Rita Levi Montalcini
La scienziata atea e femminista
READ SOULTALE / Io sono mio marito

Sono nata donna, ma fin da subito ho capito che questo non mi avrebbe fermato. Sarei stata sola, tra tanti uomini, io che sono stata anche mio marito. Chissà se mio padre sarebbe stato orgoglioso del mio Premio Nobel. Ricordo ancora le sue parole per convincermi a essere quello che allora ci si aspettava da una donna: una moglie e una madre. Ma ho sempre avuto ben altro in mente.

La scienza è stata la mia famiglia, il mio caldo cuscino e la mia ragione di vita. Non è stata una rinuncia, è stata una volontà ben precisa segnata dalla voglia di scoprire e di raggiungere un risultato. Così, la mia vita è stata un cammino in solitaria in mezzo a un mondo maschile dove essere donna era un marchio di inferiorità. Poi, in laboratorio, con tutte quelle ore passate gli uni accanto agli altri, il corpo non contava più perché era la mente che ci avvicinava e ci rendeva una squadra.

Che grande amore ho avuto per la scienza. Di dormire o di mangiare non mi è mai importato granché, ma il mio lavoro è stata la missione e la ragione di tutto. Nulla mi ha mai fermato. Il fatto di essere donna, il fatto di essere ebrea o di essere atea. Neppure Hitler o Mussolini ci sono riusciti. Anzi, forse proprio grazie a loro sono diventata quel che sono.

I miei figli sono stati le mie scoperte e, quando ai ricevimenti e ai collegi scientifici all’estero mi chiedevano interdetti dove fosse mio marito, lo scienziato, era divertente leggere nei loro occhi lo stupore di scoprire che non esisteva nessun marito. Ero io il Montalcini che aspettavano. Perché bisogna andare oltre a quello che la società si aspetta da noi. Inventiamoci un mondo e diamogli vita.

ABOUT / Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini (Torino, 22 aprile 1909 – Roma, 30 dicembre 2012) è stata una neurologa e senatrice a vita italiana. Insignita di un premio Nobel scientifico ottenuto nel 1986 per la scoperta e l’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, è stata anche la prima donna a essere ammessa all’Accademia Pontificia delle Scienze. Si batté sempre per le cause civili, per il riconoscimento dei diritti delle donne e per l’approvazione della legge sull’aborto. Muore a Roma ancora china sul tavolo di lavoro e sulle sue provette.

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