Rigoberta Menchú Tum
L'attivista per i diritti delle popolazioni indigene
READ SOULTALE / L'unica lotta che si perde è quella che si abbandona

I colori della mia terra, il Guatemala, sono il giallo e il rosso del sole. Spesso mi vesto con gli stessi colori, con abiti tessuti a mano dalla mia gente, gli Indios. Giallo è il colore del nostro dio, il Sole, e anche del mais che coltiviamo con grande fatica. Si dice che gli antichi Maya, popolo dal quale noi discendiamo, siano nati da palline di mais e acqua.

Ho iniziato presto a lavorare nelle piantagioni di mais con la mia famiglia. Una vita difficile, di lavoro e di stenti, un’esistenza di grande povertà ma ricca di valori. Da sempre noi Indios crediamo nel rispetto della natura e nella condivisione. Le nostre case sono fatte di arbusti e vegetali e gli animali sono considerati componenti della famiglia. Nei lunghi giorni trascorsi nella piantagione ho sperimentato sulla mia pelle la malnutrizione, le sofferenze, i soprusi e le violenze, il dolore vero. Da questa tragedia ho capito che dobbiamo restare uniti, lottare, lavorare e combattere contro l’impunità. Una lotta particolare e universale, per la tolleranza e il rispetto di ogni individuo, di ogni cultura, di ogni popolo. Rompere il silenzio, questa è la mia causa. Far sentire la nostra voce e chiedere rispetto.  

Chi sono io? Una donna semplice, che si batte e lavora, spinta dalla volontà di riscatto dai soprusi subiti per anni dalla mia gente. Una donna che ha scelto la non violenza come arma. Si sa che noi donne abbiamo sempre avuto più difficoltà, ma io sono una dei pochi Indios sopravvissuti al genocidio e in me conservo sia la memoria dei miei morti che quella della vita che devo difendere. 

Quando avevo vent'anni, ho visto morire i miei fratelli e poi i miei genitori. Per sfuggire allo sterminio, ho lasciato la mia terra e mi sono rifugiata in Mexico. Ma ho sempre continuato a lottare. Perché l’unica lotta che si perde è quella che si abbandona.

ABOUT / Rigoberta Menchú Tum

Rigoberta Menchú Tum (Uspatán, 9 gennaio 1959) è una pacifista guatemalteca. Esponente del movimento di liberazione degli Indios del Guatemala, riceve il premio Nobel per la pace nel 1992 per il suo impegno a favore della giustizia sociale e per il rispetto dei diritti delle popolazioni indigene. Nata in una famiglia di contadini, si è battuta per porre fine alla guerra civile che ha distrutto il Guatemala per 36 anni. Costretta all’esilio in Messico, è rientrata infine nel suo Paese, dopo aver portato la propria causa in giro per il mondo, arrivando fino al Consiglio Generale delle Nazioni Unite. Ha pubblicato molti libri tra i quali, nel 1983, un'autobiografia scritta con l’antropologa Elisabeth Burgos, dal titolo Mi chiamo Rigoberta Menchú, e una raccolta di antiche fiabe Maya, La bambina di Chimel.

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