Marina Abramović
La nonna della performance art
READ SOULTALE / Il metodo Abramović

Nella vita devi avere un metodo. E la volontà di applicarlo. Altrimenti non concluderai nulla e sarai un fallito. Questo l'ho imparato dal maggiore dell'esercito Danica Abramović, mia madre, ed è una di quelle lezioni per cui non so ancora se essere grata. Perché mi hanno reso la persona che sono, ma al prezzo di una sofferenza interiore che non ha mai smesso di lacerarmi.

Da sola, invece, ho imparato l'originalità. Non è una strada già tracciata sulla cartina da ideologie e princípi a priori. Piuttosto è un sentiero da solcare attraversandolo con il proprio corpo e la propria energia. Si può apprendere da chi ci ha preceduto e ci si può ispirare a chi ci sta intorno. Ma il metodo è una questione personale, di esperienza e innovazione.

Per trovare il mio ho rischiato, ho sofferto, ho goduto. Mi sono messa in gioco con pelle, muscoli, ossa ed emozioni. Ho toccato il fuoco e il ghiaccio, ho ingoiato miele e vino rosso, ho danzato al ritmo di tamburi africani fino allo svenimento. Mi sono pettinata fino a scorticarmi e mi sono tagliuzzata senza pensare alle cicatrici. Mi sono lasciata spogliare, insultare, puntare una pistola alla tempia. Ho lottato con l'amore per superare i limiti e l'ho sacrificato all'arte. Ho liberato il corpo, la voce, la memoria. Ho guardato negli occhi l'umanità.

E ripercorrendo le tracce di una ricerca in continuo divenire, ho intuito l'essenza del mio metodo. Il metodo Abramović: condurre il corpo al limite per costringere l'anima ad affrontare la paura della morte. Questo è il mio vivere con arte.

ABOUT / Marina Abramović
Creative Commons. Author: Manfred Werner / Tsui.

Marina Abramović (Belgrado, 30 novembre 1946) è un'artista serba. Attiva nel campo della body art dagli inizi degli anni '70 con più di cinquanta lavori tra performance e installazioni, chiama ironicamente se stessa la nonna della performance art. La sua opera indaga i limiti del corpo, le possibilità della mente e la relazione alchemica tra pubblico e performer. Per quasi vent'anni, dal 1976 al 1988, ha lavorato in coppia con il suo compagno Ulay. Entrati in crisi, nella performance The lovers hanno camminato dagli estremi della muraglia cinese per incontrarsi a metà strada e dirsi addio. Dal 14 marzo al 31 maggio 2010, durante una retrospettiva dedicata alla sua carriera, ha dato vita a una performance al MoMA a New York in cui per 736 ore e 30 minuti ha guardato negli occhi chiunque si è seduto di fronte a lei per tutto il tempo che voleva. Ulay compreso, che ha incontrato nuovamente dopo 23 anni con grande emozione.

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