Manlio Scopigno
L'allenatore filosofo
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Si è soliti attribuire l’invenzione del calcio totale agli olandesi. Se mi si vuol concedere stavolta il diritto di aver voce in capitolo, e nel caso in cui non si volesse farlo sarei disposto a fregarmene, vorrei far presente che quello che oggi celebriamo è solamente il dilagare di una moda. Il calcio totale? Buona parte del merito va a Jack Raynolds, all’Ajax, ma ragioniamo degli anni Venti e non dei Settanta.

La mia personale teoria è che il calcio totale non esiste e la buona intuizione è smettere di trattare i giocatori come soldati: tu stai qui, fante semplice! Tu, attacca di baionetta! Voi tre, fermate le offensive!
Si tratta, nel presunto calcio totale, di dire ai calciatori: tutto bene? Mi pare che a sinistra ti stia trovando più a tuo agio. Hai da accendere?

Mi si permetta, dopo questo rapido inciso, di far notare che chi si vanta di avere buone teorie sul calcio è solitamente un povero di spirito. Le teorie, nel pallone, vengono dopo i piedi. E senz’altro dopo le persone. Quando capii che Nené non era buono a far gol, lo misi più indietro. Costruiva gioco. Mi si ruppe Tomasini, il libero, e allora arretrai il mediano. Cera si trovò bene, laggiù. E davanti c’era Riva, che rendeva tutto più facile. Ecco, il mio calcio totale.  

C’era quel giornalista della Domenica Sportiva che mi chiese verso la fine del campionato: qual è il segreto di Manlio Scopigno? Quale il suo metodo? Avevo molto sonno e lo usai come pretesto per non rispondere. La verità, invece, era questa: il mio metodo era conoscere gli uomini prima dei calciatori. Beveteci una grappa, anziché segregarli in ritiro. 

E comunque il mio segreto stava in un fraintendimento di Baruch Spinoza, il mio preferito prima che mollassi, insieme alla carriera da calciatore, anche quella da studente di filosofia: la divinità ci pervade, immane, presenzia in tutto. C’è, questo è l’assurdo. L’Universo è presente in Cera come in Niccolai, in Albertosi come in Domenghini. 

Quando a Palermo fui squalificato per cinque mesi, si disse che avevo offeso il guardalinee con termini ingiuriosi. Niente di più falso. Obiettavo semplicemente su un fuorigioco. Lui mi disse che facevamo due mestieri diversi e che pensassi a fare bene il mio. Risposi che eravamo tutti e due uomini e che pensassimo a far bene gli uomini. Mi guardò con aria di sfida. Scossi il capo e sibilai una poesiola improvvisata, più che un’anatema, spegnendo la sigaretta sotto la scarpa: Steccati e barriere tra panchina e linea laterale! Lei è destinato ad avere una weltanschauung più ridotta della mia. Fraintese, o comprese fin troppo bene.

La festa dello scudetto me la gustai in tribuna. La considerai a lungo un’ingiustizia. Poi mi dissi che era bello vedere dall’alto i miei ragazzi, all’Olimpico di Torino, ultima giornata di campionato, dopo il quarto gol.

ABOUT / Manlio Scopigno

Manlio Scopigno (Paularo, 20 novembre 1925 – Rieti, 25 settembre 1993) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano. Professionista fino al 1954, in seguito a un infortunio, iniziò la carriera da giocatore-allenatore per poi passare definitivamente dal campo alla panchina. Deve la sua notorietà all’esperienza col Cagliari (tra il 1966 e il 1972) quando riuscì, contro ogni pronostico, a conquistare lo scudetto. È noto come il filosofo, epiteto legato ai suoi studi giovanili, ampiamente giustificato dal tono e dallo stile delle risposte che dava ai giornalisti, all’atteggiamento nei confronti dei calciatori e all’alone di dissacrante diversità rispetto alle diffuse attitudini del calcio italiano.

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