Irena Sendler
La partigiana che salvò 2.500 bambini
READ SOULTALE / La vita, la memoria

Jolanta era il mio nome di battaglia negli anni della Resistenza, a Varsavia.

Da molti anni però nessuno se lo ricordava più. Nessuno ricordava più nemmeno i nostri 2.500 bambini del ghetto, i miei bambini. La storia fa paura, a quanto pare: meglio dimenticare.

Ma la Memoria compie strani viaggi. Avevo quasi novant’anni, era già il 1999, quando un bel giorno arrivò una lettera dall’America. La prima di una lunga serie. La firmavano quattro ragazze di un villaggio nel Kansas: Megan, Elizabeth, Jessica e Sabrina. A scuola, nelle loro ricerche di storia, avevano trovato una flebile traccia di Jolanta e dei 2.500 bambini ebrei salvati dal ghetto di Varsavia. Era vero?, mi chiedevano. E perché i libri di storia non ne parlavano?

Raccontai loro di quegli anni terribili. Di come la cosa più difficile fosse convincere le mamme a dare a noi i loro bambini. Li portavamo fuori dal ghetto uno per uno, perché non finissero anche loro in cenere a Treblinka. Li nascondevamo dentro ai sacchi, sotto le barelle, nelle valigie. Gli davamo nomi cattolici, una nuova famiglia, una speranza di futuro. Raccontai loro dei barattoli da marmellata in cui nascondevo le liste dei nomi veri con accanto i nomi falsi perché, finita quella follia, si potesse recuperare il passato e rimarginare qualche ferita. Seppellivo i barattoli in giardino sotto l’albero di mele, al sicuro. Raccontai loro del piccolo Joshua dagli occhi grandi che, senza una lacrima, aveva messo nella mano della mamma un bottone rosso, il suo più grande tesoro, ed era venuto via con me, nascosto in un sacco. E raccontai di molti altri piccoli Joshua.

Ragazze, figlie mie, avevate quindici anni, non capivate una parola della mia lingua, vivevate in un altrove lontanissimo. Ma volevate sapere e capire. È grazie a voi, e a voi soltanto, se questo frammento di verità e vita è tornato nei libri, sui giornali, in tivù e nei teatri. Il mio cuore è pieno di riconoscenza.

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Creative Commons. Author: Mariusz Kubik.

Irena Sendler (Varsavia, 15 febbraio 1910 – 12 maggio 2008) è stata un'infermiera e assistente sociale polacca. Sin dall’occupazione nazista della Polonia (1939) si prodiga per salvare le famiglie ebree dalla persecuzione. Nel 1942 entra a far parte della Resistenza polacca e, con altre persone, viene incaricata di salvare i bambini del Ghetto di Varsavia. Arrestata, torturata e condannata a morte, viene fortunatamente salvata dalla rete di resistenza. Grazie ai nomi nascosti nei barattoli furono rintracciati circa 2.000 bambini. Quasi nessuna delle loro famiglie sopravvisse alla Shoah. Di sé diceva sempre: Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai.

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