Germano Nicolini
Il "diavolo" partigiano
READ SOULTALE / Bianco o nero

L’è propria un dievel, dicevan di me le staffette, è proprio un diavolo. Vuol dire che ai tedeschi gli ero scappato da sotto il naso. Più forte di Owens, dicevan che avevo corso. Chissà, se era vero.

Parlan di coraggio, quando parlano di noi, ma a noi è la paura che ci ha tenuti in piedi e che ci ha fatto imbracciare il fucile. Mica la paura di prendersi un proiettile in una gamba, intendiamoci. Mica la paura di patire il freddo. La fame, la sete. Macché, nemmeno la paura di morire.

C’era una paura peggiore, che ci faceva tremare le gambe: quella di vedere il Paese diventare terra straniera, terra nazifascista. La paura di perdere la democrazia e la pace. Paura di non poter più dire quel che pensavamo. E che ci strappassero di dosso quel che ci teneva caldi al freddo, che ci nutriva e ci bastava per sopravvivere: semplicemente la libertà.

Il mondo è fatto di sfumature, dicon spesso. Ma il nostro mondo era bianco o nero. C’era da scegliersi una parte. C’era da vendere l’anima o c’era da resistere. Noi abbiamo resistito.

In bianco e nero, molti sono caduti. E anche grazie a loro oggi abbiamo i colori. Oggi siamo liberi di scegliere.
E allora, scegliete un colore, ragionate con la vostra testa, continuate la vostra lotta.

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Creative Commons. Author: Corrado Nuccini.

Germano Nicolini (Fabbrico 26 novembre 1919) è un partigiano italiano. Dopo la Liberazione fu eletto sindaco di Correggio, ma nel 1947 la sua vita cambiò: fu ingiustamente condannato per l'omicidio di un prete. Il suo essere fuori dagli schemi lo rese il capro espiatorio ideale e così il processo diventò una macchia vergognosa nella Storia. Nicolini rimane in carcere per 10 anni ma devono passarne 47 prima che gli venga riconosciuta la piena assoluzione, con le scuse dello Stato italiano. I Modena City Ramblers lo hanno omaggiato con una canzone intitolata Al dievel. Durante la Resistenza ha combattuto con il nome di battaglia Diavolo, ma mai nome è stato tanto inappropriato, perché se c’è un paradiso lui ci entrerà dalla porta principale. A Nicolini e ai suoi compagni caduti dobbiamo la libertà del nostro disgraziato Paese.

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