Oscar Wilde
L'araldo dell'estetismo
READ SOULTALE / Vissi l'arte e l'arte visse con me

Mi guarderanno sempre come un pavone che tenta di farsi vanto del suo piumaggio, o come un albatros sgraziato, che barcolla tra la folla, incapace di ergersi in tutta la sua statura. Porto un nuovo taglio di capelli, desideravo emulare il busto marmoreo di Nerone. Una donna mi ha guardato con disprezzo, indicando anche i miei denti sporgenti con un sorriso sbieco. Le dissi: Milady, si ricordi che esiste una gran differenza tra chi appare stolto agli occhi degli dei e chi lo appare agli occhi degli altri.

Dopo tutto, se avessi dato ascolto a mia madre e avessi sposato una giovane ereditiera, forse non starei elemosinando un biglietto dell’autobus. Se avessi corrisposto le aspettative che l’alta società nutre verso gli uomini di buona famiglia, avrei seguito sicuramente la carriera politica. Tuttavia, io ho deciso di seguire l’arte nel momento in cui questa stava diventando una futile merce a servizio dei vanagloriosi. Ho deciso di mettere me stesso, la mia individualità, al servizio del bello, nella sua espressione più suprema, estrema. Dopo tutto, nell’impossibilità di possedere la verità, l’assoluto, tutto ciò che ci rimane è assaporare l’immanente e immediato gusto del bello: oh! Gioia senza tramonto, possesso sempiterno!

Che invito delizioso ci offre la vita nel suggerirci di abbandonare le velleità dell’opprimente realismo e cedere alla seducente vitalità dell’arte, religione dei sensi, estatica espressione di un poetico divenire. Cos’altro, se non l’arte. Cos’altro, se non la libertà di vivere per lei, con lei, attraverso lei, i mutamenti del nostro animo, guidati dal suo saggio lume verso la piena consapevolezza della nostra espressività, della nostra fuggevole esistenza in un mondo dominato dai ciechi estremismi della moralità. Diranno di me che vissi negli eccessi. Che per i miei tempi fui sregolato, immorale, sfacciatamente omosessuale. Eredità di mio padre fu quella di non curarmi mai del giudizio altrui. Eredità di mia madre fu quella di curarmi sempre del mio gusto personale.

E qui mi giudico, mentre vago nei tuguri della povertà. Vissi d’arte e l’arte visse con me. La portai in mente, in grembo, in ogni lembo del mio corpo. Fui il suo araldo dandy, il suo servo gaio e gioii nel perseguire il suo fine e unirmi a lei nel cammino verso l'infinito, travolto dalla fulgida promessa di una giovinezza eterna e di un’eterna bellezza che nel tempo mai si spegnerà.

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Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900) è stato uno scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese. Fu il maggior esponente dell'estetismo letterario, corrente che tentò di definire la ribellione dell'artista opposta alle brutture dell'epoca moderna. Celebre per gli aforismi e la brillante abilità di comunicatore, oltre che per le usanze stravaganti, per le quali era frequentemente messo in ridicolo dai benpensanti e dai giornali satirici dell'epoca, in realtà fu uno scrittore che ha cercato di vivere con assoluta libertà. È noto per le raffinate commedie teatrali, ma ancor più conosciuto per il romanzo Il ritratto di Dorian Gray, che divenne il manifesto della sua poetica decadentista. Di tendenze omosessuali, benché sposato con due figli, fu condannato a due anni di carcere per la relazione con il giovane Alfred Douglas. Si avvicinò al cattolicesimo nell'anno della morte e fu battezzato il giorno prima di morire a Parigi.

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