Enaiatollah Akbari
Il bambino che non si è mai perso d'animo
READ SOULTALE / Tre regole per sempre

Mi sono svegliato e lei non c'era più. Ho chiesto al portiere dell'albergo e mi ha detto che era andata via, che era tornata in Afghanistan. Con gli occhi della mente rivedo la sera prima, la rivedo guardarmi seria e dirmi che nella vita avrei dovuto rispettare sempre tre regole: mai usare armi, mai usare droghe, mai rubare. E poi, Khoda negahdar. Addio. E solo adesso ho capito che mia madre mi ha abbandonato per salvarmi.

E lo posso fare solo lontano dal mio paese dove sarei stato ucciso o avrei finito con l'uccidere. Solo, a dieci anni, devo inventarmi la vita ogni giorno, sono un bambino che lavora e che guadagna soldi per poter scappare. Divento un clandestino nascosto dentro il fondo dei camion, con la paura sempre addosso, mascherata dalla necessità e da un coraggio che non ho neanche avuto il tempo di cercare, dalla speranza di trovare un posto in cui si possa restare senza  rischiare di morire. Da qualche parte deve pur esserci. La mia vita allora si trasforma in un viaggio che dura anni e attraversa paesi, ma non è un viaggio come lo pensate voi, no. Non sono né un bambino né un uomo, sono un bersaglio in fuga che deve resistere in condizioni impossibili e disperate. E se ci sono riuscito è perché questo viaggio mi ha regalato dei grandi amici: quando si vivono esperienze che per voi che mi ascoltate hanno dell'incredibile, le persone che ti sono vicine sono la tua forza, ti fanno da padre e da madre, sono i tuoi fratelli, sono la tua salvezza. Ne ho avuti e ne ho persi. Ne ricordo uno, aveva paura del mare, era piccolo, diceva che nel mare c'erano i coccodrilli. Se anche non è vero non si sbagliava, io lo so. 

E non dimentico. Adesso che sono salvo, che ho una vera casa e dormo nel letto di una camera tutta mia, adesso che c'è chi si occupa di me e guardo avanti e non devo più scappare, io non posso dimenticare e credo che tutti dovremmo avere diritto a queste cose essenziali. E penso a quegli amici e alla semplicità che forse qui non c'è e che non smetterò mai di cercare, ripenso a me stesso bambino nel mio paese invivibile, dove la frutta nasceva davanti agli occhi.

ABOUT / Enaiatollah Akbari
Author: Gianni Ansaldi.

Enaiatollah Akbari, nato in Afghanistan, ha circa dieci anni quando viene condotto in Pakistan dalla madre e lì abbandonato. In realtà si tratta di un atto d’amore: l’abbandono è un modo per sottrarlo ai pericoli cui soggiace la vita nel suo paese natale. Enaiatollah rimane a lungo in Pakistan e riesce a sopravvivere, a guadagnare e a farsi degli amici. Con Sufi, un ragazzo timido ma audace, decide di recarsi in Iran. Dopo un lungo viaggio arrivano in una città dove sono assunti come manovali, ma la polizia spesso interviene e li rispedisce in Afghanistan. Ecco che Enaiatollah stabilisce di recarsi in Turchia. Un tragitto nel sottofondo di un camion, alte montagne da scalare per giorni e giorni, assiderati dal freddo. Il paese risulta inospitale e così partono per la Grecia. C’è da attraversare un tratto di mare. Ci saranno i coccodrilli?, si chiedono i ragazzi che si ritrovano di fronte onde enormi, ma riescono ad approdare in Grecia, a raggiungere Atene e a lavorare per le Olimpiadi. Poi la disperazione. Con un’avventurosa traversata su un gigantesco rimorchio, Enaiatollah si ritrova a Venezia. Di lì passa a Roma e poi a Torino, dove finalmente incontra una famiglia che lo ospita e lo adotta. Viene accolto in Italia come rifugiato politico e si mette a studiare, imparando la lingua. Riesce anche a telefonare alla madre. Una telefonata segnata da lunghi silenzi e da molte lacrime.

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