Karl Marx
Il filosofo che diede voce agli oppressi
READ SOULTALE / Come vapore

Adesso mi vedete così. Grasso e sfatto, immerso fino al collo in questa tinozza di acqua calda come una vecchia gallina bollita. Ma ai miei tempi, amici miei, mi facevo valere. Oh sì. Il Negro, mi chiamavano, e mi piaceva bere e mangiare e sfidare a duello chi metteva in dubbio la dialettica hegeliana e – che Jenny non mi senta! – andare a donne. E adesso? Che mi resta, adesso? La pelle mi fa impazzire, il prurito, il fastidio, la vergogna di queste piaghe per tutto questo vecchio corpo sfatto. Mi consola soltanto il fatto che a Marat succedeva lo stesso. Beh, lui ci è morto, in una vasca da bagno, a pensarci bene. Ma sono tranquillo: nessuna Corday, per il vecchio dottor Marx, nessun coltello che gli affondi nelle trippe. Qualche anno fa, forse. 

Qualche anno fa son sicuro che ci fossero decine di persone pronte a farmi fuori, armate da qualche governo o da qualche capitalista più spietato degli altri. Sì, perché adesso sono bloccato, inerme, perso dietro il compito immane che mi sono assunto – troppo grande, troppo vasto? – di spiegare il Capitale, i nostri tempi, il mondo. Ma, ai miei tempi, ho fatto paura a non pochi oppressori. Quello che scrivevo metteva in allarme le polizie di tutto il mondo, faceva tremare le autocrazie d’Europa, vibrare d’indignazione i doppimenti di vecchi aristocratici sposati a eredi di imperi del carbone. Ho insegnato ai proletari ad alzare la voce, sono stato la loro voce, la voce degli affamati, dei vecchi deperiti nei vicoli di Manchester, dei bambini smagriti negli opifici di Lione, delle lavandaie di Dresda dalle dita contorte dal gelo. E cosa c’è di più forte della voce degli oppressi, una volta che si decidano a urlare tutti insieme?

E adesso? Adesso tutto sfugge, tutto muta e invecchia, tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria, come il vapore che si alza da quest’acqua che sola mi dà sollievo.

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Karl Heinrich Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) è stato un filosofo, rivoluzionario, economista, storico, sociologo e giornalista tedesco. Dopo aver studiato filosofia e diritto alla scuola di Hegel, sviluppò, in esilio, la propria teoria critica e rivoluzionaria della società capitalista. Fu tra i fondatori della prima Internazionale. Nel 1848, con Engels, scrisse Il Manifesto del partito comunista, il libro che diede voce al nascente movimento dei lavoratori.

 

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