Andrea Zanzotto
Il poeta metereodipendente
READ SOULTALE / Vivere tra natura e poesia

Mio padre era un miniatore e decoratore. Forse è stato proprio lui a disegnare i confini della mia geografia poetica: aveva realizzato un fregio nella mia cameretta, con alberi e piante d’ogni tipo, animali e frutti di stagioni diverse. La natura mi è entrata nell’anima, come un linguaggio, come una verità sussurrata da lontano.

Amo fare lunghe passeggiate immerso nel verde, poiché ogni fiore, pianta, arbusto, anche solo i fili d’erba, divengono i primissimi ascoltatori dei miei versi. Penso spesso con ammirazione a millenarie creature che con dignità e saggezza vivono in pace, resistendo al mondo che oggi non riesce ad apprezzarle e a tutelarle. L’uomo invece è un novellino, sta perdendo l’umiltà di interrogarsi e di avere dubbi su quel che siamo. E su quel che non siamo.

A poco a poco, una nota di cinismo, misto ad amarezza, mi ha pervaso nell’osservare la catastrofe del capitalismo e di tutte le conquiste umane, che sono come Giano bifronte: hanno infatti un volto positivo, ma anche una maschera negativa, per bilanciare il peso della scienza. La macchia nera che inquina un comportamento retto è insita nell’essere umano, che ha smarrito quella disinvoltura nel dialogare con la natura e con ciò che un tempo era vitale, spontaneo.

Non posso scrivere se non nel mio quadrilatero tra le valli e i monti dove sono nato. Questi sono i luoghi sacri per trovare la verità e dai quali non riesco ad allontanarmi per molto tempo. Le mie radici sono le radici della mia stessa poesia, intrisa della concretezza della terra e dell’alito delle mie letture ispiratrici.

Sento i mutamenti del tempo e dipendo, giorno dopo giorno, dal vento dispettoso che si insinua tra le fronde, o dalla neve che, con la sua purezza, velatamente accenna all’eternità che non conosciamo. La musica del mondo nasce proprio dal connubio tra quel che appare immutabile ai nostri occhi e il ticchettio fragile delle nostre gambe sulla terra, lancette di un orologio che inseguono un tempo che non esiste. Vedo questa musica trasformarsi in parole, adagiarsi sul profilo dei monti, per indicarmi le lettere da scegliere. È la vita stessa a suggerirmi i versi della poesia. Così ora osservo l’acqua di un ruscello e ne colgo una verità universale: scorre il mondo, scorre nel suo letto di stelle, intorno al sole.

La storia nasce dalla poesia, dall’intimo grembo dell’essere umano, e dalla terra.

ABOUT / Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011), è stato un poeta italiano. Laureato in Lettere a Padova, con una tesi su Grazia Deledda, si dedicò all’insegnamento e all’attività poetica, alla quale era sempre stato interessato sin dal primo componimento realizzato all’età di sette anni. Nel ’43 ricevette la chiamata alle armi ma, a causa di una compromissione bronchiale, l'attività di addestramento come allievo ufficiale fu sospesa. Tra il ’43 e il ’44 prese parte alla Resistenza veneta, spinto anche dall’esempio del padre, convinto antifascista. Questi avvenimenti, uniti ai lutti in famiglia a causa della perdita di due sorelle per malattia, influirono sulla sua poetica. Nel ’50 partecipò, vincendo nella sezione Inediti, al premio San Babila che aveva come giuria Ungaretti, Montale, Quasimodo, Sinisgalli e Sereni. Tra le raccolte di versi più celebri vi sono Dietro il paesaggio, Vocativo e la trilogia dei volumi Il Galateo nel Bosco, Fosfeni, Idioma. Collaborò anche con Fellini per la stesura di alcuni stralci di sceneggiatura.

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