Anna Stepanovna Politkovskaja
La giornalista non rieducabile
READ SOULTALE / La coscienza armata di penna

Nel conflitto del Caucaso del Nord, il clima paranoico portava al rifiuto di qualsiasi apertura. Ma mi era sufficiente gridare il mio nome per ottenere la fiducia delle parti.

Quando il pubblico del teatro Dubrovka di Mosca fu preso in ostaggio dai terroristi, lo gridai a gran voce. Le sequestratrici, appena lo udirono, mi lasciarono entrare. Insieme trattammo l'ingresso dei medici e la liberazione incondizionata degli stranieri e dei bambini. Ma l'esercito russo, per salvaguardare la reputazione di potenza spietata e oppressiva, diede prova di forza. Intervenne con il gas, sterminando i terroristi e – come danno collaterale – circa 200 ostaggi, morti asfissiati.

Due anni dopo, al sequestro della scuola di Beslan, non feci in tempo ad arrivare sul luogo: provarono ad avvelenarmi durante il viaggio. 

Ero considerata ufficialmente nemica dei funzionari russi. Dicevano che non potevo essere rieducata. Sul campo, al contrario, le confidenze che mi rivelavano i soldati russi, erano fonti preziose per i miei reportage. Come guadagnare tanta fiducia e credibilità? Paradossalmente, in un mestiere fatto di parole, spesso scritte, talvolta pronunciate, come quello del giornalista, non conta ciò che si dice, ma come si agisce.

In Cecenia, mi presentavo armata solo della mia penna per visitare i campi profughi e gli ospedali. Mi attenevo a svolgere il compito del giornalista: scrivere ciò che vede. Una rigida e costante ricerca della verità, senza indugiare in opinioni che mi ricordavano la vecchia stampa sovietica.

Riportare ciò che vedono gli occhi è più efficace di qualsiasi denuncia. Non filtrare i fatti con giudizi e critiche, né altrui né proprie, ma limitarsi a osservare la realtà, ascoltare la voce della propria coscienza e seguirne il grido. Questo è l'unico modo di lavorare, di essere, che ho mai concepito. Non potevo essere rieducata a niente di diverso.

ABOUT / Anna Stepanovna Politkovskaja

Anna Stepanovna Politkovskaja (New York, 30 agosto 1958 – Mosca, 7 ottobre 2006) è stata una giornalista e scrittrice russa. Nei suoi libri e nei suoi articoli sulla Novaja Gazeta ha denunciato le violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità russe nel Caucaso del Nord. La sua autorevolezza le ha consentito di essere riconosciuta come mediatrice nel sequestro terroristico del 2002 nel teatro di Dubrovka a Mosca. Nel 2004, ha denunciato di essere stata avvelenata mentre era diretta in Ossezia del Nord, dove avrebbe svolto un'azione di mediazione nel sequestro della scuola di Beslan, in cui morirono 386 persone. Il 7 ottobre 2006 è stata assassinata a Mosca, mentre rientrava in casa.

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