Goliarda Sapienza
La funambola ai bordi del pozzo
READ SOULTALE / L'umanità dietro le sbarre

Sono nata in una famiglia anarchica. Mio padre si chiamava Giuseppe Sapienza ed era un avvocato socialista. Mia madre si chiamava Maria Giudice e, nella vita, faceva la sindacalista. Entrambi mi hanno sempre ripetuto, negli anni, che un paese si conosce dall'ospedale, dal manicomio e dal carcere. Io, ho conosciuto il carcere. 

Ci sono finita dentro per furto. Un furto compiuto per disperazione, per rabbia e per provocazione. Diventavo ogni giorno più povera e non avevo più un lavoro. Così, un pomeriggio, ho rubato dei gioielli a casa di un'amica molto ricca. L'ho fatto per metterla alla prova e per studiare la sua reazione. Ma, alla fine, la vita ha messo alla prova me e sono finita a Rebibbia. 

La mia esperienza è stata breve ma intensa. Non la rimpiango per niente. Anzi, ho fatto benissimo ad andarci. Perché lì dentro ci sono persone come sono io. Ma non io che ho rubato, cioè io anche se non rubavo. Persone dotate di una grande fantasia, bisognose di emozioni e piene del desiderio di superarsi. Persone forti, che mi hanno insegnato la solidarietà e il calore umano. Quello che fuori non ho trovato da nessuna parte. All'inizio mi guardavano con sospetto, fissando i miei mocassini di pelle lucida e la camicetta di seta che indossavo ogni mattina. Ma è bastata qualche parola per far cadere subito tutte le barriere e sentirmi accolta. 

Adesso, le mie più care amiche sono donne che entrano ed escono dal carcere. Libere, dietro alle sbarre, di essere se stesse. Libere di ignorare le illusioni e le ipocrisie della vita ordinaria. Ma la prigione è fatta per i poveri: sono quelli che si adattano di più perché sono abituati a lottare. Eppure sono persone come noi, sembra proprio che sia difficile riconoscerlo. Vorrei tanto tornarci, ma nessuno mi crede quando lo dico.

ABOUT / Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza (Catania, 10 maggio 1924 – Gaeta, 30 agosto 1996) è stata una scrittrice e un'attrice teatrale e cinematografica italiana. A sedici anni si iscrisse all'Accademia nazionale d'Arte Drammatica di Roma. Cresciuta, per volontà dei genitori, in un clima di assoluta libertà da vincoli sociali, non la portò mai a termine, contestandone gli insegnamenti troppo retrogradi. Abbandonata, dopo svariati anni, la carriera di attrice, Goliarda si dedicò alla scrittura. Una dedizione viscerale e ossessiva. Tra i suoi romanzi ricordiamo Lettera aperta, Il filo di mezzogiorno, L'Università di Rebibbia, Le certezze del dubbio e L'arte della gioia. E proprio quest'ultimo l'ha consacrata, dopo la morte, alla fama e alla notorietà. 

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