Giovanni Falcone
Il magistrato simbolo della lotta alla mafia
READ SOULTALE / Il senso del dovere

Il senso del dovere è quella necessità a cui non riesco a sfuggire. Non vi dirò che dormo sonni tranquilli. Non finché annaspo nel fango del mio mondo quotidiano. Il fango delle diffamazioni, della sensazione di non aver mai fatto abbastanza, degli amici che mi voltano le spalle perché si sentono traditi, della satira feroce sul giornale della mia città, delle cariche per cui vengo sistematicamente bocciato. È poi lo strato più sedimentato, quello contro cui cerco di lottare.

Il mio campo di battaglia è una stanzetta-bunker nel Tribunale di Grazia e Giustizia di Palermo. Le mie armi sono le penne stilografiche. Mi sento sempre più come un Don Chisciotte disperato o come un fantoccio di pezza che agita le braccia. Una donna, ospite di una trasmissione televisiva, mi ha chiesto chi mi protegge visto che sono ancora vivo e che una volta ho detto che in Sicilia si muore perché si è soli. Allora le ho risposto che, per essere credibili, bisogna essere morti. E mi è venuto da ridere.

Rido perché capisco cosa sta succedendo intorno a me e il modo in cui vengo isolato. Rido e la risata mi viene fuori come una mezza smorfia. È una consapevolezza progressiva, costante e lancinante. Non dico che lei ci ha deluso, ma è cambiato, mi ha detto l’intervistatore allo stesso programma televisivo. Io non ho chiesto di stupirvi o di affascinarvi. Io faccio il mio lavoro. Ogni mattina mi alzo e faccio il mio lavoro. Mi chiudo nella mia aula bunker, prendo in mano la mia penna stilografica e ricomincio. Certo, diventa sempre più difficile e più labirintico. Ma è quello che devo fare.

Poco dopo la mia morte, un giornalista dirà di me che sono stato come Aureliano Buendia di Cent’anni di solitudine, che promosse trentadue sollevazioni armate e le perse tutte. Sì, è vero, sono un perdente. Ma c’è questo senso del dovere. Quell’urgenza che mi puntella, dietro alla schiena, continuamente.

ABOUT / Giovanni Falcone

Giovanni Salvatore Augusto Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Capaci, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano. Vittima della mafia siciliana, è stato uno dei componenti del primo nucleo del pool antimafia e una delle figure centrali del primo massiccio processo del 1986. Dopo la sua morte nella strage di Capaci, è stato celebrato, osannato e portato in trionfo come simbolo di abnegazione e giustizia, da parte di poteri pubblici, istituzioni e mass media. Prima della morte il suo lavoro era stato osteggiato in tutti i modi. Era stato bocciato come consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, come alto commissario per la lotta alla mafia e come candidato al CSM. Era stato diffamato e attaccato da giornalisti, intellettuali, magistrati e uomini politici. Nonostante tutto, alla domanda di un giornalista: Ha mai avuto la tentazione di abbandonare questa lotta? rispose: No, mai.

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