Maria
La madre che scandalizzò il mondo
READ SOULTALE / Il miracolo

Non sono giusta né timorata. Dalle donne ai miei tempi non ci si aspettava il Bene. Per la verità non ci si aspettava altro che mediocrità e obbedienza. Forse è per questo che la mia vita ha destato tanto scalpore. Io che non sono mai scesa a compromessi. 

Ero appena una ragazzina quando sono capitata tra le braccia dell’uomo che era stato scelto per me. Tuo padre. Non potevo impedirlo. Mi era stato detto di non creare problemi. Ma i problemi sono all’origine del cambiamento. Ricordi? Te lo dicevo sempre quando correvi tra le mie braccia piangendo perché qualcosa era andato storto. Forse eri caduto e ti eri sbucciato un ginocchio, oppure qualcuno ti aveva ferito. Piangi, ti dicevo, non nascondere il dolore che provi perché sarà l’insegnamento più prezioso. Non nasconderti mai dietro la vergogna.

Quando sono rimasta incinta avrei dovuto tacere e fingere che fosse tutto come si aspettavano. Ma la mia verità era la Verità. Credevo in me stessa e nei miei sogni, anche a costo di andare contro tutto e tutti, compresa l’evidenza. Ecco perché la forza della mia convinzione è diventata intoccabile. Qualcosa a cui si poteva credere o non credere, ma che nessuno ha osato togliermi.
Così sei nato alle mie condizioni. Dicevano che avrei dovuto educarti come facevano nelle altre famiglie. Sottomesso al padre, dipendente dalla madre. Ma non era quello che volevo per te. Avevo lottato fino a quel momento per rimanere coerente con me stessa, avrei lottato ancora. Mio figlio doveva imparare a pensare con la propria testa. Doveva imparare a chiedersi, di fronte a ogni scelta, cos’era giusto e cosa no. Non ti avrei mai picchiato, ti avrei insegnato a sorridere e ad amare. Il mio amore ti avrebbe reso forte e sicuro. Mi mettevano in guardia. Dicevano che eri strano, che gli altri ragazzi non ti avrebbero mai accettato. Che il mondo non ti avrebbe capito. Può darsi, pensavo. E allora? Vuol dire che saresti stato diverso. Unico.

E così è stato.

Poi sei diventato grande e qualche volta ho vacillato. Devo ammettere che quando ti insegnavo a essere generoso e amare il prossimo, non mi rendevo conto che avrei potuto perderti. Un uomo che dona la propria vita agli altri la toglie alla propria madre. Eppure, non mi sono mai pentita. Nemmeno quando sei morto tra le mie braccia.

È vero, sei morto anche per colpa mia. Io che ti ho spinto a ribellarti sempre, io che ti ho appoggiato sempre. Ma in quei momenti ero orgogliosa di te più che mai. Del tuo coraggio, della tua generosità. Avevi scelto di sacrificare la tua vita per gli altri, come pochi avevano fatto prima di te e molti avrebbero fatto dopo. Non ti avrei mai più rivisto, non avrei più sentito la tua voce. Eppure credevo ancora in te, che eri vivo ora più che mai. Come il seme, che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. 

E non è forse questo un miracolo? Una madre che crede nel proprio figlio perfino di fronte alla morte? 

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Maria è il nome della madre di Gesù. La sua storia è raccontata nei Vangeli sinottici, in particolare in quello di Luca. Si narra che, promessa sposa di Giuseppe, ricevette la visita dell’Arcangelo Gabriele che le annunciò che avrebbe concepito il figlio di Dio senza rapporti intimi. Dopo nove mesi, mise al mondo il piccolo in una stalla nella città di Betlemme. Gesù e la sua famiglia scamparono al massacro di Erode e fuggirono in Egitto dove il ragazzo crebbe predicando la parola di Dio fino al momento della crocifissione. Maria assistette impotente alla morte del figlio. Considerata santa dalla Chiesa cattolica e ortodossa, il suo culto ha origini remote. Secondo una visione ispirata a uno gnosticismo cristiano, Maria sarebbe la manifestazione terrena della Divinità nel suo aspetto femminile.

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