Marjane Satrapi
La rivoluzionaria con la matita
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A sei anni credevo di poter diventare il più grande profeta della galassia, parlavo ogni sera con Dio, portavo le Adidas ai piedi e andavo matta per le patatine fritte. Tra i miei precetti c’era l’abolizione delle sofferenze per le vecchiette e la distribuzione di polli arrosti ai poveri.

Volevo fare la rivoluzione, anzi io ero la rivoluzione: in fondo Che Guevara non era molto diverso da Bruce Lee e trovavo che Dio assomigliasse un po’ a Marx. Ma poi le cose presero una brutta piega, non capivo un granché, ma le strade si riempivano di morti e le vie avevano i nomi dei martiri. Andò a finire che, a dieci anni, all’improvviso mi trovai a dover portare il velo nero, in una classe di sole femmine. Le mie scarpe divennero un reato e si contrabbandavano i dischi degli Abba e dei Bee Gees. Questo era vivere a Teheran.

Così a quattordici anni i miei mi spedirono a studiare a Vienna.

Conobbi la cultura occidentale e vissi altre rivoluzioni: la letteratura, il punk, gli anarchici di buona famiglia, gli spinelli, l’amore, la delusione, lo sfratto e la vita di strada. Ma mi vergognavo di essere iraniana, mi sentivo sempre fuori posto e gli altri avevano un’idea distorta di me e del mio paese. Così mi finsi francese, mi dimostrai emancipata: avevo patteggiato con l’avversario ed ero profondamente triste. Se non ero integrata con me stessa, quando mai mi sarei potuta integrare?

Ricordai allora l’odore di gelsomino della nonna e le sue parole: Marji, sii sempre coerente e fiera di te stessa. Impiegai un po’ di tempo a capirlo, feci qualche errore, viaggiai spesso e vissi molte vite, ma alla fine trovai la mia e ne fui orgogliosa.

ABOUT / Marjane Satrapi

Marjane Satrapi (Rasht, 22 settembre 1969) è un'illustratrice e fumettista iraniana. Ha vissuto i primi anni della sua infanzia a Teheran in una famiglia di idee progressiste. In seguito ai risvolti repressivi della rivoluzione islamica nei primi anni ‘80, i genitori la mandano a studiare a Vienna. Torna in Iran per frequentare l’università e nel 1994 si trasferisce stabilmente in Francia dove si è affermata come illustratrice. La sua notorietà è legata al successo di Persepolis, primo fumetto iraniano, di ispirazione autobiografica e diventato in seguito animazione, che racconta la sua infanzia, adolescenza e giovinezza tra l’Iran e l’Europa.

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