Samuel Beckett
Il drammaturgo dell'assurdo
READ SOULTALE / Aspettando la logica

Per comunicare è necessario un linguaggio comunemente accettato e comprensibile. Ma abbiamo davvero la sensazione di percepire e far percepire ciò che vogliamo dire? La risposta è no. 

Tutte le mie opere sono svuotate di qualsiasi artificio letterario che catturi la vostra attenzione, il mio linguaggio è sempre stato essenziale e nudo. Uno qualsiasi non potrebbe comunque veicolare il senso di ogni pensiero. Anche per questo non voglio ergermi a guida intellettuale di nessuna generazione o classe sociale. Non mi sento adatto a offrire nessuna soluzione ai dubbi esistenziali che attanagliano l’uomo, nessuna sorprendente chiave di lettura sul significato ultimo della vita. La vita l’ho sempre descritta come la vedo, senza senso, ma non per questo inutile da percorrere. Anzi, la sua stessa illogicità è la sua ragion d’essere. Quell’assurdo, astratto e inesistente traguardo che è la vita vale la pena per se stessa di essere assaporata in ogni modo, anche il più impensabile. Forse è una continua attesa? Forse è un cerchio? Forse è tutto un sogno quasi irreale? Sinceramente non ve lo dirò, perché è la voglia di sapere che ci spinge verso la conoscenza, è il vuoto delle non risposte che ci fa crescere come uomini o come entità. 

Non rimaniamo inerti ad aspettare. Siamo tutti pellegrini nella valle della vita, siamo tutti smarriti, incerti e goffi. Ma tutto ciò ci rende dei potenziali capolavori, proprio perché siamo imperfetti. Siamo frasi illogiche, siamo discorsi che non stanno in piedi, siamo linguaggi diversi, siamo parole senza significato, siamo alberi che non invecchiano, siamo borse che nessuno compra, siamo arti che nessuno usa, siamo bocche deliranti, siamo fallimenti, siamo anime in corpi invertiti, siamo tutto e nulla, siamo formiche pensanti, siamo esseri umani che compiono il loro destino. Un destino che forse è scritto da qualcuno più in alto di noi, che si diverte a guardarci sperduti tra le pieghe del fato. Un destino che forse non è scritto da nessuno.

Di certo io non l’ho scritto e nemmeno ci terrei a scriverlo. Sarebbe un fallimento in partenza perché non si deve guardare al futuro con speranza, si deve guardare al presente con la consapevolezza dei propri fallimenti. Ho sempre tentato e ho sempre fallito. Non discutete. Provate ancora. Fallite ancora. Fallite meglio.

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Samuel Barclay Beckett (Dublino, 13 aprile 1906 – Parigi, 22 dicembre 1989) è stato uno scrittore, drammaturgo e poeta irlandese. Esponente del movimento definito teatro dell’assurdo, la sua opera più influente è sicuramente Aspettando Godot, edito sia in inglese che in francese, lingua che padroneggiava molto bene. Dopo una breve carriera da insegnante, decise presto di viaggiare, dedicandosi totalmente alla produzione letteraria e teatrale. Nel 1969 gli venne conferito il premio Nobel per la letteratura grazie alla forte vena rivoluzionaria nello stile di scrittura. Sempre schivo e riservato, morì nello stesso anno della moglie, sposata con rito civile segreto in Inghilterra. Vennero sepolti insieme, sotto una semplicissima lapide di granito, come aveva desiderato Beckett stesso.

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