Guy Debord
Il filosofo stratega della sovversione
READ SOULTALE / Lo spettacolo della società

Alla deriva su questo tram che barcolla sulla schiena di ferro della piccola cintura che circonda Parigi. La linea si distende flemmatica e assonnata, si districa scricchiolando tra la selva oscura dei palazzi della periferia. Gli edifici, osservati attraverso il finestrino macchiato, sembrano costruiti con carta riciclata, grezza. Li potrei tagliare con un paio di forbici, piegare con un piccolo sforzo della mano, modellarli senza troppe difficoltà. Scendo alla fermata precedente al Pont National, scheletro di cemento e ferro sospeso sul borbottio della Senna. Alcuni passanti accompagnano la mia stanca solitudine. La situazione è perfetta, un'architettura di anime perseguitate dalle proprie angosce. Si intrecciano, si sostengono e si abbandonano all'equilibrio messo a punto, istante dopo istante, dall'improvvisazione.

Ma è tutto costruito.
È il segreto della situazione, di volta in volta continuamente distrutta, totalmente rinnovata.

Cammino lungo questa costola di cristallo che riflette il cielo, osservo i caffè, i piccoli sgabuzzini trasformati in gallerie d'arte, le bancarelle, i venditori ambulanti, i rigattieri con le loro cianfrusaglie ammassate sul retro di furgoncini. A tutto questo si intervallano i vicoli stretti e umidi che si inerpicano nel buio di traffici silenziosi e timidi. È lo spettacolo dell'esistenza, costruito quel tanto che basta da apparire improvvisato. Tutto è condizionato da un'ansia istrionica ed esibizionista. Indifferenza, gelosia, rabbia, affetto, nostalgia, serenità: ci immergiamo volontariamente nelle pieghe di questi costumi, plasmiamo con facilità le rughe di una maschera versatile.

Il mio studio, il luogo dove progetto la mia città mutevole, è un boulevard abbandonato dall'alba, una rue dimenticata dalle stelle. Ora sto lavorando. Cambio maschera alla mia città, costruisco ponti, innalzo edifici, asfalto strade e progetto parchi. Su questa molle banchina in riva alla Senna, osservo lo spettacolo della società che si offre al mio sguardo. Il Potere non potrebbe vendersi senza avere un'immagine, la Storia non potrebbe proseguire senza colpi di scena.

ABOUT / Guy Debord

Guy-Ernest Debord (Parigi, 28 dicembre 1931 – Bellavue-la-Montagne, 30 novembre 1994) è stato uno scrittore, regista e filosofo francese. Dopo aver compiuto i primi studi a Cannes, ritornò a Parigi all'età di diciotto anni, dove entrò in contatto con il surrealismo e con il lettrismo di Isidore Isou. Inizialmente coinvolto nel progetto dell'Internazionale Lettrista, nel dicembre del 1952, insieme a Wolman, Brau e Berna, Debord operò una scissione del gruppo per fondare l'Internazionale Situazionista, di cui fu, insieme a Gilles Ivain, il maggiore teorico. Nel 1967 vide la luce il suo capolavoro letterario La società dello spettacolo. Più tardi, basandosi sullo stesso libro, girerà il film La Société du Spectacle (1977), che insieme ad altri due lungometraggi e a tre cortometraggi rappresenta l'attività registica di Debord. Il controverso rapporto con il mondo cinematografico lo spinse a pubblicare un'altra opera importante legata a questo ambiente: Contro il Cinema (1968). Morì, suicidandosi con un colpo di pistola, nel 1994 nella sua casa di Champot-Bas nell'Alta Loira.

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