Iqbal Masih
Il bambino che disse basta alla schiavitù
READ SOULTALE / Solo penne e matite

C’è buio, qui dentro. E c’è una puzza tremenda. Odore di muffa e di sudore. Odore di piscio, il mio piscio. Sono costretto a rimanere per punizione in questo schifo di buco, dopo ogni mio tentativo di fuga dalla fabbrica.
Sono costretto, sì. E non mi va. Non mi va e urlo forte, fino a farmi mancare il fiato, perché non riesco ancora a spiegarmi come un padre possa vendere il proprio figlio per ventisei dollari. Ventisei miseri dollari, serviti a mia sorella per sposarsi con non so chi.
Voglio indietro la mia vita e vivere il mio tempo. Non voglio essere qui, adesso.
Iqbal, sei peggio di un vecchio mulo, mi dice sempre il padrone, quando mi spintona in questa specie di cisterna polverosa. Non ti entra in quella testaccia dura che devi lavorare? Che sei cosa mia?
Così, mi ripete Aziz tutte le volte. Con la sua voce, che sembra quella di una cornacchia e che mi buca il cervello.
Poi la porta in metallo si chiude. Tre giri di chiavistello e iniziano di nuovo gli incubi.
Qui il giorno e la notte si inseguono senza differenze. Qui impazzisco per la fame e per il senso di impotenza.
Sto tutto il tempo a passarmi il dito sui polsi, tastando i segni profondi lasciati dalle catene a cui sono attaccato, quando lavoro al mio telaio.
Ci sono altri bambini come me, nella fabbrica. Centinaia di altri piccoli schiavi che piangono in silenzio, standosene buoni per paura di fare la mia fine. Ed è triste, davvero triste, quello che vedono i miei occhi. Perché soltanto penne e matite dovremmo tenere in mano, non strumenti di lavoro. Soltanto penne e matite per noi bambini.
È per questo che non mi arrenderò mai all’idea di dover rimanere qui, senza sogni e senza sorrisi.
Vedrete, prima o poi riuscirò a fuggire. Lo sento, lo sento con tutte le mie forze.
Presto, molto presto, me ne andrò per sempre.

ABOUT / Iqbal Masih

Iqbal Masih (Muridke, 1983 – Lahore, 16 aprile 1995) è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano. Nato in una famiglia povera e venduto dal padre al direttore di una fabbrica per tappeti, divenne presto il simbolo della lotta contro il lavoro infantile. A dieci anni, dopo essere scappato dal posto di lavoro, raccontò la sua esperienza a una manifestazione indetta dal Fronte di Liberazione del Lavoro Schiavizzato. Quell’episodio segnò il momento della sua svolta. Chiamato a tenere conferenze in tutto il mondo, Iqbal riescì a entrare nel cuore delle persone con il suo precoce carisma e la sua convinzione. Grazie a lui, più di tremila piccoli schiavi uscirono dalla loro condizione. Il governo pakistano, infatti, sotto la pressione internazionale, fu costretto a chiudere decine di fabbriche di tappeti. Il 16 aprile 1995, a soli 13 anni, Iqbal venne ucciso con un colpo d’arma da fuoco, mentre si stava recando a scuola in bicicletta. La mano del suo assassino è tuttora sconosciuta.

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