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Edwin Chota
Edwin Chota
L'avvocato degli alberi
READ SOULTALE / Le conseguenze sono inevitabili

Abbatti un albero… e perdi vita. Perdi stagioni, bellezza e colori. Perdi ossigeno, ombra, formiche, nidi di passeri, giochi di bimbi. Resta un disco liscio e chiaro, ad anelli concentrici, a labile memoria dei molti, lenti anni spazzati via dall'urlo stridente di una motosega. Restano, dentro la terra, nodose e inutili radici.

Abbatti 15-17 mila chilometri quadrati di foresta amazzonica in un anno soltanto e perdi… tutto. Inneschi una frana inarrestabile di conseguenze che travolge ogni cosa: le tribù indigene e gli animali, l'ecosistema e la biodiversità, la fertilità del terreno, il clima, la qualità dell'aria, l'acqua e il ciclo delle piogge. Togli respiro alla Terra. La condanni a morte. Resta il silenzio, il vuoto.

Mi chiamo Edwin Chota, della tribù degli Ashàninka, nel profondo della foresta pluviale tra Perù e Brasile. Ho 54 anni, due figli. Sono avvocato e difendo la foresta.

Ho difeso la foresta per tutta la vita. Ho difeso il diritto delle tribù amazzoniche a proteggere il loro territorio contro la piaga purulenta della deforestazione criminale. Ho cercato di fermare la cancrena. A ogni costo. Ho difeso la foresta con la vita. L'ho persa, la vita, ma la mia battaglia non è stata vana.

Dico a voi, accecati dal dio denaro, voi che non volete vedere la cancrena, sappiate solo questo: sulla sponda del fiume Tamaya, oggi rossa del mio sangue, crescerà un altro albero.

Altri verranno, dopo di me, accanto a me. Molti altri. E vi fermeranno.

ABOUT / Edwin Chota

Edwin Chota ha lottato tutta la vita contro la deforestazione criminale e indiscriminata della foresta amazzonica, avviando una battaglia solitaria contro multinazionali potenti e corrotte, narcotrafficanti e istituzioni sorde a ogni richiesta di aiuto. Ha lottato affinché alle comunità indigene venisse riconosciuta la tutela della loro foresta, dando loro armi legali contro l'assurda violenza della deforestazione e contro l'esportazione illegale di legname nel mondo, Italia compresa. Divenuto troppo scomodo, è stato ucciso con altri tre attivisti nel settembre del 2014. Nella sua foresta.

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