Rosaria Costa Schifani
La voce dell'urgenza e della giustizia
READ SOULTALE / Se qualcosa ti dissangua

Nessuno dica che a vent’anni niente ti può toccare. Stavo lì, con un neonato in braccio, tra poppate e pannolini, quando mi hanno strappato il futuro che avevo in testa.
E nessuno mi dica che non si possono chiamare le cose che ti circondano con il loro nome: mafia.
O che non si può fare qualcosa anche in una chiesa così piena da risultare paralizzata. Anche in uno Stato così mobilitato eppure sempre immobile.
O che non si può dire che il perdono esiste, ma a certe condizioni. Sono sì cristiana, ma prima di tutto sono umana.
Nessuno dica che a vent’anni non si può, o che oggi non si può, o che qui non si può.
Ho prestato i miei vent’anni all’urgenza, ma qualcuno li stava modellando da fuori. Non avrei voluto consumare la mia faccia e la mia voce rotta dal pianto, quel 23 maggio, sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali.
Ma, anche se il cuore era finito, avevo ancora un cervello e una coscienza.

Se qualcosa ti dissangua, devi capire dov’è la ferita.
Se ignori la ferita, perdi sangue finché muori. Se ignori il coltello, potrai essere di nuovo colpito.
Dovevo capire quello che mi stava succedendo. Quello che mi aveva strappato al mio ingenuo paradiso terrestre. Quel colpo di spugna che aveva cancellato la mia vita. Quale mano aveva mosso quella spugna?
Chiedevo, testuale: Cos’è la mafia?
Ho fatto il giro delle vedove per capire come mai avesse ucciso i nostri mariti.
Ho camminato nel mio quartiere, l’Uditore, ma mi pareva di essere l’unica ad accorgersi che gli alti palazzoni anni Settanta in cui ero cresciuta stavano troppo vicini alle ville basse, nuove e blindate nel verde. Così mimetizzate ma così influenti. Poi, ho camminato oltre e ho lasciato la Sicilia. E, anche se poco è cambiato, anche se la delusione si è aggiunta al dolore senza che io ne diventassi immune, oggi ho deciso di prestare i miei quarant’anni. Non più all’urgenza, che di tritolo non se ne usa più, ma alla cura.
Chiedo, testuale: Cos’è la mafia?

ABOUT / Rosaria Costa Schifani

Rosaria Costa (Palermo 1970), è la vedova dell'agente Vito Schifani morto nella strage di Capaci. È ricordata per queste parole, pronunciate durante i funerali del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro: Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato... chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare […] Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti.

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