Patti Smith
La sacerdotessa del rock
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Non ho mai capito i meccanismi del destino, se così lo vogliamo chiamare. Non so come una persona diventi se stessa, cosa determini il manifestarsi di un carattere, di una storia, di una delle infinite possibilità che un uomo o una donna possono essere. Prendi me, ad esempio: ero una ragazza di provincia, cresciuta nel New Jersey, e poi sono diventata un'icona del rock a livello mondiale.

Certo, c'entrano le scelte che facciamo. Se nel '66, quando rimasi incinta in modo totalmente occasionale, ingenuo e sprovveduto, avessi deciso di tenere la bambina che diedi alla luce l'anno successivo, invece di darla in adozione a genitori più pronti e maturi di me, non sarei mai stata quella che si aggirava per le strade della Grande Mela negli anni della controcultura e neppure l'artista in divenire che bazzicava stanze e corridoi del Chelsea Hotel.

Poi ci sono gli incontri. Quello con Rob per me è stato fondamentale: non so dirvi se eravamo più amici o più amanti, se la fraternità è stata più forte della passione o viceversa. Non so lo. Forse, eravamo solo dei ragazzini, just kids, come disse alla moglie quell'uomo che ci vide passeggiare nei dintorni di Washinghton Square, io in sandali beatnik e sciarpe sbrindellate e Robert con le sue amate collanine e il gilet di montone. So che siamo stati per una vita, e anche quando quella di Rob è finita, uno dentro l'altro, compagni d'anima, santi e diavoli che hanno dato reciproca vita ai nostri immaginari mentali, emotivi, artistici. E poi Sam Shepard, Allen Ginsberg, mio marito: ognuno di loro mi ha avvicinato irrimediabilmente e pericolosamente a me stessa, anche quando per un po' di anni mi sono ritirata a fare la madre, e la casalinga.

E poi c'è quell'elemento magico, che alcuni chiamano fortuna, di cui forse un giorno scopriremo le leggi per comprendere che nulla ha a che fare con la casualità. Chissà. C'è un episodio, che può apparire insignificante, ma che mi è sempre girato nel petto come un punto interrogativo, roteante ed affilato. Quando pensavo di aver risparmiato abbastanza per lasciare il buco di culo dove vivevo per andare a New York, arrivai in stazione e scoprii che il prezzo del biglietto era raddoppiato. Il sogno dell'ignoto, di ciò che mi era sconosciuto ma mi attirava a sé come una calamita, mi stava cadendo addosso, coprendomi di vergogna. Entrai in un cabina telefonica per riflettere e valutare l'eventualità di chiamare mia sorella per farmi venire a prendere. E lì, sul ripiano sotto il ricevitore, c'era una borsetta che conteneva 32 dollari e un medaglione. Se avessi trovato un riferimento per rintracciare a chi appartenesse credo che l'avrei restituita, ma non c'era nessun indizio. Nulla, di niente. Dopo di me, chi l'avrebbe trovata? La sua legittima proprietaria o uno che si sarebbe fumato quella cifra – per me la paga di un'intera settimana di lavoro – in birre e whisky? Non lo so, lasciai lì medaglione e borsetta e scelsi di prendere i soldi. Ancora oggi penso alla mia sconosciuta benefattrice e la ringrazio, anche se quello che ho fatto violava le regole morali che mi erano state insegnate. Io ho preso una decisione, certo, ma mi era capitata un'opportunità. Il mondo gira così, le luci si rivelano attraverso le ombre, e io quel giorno a New York ci arrivai.

Non ho mai capito i meccanismi del destino, se così lo vogliamo chiamare. Non pretendo di comprenderli, c'è troppa arroganza nella pretesa di verità. Ma non ho mai smesso di indagarli, contemplarli e celebrarli nell'unica soluzione che trovo alla complessità della vita: la poesia.

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Creative Commons. Author: Klaus Hiltscher.

Patricia Lee Smith (Chicago, 30 dicembre 1946), meglio conosciuta come Patti Smith, è una cantante e poetessa statunitense. Figura atipica e rivoluzionaria nel rock degli anni'70, si è conquistata con il fascino delle sue liriche e il carisma nell'interpretazione il soprannome di sacerdotessa maudit del rock. Nel libro Just Kids ha raccontato l'intenso e talvolta conflittuale rapporto di amore e amicizia con il fotografo Robert Mapplethorpe, autore dell'immagine della copertina di Horses, il primo disco di Patti. Nel 2012 in occasione del festival di Sanremo duetta come ospite straniero con i Marlene Kuntz, cantando Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi e il suo famoso successo Because the night, il quale le fa guadagnare una standing ovation.

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