Miriam Makeba
La donna che ha cantato l'Africa al mondo
READ SOULTALE / Una voce che guarisce le ferite

Le vedi queste cicatrici? Raccontano la mia vita.

Partiamo dalla più antica: i miei primi sei mesi di vita passati in carcere, con mia madre. Il suo crimine? Aver venduto illegalmente della birra artigianale. La seconda: è il cancro al seno che ho combattuto fin da quando ero ragazza. La terza: le violenze, e poi la morte, del mio primo marito, e io avevo solo 19 anni. Mi sono risposata altre tre volte, nuove cicatrici.

La mia unica figlia? Morta di parto.

E questa? Questo sfregio è profondo, lungo trent’anni: è l’esilio dalla mia terra, il Sud Africa. La mia colpa è aver cantato la libertà contro l’apartheid, la grande ferita del mio paese.

Di cicatrici ne ho tante, tuttavia non mi ricordano il dolore: quello ormai non c’è più.

Mi ricordano tutto quello che ho sconfitto: perché sono sopravvissuta, lo è la mia voce, la mia musica, che ha cantato la bellezza della vita e la voglia di giustizia.

Dicono che ho una voce che salva – dopotutto sono sempre la figlia di una sangoma, di una veggente guaritrice.

Lo sono stata fino alla fine: sono morta a Castel Volturno, in Italia, mentre tentavo di lenire l’ennesima coltellata della camorra.

Le tue ferite non si rimarginano? Ripeti con me questo motivetto: Sat wuguga sat ju benga sat si pata pat - Pata Pata… è una canzone che parla della voglia di danzare e di essere felici, nonostante le cicatrici. Sat wuguga sat ju benga sat si pata pat - Pata Pata…

ABOUT / Miriam Makeba

Miriam Makeba (Johannesburg, 4 marzo 1932 – Castel Volturno, 9 novembre 2008) è stata una cantante sudafricana. Conosciuta anche come Mama Afrika, a partire dalla fine degli anni ’50, ha reso popolare la musica del suo paese in tutto il mondo. A causa del suo impegno politico ha passato più di trent’anni in fuga da una nazione all’altra e si è vista stracciare molti contratti discografici. Nonostante ciò è diventata una voce universale, un delegato ONU e una cittadina del mondo, con nove passaporti e dieci cittadinanze onorarie. È morta a Castelvolturno dopo essersi esibita in un concerto per onorare le vittime africane della camorra e supportare Roberto Saviano.

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