Muhammad Ali
Il pugile che volava come una farfalla
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Quando sarò sul ring di Kinshasa, capitale dello Zaire nel cuore dell’Africa nera, combatterò contro George Foreman. Lui è campione del mondo dei pesi massimi. Un titolo che di certo non gli appartiene.  Quel titolo è mio. Solo io posso possederlo. Solo io sono il più grande. 

Mi riprenderò la corona di campione del mondo dei pesi massimi. Non per il prestigio, ma per migliorare la vita dei miei fratelli più poveri che vivono come sbandati per le strade d’America. Combatto e vinco solo per questo motivo. Perché i neri, purtroppo, vivono di aiuti, di sussidi e senza un futuro. Non combatto in Vietnam, perché nessun Viet Cong mi ha mai chiamato sporco negro. Loro non mi hanno fatto niente e io non farò nulla a loro. 

Io sono il più grande. Ho reso il pugilato un’arte. L’arte della parola, del balletto, della poesia, perfino dell’assenza di gravità, tale è la mia velocità. 

Salirò sul ring e ballerò, girerò attorno a George Foreman e lui non sarà nemmeno in grado di sfiorarmi. Sarò come un torero nell’arena. Ma non lo ucciderò, lo prenderò in giro, lo deriderò, fino a metterlo k.o. Un jab... bim... un gangio... boom... un montante... bang... e George sarà al tappeto. 

Sono il più grande, sono Muhammad Alì.

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Muhammad Ali (Louisville, 17 gennaio 1942), nato Cassius Marcellus Clay Jr., è un ex pugile statunitense, tra i più famosi e apprezzati sportivi della storia. Si avvicina fin da ragazzo al pugilato vincendo anche il Guantone d’oro, importantissima selezione per giovani pugili. Nel 1960 vince la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Roma nella categoria dei pesi mediomassimi. Passato al professionismo, diventa campione del mondo nella categoria dei massimi nel 1964 battendo Sonny Liston. Si converte alla religione musulmana abbracciando la causa dei Musulmani Neri e assumendo il nome di Muhammad Ali. Da circa trent’anni è afflitto dal morbo di Parkinson.

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