Jean-Paul Sartre
Il filosofo condannato alla libertà
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Sono seduto di fronte a Castoro – sì, dico a te, cara Simone – sulla terrazza del solito albergo romano. Alloggiamo sempre qui, quando veniamo a Roma. Abbiamo le nostre abitudini: stanze separate durante i viaggi, case separate a Parigi, telefonate quotidiane per incontrarci. Vecchi amanti che condividono i pasti ma non il letto.

È l'estate del 1974, ho 69 anni e aspetto l’ultimo jazz da ballare con te, la nostra cerimonia degli addii. Aspetto parlando dentro un registratore, il tuo, che ci accompagna dentro ai ricordi di questa vita. Vuoi che ricordi e parli di me, del mondo, dell’impegno e della filosofia. Vuoi che parli per non farmi morire mai. Vuoi che ricordi per essere ricordato.

Sto male, sono stanco. Ricordare mi affatica. Eppure mi fa rimanere ancorato alla vita.
Ricordi? Quando eravamo giovani e al termine di una discussione appassionata, di quelle nostre infiammate e condivise, uno di noi due aveva la meglio. E il vincitore diceva sempre all'altro: sei in trappola.
Ecco, sono in trappola.
Stavolta non ne uscirò vivo e tu non mi raggiungerai, come accadeva, a Santorini o in Provenza o a Le Havre.
Si vive e basta. Finché si può.
Ho tentato di raccontare, ho cercato di scrivere e mi sono imposto di pensare. Ma si vive e basta.
Sono vecchio e stanco, bevo molto, fumo troppo e non smetto mai di pormi in discussione.
Penso contro me stesso e mi sforzo di cambiare testa.

Mi chiedi chi sono e tieni quel registratore sempre acceso, estorcendomi un testamento di pensieri.
Sono un pensatore, credo. Un pensatore di tipo nuovo, spero. Tento di fondermi nella massa per far trionfare l'autentica universalità.
Che cos'è l'arte, che cos'è il pensiero letterario se non una libertà che si prende a suo carico il mondo, l'universale?

Adesso, però, lasciami bere un bicchiere di vino e fammi dare una boccata alla sigaretta.
Sto vivendo, ancora per un po'.

ABOUT / Jean-Paul Sartre

Jean-Paul Charles Aymard Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – 15 aprile 1980) è stato un filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario francese. Poulou, come veniva chiamato da piccolo, crebbe con pochi amici in carne ed ossa, ma molti amici di carta domiciliati presso la biblioteca dei nonni materni, gli Schweitzer, famiglia di intellettuali e professori alsaziani con cui lo scrittore crebbe. Padre dell’esistenzialismo, fece della filosofia l’unica strada percorribile per tenere la coda alla libertà. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò, motivando il rifiuto col fatto che solo a posteriori, dopo la morte, sia possibile esprimere un giudizio sull'effettivo valore di un letterato. Ha diviso con Simone de Beauvoir la propria vita sentimentale e professionale.

 

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