Luce Irigaray
La filosofa della differenza di genere
READ SOULTALE / L'umanità è a due

Che poi non si capisce perché si debbano sempre fare domande personali. Non parlo della mia vita privata, non è di alcun interesse. Io dico, invece, andiamo al senso delle cose. No, di più, viviamole con pienezza.
Viviamo il nostro sentire, non come una proposta filosofica astratta, non come un imperativo formale, solo pensato e idealizzato, che ci fa sentire a posto. Impariamo ad ascoltarci, a guardare e farci guardare perché solo così vedremo le differenze che ci rendono unici, straordinari, oggetto di amore per ciò che siamo, ossia quello che l’altro non è.
Sono convinta che la diversità che consente questa pienezza è la diversità uomo – donna, base essenziale per la costruzione di un’armonia, di una relazione paritaria dove non esiste gerarchia, sudditanza o svilimento.
Stiamo parlando della donna, certo. Perché ancora lontani da un pensiero libero e da un comportamento giusto, è la donna che deve convincersi di sé per affrancarsi da meccanismi perversi che la inchiodano a posizioni che non le rendono giustizia. È la donna che deve trovare il proprio linguaggio, naturalmente diverso; è la donna che non deve ricalcare modi e pensieri maschili, ma ricercare la propria immagine reale.
Mi sembra molto spesso che il tentativo sia stato, più o meno consapevolmente, nonostante lotte e prese di posizione, più quello di eliminare la differenza, quasi a semplificare la vita a un soggetto intollerante, incapace di vedere quell’essere altro come un valore e non come una minaccia alla propria posizione dominante. E per questo noi donne facilmente assumiamo parametri maschili che non ci appartengono. Per paura, insicurezza, quieto vivere. O al contrario per ottenere o mantenere un’analoga posizione dominante.
Impariamo allora a coltivare i nostri sentimenti e la nostra femminilità nella sua accezione più profonda e significativa. Non è una lotta, è una ricerca e un'accettazione reciproca. Perché siamo due, e dentro due, siamo infiniti, certo, ma sempre due; non però uno pieno e l’altra un nulla vuoto che quel pieno può o deve riempire perché il vuoto abbia un significato. O perché – chiediamocelo – non manca invece di significato proprio chi si ritiene deputato alla pienezza? Quanta pochezza in tutto questo. Quanta reale mancanza di coraggio, di umiltà, di attenzione. Di amore nel senso più ampio del termine.
Che visione retrograda, frutto del pensiero di acclamati filosofi e psicanalisti; che lettura cieca e sorda che ci trasciniamo nel tempo, ignorante e cattiva, da contestare e ribaltare attraverso comportamenti di pacifica intelligenza.
Non è facile, non lo è mai il cambiamento di ciò che si è acquisito come una sorta di legge naturale immutabile. E per questo magari giusta. Beh, non lo è. Esistiamo per scoprire le reciproche ricchezze e rendere più respirata la nostra esistenza. Perché, non è superfluo dirlo, senza respiro, si muore.

ABOUT / Luce Irigaray

Luce Irigaray (Blaton, 3 maggio 1930) è una filosofa, psicanalista e linguista belga. Ha fatto parte della scuola freudiana di Parigi, fondata da Jacques Lacan. Il legame con il movimento delle donne è stato per lei un punto di svolta significativo che le ha consentito di ripensare le categorie fondamentali della psicoanalisi e della filosofia a partire dai temi dell’inconscio e del corpo femminile e del legame della donna con la madre. La rottura con Jacques Lacan e la sua scuola avviene nel 1974 con la pubblicazione di Speculum. Irigaray non riceve i finanziamenti per pubblicare il testo e viene sospesa dall’incarico di insegnamento a Vincennes poiché è accusata di mancare di etica e di mescolare la psicoanalisi con altri discorsi, in particolare con quelli provenienti dal contesto femminista.

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