Ennio Flaiano
Lo scrittore maestro di aforismi
READ SOULTALE / Flaiano ai tempi di facebook

Tutti a dire: Flaiano è Roma, Roma è Flaiano. Continuamente. Insomma, non si può dire Flaiano senza parlare di Roma.
E senza considerare il fatto che, per essere precisi, sono nato a Pescara e Roma mi ha voluto tanto bene che mi ha sepolto quasi a Fiumicino.
Ma io mica me la prendo, figurarsi. Piuttosto, sapete una cosa? Mi piace questa roba qui che avete adesso, questo facebook. Ci sono i miei aforismi dappertutto. Sentitene alcuni:
Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.
E vissero per sempre infelici e scontenti.
Per essere felici bisognerebbe desiderare ciò che si ha.
I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui.
Ho poche idee ma confuse.
Coraggio, il meglio è passato.
Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole.
Avete visto? Sono diventato immortale.
Saltare sul carro del vincitore, lo dicono tutti. L’ho inventato io. Lo sapevate?
Ma sentite questo mio piccolo aforisma profetico:
Fra trent'anni l'Italia sarà non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione.
Ecco: non provate un brivido quasi impercettibile lungo la schiena?

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Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972) è stato uno sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano. Personaggio tra i più geniali ed eclettici del mondo culturale nostrano, come scrittore ha vinto il premio Strega con il romanzo Il tempo di uccidere. Come sceneggiatore, invece, ha collaborato con Fellini alla scrittura di film quali La dolce vita e La strada; ha lavorato poi con altri registi alla realizzazione di pellicole come Vacanze romane, Un marziano a Roma e Guardie e ladri. Come giornalista ha scritto per Il Corriere della sera, Oggi, L’espresso, Il mondo.

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