Franca Rame
L'attrice che ha incarnato dure battaglie
READ SOULTALE / Le correnti

Povra dona che la ciamit beata... o cum la poss es beata... La voce del coro delle donne mi esce gracchiante come un rantolo. Sto recitando il monologo di Maria alla croce nel Mistero Buffo. Mi sto facendo assalire dall’orrore di questa morte atroce, vista dagli occhi, dal cuore e dalle viscere della donna che più ne ha dovuto subire le ferite. Il dolore di madre graffiata e scorticata mi divora, mi preme da dentro e da fuori, mi fa sputare le parole. Mi afferra il desiderio imperioso di sottrarre il corpo di mio figlio dalla vergogna di quella croce.

Lo vedo, il mio ragazzo, il bambino che ho tirato su con queste mani. Nann, o’l me belo... Non posso soffocare la spinta di tenerezza che mi sale alle labbra. Ma ora sono il soldato gradasso che ingiunge a Maria di scendere dalla scala con la sua ironia sferzante e arrogante anche davanti alla morte. A ca? ... ohj, ohj, ohj, che premura! Faccio mie la sua freddezza e il suo sarcasmo. Guardo con occhi indifferenti questa madre che si contorce nel suo dolore.

Dal corpo ora sgorga la potenza imperante della donna che protegge suo figlio e la forza sacra della maternità che non indugia di fronte a nessun pericolo. La rabbia mi mangia dentro, mi ferisce e prorompe. Ma, subito dopo, la rassegnazione soffia fuori dalle mie labbra. Mi lascio scivolare e sento il legno delle scale che ho tra le mani.

Hoi de murì mama... E fog fadiga... Mi si gonfia l’incredulità. Di fronte allo sterminato dolore, non ci può essere un limite. Morte le man, morta la boca, morti i oci... morti i cavej? Man mano che pronuncio le parole sento la morte invadere anche me, le mie membra seccarsi e rattrappirsi nel fuoco secco di questa sofferenza.

Cos’è più di questo il teatro? Mi ci sono trovata catapultata, senza sceglierlo, ma ci ho trovato una voce. Ho deciso di farmi pervadere da correnti estranee al mio corpo, incognite e inaspettate. Ho deciso di farmi impossessare e di prestarmi. Teatro è rendersi umili: figure malleabili che la satira, la farsa, la tragedia rendono sonore e sfaccettate. Ho potuto denunciare, accusare, deridere, consolare e anche esorcizzare il mio stesso dolore. Essere un punto multiforme, specchio per chiunque volesse guardarmi.

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Franca Rame (Villastanza di Parabiago, 18 luglio 1929 – Milano, 29 maggio 2013) è stata un'attrice teatrale, drammaturga e politica italiana. Il tipo di teatro che ha portato avanti per decenni insieme al marito Dario Fo è un affresco dettagliato dei cambiamenti di costume, dei grandi movimenti ideologici, delle turbolenze storiche e politiche che hanno caratterizzato l’Italia dagli anni ’60 a oggi. È stata co-fondatrice di un collettivo chiamato La Comune, fervente femminista e anche senatrice. Descrive quest’ultima esperienza come un frigorifero dei sentimenti, mai un sorriso in quell’aula, e una solitudine che non ti puoi immaginare. Diciannove mesi di galera, i più brutti della mia vita.

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