Margaret Bourke-White
La fotografa che non soffriva di vertigini
READ SOULTALE / La storia nel mirino

Avevo otto anni quando mio padre mi portò a visitare le grandi industrie e le acciaierie per le quali realizzava i suoi progetti come ingegnere. A quell'età la fonderia rappresentava per me il principio e la fine di ogni bellezza. Fu solo dopo la sua morte che presi in mano una macchina fotografica. Me ne innamorai, decidendo che della fotografia ne avrei fatto una professione.

E ritornai esattamente lì, nei templi dell'acciaio. Con la fotocamera al collo mi spingevo nelle zone meno accessibili degli stabilimenti, su ponteggi traballanti e stretti cornicioni, vicina alle grandi colate di cemento, inseguendo l'involontaria ma prorompente amenità della tecnologia. Non era certo un'attività da fanciulle la mia ma ciò che volevo era fare tutto ciò che le donne non fanno, seguendo strade impensate e inconsuete. Le stesse strade che mi portarono in seguito, dopo aver esplorato gli edifici e le macchine, ad avvicinarmi e incontrare l’essere umano del mio tempo e le sue storie. L’uomo in fila in attesa della distribuzione di un pasto, l’uomo al comando di una nazione, l’uomo che combatte al fronte, i suoi momenti di riposo, negli ospedali da campo, nel bel mezzo dei bombardamenti, l’uomo oltre il filo spinato, l’uomo dei forni crematori, il superstite nelle baracche dei lager, l’uomo della nonviolenza che sa filare e combattere senz’armi, l’uomo del sottoterra in cerca di oro, l’uomo della guerriglia che riabbraccia la madre dopo anni di lontananza.

Nessuno sguardo dai grattacieli o dalle sospensioni sopraelevate mi diede mai una vertigine più grande dell’ebbrezza di quell’attimo fluido e perfetto in cui, nel posto giusto e al momento giusto, aggiungevo un tassello alla mia personale costruzione fatta di inquadrature, vite e storie.

ABOUT / Margaret Bourke-White

Margaret Bourke-White (New York, 14 giugno 1904 – Stamford, 27 agosto 1971) è stata una fotografa, documentarista e inviata statunitense. Dotata di una personalità coraggiosa e indipendente, si dedicò inizialmente alla fotografia industriale, partecipando alla fondazione della rivista illustrata Fortune. Seguì poi la collaborazione con Life, per la quale realizzò gran parte dei suoi reportage più celebri che la resero una pioniera nel mondo del foto-giornalismo. Volò in Russia e in Europa dove fu la prima donna a ricoprire l'incarico di corrispondente di guerra durante il secondo conflitto mondiale. Fotografò i campi di battaglia, i bombardamenti, le truppe su vari fronti e l'arrivo a Buchenwald. Viaggiò poi in India, alla fine degli anni Quaranta, nel momento della nascita dei due Stati, in Sud Africa per descrivere l'apartheid ritraendo il lavoro dei minatori d'oro e in Corea per documentare la guerriglia sorta dopo la firma dell'armistizio, immortalando con la macchina i personaggi e gli avvenimenti più significativi del Ventesimo secolo. Colpita dal morbo di Parkinson, nel 1957 firmò il suo ultimo servizio per Life. Dopo aver scritto la sua autobiografia si ritirò nella sua casa in Connecticut dove trascorse gli ultimi anni di vita.

SOULSPECIAL