Eve Ensler
La drammaturga della lotta contro gli abusi
READ SOULTALE / Omaggio alla vagina

Vagina, vagina, vagina. Fa paura pronunciare la parola vagina. All'inizio hai l'impressione di sfondare un muro invisibile. Ti senti a disagio. Dopo che l'hai detta per la centesima, millesima volta, ti viene in mente che è la  tua  parola, il  tuo  corpo, la  tua  parte più essenziale. All'improvviso ti rendi conto che la vergogna e l'imbarazzo che provavi a pronunciarla, miravano a mettere a tacere il tuo desiderio e a farti sentire in colpa perché sei nata donna, perché provi pulsioni, passioni, voglie. Ho la vagina, amo la mia vagina, sono la mia vagina. 

Non è colpa mia se sono stata violentata. Non è colpa della mia vagina se sono stata violentata. 

Non è colpa mia se una sera, al buio, mi sono svegliata perché ho sentito delle mani toccarmi, delle labbra baciarmi e mio padre che mi infilava nella vagina il suo pene duro, sfondandomela. Ho gridato, ma nessuno è arrivato, nemmeno mia madre. Bum, bum, bum. Più mi divincolavo e più lui si eccitava. Alla fine ha goduto e mi ha detto: sei la mia principessa. Non è stata l’unica visita. Il mio principe azzurro mi è venuto a trovare molte notti e mia madre non ha fatto nulla. Non ha detto né fatto nulla. 

Niente è più importante per me del porre fine alla violenza sulle donne. Nessuna deve subire uno stupro, come è successo a me. Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l'energia essenziale della vita su questo pianeta. Amarci e amare le nostre vagine significa conoscerle, toccarle, avere familiarità con noi stesse, sapere chi siamo e di che cosa abbiamo bisogno. Soddisfarci da sole, insegnare ai nostri amanti a soddisfarci, perché anche noi abbiamo diritto a godere, significa essere presenti nelle nostre vagine. Bisogna parlarne a voce alta, in modo che non possano più venire violate impunemente nel buio di una stanza, di un sottoscala, di un parcheggio o di una strada. Rendiamo le nostre vagine visibili e il nostro centro, il nostro motore, non sarà più mutilato, paralizzato e coperto di vergogna. Smettiamola di accettare che venga chiamata con qualsiasi nomignolo. Ha un nome: vagina. Rompiamo la catena perpetrata dalla nostra genealogia femminile che non ci ha insegnato a pronunciare il suo nome per vergogna. Vagina è colei che non deve essere nominata, né tanto meno sentita. 

Vagina, vagina, vagina. Sentitene invece il suono e la fierezza. Spezzate una volta per tutte la catena.

ABOUT / Eve Ensler

Eve Ensler (New York, 25 maggio 1953) è una drammaturga statunitense. Ha avuto un’infanzia segnata dagli abusi perpetrati dal padre e dal silenzio della madre sulla vicenda. Situazione che l'ha spinta a scappare più volte di casa e a impegnarsi nella lotta contro gli abusi e la violenza sulle donne. Nel 1996 ha scritto il libro I monologhi della vagina, tradotto in 48 lingue e portato in scena in 120 paesi tra gli U.S.A. e l’Europa. Da questa pièce teatrale è nato il V-Day, movimento contro la violenza sulle donne.

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