Rachel Corrie
L'osservatrice dei diritti umani
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Il 16 marzo 2003 i miei genitori hanno scritto questo comunicato e da qui vorrei partire, perché risale a subito dopo la mia morte e perché nessuno mi conosce, mi conosceva, come Craig e Cindy, mio padre e mia madre.

In questo doloroso frangente stiamo ancora cercando di capire i particolari della morte di Rachel nella Striscia di Gaza. Abbiamo educato tutti i nostri figli ad apprezzare la bellezza dell'intera comunità umana e della famiglia e siamo orgogliosi che Rachel sia stata capace di mettere in pratica le sue convinzioni. Rachel era piena di amore e di senso di responsabilità verso i suoi simili, ovunque essi vivessero. E ha dato la vita nel tentativo di proteggere chi non era in grado di farlo da solo. Rachel ci ha scritto dalla Striscia di Gaza e noi ora vorremmo comunicare la sua esperienza attraverso le sue stesse parole.

Le mie parole contenute nelle lettere che ho inviato dalla Striscia. Mi chiedo che senso abbiano, adesso, ma è solo un istante, lo so che sono piene di senso, come piena di senso è stata la mia presenza qui.

Il 7 febbraio ho scritto: Sono in Palestina da due settimane e un giorno e ho ancora poche parole per descrivere ciò che vedo. È più difficile per me pensare a ciò che sta succedendo qui quando mi siedo a scrivere negli Stati Uniti. Io non so se molti dei bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi di carri armati alle pareti e senza le torri di un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente da un orizzonte vicino. Io penso, sebbene non sia del tutto sicura, che anche il più piccolo di questi bambini capisce che la vita non sia così ovunque.
Da quel 7 febbraio non è che sia cambiato molto, il mio stato d’animo non è cambiato e neppure quello che mi circonda. L’unica cosa che è cambiata è che ora non voglio andare via di qui.

Il 12 marzo ho scritto a mio padre: Sto tentando di immaginare che cosa farò quando verrò via da qui, e quando succederà. Domani deve partire un membro del nostro direttivo e guardarla salutare la gente mi fa capire quanto sarà difficile. La gente di qui invece non può andarsene e questo complica le cose. Molto realisticamente ti dicono che non sanno se saranno ancora vivi quando torneremo qui. Davvero non voglio vivere con questo senso di colpa per quanto riguarda questo posto - poter andare e venire così facilmente - o anche non tornare affatto. Ritengo molto importante assumersi delle responsabilità verso i luoghi, perciò vorrei riuscire a progettare di fare ritorno qui entro un anno più o meno.

E oggi, 16 marzo 2003, ferita a morte mentre protestavo contro l'occupazione, nel tentativo di impedire a un bulldozer dell'esercito israeliano di distruggere alcune case palestinesi, oggi le mie parole, la mia vita, sono piene, piene come non mai, di senso.

ABOUT / Rachel Corrie

Rachel Corrie (Olympia, 10 aprile 1979 – Rafah, 16 marzo 2003) è stata un'attivista statunitense. Membro dell'International Solidarity Movement (ISM), aveva deciso di andare a Rafah, nella Striscia di Gaza, durante l'Intifada di Al Aqsa. Si definiva un osservatore dei diritti umani, documentò la distruzione di 25 serre, lo smantellamento della strada per la città di Gaza, la sparatoria contro gli operai dell'acquedotto municipale che cercavano di ricostruire i pozzi Canada e El Iskan e molto altro ancora. Morì cercando di impedire le operazioni di demolizione a Rafah, durante le quali bulldozer corazzati venivano usati per spianare gli edifici e la vegetazione vicino al confine, lungo la strada tra Gaza e l'Egitto.

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