Abebe Bikila
Il maratoneta scalzo
READ SOULTALE / L'importante è vincere

Dicono che siano serviti 500.000 soldati italiani per occupare l’Etiopia, nel 1936, ma è bastato un solo etiope per conquistare Roma nel 1960.

Quell’etiope ero io e correvo la maratona per vincere, perché se non avessi vinto, nessuno avrebbe parlato di me e del mio paese. Correvo senza scarpe, e non perché non avessi i soldi per comprarmele, ma perché quelle che mi aveva dato lo sponsor erano strette. Non c’è cosa più odiosa per un maratoneta che un paio di scarpe strette. Allora ho corso scalzo, come ero abituato ad allenarmi, come si fa quotidianamente dalle mie parti. E ho portato l’oro in Africa.

Ci ho riprovato, quattro anni dopo, a Tokyo, ancora convalescente dopo essere stato operato d’appendicite: ero fuggito di nascosto nel giardino dell’ospedale per allenarmi. Quella volta avevo le scarpe, ho vinto di nuovo.

Durante l’olimpiade del ’68 mi sono infortunato, ma ero pronto a riscattarmi.

Poi c’è stato quel maledetto incidente, un anno dopo. La sentenza: paralizzato dal torace in giù. Prima senza scarpe, poi senza gambe.

Cosa resta di un maratoneta quando gli si tolgono le gambe? Resta l’uomo. E la sua voglia di vincere.

Non avevo intenzione di fermarmi, così gareggiai nel tiro con l’arco, e vinsi. Mi invitarono a competere perfino in Norvegia, nelle gare con i cani da slitta: correvano loro per me e vinsi di nuovo. Morii l’anno dopo, ancora molto giovane, ma consapevole di aver dimostrato al mondo che si può vincere non solo senza scarpe, ma anche senza gambe. Basta volerlo.

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Abebe Bikila (Mout, 7 agosto 1932 – Addis Abeba, 25 ottobre 1973) è stato un atleta etiope. Forse uno dei più grandi maratoneti di tutti i tempi, è stato il primo africano a conquistare consecutivamente due ori olimpici, a Roma nel 1960 e a Tokyo nel 1964. Divenne il simbolo dell’Africa che si liberava dal colonialismo europeo. Nel 1969 subì un tragico incidente d’auto e rimase paralizzato: non perse però la voglia di gareggiare e si cimentò in altre discipline, continuando a vincere. Morì a 41 anni per una emorragia cerebrale.

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