Janet Frame
La scrittrice salvata dalle parole
READ SOULTALE / Il viaggio da allora ad adesso

Da giovane sono stata richiusa perché ero fuori. Fuori rispetto a una convenzione, a un canone di inclusione e di normalità.
Dopo la pubblicazione e la popolarità di Outsiders di Colin Wilson, essere out, fuori, era diventato in qualche modo prestigioso. Una situazione diversa da quella che avevo vissuto in Nuova Zelanda, dove il prestigio consisteva nell’essere dentro sebbene, quando si gode il prestigio di essere fuori, si è dentro il fuori.
Questa schizofrenia di spazi mi ha portato a creare, da adulta, la mia città degli specchi. Dentro quegli specchi io e me ci guardavamo, vicine come gemelle e lontane come orizzonti. Da piccola, tra un trasloco e l’altro da una povertà a una miseria, ho cercato un posto mio, segreto, il mio cerchio chiuso con me al centro. Ero sopraffatta da una deliziosa sensazione di scoperta, di gratitudine e di possesso.
Sapevo che quel posto era tutto mio. Miei il muschio, il ruscello, il ceppo e soprattutto la segretezza.

Il mio dentro, adesso, è una scrittura che mi parla e mi riflette, trovandomi al di fuori del tempo.
Il futuro si accumula come un peso sul passato. Il peso accumulato sui primi anni è facile da rimuovere, per consentire al tempo di rialzarsi elastico come fuscelli di erba schiacciata. Gli anni che seguono quelli dell’infanzia sono saldati al futuro, che grava come una pietra, e spesso il tempo che sta sotto non può ricominciare a crescere come l’erba. Giace scolorito in una nuova forma con quei fragili germogli esangui di un altro tempo, ignoto, avvinghiati gli uni agli altri sotto la pietra. L’incursione nel futuro è inevitabile quando si scrive un’autobiografia, soprattutto dopo che si è lasciata l’infanzia e il cerchio dell’essere riempie il tempo e lo spazio e la vita degli altri, ormai separati da noi e chiaramente visibili.

Il mio scrivere è un viaggiare da Allora ad Adesso, con diramazioni nel deserto circostante. Ma la forma vera, la prima forma, è sempre un cerchio formato solo per essere infranto e riformato, all’infinito.

ABOUT / Janet Frame

Janet Frame (Dunedin, 28 agosto 1924 – 29 gennaio 2004) è una scrittrice neozelandese. Timida, riservata e sensibile, subì una diagnosi di schizofrenia e fu internata per otto anni in manicomio dove fu sottoposta a numerosi trattamenti di elettro-shock. Fu poi salvata dalla lobotomizzazione grazie alla pubblicazione di alcuni suoi versi. Grata alle parole che raccontano il dolore vestendolo di suoni, continuò fino alla sua ultima ora leucemica a tessere il linguaggio in arazzi di rara bellezza. Fu autrice di poesie, di racconti e di tre romanzi autobiografici da uno dei quali è stato tratto il film Un angelo alla mia tavola di Jane Champion, vincitrice del premio speciale della giuria alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel 1990. È stata candidata due volte al premio Nobel per la letteratura.

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