Piergiorgio Welby
L'attivista che lottava per il diritto di scegliere
READ SOULTALE / Nella rete

Dio, mio Dio, non mi hai mai ascoltato. Mai. O forse sì, una sola volta quando ti ho chiesto di portarti via la mia cagnolina. Soffriva troppo. Ma neppure quella volta lì, a pensarci bene, hai provveduto tu.

La gente, quando mi guarda per strada, compressa nei pensieri legati al lavoro, alla casa, alla crisi economica, al sesso, e ai figli, ha paura. Paura di diventare come me, paura che un giorno un incidente qualsiasi, un black out nella mente o nel corpo, possa renderli come me.

Sono un pesce incastrato nella rete di un pescatore. Non ho membrana, respiro ancora, ma non posso muovermi, non posso toccare. Come sarebbe bello sfiorare qualcosa o qualcuno. Ogni tanto guardo mia moglie e penso questa non è vita. Non sentire il calore o il freddo di un corpo vicino, non poter baciare lei o un amico. No, questa non è vita, ma neppure morte. Il pensiero della morte consola chi mi guarda, chi ha paura di me, perché pensa se capitasse a me, mi ucciderei. E allora, il timore di diventare un pesce incastrato nella rete, fugge e trova una via d’uscita, amara, ma pur sempre consolatoria e soprattutto definitiva.

Perché quando stai bene non pensi alla morte o, se ci pensi, il mondo ti classifica come un depresso e ti riempie di medicine proprio per far sì che tu non ci pensi. La nostra cultura vive così: campa di assenza di morte. E di quella stessa assenza vogliono far vivere me. Poi, lo stesso uomo che ha pensato che se capitasse a lui si tirerebbe un colpo di pistola, vuol vedere me, pesce senz’acqua, stare lì a boccheggiare tra le mani di un pescatore tiranno e onnipotente che non vuole prendersi la responsabilità di darmi un colpo in testa.

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Creative Commons. Author: Luca Coscioni.

Piergiorgio Welby (Roma, 26 dicembre 1945 – 20 dicembre 2006) è stato un attivista, politico, giornalista, poeta e pittore italiano. Colpito da distrofia muscolare a sedici anni, si aggravò progressivamente, fino a essere costretto a vivere attaccato a un respiratore. Impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico in Italia e per il diritto all’eutanasia, fu co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e militante del Partito Radicale. Fino alla sua morte si batté per il diritto a una vita piena in cui il malato possa scegliere liberamente se vivere o morire.

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