Alda Merini
La poetessa della porta accanto
READ SOULTALE / Qualunque sia il tuo talento, seguilo

Con i bombardamenti perdemmo tutto. Rimasero solo macerie e dovemmo imparare la povertà, ricominciare da zero. Già allora la parola era il mio rifugio. Leggevo e scrivevo, anche sui muri, in mancanza d’altro. Avevo appena quindici anni, quando mostrai a mio padre la prima recensione a una mia poesia. Non mi sembrava vero. Ma mio padre prese il foglio, lo strappò a pezzetti e mi disse con serietà: Ascoltami, cara, la poesia non dà il pane. Era un uomo di buon senso, mio padre. Lo potevo capire, ma non lo potevo ascoltare. Non potevo. Chissà, forse anche per quello, qualche anno dopo, mi sposai con un panettiere. Da lui ebbi il pane, certo, e quattro figlie. Non potevo chiedere che capisse anche il mio bisogno di poesia.

Ma la poesia era il mio respiro, la mia linfa. Era la mia lingua.

Gli anni del manicomio furono anni di silenzio. Di gorghi e di palude. Di vuoto d’amore. Mi tolsero le mie figlie e mi tolsero la poesia. Furono tanti e forse troppi, ma passarono. Quando finalmente uscii e ripresi il filo delle mie scritture, ecco che anche tutto quel dolore, quel delirio, ebbero un senso. Intessuti nella poesia diventarono ancor più parte di me e allo stesso tempo altro da me. Diventarono verbo. E in quanto verbo, forma di vita e d’amore.

Io la vita l’ho pagata cara. Per questo è stata bella. Ho amato, a modo mio, tanto. Con il corpo, la mente, le parole. Le parole, sì, furono la mia forma d’amore più grande. Uno scorrere interminabile e necessario, come il mio Naviglio: l’ho lasciato fluire. Per questo posso dire di essere stata felice.

Scrivo ancora sui muri. E credo che siano tutte canzoni d’amore.

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Creative Commons. Author: Giuliano Grittini.

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – 1 novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana. Di se stessa ha scritto: Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle, potesse scatenar tempesta… Una vita di amori intensi, povertà, solitudine, follia, dolori profondi e dissacranti risate. Una vita dove la parola poetica è alimento costante, racconta la realtà e la memoria e le trasforma in visione.

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