Euripide
Il sociologo ante litteram
READ SOULTALE / Niente scuse

Sono l’ultimo dei grandi. Sono salito sulle spalle dei giganti, per questo sono arrivato a un’altezza tale da riuscire a scorgere al di là dell’orizzonte comune. La mia è l’epoca dei sofisti, ovvero degli amanti della saggezza che si fanno pagare per le loro conoscenze; d'altro canto, è anche l’epoca di Socrate e della maieutica, per fortuna, poiché credo che la saggezza non si possa comprare, ma la si debba conquistare e costruire. È la fortezza che ci protegge dallo scivolare ogni giorno sul terreno periglioso della realtà. Purtroppo sento la decadenza, la diffidenza e la scarsità di entusiasmo per la tragedia: ogni cosa ha il proprio tempo e il mio sta lentamente scivolando via, come sabbia tra le dita. Sono stanco di incolpare le divinità per la sorte umana, bisogna imparare ad assumersi le proprie responsabilità, poiché siamo noi i creatori del nostro destino. Gli dei li abbiamo ideati noi, ne sono certo. Essi sono solo il simbolo dei nostri dubbi. Ciò che non riusciamo a spiegare razionalmente lo attribuiamo a loro, gli invisibili, i viziosi, gli umanizzati.

Non posso definirmi un drammaturgo: sono un intellettuale, prima di tutto, e il mio compito è quello di mettere a nudo la società, comprenderla e salvarla, passando a setaccio i sentimenti umani. Le miserie sono tante e l’accanimento sull’individuo da parte del destino e della vita stessa è acre e violento: tuttavia la forza della ragione può salvarci. Non chiediamo aiuto a chi non ci conosce, a chi non si interessa a noi. Chi sono in fondo gli dei? Cosa vogliono da noi? Siamo sicuri che esistano? Parlo da sociologo del mio tempo, conoscitore della mente umana: accettiamo la possibilità che i miti siano tradizioni o storie con una morale, niente di più.

Non voglio scrivere di individui che accettino gli oracoli senza riflettere o senza dialogare: i miei personaggi sono veri, confutano e sostengono dibattiti argomentativi. Niente Monte Olimpo, niente linguaggio aulico, ma avere per oggetto il mondo, la quotidianità, le bassezze delle coscienze sporche, insozzate dal fango della vita: questo è il mio proposito.

La realtà non è perfetta, ma l’uomo può acquistare dignità, se riflette e discute, se parte da terra, senza piedistalli, sapendo di non sapere, per ricordare il mio buon vecchio Socrate. Possiamo abbracciare queste rovine di civiltà, per concentrarci sullo specchio dei nostri ideali, senza fare affidamento a onnipotenti irraggiungibili: saranno nostri gli occhi che vedremo riflessi, saranno nostre le mani che prenderemo per camminare facendoci forza. 

L’uomo è divenuto il dio imperfetto della propria esistenza.

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Public domain. Author: Marie-Lan Nguyen.

Euripide (Atene, 485 a.C. – Pella, 407/406 a.C.) fu un drammaturgo greco antico. Insieme a Eschilo e Sofocle è considerato uno dei più grandi poeti tragici e la tradizione fa risalire la sua nascita alla battaglia di Salamina per dare una linea di continuità fra i tre autori, tutti coinvolti nel conflitto. Benché Aristofane, nelle sue commedie, sottolinei la bassa estrazione sociale di Euripide, dalle sue opere si può evincere invece una raffinata cultura di base. Fu coetaneo di Socrate con il quale entrò in rapporti di amicizia. Scrisse circa una novantina di opere, ma purtroppo ce ne sono pervenute solo diciotto, tra le quali Alcesti, Medea, Le Troiane, Ifigenia in Aulide e Ifigenia in Tauride. Morì in Macedonia, si dice sbranato dai cani.

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