Fëdor Dostoevskij
Lo scrittore del caos che sconfisse i demoni
READ SOULTALE / Il sottosuolo dell'anima

Ricordo il patibolo.
Ricordo le venature del legno, i fori dei tarli, il centro di quell’orrendo palco consunto dal continuo passaggio delle comparse. La grazia, cos’è la grazia? Ho avuto salva la vita e mi hanno rinchiuso in un carcere. Tutto è meglio per l’uomo vigliacco che sono, tutto è preferibile alla morte, anche gli anni di servaggio al confine cinese. Avevo pur sempre i libri che mi faceva giungere mio fratello Michail. Il ritorno a casa, le storie che fluivano, il viaggio in Europa. E la roulette, maledetto gioco infernale. La perdita al gioco è stata dolorosa, eppure nulla al confronto dei miei figli ormai gelidi, immobili.

Ho sofferto moltissimo. Subito privazioni micidiali. Pronunciato addii, eppure amo la vita e le sue mille contraddizioni sono il sangue e i nervi della mia scrittura. Ho affondato le mani nel caos, e dal caos ho estratto le mie storie. Una dopo l’altra, un personaggio via l’altro, ho saggiato la consistenza di questo nuovo animale che s’affacciava al mondo: l’uomo moderno. Ne ho rintuzzato gli attacchi, stigmatizzato i vizi, elogiate le virtù. Avrei voluto essere più cattivo, affilato e tagliente nei giudizi, ma non è mio costume. Ho fiutato il sottosuolo dell’anima, ho battuto i sentieri del risentimento e del livore che da esso parte, ne ho tracciato mappe dettagliate attraverso i miei personaggi.

Più di ogni altra cosa però, più del successo, della fama, dei dolori e delle privazioni, ciò che mi è più caro, in quest’avventura terrena, è questa mia infinita forza di volontà, questa fame di vita e amore, che accantonai solo alla fine, quando implorai la mia adorata Anja, nell’ultimo respiro, di non trattenermi su questa terra.

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Fëdor Michajlovič Dostoevskij (Mosca, 11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 9 febbraio 1881) è stato uno scrittore e filosofo russo. Tra i più grandi autori di tutti i tempi, ha vissuto una vita avventurosa e segnata da eventi tragici. Arrestato per adesione a società segreta, viene condannato a morte ma la pena verrà commutata nei lavori forzati solo sul patibolo. Uscito di prigione per buona condotta, trascorre cinque anni servendo nell’esercito dello zar. Epilettico, patito di roulette tanto da finire sul lastrico durante un viaggio in Europa, vedrà morire in tenera età due dei suoi figli, ma non perderà mai la sua enorme forza di volontà, frutto di un tormentato ma profondo rapporto con la figura di Cristo. Lascerà al mondo capolavori come Umiliati e offesi, Delitto e castigo, L'idiota, I demoni, I fratelli Karamàzov.

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