Man Ray
L'artista dall'inventiva surrealista
READ SOULTALE / Non con le mani ma con la testa

Questo mondo mi interessa poco.
Potresti essere nato per altri mondi. Potresti non essere nato affatto come tutti gli altri. Potresti nascere altri miliardi di volte.
Ma pare che io viva qui, su questa sfera blu, in questo posto qua. Che mi trovi nella stanza più anonima che si possa immaginare.
Vivi in questo mondo. Vivi in questa “natura” che ti interessa poco. Ma c’è una cosa che puoi fare: guardare con i tuoi occhi. Comincia a far uscire quello che hai dentro, senza pensare. Emetti un respiro, un suono.
Da-da-da-da-da-da-da.
È un prodotto della bocca. Ora fai il tuo rumore, emetti il tuo rumore di fondo.
Che vuol dire?
È il tuo prodotto. Non fare come tutti, non solcare il tuo cervello con l’aratro alla ricerca della soluzione. Il seme non c’è ancora. Ce lo metterai tu. Ara per arare.
Cosa c’è lì accanto a te?
Un mouse, una tazza, un quotidiano.
Giralo. Capovolgi il quotidiano. Ogni cosa ha almeno due posizioni, ci hai mai fatto caso? Fermo! Non farlo con le mani, fallo con la testa. Il pennello sei tu, la macchina fotografica sei tu. La tecnica verrà.
Mi chiameranno pazzo, irriverente, ambiguo.
Sì. Ma ricordati di me quando ti senti con le spalle al muro.

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Creative Commons. Author: Carl Van Vechten.

Emmanuel Rudnitzky (Filadelfia, 27 agosto 1890 – Parigi, 18 novembre 1976), meglio noto come Man Ray, è stato un pittore, fotografo e regista statunitense esponente del Dadaismo. Primo artista multimediale nel senso etimologico del termine, fu amico di Duchamp, della Parigi degli anni Venti e, in qualche modo, del Surrealismo e della parte più onirica di ognuno di noi. Tecnicamente ha sperimentato moltissime varianti stilistiche (solarizzazione, distorsione, tecniche miste), lavorando con le forme della quotidianità e con i corpi femminili. L’Uomo Raggio, questa la traduzione letterale del suo nome, inventò il Rayogramma, una sorta di fotografia ottenuta per semplice interposizione dell’oggetto fra la carta sensibile e la fonte luminosa. È stato un punto di riferimento per ogni fotografo, ma un fotografo a cui non interessava troppo fotografare la realtà.

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