Óscar Romero
L'arcivescovo che si è fatto popolo
READ SOULTALE / Fango e sangue

Un giorno dalla mia macchina a vetri scuri ho visto un bambino riverso in una pozzanghera d’acqua. Non per giocarci, ma per dissetarsi. Questa è la normalità a San Salvador. Da quando la dittatura si è presa tutto, la speranza non abita più qui. Ma Dio, in quel preciso istante, mi ha illuminato. Ho lasciato l’auto blu e ora vivo nelle case popolari, nei rioni abbandonati e in mezzo ai poveri diseredati. Loro hanno bisogno di me e io di loro, per riscattarmi degli errori e per aver commesso la più grave delle ingiustizie. Quella di stare dalla parte dei ricchi.

So che la preghiera vola in cielo, ma la parola rimane, se non sulla carta, nella testa e nel cuore delle persone. So che morirò, probabilmente ucciso da uno dei sicari della dittatura, ma il popolo no, non morirà. El Salvador ritornerà a prosperare, ne sono sicuro.

Dio non cammina su pozzanghere di sangue e di torture, ma su sentieri puliti di speranza e di amore. Voglio ricordare questo a me stesso e a tutte le tonache che vedo passare a braccetto con i potenti e con i torturatori. Non voglio e non debbo tacere su questa scia rossa di brutalità. Voglio parlare per dire agli uomini e alle donne che si sbagliano e che debbono smettere. Perché la Chiesa non può contare sui privilegi e sulle cose terrene.

Questo è quello che oggi dirò al Papa. Lo pregherò di fare qualcosa per l’America Latina e per le sue vene aperte, scorticate, sanguinolente.

ABOUT / Óscar Romero

Óscar Arnulfo Romero y Galdámez (Ciudad Barrios, 15 agosto 1917 – San Salvador, 24 marzo 1980) è stato un arcivescovo cattolico salvadoregno. Ucciso da un cecchino di estrema destra mentre stava celebrando la messa, divenne famoso per il suo appoggio a una Chiesa dei poveri, in cui la teoria della liberazione latinoamericana si sposava con un rifiuto totale della violenza praticata in modo efferato dal regime totalitario che vigeva in tutto il continente. Nominato nel 1974 vescovo di uno dei territori più poveri di El Salvador, entrò in contatto con la vita reale della popolazione, soggetta a una spietata classe di latifondisti che dominava il Paese. Romero cominciò così a denunciare lo status quo in cui versava il popolo. I fatti di sangue che colpivano persone e collaboratori a lui vicini, lo spinsero a rivolgersi prima a papa Paolo VI e poi al suo successore, Giovanni Paolo II, che lo trattarono con diffidenza e sospetto per le sue idee politiche. Morì tra la sua gente, allontanato dal potere religioso e sociale, lasciando una scia di speranza dietro di lui.

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