Masanobu Fukuoka
Il filosofo del "senza"
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La vita può finire in qualsiasi momento, per chiunque. Lo sappiamo, ma questa ovvietà si continua a dimenticarla. Così ci affanniamo a fare. A perdere tempo, nella migliore delle ipotesi, a ottenere cose inutili e dannose, in quella peggiore. Come, per esempio, cercare di domare la natura nei suoi processi spontanei, per piegarla a ciò che crediamo di saper fare meglio. Che spreco, che danno, che presunzione! Non si può rinunciare a quote di vita per poi vederla peggiorare. Un tempo studiavo le patologie delle piante ma ho abbandonato la ricerca scientifica dopo aver rischiato di morire giovane e aver capito che la malattia sopravviene quando la gente si allontana dalla natura. Maggiore è la distanza che mettiamo tra noi e lei, più grave sarà la malattia. Al contrario, se torneremo sui nostri passi, ci sarà la guarigione ad attenderci.

La vita non deve essere lotta né fatica, soprattutto nei confronti del mondo naturale che conosce la propria complessità più di noi, sa come agire e in quali tempi. A noi spetta solo il compito di accompagnare lo svolgimento degli eventi in modo minimo e non violento. Per esempio le radici delle piante e i microrganismi del terreno hanno dialoghi silenziosi. Non dobbiamo disturbarli con l'aratro che finisce per sotterrare gli elementi fertili superficiali, obbligandoli a ricominciare da capo il loro prezioso lavoro alchemico. Il miraggio dei fertilizzanti chimici nasconde la distruzione di un equilibrio, così come accade con i diserbanti che tolgono di mezzo piante che semmai vanno solo controllate un po' per la loro esuberanza, ma mai soppresse.

La Natura si regola da sé. Arrendiamoci a non aggredire più terra, insetti, vermi, funghi, ma a consentire un ambiente in cui ognuno occupi il suo posto in armonia. Azioni offensive e di contrasto generano deserti. Combinazione, varietà, mescolamento producono gioia. Vale anche per gli esseri umani.

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Creative Commons. Author: Iyo-farm.

Masanobu Fukuoka (Iyo, 2 febbraio 1913 – 16 agosto 2008) è stato un botanico e filosofo giapponese, pioniere dell'agricoltura naturale del Mu cioè del senza che è il nucleo dell'insegnamento del buddismo zen. Il filo di paglia, che costituisce l'emblema della sua rivoluzione nelle tecniche di coltivazione, è quello della pacciamatura che impedisce la crescita delle erbacce senza violenti interventi con diserbanti chimici, mantenendo protetto il terreno dagli eccessi climatici delle diverse stagioni. Per le sue ricerche e risultati ha ottenuto un riconoscimento che è l'equivalente asiatico del Nobel. La Natura gli ha ricambiato il rispetto portandolo fino alla soglia del secolo di vita.

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