Paolo Giaccone
Il medico laureato in giustizia
READ SOULTALE / Per chi si vive

Sono un medico, ma prima di tutto sono un uomo. Quando si nasce non sappiamo niente del posto in cui siamo capitati. E ben presto arrivano le sprangate che ci colpiscono alla testa e alla schiena, ci curvano, ci abbassano lo sguardo al punto che non possiamo fare altro che seguire le regole imposte con la violenza e la paura.

Come tanti ho studiato medicina perché volevo dare un contributo positivo al mondo, e sono finito a lavorare con la Magistratura, in qualità di medico legale e di consulente. E in qualche modo ho potuto aiutare a fare un po' di giustizia.
Poi, come sempre, la vita mette alla prova le tue convinzioni in modo radicale. O dentro o fuori.

A Palermo, nel dicembre 1981, in via Bagheria c'era stata una sparatoria in cui sono morte quattro persone. Sul luogo del delitto è stata rinvenuta un'impronta che, grazie alla mia perizia, ha mandato in galera l'assassino.
Poi si sono presentati da me alcuni uomini, più volte, a chiedere gentilmente di modificare le mie valutazioni per salvare il loro compagno. Ma la gentilezza ha lasciato presto il posto alle minacce di morte. Che fare? Ascoltare la paura? Ascoltare la testa che mi suggeriva di cedere, di vivere oggi per combattere domani? Ma era quello il momento in cui si doveva combattere.
Quindi ho detto no. Il killer di via Bagheria si è preso l'ergastolo e io adesso passeggio sotto il sole, nel viale alberato del Policlinico di Palermo. E laggiù, in fondo alla strada, si è appena fermata un'auto. Sono scesi tre uomini che ora si dirigono verso di me. So per istinto cosa sta per succedere e ho paura. Non va per niente bene, ma fin da piccolo mi hanno insegnato a sprangate come funzionano queste cose. Ho fatto la mia scelta.

Ora capisco che non si vive per sé stessi.

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Paolo Giaccone (Palermo, 21 marzo 1929 – 11 agosto 1982) è stato un medico italiano. Assassinato tra i viali alberati del Policlinico di Palermo, divideva il suo impegno tra l'istituto di Medicina legale che dirigeva e le consulenze per il Palazzo di Giustizia. Aveva ricevuto l'incarico di esaminare un'impronta digitale lasciata dai killer che, nel dicembre 1981, avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria con l'uccisione di quattro persone. L'impronta risultò essere di un'affiliato alla cosca di Corso dei Mille e costituiva l'unica prova che potesse incastrare l'assassino. Giaccone ricevette numerose pressioni perché aggiustasse le conclusioni della perizia dattiloscopica, ma si rifiutò sempre di fronte a ogni invito e a ogni minaccia.

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