Jimi Hendrix
Il cantante che morì per troppa meraviglia
READ SOULTALE / Scuse me, while I kiss the sky!

Io sono morto a ventisette anni, fui trovato affogato nel mio vomito: prima, ho fatto la storia della musica e una storia d’amore è ciao & addio; voi che dite sia stata, la mia vita, se non un fuoco che brucia – infinito?

Tutti mi chiamano soltanto Jimi, ma il mio nome era James Marshall Hendrix; la mia musica non morirà mai e non perché fui bravo alla chitarra, ma per aver cantato la mia epoca ed aver dato voce anche al futuro!

Il suono del mio tempo era distorto, era frenetico e psichedelico; io ne inseguivo uno che sommasse tutti quelli del mondo e fosse pura eco della natura: la saggezza ascolta, se la conoscenza parla…

La tecnica non conta un accidenti, importa solo quel che senti dentro: le note e, soprattutto, quel che c’è tra una e l’altra – quel che ti succede nel silenzio, che musica non è ma in musica si esprime, a dargli ascolto.

Una volta bruciai la mia chitarra, sacrificai la cosa più preziosa al bene di un amico, morto in guerra: perché neanche la musica poteva riportarmelo indietro e allora andasse anche lei all’inferno, assieme a lui!

Ero un nero d’America, al tempo dei fiori nei cannoni: dopo me niente fu come prima; se mi ascolti ora, dimentica il mio nome, prendi il fuoco che ti ho dato ed alimentalo passandolo a chi hai intorno – è tutto qui…

ABOUT / Jimi Hendrix

James Marshall Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942 – Kensington, 18 settembre 1970), meglio noto come Jimi Hendrix, è stato un chitarrista e cantautore statunitense. Innovatore nell'ambito della chitarra elettrica, durante la sua parabola artistica, tanto breve quanto intensa, si è reso precursore del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del rock, attraverso un'inedita fusione di blues, rhythm and blues, soul, hard rock, psichedelia e funky. Secondo la classifica stilata nel 2011 dalla rivista Rolling Stone, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi. La sua esibizione in chiusura del festival di Woodstock del 1969 è divenuta un vero e proprio simbolo: l'immagine del chitarrista che, con dissacrante visionarietà, suona l'inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto.

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