Ingmar Bergman
Il regista che ha dominato l'indomabile
READ SOULTALE / La danza della morte

Ci sono cose che un regista, per quanto grande, non potrà mai controllare. I limiti imposti dal tempo, dallo spazio e dalla meteorologia. Quelli non si possono dominare e mai si prevaricheranno.
O quasi.

Capitò in un tardo pomeriggio di riprese a Hovs Hallar, regione aspra ma onesta del sud della Svezia, affacciata sul mare. Gli attori si erano già ritirati in albergo e gli operatori stavano smontando le apparecchiature quando vidi una nuvola grande quanto il cielo, gravida di pioggia e umori, che sovrastava un pendio di terra brulla. Nonostante la stazza, si spostava molto in fretta e avevo pochi minuti prima di perderla, pochi minuti per catturarla con la mia cinepresa. Corsi verso un baule, lo aprii e ammonticchiai sulle spalle e il braccio sinistro sette cenciosi abiti riservati alle comparse.
Presto, rimbalzai di corsa tra i collaboratori rimasti, lanciando loro addosso i vestiti, indossateli!
Che succede, Maestro? mi chiese il primo cameraman a un paio di passi dall'ultima cinepresa rimasta in piedi.
Anche tu, e gli gettai in faccia una veste con cappuccio. Mi avvicinai alla macchina e puntai l'obiettivo verso la collina. Giriamo la danza della morte, ora.
Due secondi di esitazione, poi presero tutti a vestirsi con gesti rapidi e nervosi. Quattro di loro erano già sul sentiero, quando il primo cameraman si voltò.
Ma Maestro, non siamo abbastanza.
Era vero, avevo ancora due vestiti in mano. Feci schizzare la testa a destra e a sinistra. Tieni, e gliene porsi uno, tu chiedi. Obbliga quell'escursionista verso la spiaggia a incolonnarsi con voi. Io farò lo stesso con quel padre.
Corsi verso l'uomo e gli spiegai il più in fretta possibile quello che stava succedendo. Era riluttante e temeva per il figlio che avrà avuto un anno o pochi mesi.
Al piccolo non si preoccupi, ci penso io, e lo presi in braccio.
E alla fine indossò la tunica. Durante la scalata per raggiungere gli altri rivolse lo sguardo verso di me e il piccolo almeno una dozzina di volte, mentre agitavo la mano per fargli capire che andava tutto bene e che doveva affrettarsi.
Quella scena la girai così, con un bambino in braccio e l'occhio incollato alla cinepresa. E andò benissimo.
Mentre loro scendevano dal pendio e la nuvola si dissolveva, presi un lungo sospiro e mi allontanai dalla macchina, il corpo scosso da scariche di adrenalina.
Ce l'ho fatta, pensai. Ho dominato l'indomabile.

ABOUT / Ingmar Bergman

Ernst Ingmar Bergman (Uppsala, 14 luglio 1918 – Fårö, 30 luglio 2007) è stato un regista, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore e produttore cinematografico svedese. Considerato uno dei più grandi maestri della storia della Settima Arte, conquistò tre premi Oscar per il miglior film straniero (nel 1961 per La fontana della vergine, nel 1962 per Come in uno specchio e nel 1984 per Fanny e Alexander) nonché un Oscar alla memoria Irving G. Thalberg nel 1971. Il suo film più popolare è tuttavia Il settimo sigillo, capace di entrare nell'immaginario collettivo anche grazie all'ultima scena, quella della danza della morte che fu girata di istinto. Bergman rimase abbagliato da una nuvola apparsa in cielo e volle girarla a tutti i costi, anche se gli attori si erano ormai ritirati e le cineprese erano pronte per essere portate via. Buttò addosso ad alcuni assistenti e a un paio di turisti di passaggio gli abiti di scena e impresse le loro movenze in una scena passata alla storia.

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