Peppino Impastato
L'attivista che voleva liberare le parole
READ SOULTALE / La legalità è cosa nostra

Gli uomini d'onore hanno facce sconce e serie. E prendono piede con il silenzio.
Usano la parola con parsimonia per impartire ordini, distribuire regole o minacce e costringere a sudditi il resto del popolo. Gli uomini d’onore non amano il sorriso. O forse della risata hanno paura.
Ma avevo tante cose da dire prima che fosse troppo tardi, prima di abituarci alle loro facce.

Volevo la mia terra nuova e viva. Così ho predisposto il mio arsenale: antenne, cavi, spinotti, mixer, trasmittente e microfoni. E voce. Per denunciare, con la libertà delle onde di una radio che arriva dritta alle orecchie e al cuore, la montagna di merda che è la mafia, i suoi delitti e i suoi loschi affari.
Tano Seduto,  che governava Mafiopoli, avvisò mio padre. Quel figlio nato storto andava raddrizzato.
Lui, il grande boss, sbeffeggiato e canzonato pubblicamente da uno scapestrato, una testa dura senza rispetto.  
Quando mi hanno suicidatomio padre, che pure era un leccaculo, era già stato ammazzato.
A me, bastonato e spiaccicato sui binari di una ferrovia, m'hanno fatto saltare in aria e dilaniato in mille pezzi.
Sapevo di essere un condannato in un paese dove è facile morire, ma non avevo paura.
Eppure mi sono sentito tante volte solo. 

Poi di amore, da morto, ne ho ricevuto tanto, forse più di quanto ne avrei avuto rimanendo in terra.
A volte penso che se oggi fossi vivo mi conoscereste appena.
Un nome tra tanti, un uomo tra i tanti che non abbassano la guardia, che non si rassegnano alla legge del più forte e che credono che la legalità non coincida affatto con l'intimidazione e la violenza.
Un uomo che fa la rivoluzione ribellandosi a chi ruba il futuro e a chi confonde la sicurezza con la paura, liberando parole ammutolite.

ABOUT / Peppino Impastato

Giuseppe Impastato, noto come Peppino Impastato (Cinisi, 5 gennaio 1948 – 9 maggio 1978) è stato un giornalista, attivista e poeta italiano. Nato all’interno di una famiglia inserita nel circuito mafioso, ruppe i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa, iniziando un'intensa attività politico-culturale volta a contrastare i soprusi e la mentalità mafiosa dilagante. Fondò il giornale L'idea socialista, il circolo Musica e Cultura e Radio Aut. Proprio dai suoi microfoni denunciò con la satira gli imbrogli mafiosi, prendendosi beffe del grande boss Tano Badalamenti e ribattezzandolo Tano Seduto. Nel 1978 si candidò alle elezioni comunali, ma qualche settimana prima venne ucciso, fatto esplodere sui binari di una ferrovia. Le indagini furono depistate e la memoria infangata, facendo passare l'agguato come il suicidio di un terrorista che si apprestava a compiere un attentato. La madre, il fratello e i compagni si batterono ininterrottamente per ottenere una giustizia lunga 23 anni, tanto il tempo impiegato per condannare Tano Badalamenti come mandante dell'omicidio.

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