 luglio 1954) è stata una pittrice messicana. Dopo l'incidente del 17 settembre 1925, la sua vita cambiò. Fu costretta a subire operazioni che le provocarono gravi sofferenze fisiche e il suo carattere, forte e passionale, non riusciva a convivere con un corpo diventato molto fragile. Dotata di un'incredibile sensibilità, si immerse in una solitudine che solo l'arte e l'amore per Diego poterono alleviare. Avrebbe voluto avere dei figli, ma il suo fisico non glielo permise e dal dolore per l'aborto scaturirono alcuni dei suoi quadri più toccanti come Ospedale Henry Ford e Frida e l'aborto. Morì per embolia polmonare dopo aver trascorso una vita densa sia per gli eventi dolorosi che per l'intensità con cui Frida li affrontò.

Marc Chagall
Il pittore che ha regalato i colori all'amore
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READ SOULTALE / Tingersi d'amore

Passa davanti a me e mi guarda. Bella. La profondità dei suoi occhi miti mi scaraventa in un universo in cui forme e superfici spalancano lo sguardo alla lucentezza dei colori e li accoglie, rimanendone accecato. La visione di lei produce in me un'istantanea esplosione di emozioni. I miei sensi entrano in comunione e valicano le logiche tecniche e fisiche della vista. È l'amore.

Sin da subito compresi che i miei quadri sarebbero diventati i catalizzatori dei moti del mio cuore. È lui a dar vita alle mie opere, è lui che garantisce una sintesi organica e armoniosa degli abbozzi dei miei sentimenti. Dopotutto, quand'è il mio cuore e non la mia testa a comandare, le mie creazioni funzionano facilmente. Le mie dita si impregnano dei suoi colori e si tuffano sulle tele e ciascuna di esse brilla dei colori dell'amore. Così, quando mi chiedono di definire il mio stile, rispondo loro che non è lo stile ciò che conta. Esprimersi è ciò che conta. Trasferire un frammento della propria anima su un quadro, perché questo fiorisca come qualcosa di vivo. Questo è ciò che conta per un artista.

L'amore e la gioia di vivere non sono che piccoli frammenti del mio sconfinato animo. Non conosco altro modo per comprendere le emozioni, se non liberandole sulle mie tele perché svelino ai miei occhi – ancora, ancora e ancora – il loro significato più remoto.
Dopo tutto, nelle nostre vite c'è solo un colore che dona senso all'arte e alla vita stessa. Il colore dell'amore.

ABOUT / Marc Chagall
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Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985) è stato un pittore russo naturalizzato francese, di origine ebraica. Il giorno in cui nacque il suo villaggio andò in fiamme e per questo l'artista era solito definirsi spesso nato morto. Studiò a Vitebsk e a San Pietroburgo, operò principalmente in Russia e in Francia dove morì nel 1985. Le sue opere, benché vicine agli ambienti in cui si svilupparono i principali movimenti artistici del '900, rimangono sempre ai margini, pur conservando uno stile personale e innovativo. Chagall si ispirò alla vita popolare della Russia europea e della cultura ebraica con continui riferimenti agli episodi della sua infanzia e i quadri si distinguono per le tinte vivaci e brillanti, in grado di comunicare felicità e ottimismo.

Artemisia Gentileschi
La pittrice incompresa
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READ SOULTALE / Affermazione dell'essere

Un tocco dopo l’altro, verde, blu, rosso e ora un po’ di nero per creare l’ombra. L’ombra di quel mostro che mi opprime, che vuole farmi sua, giorno dopo giorno, solo perché sono una donna. Ma la mia tela non verrà mai sopraffatta, rappresenta la mia determinazione e il mio spirito. Anzi, sarà proprio lei a simboleggiare la sopraffazione alla violenza, il desiderio di sprigionare tutta la mia forza e di urlare al mondo Io ci sono!

Certo, perché pennelli, colori, idee, fantasia e creatività sono gli ingredienti più importanti del mio vivere. Da mio padre ho appreso il rigore del disegno, su cui ho ricamato la mia essenza d’artista, quella peculiarità che, sono sicura, oggi mi differenzia da chiunque altro e lo farà anche in futuro.  

Credo che la personalità di ognuno sia inviolabile e sacra, tanto più quella di un artista che vive attraverso le sue creazioni, che percepisce maggiormente gli stati d’animo, li condivide e li esterna al mondo attraverso la propria arte, sia pittorica, teatrale o letteraria. Ognuno ha strumenti strettamente personali per creare le storie. Il compositore usa le note, gli strumenti musicali, la voce. Lo scrittore le parole, la penna, la carta. Io faccio uso dei colori, della tela e dei pennelli che mi fanno sentire libera, mi permettono ogni sfumatura, anche la più complessa e articolata, quella che riesce a delineare la felicità, la paura, la gioia e, soprattutto, la rabbia. Perché ora sento la necessità di esternare quest'ultimo sentimento crudo e freddo, ma lucido e ben presente nel mio cuore. Domani chi vedrà quest’opera la interpreterà a seconda del proprio vissuto, magari non pensando a ciò che ha mosso il mio cuore nella sua creazione, ma questo non importa, sono certa di quello che rappresenta per me e sono sicura che mi aiuterà a liberare parte del mio dolore e a esprimere molti dei miei desideri.

Per questo motivo continuerò a dipingere. Fino alla morte.

ABOUT / Artemisia Gentileschi
Public domain.

Artemisia Gentileschi (Roma, 8 luglio 1593 – Napoli 1653), è stata una pittrice italiana di scuola caravaggesca. Di estrema bravura, fu una delle migliori protagoniste femminili della storia dell'arte di tutti i tempi, ma purtroppo l’ambiente maschile che l’attorniava non le concesse il successo che meritava. Oppressa prima dal padre Orazio, anche lui un ottimo pittore, poi dall’invidia degli altri uomini presenti nella bottega di famiglia, non riuscì a ottenere una fama degna del suo operato, nonostante sia ricordata come una donna impegnata a ricercare la propria indipendenza e affermazione artistica. Artemisia fu violentata da un pittore che frequentava l’abitazione paterna e, in seguito, diede voce a questa violenza in molti dei suoi quadri. Donna energica, dotata di un carattere forte e determinato, esprimeva soprattutto attraverso l’arte i suoi intendimenti e voleri.

Dembra Traorè
L'avvocato della speranza
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READ SOULTALE / Celebrare la vita oltre l'ignoranza e il dolore

Chad, Niger, Sudan, Botswana, Burkina Faso, Eritrea, Somalia, Mali...
Una massa indistinta di deserti, turbanti, pelle nera e povertà.

OMG, WTO, SPA, FBI, UVA, CDA, RSVP, HIV, CPT, FMG..
Una vale l'altra. Lettere asettiche per allontanare paure, responsabilità e concretezza.

F.M.G. Female Genital Mutilation. Mutilazioni genitali femminili.
150 milioni di donne al mondo portano addosso i segni di questa pratica disumana.
500.000 solo in Europa, semmai il vostro pensiero fosse andato proprio a quella terra africana lontana da voi, fatta di polvere, epidemie e volti di bambini tormentati dalle mosche.
75.000 in Gran Bretagna, 65.000 in Francia, 30.000 in Germania.
Tremila donne ogni giorno, per lo più migranti, che anche la grande civiltà occidentale non riesce a tutelare.
Esistono 4 tipi di mutilazioni genitali: la prima consiste nell'escissione della clitoride o di parte di essa; la seconda nell'escissione della clitoride e delle piccole labbra o di parti di esse.
Queste due procedure rappresentano l'80% delle casistiche riscontrate.
La terza tipologia di mutilazione viene anche detta infibulazione faraonica e prevede anche l'asportazione di parte delle grandi labbra con cauterizzazione e cucitura della vulva in aggiunta a quanto elencato fino a ora.
La quarta categoria include infinite e non catalogate angherie inferte al corpo femminile al fine di purificarlo da un qualche indistinto male attraverso il dolore: punture, perforazioni, strappi e tagli della clitoride e introduzione di erbe e sostanze corrosive nella cavità vaginale.
Lame, coltelli, pezzi di vetro.
Infezioni, emorragie, ritenzioni urinarie, impossibilità di ricevere piacere sessuale, impossibilità di avere rapporti sessuali fintanto che il marito non avrà deciso per una eventuale defibulazione.
Per chi ancora riesce a procreare si prospettano parti difficili e rischio di mortalità infantile elevatissima a causa dei tessuti cicatriziali che rendono l'utero meno elastico e soffocano il bambino nel passaggio verso il mondo.
E subito dopo il parto una nuova infibulazione. Alcune non sopravvivono a così tanto spargimento di sangue in pochi giorni. Stessa sorte capita alle vedove e alle donne divorziate. Corpi da sigillare ancora una volta.

Quante cose conoscete delle mutilazioni genitali femminili?
Quante domande vi siete posti ora sulle motivazioni che spingono a una tale follia?
Sapete cosa sta facendo il vostro paese a riguardo?
E voi cosa state facendo?
A trovarli questi santoni, maschi, stranieri e musulmani, probabilmente li appendereste a un albero a testa in giù e gli augurereste la medesima dose di dolore.
Non è forse vero?

Io sono un uomo del Mali, una terra dell'Africa Nord Occidentale, posta tra il Niger e la Mauritania, a sud dell'Algeria.
Sono musulmano e vivo da decenni su quella linea di confine che divide l'agire con legalità e onore e la furiosa ricerca di una sommaria giustizia, che ci trasforma tutti in mostri ringhianti e con la bava alla bocca.
Sono pacifista.
Se ogni essere vivente ha uno scopo nel venire al mondo, il mio è quello di celebrare la vita innalzandola al di sopra del dolore. Il diritto e la buona politica sono le armi della mia battaglia. Anteporre le grandi leggi della democrazia ai delitti dell'uomo e alla pena del taglione.

Scusatemi se ho giocato con voi qualche istante fa e vi ho trasformati in megafono di crudeltà e ignoranza. Desideravo solo aiutarvi a riconoscere tutte le nostre infinite contraddizioni.
In fondo chi potrebbe indossare gli abiti dell'assassino per condannare quest'ultimo a morire?
Caino uccide Caino e siamo abituati a farlo passare per suicidio d'onore.
Non per me.
Che nessuno tocchi Calmana e Caino!

ABOUT / Dembra Traorè
Creative Commons. Author: Gabriele Di Battista

Demba Traorè (Markala, 29 agosto 1972) è un politico e avvocato maliano, Segretario del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartitico. Membro del Consiglio Direttivo dell’ONG, Nessuno tocchi Caino, è anche intensamente impegnato nella lotta contro le F.M.G. (mutilazioni genitali femminili).

Kalle Lasn
L'attivista delle culture jamming
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READ SOULTALE / Mettete pennelli e colori nei vostri cannoni

Ah, che sarà, che sarà,
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
…perfino il Padreterno da così lontano
guardando quell’inferno dovrà benedire
quel che non ha governo, né mai ce l’avrà
quel che non ha vergogna, né mai ce l’avrà
quel che non ha giudizio
(Ivano Fossati)

Immaginate una bomba che, invece di distruggere, crea. Immaginate impatti, non di proiettili, ma di idee. Oppure schianti di immagini fresche e mobili. Immaginate il crollo e i frammenti che, già prima di cadere a terra, si uniscono in forme nuove. Rideremo allora e le nostre risate sbugiarderanno i potenti, le loro fissità e serietà. Voi a parlare di soldi, noi a inventare. Linee, punti, figure saranno i nostri strumenti, uniti alla forza delle parole. Non abbiamo bisogno delle vostre armi per la nostra rivoluzione.

Lo vedete il buon Forrest Gump che per mostrare la sua ferita di guerra al presidente Johnson si tira giù le mutande e esibisce il culo? Ecco, saremo il culo di Forrest Gump che ridicolizza l’orgoglio militare degli Stati Uniti. Saremo lì a minare le icone con cui imbambolate i popoli. Smaschereremo il marcio che sta dietro i vostri simboli rassicuranti. Saremo a migliaia, dappertutto, sapremo dimostrarvi che una folla non è solo una massa cieca e sorda, ma un insieme saldo di energie sincronizzate, voglia e forza di volontà.

Salteremo. Salteremo tutti insieme. Il rombo all’inizio sarà silenzioso, solo un vago suono che si percepisce. Ma da qualche parte, lontano, ci sarà un innegabile senso di smottamento. A poco a poco crescerà sempre di più, man mano che altri piedi si uniranno ai primi, a battere sul terreno, a intensificare il suono. Sempre più forti e sempre più sorde, le vibrazioni raggiungeranno orecchie, sprofonderanno nella terra, si propagheranno nell’aria, faranno tremare oggetti. Finalmente lo spezzeremo, maledetti bastardi, distruggeremo questo vostro mondo avido e pavido. E dai nostri piedi sprizzeranno scintille che riempiranno il cielo, come gioiosi fuochi d'artificio.

ABOUT / Kalle Lasn

Kalle Lasn (Estonia, 24 marzo 1942) è un regista, autore, editore di una rivista e attivista estone-canadese. Promotore di nuove e varie forme di culture jamming, è anche documentarista e scrittore. È conosciuto soprattutto come co-fondatore della rivista di propaganda culturale, artistica e di attivismo politico Adbusters, ma anche come uno tra i principali fomentatori del movimento Occupy Wall Street del 2011. Ambientalista, Indignado, arrabbiato e anticapitalista, Kalle Lasn crede fermamente nella capacità delle nuove forme d’arte di fungere da strumento di sconvolgimento e cambiamento mondiale.

Harry Houdini
L'illusionista e il mago della fuga
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READ SOULTALE / Questione di fisica

Io lo so, l’ho sempre saputo. È tutta questione di fisica.
Lo spettacolo, la grande fuga, quella che lascia a bocca aperta il pubblico, quella è tutta scena. Ma il segreto, il succo, il corpo umano che si libera da gabbie e catene, quella è questione di fisica. Ci sono chiusure, modi per aprirle e punti di pressione. Tutto qui. Non c’è mai stata nessuna gabbia dalla quale io non sia riuscito a uscire con chiusure e modi per aprirle, esercitando i giusti punti di pressione. Ho aperto lucchetti e manette con le stringhe delle scarpe, con chiavi nascoste e con bastoncini. Mi sono liberato, disarticolando le spalle, da qualunque camicia di forza.

Per questo, mia adorata Bess, io so che prima o poi saprò esaudire il nostro patto.
Fuggirò anche da qui, dal luogo in cui sono ora e la notte di Halloween, come promesso, verrò da te.
Sono chiuso in questa bara da un tempo che non saprei calcolare. Potrebbero essere poche ore o milioni di anni.
Ma in qualche modo sento che questa non è una vera bara. No, sono sicuro di non sbagliarmi.
È una particolare forma di aldilà riservata a me soltanto.
Chiunque ci sia fuori di qui, dei o diavoli, si sta comportando come un qualunque pubblico.
Mi guarda e aspetta soltanto che io mi liberi.
Accetto la sfida. Dovesse volerci mezza eternità, se questo concetto ha vagamente un senso, io ci riuscirò.
Troverò le chiusure e i punti di pressione.
E tornerò da te.

ABOUT / Harry Houdini
Public domain.

Harry Houdini (Budapest, 24 marzo 1874 – Detroit, 31 ottobre 1926), nato Ehrich Weisz, è stato un illusionista e attore statunitense. Uno dei più famosi escapologi della storia, divenne celebre grazie alle sue fughe impossibili. Era capace di liberarsi da manette, catene e camicie di forza, spesso penzolando da una corda o immerso nell'acqua, sotto gli occhi del pubblico. Nel 1913 presentò quello che per molti è il suo numero più famoso: la cella della tortura cinese dell'acqua, in cui rimaneva sospeso a testa in giù in una cassa di vetro e acciaio piena d'acqua e chiusa a chiave. Houdini morì di peritonite, in seguito alla rottura dell'appendice, nella notte di Halloween. Poco prima di spirare fece un patto con la moglie Bess dicendole che, se fosse stato possibile, l'avrebbe contattata tramite un messaggio in codice convenuto tra loro due: Rosabelle, rispondi, parla, prega, rispondi, guarda, parla, rispondi, rispondi, parla. Ogni notte di Halloween, per i successivi dieci anni, Bess tenne una seduta spiritica per verificare il patto.

Dan Eldon
Il fotogiornalista avventuriero
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READ SOULTALE / La destinazione è il viaggio

La vita, per un avventuriero, non è altro che un quaderno di viaggio. Ti capita tra le mani, bianco e immacolato, ma sei tu che devi decidere a quale scopo possa servirti. Le pagine vuote attendono solo di essere riempite di frammenti pulsanti di vita e io, il mio, ho deciso di riempirlo con le visioni estatiche e appassionate di un ragazzino ancora avido di conoscenza.

C'è chi mi parla di confini. Ho 21 anni, un vocabolario ancora poco ricco rispetto alla media, ma sinceramente, di parole simili, ne faccio volentieri a meno. Non vedo la necessità di utilizzare un termine come confine. Un confine è una linea di demarcazione che segna un limite che innalza uno stupido muro tra le culture, le lingue, i colori e i volti del mondo. Un confine crea la diversità e divide le persone. Voglio dire, se ci rendessimo conto che un confine non è altro che un concetto occidentale astratto, basato sulla paura di un confronto con l'uguaglianza, capiremmo che non c'è alcuna differenza tra il sorriso di un bambino americano e quello di un bambino di Nairobi. Finché ognuno di noi rimarrà chiuso tra le fredde mura delle convenzioni sociali, sarà schiacciato dal peso di vocaboli inconsistenti e privi di significato. Un confine segna un limite, soprattutto mentale. Come fare per oltrepassarlo? Mettendosi in viaggio.

Esplorare l'ignoto e il familiare, ciò che è vicino e ciò che è lontano. Registrare con gli occhi di un bambino i dettagli di ogni bellezza, l'orrore, l'ironia, l'inferno o i frammenti di utopia. Proprio come me. Essere sinceri con se stessi e vivere la propria avventura senza confini, senza timori e senza pregiudizi.

Solo aprendo gli occhi si può diventare un vero cittadino del mondo.

ABOUT / Dan Eldon

Daniel Robert “Dan” Eldon (Hampstead, 18 Settembre 1970 – Mogadiscio, 12 Luglio 1993) è stato un fotogiornalista, artista e attivista inglese. Trascorse la sua infanzia a Nairobi, insieme alla famiglia, dove cominciò a scattare fotografie e, all'età di dieci anni, The Nation ne pubblicò la prima. Spirito artistico e fuori dal comune, Dan trascorse la sua breve esistenza viaggiando attraverso l'Africa, di cui registrava gli orrori della guerra e della fame. Considerava la vita alla stregua di un safari: breve, ma intensa. E la sua fu esattamente così. Morì all'età di 22 anni a Mogadiscio durante un attacco delle truppe somale. Di lui restano una preziosa collezione di illustrazioni, disegni e foto, oltre alle pagine dei diari, fedeli compagni di avventura.

Ernő Rubik
Il designer a metà tra poesia e logica
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READ SOULTALE / L'elegante meccanica delle cose

Oggi voglio raccontarvi una storia, la mia. Un bel giorno un ingegnere aeronautico incontra una poetessa e se ne innamora. Di lì a poco nasco io. Radici. Questo è ciò che sono stati per me i miei genitori e mai come ora mi rendo conto di quanto questa frase sia vera. Io sono una miscellanea tra loro due. Ciò che creo porta anche la loro firma. Ne ricevo l’eredità trasformandola come mi viene.

C’è qualcosa di poetico in un cubo, nonostante il suo rigore. Ordine, logica e arte si fondono per stimolare l’ingegno di tante menti. A volte sono quasi sadico, sapete? Mi piace immaginare le persone intente a ricomporre quelle sei facce. Rosso col rosso, giallo col giallo, fino all’esaurimento. La cosa mi diverte, non posso farci nulla. Verrà un giorno in cui mi sbatteranno dentro per aver causato nevrosi a milioni di persone. Ma ora sto divagando. Ciò che è importante in questo racconto siete voi, cari lettori, amici e mangiatori di logica. Vi divertite giocando? Il mio cubo vi piace perchè i colori si intonano alle pareti di casa vostra come oggetto d’arredamento? Io spero che vi stimoli, che possa, nel suo piccolo, essere fonte di evoluzione.

Gli stimoli si trovano ovunque, anche in sole sei facce colorate. Voglio pensare di avervi dato un modo divertente per far correre i vostri neuroni. Se siete stanchi, riposate. Di notte, a mente fredda, vi arriverà la soluzione del rompicapo. Destra, sinistra, sotto, sopra. Ecco, avete risolto il cubo. Vi sentite meglio? Io sì. Perché attraverso di voi sto raccontando i miei giorni e il frutto di un’intuizione momentanea. Voi mi farete vivere anche dopo morto, con gesti meccanici, ma armonici, delle mani. Una danza vorticosa per la quale vi ringrazio. Il cubo non è solo un oggetto, è una sinfonia di mani e di click clock nel cercare di ricomporlo. Adesso è tempo di ricominciare. Cosa aspettate?

ABOUT / Ernő Rubik

Ernő Rubik (Budapest, 13 luglio 1944) è un designer e architetto ungherese. Inventa l'omonimo Cubo nel 1974, mentre oggi è docente presso l’università Moholy-Nagy Művészeti Egyetem di Budapest. È stato anche editore di riviste di logica e inventore di giochi di strategia. Ha creato la fondazione Rubik, per promuovere giovani ingegneri e architetti di talento.

Alejandro Jodorowsky
L'artista del tarot
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READ SOULTALE / La ricerca dell'anima

La ragazza alzò la mano e le chiesi di salire sul palco. Lo fece, si mise di fronte a me e la guardai. Quando ti ho vista, la prima cosa che ho pensato è che indossi degli occhiali che non c’entrano nulla con te. Dai la sensazione che li usi per nascondere la tua femminilità, le dissi. La ragazza annuì e le lacrime iniziarono a scenderle sul viso. La spronai a parlare e le diedi il microfono in mano.

Mio padre voleva un maschio. Quando è arrivato in ospedale e ha saputo che ero femmina, se n’è andato arrabbiato. Mentre scendeva le scale, ha incontrato suo padre, mio nonno, l’ha guardato e gli ha detto solo è una femmina.  Spiegò poi che, il giorno seguente, il padre si rese conto dell’errore commesso e aveva cercato di porvi rimedio andandola a trovare tutti i giorni in ospedale e viziandola in continuazione. Capii che quei gesti non erano stati sufficienti. La ragazza non si era sentita accettata e amata alla nascita. Aveva inseguito l’approvazione del padre, sentendosi in colpa e inadeguata per non essere un maschio. E a quel figlio maschio ideale, non nato, si era sempre paragonata.

Quello che stai aspettando da tempo è che tuo padre ti riconosca per quella che sei. Che ti dica che è contento che tu sia nata femmina e che ringrazia la vita per il dono meraviglioso che gli ha fatto. Stai aspettando ancora adesso di crescere e sbocciare come donna, le spiegai, fissandola con attenzione. Non aspettare più. Non continuare a nasconderti. Sii te stessa. Quando ciò che vivi è in linea con ciò che sei, la tua anima è serena e felice.

Mentre le parlavo, la ragazza piangeva e sorrideva insieme. Il viso e gli occhi si erano addolciti.

Mi avvicinai  e le chiesi di togliersi gli occhiali davanti a tutti. Lei annuì e ubbidì.

L'intera sala prese ad applaudirla forte e la ragazza iniziò a ridere senza sosta. Sembrava che fosse uscita da un tumulto, senza che si fosse resa conto, fino ad allora, di esserci stata.

ABOUT / Alejandro Jodorowsky

Alejandro Jodorowsky Prullansky (Tocopilla, 17 febbraio 1929) è uno scrittore, drammaturgo, poeta, saggista, fumettista e cineasta cileno naturalizzato francese. Figlio di immigranti russi, nel 1953, a 24 anni, si è trasferito a Parigi dove ha fondato, con Fernando Arrabal e Roland Topor, il movimento di teatro Panico. Stretto collaboratore di Marcel Marceau, per lui ha scritto Il fabbricante di maschere, La Gabbia, Il divoratore di cuori, La sciabola del samurai e Bip venditore di ceramica. Ha elaborato una forma d’arte, con finalità curative, chiamata psicomagia e incentrata su ciò che Jodorowsky chiama atto psicomagico. È autore di numerosi libri e regista di film di successo.

Ian Kevin Curtis
Il suono del dolore e della bellezza
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READ SOULTALE / In the shadowplay

Vi sto facendo male? Significa che state sentendo quello che sento io. Avete mai provato sulla vostra pelle tutto il dolore del mondo? Io lo provo tutti i giorni. Non ho visto molto, del mondo: ho vent'anni e non ho quasi mai lasciato questo cielo grigio, questa città grigia e queste colline umide di pioggia. Eppure mi sento come se avessi visto tutto e avessi vissuto mille vite e fossi morto mille volte. Come se nei miei occhi entrassero tutta la luce e tutto il buio che esistono, come se tutti i suoni e le voci arrivassero alle mie orecchie al massimo del volume possibile. Non so dare un nome a tutto questo sentire, so solo che fa male. 

Ma so anche che un modo c'è, per non lasciarmi accecare, per non farmi assordare, per non lasciare che mi uccida. Forse mi ucciderà comunque, come ha fatto con altri prima di me: li avete ascoltati forse, li avete letti e avete provato per un momento quello che provavano loro. Quello che provo io. Perché come altri prima di me, io ho trovato un modo: prendere tutte le ombre e le luci e i suoni e il dolore che mi entrano dentro e buttarli fuori, trasformati in qualcos'altro. In qualcosa che è bello da fare male. 

Se riuscite a sentirlo, se vi fa male, se vi riempie di suoni e dolore e ombre e luci e bellezza, allora ha un senso. Se so farvelo sentire forte come lo sento io, allora dev'essere quello che chiamano Arte.

ABOUT / Ian Kevin Curtis

Ian Kevin Curtis (Manchester, 15 luglio 1956 – Macclesfield, 18 maggio 1980) è stato il frontman dei Joy Division, gruppo seminale della musica post-punk e New Wave. Con la sua voce oscura ha cantato un male di vivere reso forse ancora più profondo dalla forma di epilessia di cui soffriva. Un male che esorcizzava simulando attacchi sul palco, in una danza caratteristica e inquietante. Si suicidò a 23 anni, impiccandosi nella casa in cui viveva con la moglie – che tradiva con una giornalista conosciuta in tour – e la figlia.

Larry Sanger
Il co-fondatore del sapere democratico
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READ SOULTALE / La cultura per tutti e da tutti

Da quando l’uomo ha messo piede sulla Terra ha rincorso la conoscenza. Si è imposto come obiettivo l’assoluta conoscenza. Ciò che si conosce è la più nobile eredità che possiamo ricevere dai nostri antenati, e ciò ci permette di accrescere il volume del sapere. Come diceva Bernardo di Chartres, siamo nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose rispetto a loro, ma solo grazie al loro sostegno, non certo grazie al nostro unico acume. La conoscenza e il sapere sono collanti della storia che definiscono in sè l’uomo, ne delimitano la dimensione nella realtà, ma soprattutto nel suo sviluppo temporale. La conoscenza, parallelamente all’umanità, è un insieme di parti più piccole, di corpi più delimitati, i quali presi singolarmente hanno un valore e un’utilità nettamente inferiori rispetto al generale, rendendo incomparabile il valore complessivo della conoscenza assoluta. È quindi indispensabile il contributo della singola esperienza umana al completamento di un sapere più grande. Un sapere che è andato formandosi capillarmente con l’aiuto della conoscenza acquisita da ogni individuo.

Wikipedia non voleva essere altro che questo. Un’enciclopedia, un sapere, circolare e completo, che fosse disponibile a tutti e accresciuto da tutti. Desideravo che fosse la conoscenza democratica. La massima espressione del tutto, che abbiamo visto, toccato, letto, assaporato, pensato e ottenuto grazie alla comune condivisione. Volevo che fosse il risultato del proprio individuale apprendimento messo a disposizione della crescita comune e sociale, che fosse un costante dare e avere, non perdendo mai di vista però il rispetto per l’esperienza e per il processo cognitivo. E la differenziazione tra le varie esperienze umane ci permette di convalidare tale sapere, accettandolo come corpo sociale. 

Ci chiediamo quale sia la reale forza che ci tiene uniti come umanità, cosa ci autodefinisce, cosa ci distingue dall’essere semplicemnte un ammasso di organi, muscoli e ossa, che nasce, vive e muore. La risposta è la memoria e il sapere. L’autocoscienza che ogni passo della nostra vita sarà la base per il passo successivo di un altro uomo. Siamo esseri umani e per questo senza dimostrare niente riceviamo il sapere altrui, ma siamo moralmente tenuti a condivederlo proprio per avere il diritto di definirci esseri umani.

ABOUT / Larry Sanger
Creative Commons. Author: Larry Sanger.

Lawrence Mark Sanger detto Larry (Bellevue, 16 luglio 1968) è un filosofo statunitense. Dopo aver conseguito un dottorato in filosofia viene assunto nella redazione di Nupedia, un progetto ancora in fase germinale, che cercava di creare un’enciclopedia virtuale, accessibile a tutti. Sanger promuove l’idea e la progettazione della componente wiki, rendendo possibile la creazione di Wikipedia, del cui nome Sanger detiene la paternità. Nel 2002 si dimette per inseguire un progetto ancora più ambizioso che otterrà maggiori successi di Wikipedia, ossia Citizendium, piattaforma enciclopedica online nella quale la redazione di articoli sarà valida solo dopo la presentazione di una propria scheda personale che attesti i meriti e le competenze.

Serge Latouche
L'economista della felicità
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READ SOULTALE / Tutto un altro mondo

Tanti anni fa io l'ho abitato un altro mondo.
Negli anni Sessanta ho lavorato in Congo, e poi nel Laos. Ho osservato e studiato appassionatamente l'Africa e i suoi abitanti. Lì mi si sono aperti gli occhi e la mente. E mi è crollata la fede o il credo in un'economia diventata dottrina avida e folle. Un vagheggiamento talmente diabolico da averci fatto immaginare e appoggiare l'idea che esista in natura una crescita infinita. Intendo proprio qui, su questa Terra.

Consumo umano crescente, vorace e vorticoso da un lato e risorse planetarie circoscritte e limitate dall'altro. Coniugazione così evidentemente incredibile da far sussultare un bambino, ma non noi uomini moderni. In questo modo è nata la domanda che pongo a te in questo momento: riesci a immaginare un'altra società? Un'idea di vita diversa da quella che conosci?

L'Africa mi ha fatto riflettere suggerendomi opportunità e percorsi da intraprendere per invertire la schizofrenica rincorsa umana chiamata sviluppo. Mi ha svelato cosa non è la povertà e cos'è la felicità in un mondo in cui la parola povero non esiste, semplicemente in quanto vocabolo non traducibile così come lo conosciamo nelle varie lingue. In quella terra infatti il termine povero significa in realtà orfano. Misero e bisognoso non è chi è senza denaro ma chi risulta privo di riferimenti e di guide morali, chi è solo e non può contare su sostegni e appoggi umani. Felicità è onorare con il proprio tempo i legami sociali, la vera ricchezza dell'uomo, conseguendo giorno dopo giorno, il miracolo della vita e della coesistenza.

Eccolo il centro del possibile.
Un interruttore che può accendere e riscaldare i nostri cuori e la nostra immaginazione. Legami al posto di denaro e rapporti sociali al posto di un bene. In fondo era quello che facevano i nostri nonni e che fanno ancora oggi i nostri fratelli in altri pezzi di mondo. Vivere con meno e in modo sobrio. Usare la razionalità con ragionevolezza. Rispettare la natura, abbassando il consumo di energia e aumentando la comunicazione tra uomini, la comunione e lo scambio. Ritrovare il piacere della vita, il tempo per meditare, camminare, giocare e sognare.

ABOUT / Serge Latouche
Creative Commons. Author: Cinemich.

Serge Latouche (Vannes, 12 gennaio 1940) è un economista, antropologo, sociologo e filosofo francese. Insegnante e ricercatore presso l'Università di Paris-Sud XI, conduce seminari presso l'IEDES, Institut d'études du developpement économique et social, di Parigi. Esponente e animatore del Movimento Anti-Utilitarista nelle Scienze Sociali (MAUSS), è uno studioso dei rapporti economici e culturali fra Nord e Sud del mondo e dell'epistemologia delle scienze sociali. È autore di numerose pubblicazioni e fautore della teoria della decrescita economica. Critico dello sviluppo e della modernità intesa come occidentalizzazione del mondo, contrappone alla diffusione del capitalismo globale finanziario un modello di convivenza sociale ed economica basato su sostenibilità, localismo e frugalità.

Nelson Mandela
Il presidente che non si è arreso
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READ SOULTALE / Liberi dalla paura

C’è un momento ben preciso, quello che precede l’azione o la resa, in cui acquisti coscienza dell’insostenibilità della situazione. Il mondo può rivelarsi ingiusto ed è allora che gli esseri umani si dividono fra quelli che agiscono e quelli che non agiscono. 

Durante l’Apartheid le cose non andavano male, andavano peggio. La rabbia che in molti di noi covava era profonda e radicata, alimentata dalla benzina di decenni di soprusi. Ci sono molti modi di entrare in azione. Se tutti noi possiamo influenzare gli eventi, la differenza è fatta da che cosa facciamo e quali sono le conseguenze. Io entrai a far parte dell’ANC e partecipai alla resistenza sia pacifica che armata. La rabbia era tale che, di fronte alla morte di tutte quelle persone a Shaperville, non vidi altra soluzione. Quando mi arrestarono fui accusato di molti crimini e condannato all’ergastolo come traditore.

Gli anni di prigionia furono difficili, ma mi aiutarono a sviluppare nuove qualità: pazienza, resistenza, perdono. Capii che non tutti i bianchi erano persone malvage e crudeli. Anzi, la maggior parte di loro non era diversa da noi. Erano esseri umani e, come me, avevano paura e desideravano la pace. Le uniche differenze erano politiche e culturali. Essi erano contro di noi solo perché così gli era stato insegnato. La lotta com’era stata condotta fino a quel momento non poteva funzionare, bisognava far sì che il cambiamento avvenisse nel cuore delle persone. 

Quando divenni presidente ebbi la possibilità di mettere in atto tutto ciò che avevo appreso in ventisei anni di prigione. Molti intorno a me desideravano vendetta, ma non era per quello che avevamo lottato. È l’esempio l’arma più potente, essere ciò che è giusto essere, risplendere più forte che puoi e alimentarti del desiderio di cambiamento che provi. In ognuno di noi esiste una scintilla di luce, soppressa dalle tenebre della paura. Ma, vedendo qualcun altro che quelle tenebre le ha sconfitte, qualcosa scatta in noi e la scintilla divampa. La paura svanisce per cedere il posto al coraggio e alla forza. Al Sud Africa serviva un esempio, serviva una nuova visione non solo del loro paese, ma di loro stessi. Come presidente era mio compito offrire tutto questo.

ABOUT / Nelson Mandela

Nelson Rolihlahla Mandela (Mvezo, 18 luglio 1918 – Johannesburg, 5 dicembre 2013) è un politico sudafricano, primo presidente a essere eletto dopo la fine dell'apartheid nel suo paese. Ebbe un ruolo importante nell'assemblea popolare del 1955, la cui adozione della Carta della Libertà, stabilì il programma della causa anti-apartheid. Nell'agosto 1962 fu arrestato dalla polizia sudafricana, in seguito a informazioni della CIA. Fu imprigionato per 5 anni con l'accusa di viaggi illegali all'estero e incitamento allo sciopero. Rifiutando un'offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata, rimase in prigione fino al febbraio del 1990. Divenuto presidente, Mandela guidò la transizione dal vecchio regime, basato sull'apartheid, alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale. Dopo aver abbandonato la carica, proseguì il suo impegno e la sua azione a favore delle organizzazioni per i diritti sociali, civili e umani. Ricevette numerose onorificenze, incluso il Nobel per la pace nel 1993.

Paolo Borsellino
Il magistrato diventato un eroe
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READ SOULTALE / La paura è normale che ci sia, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio

Sono fuggito, perché non potevo accettare questa situazione.
Sono fuggito, perché amavo mia moglie e non volevo lasciarla sola.
Sono fuggito, perché amavo Fiammetta e non volevo che il suo senso di nausea diventasse una malattia.
Sono fuggito, perché amavo i miei amici e non volevo guardarli negli occhi mentre morivano tra le mie braccia.

Ho pensato mille volte che fuggire avrebbe significato vivere, ma non l’ho fatto perché avrei mentito a tutti e a me stesso. Ho invece scelto di continuare l’opera di chi era già morto per noi. Ho deciso di amare la mia città, Palermo, e le ho dato tutto per amore della giustizia, quella uguale per tutti.

Poi un giorno ti ricordi di essere figlio, e ti dimentichi di essere un magistrato.
Passi una domenica in famiglia, ti rilassi in barca con quei pochi amici che ti puoi permettere di avere. Torni verso casa sereno, ti sembra di sentire l’odore del mandorlo in una giornata di estate, ti accorgi che l’asfalto brucia, percepisci quella strana sensazione di sprofondare nella terra come nelle sabbie mobili, il tacco mangiato dalla strada.
E poco distante la macchina, l’ombra, e tua madre che ti aspetta già sotto casa mentre tiene stretta al petto la sua storia clinica chiusa in una cartelletta blu, che sorride contenta perché oggi suo figlio si sta prendendo cura di lei, la porta dal dottore. Ma la storia si interrompe prima e sarà ancora una volta una madre che dovrà prendersi cura del figlio. Stringere al petto quel poco che di lui rimane, e portarlo all’obitorio.

La paura è normale che ci sia, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Me ne andrò su una barca che vola... me ne andrò ma non resterai sola: 19 luglio 1992.

ABOUT / Paolo Borsellino
Public domain.

Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992) è stato un magistrato italiano. Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, esercitava la propria missione con profondo impegno, onestà e grande coraggio. Studiava, investigava, combatteva. Combatteva, studiava, investigava. È stato ucciso dalla mafia: 100 kg di tritolo in una Fiat 126. Era il più caro amico di Giovanni Falcone.

Neil Armstrong
L'uomo che vide la Terra nel cielo
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READ SOULTALE / Oltre il cielo

La Luna è lì da sempre, siamo abituati alla sua presenza.
Un luogo che si fa fatica a considerare tale. È una palla luminosa nel cielo, non un posto che puoi sperare di visitare, di ammirare o di vivere.
Ho volato per tutta la vita. Ho preso il brevetto a 15 anni e a 20 ero già un pilota dell’aeronautica. Ho sempre amato staccarmi da terra e librarmi nel cielo, sempre più in alto. Quando voli così distante dal suolo è come trovarsi sospesi in una dimensione parallela. La vita e i suoi affanni perdono importanza. Tutto sembra distante.
Le uniche cose che ti tengono ancorato alla realtà sono la tua missione e il contatto radio. Ma, una volta usciti dall’atmosfera, non c’erano più né alto né basso. Più ci allontanavamo e più la Terra si faceva piccola, irreale. La Luna, invece, era sempre più enorme, tangibile. Era diventata il Luogo della nostra destinazione.
Con la distanza dal suolo che diminuiva sempre di più, vidi che la zona d’allunaggio prevista non era alla nostra portata e dovemmo cercare in volo una zona sicura. Quando finalmente ci fu il contatto, ci preparammo. Come stabilito mi avviai per scendere. Avevo preparato con molta cura la frase che avrei detto durante la discesa. Quello era un momento storico e meritava una frase adeguata.
Gli scalini del LEM.
Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità.
Quel piccolo passo che mi ha portato sulla superficie lunare è stato indescrivibile, lunghissimo. Stavo per toccare un suolo alieno. Stavamo per fare qualcosa che chiunque prima di noi aveva sempre considerato impossibile. In quel cielo stellato vidi la Terra, così come avevo sempre visto la Luna nella notte. Quella era casa mia, quella sfera azzurra fra le stelle. Non Wapakoneta, non Houston, ma tutta la Terra era diventata casa. E quella Luna così lontana ora era diventata un Luogo, una destinazione.
Se è stato possibile arrivare fin sulla Luna, non c’è nulla di impossibile.

ABOUT / Neil Armstrong
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Neil Alden Armstrong (Wapakoneta, 5 agosto 1930 – Cincinnati, 25 agosto 2012) è stato un astronauta e aviatore statunitense. Laureato in ingegneria aeronautica alla Purdue University, ha conseguito il master in ingegneria aerospaziale all'Università della California del Sud. È stato aviatore della Marina militare e pilota collaudatore di molti nuovi aerei ad alta velocità. Scelto per diventare membro del corpo degli astronauti, il suo primo volo avvenne nel 1966 a bordo della Gemini 8. Nel luglio del 1969 ad Armstrong venne affidato il comando dell'Apollo 11 e il 20 luglio dello stesso anno, insieme al compagno di viaggio Edwin Aldrin, è stato il primo uomo a imprimere la propria impronta sulla superficie lunare. Per la grande impresa ricevette la medaglia della Libertà dal Presidente degli Stati Uniti.

Giorgio Fornoni
Il reporter innamorato di Dio
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READ SOULTALE / Preghiera della sera

Oggi ti ho visto: eri negli occhi di un uomo dominato dalla rabbia e dalla paura. Mi fissavi. Volevi mettermi alla prova. Speravi che dubitassi di te. O delle mie convinzioni. Per sfidarmi hai scelto un pescatore di nome Augustine e questa, se permetti, è stata una piccola caduta di stile; è vero che a New Orleans c’è una chiesa dedicata al vescovo d’Ippona, ma sappiamo entrambi che non sono tanti gli Augustine in Louisiana. È un nome che si nota. In passato avresti evitato di esporti tanto, saresti stato più discreto.

A Palermo, per rivelarti, hai illuminato con un raggio di sole un quadro di Mattia Preti. Nella valle del Niger hai messo un diamante in mano a un guerrigliero senza denti. In Russia mi hai fatto camminare una notte intera sotto una tormenta di neve. Ti ho riconosciuto, ogni volta, ma ci ho messo tempo. Ciò che ho visto, sentito e provato è rimasto con me per giorni, magari anni. Ha lavorato in silenzio, eppure alla fine ho capito.

Oggi, invece, hai rotto gli indugi. Conosci i miei tormenti, e mi hai messo davanti un pescatore che si chiama come un santo famoso per aver dubitato di te. Un pescatore di gamberi, nero come l’acqua, le barche, la sabbia e i crostacei nelle sue reti. Il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma era arrivato fin sulla spiaggia. Augustine guardava il mare con ira e disperazione. Se avesse avuto una frusta in mano lo avrebbe punito, come Serse. Invece aveva una pistola, e se la puntava alla tempia. Parlava veloce, aveva la bava alla bocca. Non so cosa dicesse, ma capivo che voleva essere filmato. L’ho fatto, e ti ho visto. Anche attraverso le lenti della telecamera. Eri proprio tu.

ABOUT / Giorgio Fornoni
Creative Commons. Author: International Journalism Festival.

Giorgio Fornoni (Ardesio, 5 ottobre 1946) è un giornalista e reporter investigativo italiano. Ha raccontato guerre e traffici illegali, ha intervistato, tra gli altri, il sub-comandante Marcos e il Nobel per la pace Rigoberta Menchú, e ha svolto inchieste su temi scottanti quali l’assassinio di Anna Politkovskaja e la fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma della BP nel Golfo del Messico, che ha messo in crisi l’economia della Louisiana. La fede cristiana è un tema che ricorre spesso nei suoi reportage.

Indro Montanelli
Il giornalista dalla penna libera
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READ SOULTALE / Il coraggio di cambiare idea

Lettore, da dove si comincia?

Dall’Ungheria del '56, dici? Non feci nulla di diverso da quello che avrebbe fatto un giornalista. Andai lì sperando in un titolo a otto colonne: l’addio dell’Ungheria al blocco sovietico. Ma la verità era che quella rivolta scoppiò in nome del Comunismo. Era un miracolo di solidarietà tra le classi e contro Mosca. Nessuno mi perdonò per aver detto questa verità. Né la destra e né la sinistra. Se non accarezzi nessuno, nessuno ti accarezza e la verità ha dita screpolate.

Poi, nel '94, litigai con l’omino dalle viscere più pesanti d’Italia. Tutti mi scambiarono per uno di sinistra e via a darmi del traditore o del servitore. A me interessava soltanto continuare a essere il padrone delle mie pagine.
È così difficile da capire?

E in Spagna, nel '36, nemici non ne vidi. Lo scrissi e finii fuori dal partito e dall’albo dei giornalisti. Fatto assai peggiore. Non perdonare un giornalista perché scrive quel che vede è come non perdonare la realtà di essere andata come è andata. Datele pure un cartellino rosso, segnatela pure sul libro nero. Non cesserà di essere quella che è stata. 

Nessuno mi ha mai perdonato una sola cosa: di cambiare idea. Ma si sa che solo i cretini nascono e muoiono con la stessa parola in bocca. Avrebbero avuto tutti ragione a darmi della banderuola se solo fossi stato un uomo della politica, se solo fossi stato uno della stanza dei bottoni. Ma io sono un giornalista. In fondo, che cos’è un giornalista? Uno specchio staccato dalla parete di casa con due gambe per andare e dieci dita per fissare.

Non mi dire, lettore, che queste ti sembrano parole di chiunque tranne che di un italiano. Per favore dimmi che, dietro lo stomaco nauseato e le caviglie gonfie, ci assomigliamo. Avevo l’angoscia di portarmi nella tomba le due cose che più ho amato: il mio paese e il mio mestiere. Dimmi che per una volta mi sono angosciato per nulla.

ABOUT / Indro Montanelli
Public domain.

Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001) è stato un giornalista, saggista e commediografo italiano. Toscano, appuntito e testardo, si distinse, nella sua attività, per la prosa secca e asciutta, spaziando dall'editoriale al reportage e al corsivo pungente. Fu a lungo la bandiera del primo quotidiano italiano, Il Corriere della Sera e, per vent'anni, condusse un'importante testata d'opinione da lui stesso fondata, Il Giornale. Fu anche autore di libri di storia di notevole successo. In ognuno dei ruoli ricoperti, seppe conquistarsi sempre un largo seguito di lettori. Uomo lungo e secco, nel corpo e nella mente. Amato e criticato, si è sempre esposto con fierezza. Uomo che ha diviso e che è rimasto fedele al lettore. Uomo condannato al giornalismo.

Amy Winehouse
La leonessa del soul
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READ SOULTALE / Un'anima in tempesta

Keith Richards mi aveva avvertita. Non lasciare che l’alcol ti porti via, piccola.
Ehi, Keith, guardami adesso. Fanculo! Sarai felice di vedere come mi sono ridotta. Rinchiusa in casa ad assistere al lento declino della mia esistenza, mentre la mia vita mi scivola tra le dita, come l'ennesima fiaschetta di vodka che mi sono appena scolata. Sono proprio un’ubriacona. Un’ubriacona con una voce fottutamente divina. Mi riguardo, nei miei video, e rivedo una forza della natura, una Amy che adesso, dall’altro lato dello schermo, sta annegando in un fiume d’alcool con una mano tesa in cerca d’aiuto.
Cazzo, Amy, smettila di autocommiserarti. Adesso tu ti alzi, vai di là da Andrew e gli dici chiaro e tondo che vuoi davvero farla finita e disintossicarti. Se solo fosse così facile, ammettere le proprie debolezze. Ma sì, è solo una fase, un brutto periodo che passerà, come tutti gli altri. Ce la farò da sola. Sì, cavolo. Ho 27 anni e non ho alcuna intenzione di morire. Signora con la falce, ripassa tra una cinquantina d’anni e va’ da qualche altra parte!
Giuro, questo è l’ultimo sorso. Forse.
Mi capita spesso di riflettere sulla mia vita e se alcune scelte mi sembrano deprecabili, altre mi rendono fiera di me stessa. In tutta la mia carriera ho lottato per distinguermi, per essere fuori dal comune e traghettare la black music a uno stadio successivo. Adesso, grazie a me, il soul, il jazz e l’R&B sono anche cose da bianchi. Sono felice del mio lavoro, so di non aver mai cantato per riempire le loro tasche. Ho cantato solo e soltanto per me stessa.
Altro che alcool e pasticchette. La droga da cui sono realmente dipendente è la musica. Quale altra voce, se non la mia, è in grado di sgorgare dalle corde vocali come un liquido più puro della vodka per riversarsi in un'infinita bottiglia in cui ansie e insicurezze si sciolgono come compresse di ecstasy? Poi, però, mi guardo allo specchio, scruto i miei occhi cupi e malinconici e penso. Quelle come me, non avranno mai pace. Quelle come me, sono destinate ad avere l’anima perpetuamente in tempesta. Ma io, in questa tempesta, non riesco a navigarci. Anzi, ci sto naufragando in quegli occhi spenti e cerchiati di rosso. Il mio corpo è una spugna che assorbe le brutture del mondo e le sputa con veemenza su uno spartito. Finora la musica è stata il dono che la vita mi ha offerto per trasformare i miei fallimenti in vittorie. Ma forse la mia anima, così tribolata e angustiata, non è fatta per sopravvivere a questo mondo. Forse non merito questo dono, o magari non sono abbastanza forte per farmi carico di un simile fardello.
Bevo un altro sorso.
Cazzo, sono già alla quarta bottiglia di vodka e Back to black ha appena finito di suonare su YouTube. Sento la pressione scendere e il battito del cuore decelerare. Le palpebre sono pesantissime. Che idiota sono stata. Se potessi tornare indietro, vorrei andare a Belgrado e regalare ai miei fan un'ultima performance magica, indimenticabile. Sorriderei e direi loro: Ascoltate la mia musica, cantate insieme a me e vi prometto che per cinque minuti vi farò dimenticare tutti i vostri fottuti problemi. E invece no. L’ultima immagine che ho lasciato al mondo è quella di un’ubriacona, imbottita di pasticche e incapace di azzeccare una nota. Per fortuna lascio in eredità le mie canzoni. In loro la mia anima vivrà in eterno, e chiunque, in ogni momento della vita, potrà rifugiarvisi per trovare il conforto e il coraggio di reagire. Lo stesso che io, nella mia breve vita, non ho mai avuto.

 

ABOUT / Amy Winehouse

Amy Jade Winehouse (Enfield, 14 settembre 1983 – Londra, 23 Luglio 2011) è stata una cantautrice britannica. Attiva sulla scena musicale dal 2002, Amy è diventata la precorritrice della nuova generazione del soul bianco. Nel corso della sua vita ha avuto numerosi problemi di dipendenza da alcool e droga e disordini alimentari. Dopo due album studio e sei Grammy Awards vinti, si è spenta a 27 anni nella sua casa londinese, a seguito di una combinazione letale di alcool e farmaci. Insieme a Kurt Cobain, Janis Joplin, Jim Morrison e Heath Ledger fa parte del tragico Club dei 27, di cui fanno parte grandi artisti della scena musicale e cinematografica internazionale morti prima dei 30 anni.

Amelia Earhart
L'aviatrice soprannominata Lady Lindy
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READ SOULTALE / Volevo volare

Per una come me non poteva esserci morte migliore. Morire in volo, sparire nel blu dell’oceano, da un cielo a un altro cielo, senza lasciare traccia. Diventare leggenda, dopo essere stata leggenda nella vita.

Era l’ultimo volo, l’avevo promesso, l’ultimo primato. L’ultima impresa impossibile. Una sfida a me stessa e un’affermazione di me stessa, unica donna in un mondo di soli uomini. Ma chissà se avrei mantenuto la promessa. Il volo è un vizio, un’ubriacatura. Chissà se veramente avrei smesso di volare.

Io ho potuto realizzare i miei sogni, perché lo volevo, fortissimamente. Io sono stata felice, molto e molte volte, nel frastuono dei motori e nell’ebbrezza dell’altitudine, senza confini. Ho trovato nel cielo la mia dimensione e la leggerezza che ho sempre cercato. La pienezza e il Sublime. Sì, è stato un privilegio.

E lo dico a te, ragazza nata cent’anni dopo in un mondo mai abbastanza diverso, perché non dimentichi che anche tu, come me, puoi realizzare qualsiasi cosa decidi di fare. Puoi agire per cambiare e controllare la tua vita. Ed è il percorso, è il cammino la vera ricompensa. Se vuoi una cosa, se la vuoi veramente, devi crederci, tu per prima. E partire. Le paure sono tigri di carta.

ABOUT / Amelia Earhart
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Amelia Mary Earhart (Atchinson, 24 luglio 1897 – Oceano Pacifico, 2 luglio 1937) è stata un'aviatrice statunitense. Leggenda vivente, padrona del proprio destino, personalità vitale e decisa, è stata l'emblema della donna emancipata. Molti i suoi primati: prima donna ad attraversare in solitaria l’Atlantico (1928), primo pilota ad aver attraversato sia l’Atlantico che il Pacifico. Scompare nel 1937, durante la sua ultima impresa: la circumnavigazione del globo lungo l’equatore.

Cristóbal Jodorowsky
Lo psicosciamano freelance
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READ SOULTALE / Sono disposto a morire

Sei disposto a morire? Oggi andiamo a morire.
Allora non chiederti perché il respiro è corto di fronte a un toro che ti guarda negli occhi.
Siete tu e lui. Soli.
Fa caldo. Mi guarda, mi fissa. Aspetta. E tu che cosa aspetti?
Fa freddo. Ho la febbre.
Mi osserva, ancora. E ancora.
Smettila di guardarmi. Smettila di guardarmi!
Sì, sono disposto a morire. Adesso.
Ti afferro le corna appuntite. In questo momento sono tutti i segni, sono tutto il tarot. Ti salto con una capriola e grido tutte le storie. E muoio. Sono il passato e il futuro. E rido. Sono l'amore incondizionato, sono tutte le donne e tutti gli uomini, gli alleati e gli assassini. E vomito.
Sono riuscito a chiuderti un occhio. Per oggi sono libero.
Morirò anch'io, desiderandoti ancora un po' di più, o Evoluzione.
Le mie mani sporche di sangue denunciano un efferato delitto.
Ma persino ogni delitto è un dono per te, Condizione Divina.
La materia sale rossa e lo spirito scende blu. Il centro viola di questa stella sono io.

ABOUT / Cristóbal Jodorowsky

Cristóbal Jodorowsky Trumblay (Città del Messico, 1965) è un pittore, poeta, scrittore, attore, regista e guaritore messicano. Ha appreso le tecniche di psicomagia, psicogenealogia, psicomassaggio e dei tarocchi dal padre Alejandro, di cui è stato il primo collaboratore e assistente, e ne ha sviluppato gli aspetti più collegati allo sciamanesimo. Attualmente vive a Parigi e conduce seminari in vari paesi d'Europa.

Diane Arbus
La fotografa della diversità
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READ SOULTALE / Il riflesso oscuro

Non ti sto guardando, non ti inquadro con il freddo occhio di questa macchina senza pretese.
Non ti invado come terreno di conquista.
Non ti sto costruendo una cornice di falsità o di stucchevole perbenismo in risposta alle attese della bellezza infedele.
No, sto tracciando una strada per arrivare a te. Ti cerco nell’asfalto e nel fango, nel bianco e nero che ferma la storia e ci rende tutti uguali. Noi, diversi.

Ma quale provocazione, quale fama, quale riconoscimento del mondo. Siamo tu e io, mi hai scovato dentro le mie domande inascoltate, hai toccato la mia pelle scorticata dai graffi nascosti sotto ai vestiti e hai mescolato il tuo sangue al mio. Imperfetto, eccessivo, grottesco e irriverente, oggetto di disprezzo e pena, io ti mostro nella tua dignità inconsapevole, per restituirla a me stessa, contro ogni giudizio altrettanto sprezzante e impietoso.

E sia, gente, nella vostra irreprensibile e tetra esistenza, tradite pure la verità, io abbraccio questa oscura meraviglia che è la trasgressione intesa come riconoscimento di sé, coraggio, adesione a passione e follia e drammatica solitudine.
Entro nella notte che protegge e svela gesti audaci, presunte perversioni e sofferenze, affascinanti luoghi dell’anima prescelti dai miei stessi tormenti, di cui la mia macchina fotografica è un tramite rispettoso, l’espressione di una sorta di sguardo giusto, mai escludente la differenza, mai disumano verso quanto comunemente visto come inguardabile.
Sarà breve questa vita, incerta, ribelle, impetuosa e piena. Piena di noi.

ABOUT / Diane Arbus

Diane Arbus, nata Diane Nemerov (New York, 14 marzo 1923 – Greenwich Village, 26 luglio 1971), è stata una fotografa statunitense di origini russe. Nata da una ricca famiglia ebrea di origine polacca e seconda di tre figli, visse un'infanzia iperprotetta che forse è stata per lei l'imprinting a un senso di insicurezza e di straniamento dalla realtà ricorrente nella sua vita. Frequentò scuole il cui metodo pedagogico, improntato a una filosofia umanistica religiosa, dava un ruolo preponderante al nutrimento spirituale della creatività. Il suo talento artistico ebbe quindi modo di manifestarsi precocemente, incoraggiato dal padre che la mandò ancora dodicenne a lezione di disegno dall'illustratrice Dorothy Thompson, allieva di George Grosz. La grottesca denuncia dei difetti umani di questo artista troverà terreno fertile nella fervida immaginazione della ragazza e i suoi soggetti pittorici sono ricordati come insoliti e provocatori. All'età di quattordici anni incontrò Allan Arbus, che sposò appena compiuti i diciotto, nonostante l'opposizione della famiglia. Da lui imparò il mestiere di fotografa, lavorando insieme e a lungo nel campo della moda per riviste come Vogue, Harper's Bazaar e Glamour. Col suo cognome, che manterrà anche dopo la separazione, Diane è diventata un controverso mito della fotografia.

Garry Davis
Il primo cittadino del mondo
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READ SOULTALE / Casa è ovunque

A cosa servono i confini?
La società è divisa, piena di categorie, gerarchie e discriminazioni. La gente è capace di inquadrarti solo sapendo da che paese provieni. Peggio. Non solo la gente giudica gli altri, ma si identifica nell’appartenenza a una nazione.
Come se gli esseri umani potessero essere ridotti a inglesi, americani, francesi o italiani.
Come se ci fosse qualche reale differenza tra un essere umano greco e uno finlandese.
Il colore della pelle, dei capelli e degli occhi può variare. Le usanze e la cultura anche. Ma siamo tutti umani, abitiamo tutti lo stesso pianeta e dovremmo tenerne conto in ogni nostra azione.

La realtà è che non esistono confini.
Ognuno di noi nasce cittadino del mondo, in un certo luogo e con determinate caratteristiche. La diversità di cultura è diversità di punti di vista. Questa è una ricchezza che solo un genere umano, unito sotto un’unica bandiera, può vantare. La cittadinanza, con i privilegi legali e sociali che comporta, crea discriminazione e pregiudizio. Appartenere a una nazione significa mettersi in contrapposizione con chiunque non vi appartenga. Significa avere paura e la paura è il sentimento che sta alla base di tutte le calamità umane.

Il cittadino del mondo non ha paura, perché ogni essere umano è suo fratello.
Per il cittadino del mondo casa è ovunque. Il mondo gli appartiene e lui appartiene al mondo. Questo pianeta è l’unico che abbiamo. È la nostra dimora e il cittadino del mondo deve rispettarla e prendersene cura. Con ogni altro essere umano, egli deve tenere rapporti di buon vicinato, come in un grande palazzo.
Noi siamo un’unica specie.
Ma potremo dirci realmente evoluti solo quando supereremo queste false barriere che sono i confini nazionali, edificati sulla paura del diverso, sulla presuntuosa rivendicazione di superiorità sugli altri e sul possesso di un territorio. Le nazioni sono l’ultimo baluardo di una visione superata, medievale, della Terra e dell’umanità.

 

ABOUT / Garry Davis

Garry Davis (Bar Harbor, 27 luglio 1921) è un attivista per la pace statunitense. Ex attore di Broadway, prestò servizio nell'esercito degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale come pilota bombardiere B-17. Ma rimase così inorridito per le azioni viste e compiute in guerra che rinunciò alla cittadinanza americana e a Parigi, nel 1948, divenne il primo cittadino del mondo e, l'anno seguente, fondò il Registro Internazionale dei Cittadini del Mondo che oggi contiene oltre 750.000 individui. Ha poi formato, nel 1954, il World Service Authority come agenzia esecutiva e amministrativa del governo, che emette ora i passaporti – insieme con i certificati di nascita e altri documenti – a coloro che li richiedono.

Marcel Duchamp
L'artista ironicamente rivoluzionario
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READ SOULTALE / Pensare prima di agire

Una volta dipingevo, poi mi sono stufato.
Non sono uno di quei pittori che gode nel tenere il pennello in mano. A me interessa l’idea. Forse per questo amo gli scacchi. Gli scacchi non sono un giochetto: in ogni mossa è racchiusa una strategia e ogni gesto ha una forza enorme. Fra scacchisti ci si capisce. Noi sappiamo bene cosa significa pensare prima di agire, fissare la disposizione dei pezzi e tentare di prevedere ciò che accadrà. Sappiamo bene come volgere la situazione a nostro favore e cercare di penetrare nella mente dell’avversario.
Nell’arte, ma diciamo anche nella vita, è più o meno la stessa cosa. O almeno dovrebbe esserlo. Ci sono troppi cosiddetti artisti, così come troppi cosiddetti vivi, che sono solo capaci di copiare qualcuno, che non hanno nessuna idea originale e nessuna comprensione di ciò che gli succede intorno. Alla fine tutto si riduce a una gran confusione e a una firma, che sia su un dipinto o su un contratto. È qui alla fine tutto quello che conta: la firma. Questo segno spesso illeggibile che rende valido un documento e che trasforma un pezzo di qualcosa in opera d’arte.

Come tutti gli scacchisti seri, l’atteggiamento che ho nel gioco si è insinuato in tutti gli altri campi della vita. Così un giorno, riflettendo su queste stranezze, ho pensato: perché non firmare un bel pisciatoio? Ecco, com’è nata la mia Fontana. Anche se nell'arte il lato artigianale non contava ormai più, non avevo dubbi che un giorno la mia Fontana sarebbe diventata un’icona come la Gioconda. Ecco perché le ho messo i baffi. Alla fine ci somigliamo anche un po’.

La Vita è l’avversario più difficile.
Lei sì che è sempre cinquanta mosse avanti a te. Non puoi vincere. La scacchiera è enorme, le pedine centinaia, migliaia, le variabili non si possono calcolare. Però è questo il gioco fondamentale. Se non ti rendi conto di cosa accade sulla scacchiera e non elabori una strategia, sarai un avversario molto noioso. La vita ti darà allora esattamente ciò che ti meriti: infelicità e monotonia. Se invece ti impegni, ti concentri e studi bene la situazione, potresti anche metterla alle strette. E allora anche la vita si impegnerà con te.

ABOUT / Marcel Duchamp
Public domain.

Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968) è stato un pittore, scultore e scacchista francese naturalizzato statunitense nel 1955. Le sue prime esperienze pittoriche mostrarono una facilità di assimilazione delle principali novità stilistiche del momento: dal neoimpressionismo al fauvismo, dal simbolismo al futurismo. Ma fu soprattutto nell’ambito del cubismo che egli si mosse con maggior disinvoltura. Approdato in America, divenne soprattutto un operatore artistico, impegnato più come consulente di collezionisti e gallerie che non come artista. La sua attività, pur saltuaria, non perse mai il gusto della provocazione. L’invenzione dei ready-made ne è uno degli esempi più classici. Nei decenni successivi al soggiorno americano, si dedicò soprattutto agli scacchi, partecipando anche a tornei professionistici internazionali. È noto come un artista che, con la propria attività, ha continuamente stupito, contribuendo come pochi a definire un concetto totalmente nuovo di arte.

Luis Buñuel
L'emblema del cinema surrealista
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READ SOULTALE / Ucciderei chi pensa di aver trovato la libertà

Cristo, ridi. Ridi, Cristo.
Pulsioni di vita, pulsioni di morte.
Cosa sarà mai questo mondo naturale? Sogni, a occhi aperti, nuvole che si tagliano, pali della luce e giraffe. Perché spiegarlo? Non capisco questa ossessione per la razionalità. Sapere, salvaguarda forse la coscienza? Si apre un ombrello, si chiude un ombrello. Forse, fuori piove. Accogliere le immagini che ci colpiscono senza cercarne un perché. È questo che spaventa i più: l’irrazionale, l’inconscio.
Cercarne un motivo? Accogliamo invece ciò che non capiamo.

Io non voglio raccontare nulla.
Cerco la bellezza dell’immagine, la sua volontà di essere tutto e il contrario di tutto.
Io, grazie a Dio, sono sempre stato ateo. 

Apri gli occhi, guarda fuori questo mucchio di formiche.
E, anche se rimaniamo soli, c’è sempre qualcuno che ci osserva, che freme per noi e che ci colpisce. La morte è solo un’illusione.
Tiriamo la tenda, basta uno sguardo e tu dovresti essere mia. Potrai pure scapparmi, ma alla fine ti prendo. Aspiriamo solo al piacere e all’appagare i nostri istinti sessuali.

Non ho nessun tipo di problema religioso. Non è Dio che mi interessa, ma gli uomini.
Posso sbagliare, aver sbagliato e voltare le spalle, mentre dietro qualcuno mi aggredisce.
Censurate pure ciò che non capite. Ci copriamo con significati facili, quando basta slacciare una camicetta per vedere che c’è qualcos’altro e provare pura meraviglia.
Non riesco a capire l'ossessione che alcuni hanno per dare una spiegazione razionale a immagini spesso gratuite. La gente vuole sempre una spiegazione per tutto. È la conseguenza di secoli di educazione borghese. E, quando non la trova, ricorre in ultima istanza a Dio.
Però, a cosa gli serve? Dopo, dovranno spiegare anche Dio.

ABOUT / Luis Buñuel
Creative Commons. Author: IMA Neuquen.

Luis Buñuel Portoles (Canada, 22 febbraio 1900 – Città del Messico 1983), noto come Luis Buñuel, è stato un regista, sceneggiatore, attore, poeta, produttore cinematografico, montatore e compositore spagnolo naturalizzato messicano. Esponente della corrente surrealista, i temi principalmente trattati nella sua carriera cinematografica furono la natura dell’inconscio, l’irrazionale, la sessualità umana e la critica anti-borghese e anti-clericale. Tra i vari premi ricevuti vale la pena di ricordare l'Oscar al miglior film straniero nel 1973, la Palma d'oro al festival di Cannes nel 1961 e il Leone d'oro alla carriera alla mostra del cinema di Venezia nel 1982. Alcuni tra i suoi titoli più famosi: Il cane andaluso, Terra senza pane, L'Age d'Or, Il bruto, Estasi di un delitto, L'angelo sterminatore, Il fascino discreto della borghesia.

Ingmar Bergman
Il regista che ha dominato l'indomabile
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READ SOULTALE / La danza della morte

Ci sono cose che un regista, per quanto grande, non potrà mai controllare. I limiti imposti dal tempo, dallo spazio e dalla meteorologia. Quelli non si possono dominare e mai si prevaricheranno.
O quasi.

Capitò in un tardo pomeriggio di riprese a Hovs Hallar, regione aspra ma onesta del sud della Svezia, affacciata sul mare. Gli attori si erano già ritirati in albergo e gli operatori stavano smontando le apparecchiature quando vidi una nuvola grande quanto il cielo, gravida di pioggia e umori, che sovrastava un pendio di terra brulla. Nonostante la stazza, si spostava molto in fretta e avevo pochi minuti prima di perderla, pochi minuti per catturarla con la mia cinepresa. Corsi verso un baule, lo aprii e ammonticchiai sulle spalle e il braccio sinistro sette cenciosi abiti riservati alle comparse.
Presto, rimbalzai di corsa tra i collaboratori rimasti, lanciando loro addosso i vestiti, indossateli!
Che succede, Maestro? mi chiese il primo cameraman a un paio di passi dall'ultima cinepresa rimasta in piedi.
Anche tu, e gli gettai in faccia una veste con cappuccio. Mi avvicinai alla macchina e puntai l'obiettivo verso la collina. Giriamo la danza della morte, ora.
Due secondi di esitazione, poi presero tutti a vestirsi con gesti rapidi e nervosi. Quattro di loro erano già sul sentiero, quando il primo cameraman si voltò.
Ma Maestro, non siamo abbastanza.
Era vero, avevo ancora due vestiti in mano. Feci schizzare la testa a destra e a sinistra. Tieni, e gliene porsi uno, tu chiedi. Obbl