Indro Montanelli
Il giornalista dalla penna libera
READ SOULTALE / Il coraggio di cambiare idea

Lettore, da dove si comincia?

Dall’Ungheria del '56, dici? Non feci nulla di diverso da quello che avrebbe fatto un giornalista. Andai lì sperando in un titolo a otto colonne: l’addio dell’Ungheria al blocco sovietico. Ma la verità era che quella rivolta scoppiò in nome del Comunismo. Era un miracolo di solidarietà tra le classi e contro Mosca. Nessuno mi perdonò per aver detto questa verità. Né la destra e né la sinistra. Se non accarezzi nessuno, nessuno ti accarezza e la verità ha dita screpolate.

Poi, nel '94, litigai con l’omino dalle viscere più pesanti d’Italia. Tutti mi scambiarono per uno di sinistra e via a darmi del traditore o del servitore. A me interessava soltanto continuare a essere il padrone delle mie pagine.
È così difficile da capire?

E in Spagna, nel '36, nemici non ne vidi. Lo scrissi e finii fuori dal partito e dall’albo dei giornalisti. Fatto assai peggiore. Non perdonare un giornalista perché scrive quel che vede è come non perdonare la realtà di essere andata come è andata. Datele pure un cartellino rosso, segnatela pure sul libro nero. Non cesserà di essere quella che è stata. 

Nessuno mi ha mai perdonato una sola cosa: di cambiare idea. Ma si sa che solo i cretini nascono e muoiono con la stessa parola in bocca. Avrebbero avuto tutti ragione a darmi della banderuola se solo fossi stato un uomo della politica, se solo fossi stato uno della stanza dei bottoni. Ma io sono un giornalista. In fondo, che cos’è un giornalista? Uno specchio staccato dalla parete di casa con due gambe per andare e dieci dita per fissare.

Non mi dire, lettore, che queste ti sembrano parole di chiunque tranne che di un italiano. Per favore dimmi che, dietro lo stomaco nauseato e le caviglie gonfie, ci assomigliamo. Avevo l’angoscia di portarmi nella tomba le due cose che più ho amato: il mio paese e il mio mestiere. Dimmi che per una volta mi sono angosciato per nulla.

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Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001) è stato un giornalista, saggista e commediografo italiano. Toscano, appuntito e testardo, si distinse, nella sua attività, per la prosa secca e asciutta, spaziando dall'editoriale al reportage e al corsivo pungente. Fu a lungo la bandiera del primo quotidiano italiano, Il Corriere della Sera e, per vent'anni, condusse un'importante testata d'opinione da lui stesso fondata, Il Giornale. Fu anche autore di libri di storia di notevole successo. In ognuno dei ruoli ricoperti, seppe conquistarsi sempre un largo seguito di lettori. Uomo lungo e secco, nel corpo e nella mente. Amato e criticato, si è sempre esposto con fierezza. Uomo che ha diviso e che è rimasto fedele al lettore. Uomo condannato al giornalismo.

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