Antonio Cassese
Il giudice dei crimini internazionali
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Tra le testimonianze rese al Tribunale per l'ex Jugoslavia, ascoltai quella di un uomo che camminava sulle stampelle. Era stato un calciatore famoso, prima che aprisse un caffè nella periferia del suo villaggio. Durante la guerra, fu arrestato per il solo fatto di appartenere a un'altra religione e fu detenuto in un commissariato locale. Le guardie lo riconobbero e gli spezzarono le tibie con il calcio del fucile. Lo legarono a un radiatore e gli portarono sua moglie insieme alle due figlie di 9 e 13 anni. Per tre giorni le violentarono di fronte a lui. Infine, tagliarono la gola a ciascuna di esse, lasciandole morire in sua presenza. Come ultimo atto di crudeltà, lo liberarono, perché vivesse con la sua angoscia. Disse che aspettava il giorno in cui avrebbe potuto raccontare la sua storia al mondo. Circa due settimane dopo, si uccise.

È per queste persone, i cui drammi sono comuni a ogni conflitto, che ho lottato tutta la vita. Ho lottato per portare giustizia alle vittime dei crimini internazionali e della violazione dei diritti umani. Le torture e i trattamenti degradanti che ho visto perpetrati nei centri di detenzione di tutta Europa mi hanno tolto il sonno per lunghe notti. Lo scoraggiamento, e in seguito la depressione, li ho sempre combattuti portando avanti incessantemente il mio lavoro di giudice. Il più grosso errore è arrendersi e lasciarsi sopraffare dall'impossibilità di risolvere i problemi del mondo. Al contrario, contribuire a ridurre, sia pure di una frazione infinitesimale, una sofferenza così diffusa, rende meno opprimente il bilancio della giornata. 

Ricordo un grande romanzo in cui si parla di un uomo che, in attesa di processo, viene trascinato di notte in una cava di pietra, prima di essere ucciso per colpe che non conosce. Vede aprirsi la finestra di fronte e affacciarsi qualcuno che apre le braccia.  Forse a chi sta per morire – in una prigione, in un lager, in una miniera, in una camera di tortura, in una città devastata dalle bombe – può essere sufficiente sapere che non è solo, che c'è chi non è indifferente e che almeno protesterà. Certo, è assai poco. Ma può far morire meno soli. 

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Creative Commons. Author: Margaret Zimmerman.

Antonio Cassese (Atripalda, 31 marzo 1937 – Firenze, 22 ottobre 2011) è stato un giurista, scrittore e giudice italiano, professore di Diritto Internazionale. Rappresentante del governo italiano in vari organi dell'Onu (tra cui la Commissione dei diritti umani), Presidente del Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura e primo Presidente del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, nel 2004 ha presieduto la Commissione internazionale d'inchiesta dell'Onu sui crimini del Darfur. Dal 2009 è stato Presidente del Tribunale speciale per il Libano. È considerato tra le personalità più influenti degli ultimi decenni nello sviluppo del diritto internazionale penale e dei conflitti armati.

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